lunedì 13 febbraio 2017

Rottamatori d’Italia – Terza Puntata

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IL NUOVO ORDINE DEL MALE

L’attuale eurocrazia ha molteplici punti di contatto con la burocrazia nazista. Esempio ne è la conferenza intergovernativa organizzata a Wannsee il 20 gennaio 1942 dal Nuovo Ordine hitleriano.
Senza alcun ordine scritto del Führer, iniziò ad attivarsi la macchina nazista per l’Endlösung, la Soluzione finale della questione ebraica. Una volta dato l’impulso, nulla potè fermare la folle corsa del Nuovo Ordine Nazista.
«Una volta venne chiesto a Speer: “Come facevate a sapere quando Hitler prendeva una decisione?”
È una domanda molto importante perché con lo svilupparsi del regime nazista nel corso degli anni, l’intera struttura decisionale subì dei cambiamenti. All’inizio esistevano delle leggi. Poi vennero sostituite dai decreti. Poi le leggi si facevano dicendo «non dovrebbero esserci leggi». Poi ordini e direttive venivano scritti, ma ancora pubblicati nelle gazzette ministeriali. Poi ci fu il governo dei proclami, e gli ordini apparivano sui giornali. Poi ci furono gli ordini taciti, gli ordini che non venivano pubblicati, quelli interni alla burocrazia, in forma orale. Infine non ci furono più ordini. Ognuno sapeva quel che doveva fare.» (Raul Hilberg)
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Eurozona, il Nuovo Ordine del Male, Implosione-1 – vignetta satirica
E’ esattamente quanto avviene oggi nell’Eurozona. Propiziato dai Cabalisti di Babilonia (la Cabala Massonica Mondiale), il Quarto reich merkeliano, senza le Panzerdivisionen ma con la Wunderwaffe Euro, ha precipitato l’intera Europa in un nuovo incubo, in un nuovo Lager. L’Eurozona è il Nuovo Ordine del Male.
Non c’è bisogno né di leggi, né di ordini scritti. I Gauleiter merkeliani, i sicofanti tecnocratici europei, hanno ricevuto l’ordine di imporre le famigerate “riforme strutturali” tali da liquidare in breve milioni di salariati dei PESi e l’eurocrazia, come una macchina oliata, come nei Vernichtungslager SS, esegue con spietatezza.
Un Nuovo Ordine, quello europeo, che è fondato non su fattori unificanti, come gli Stati Uniti d’America, ma su fattori disgreganti, come l’euro, e sulla competizione tra Stati invece che sulla solidarietà. Nulla è in comune. Lingue, usi, abitudini, cultura. Un Nuovo Ordine plasmato per servire gli interessi della Cabala Finanziaria e del “Mercato” Neoliberista, in cui i più deboli, salariati, disoccupati, malati e poveri vengono sfruttati ferocemente e, con altrettanta ferocia, portati a morte.
Il Nuovo Ordine del Male del XXI secolo – l’Eurozona (EZ) – ha innestato lo stesso pilota automatico che era stato avviato nel Terzo Reich. 
Come vagheggiava già nel 2013 il maestro venerabile Mario Draghi,
“l’Italia prosegue sulla strada delle riforme”, indipendentemente dall’esito elettorale e sottolineando che il processo delle riforme continua come se fosse inserito “il pilota automatico”. Del resto l’Italia, come altri Paesi, “deve continuare il percorso delle riforme strutturali, unico modo per riportare la crescita, e capitalizzare sul consolidamento di bilancio ottenuto”, ha aggiunto rifiutandosi di rispondere a una domanda sull’ipotesi di referendum in Italia per uscire dall’euro.
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Mario Draghi – il pilota automatico
Triste destino, quello dell’Europa. A volerla unificare sono solo dittatori o oligarchie genocide. Nel XIX secolo Napoleone, nel XX secolo Hitler, nel XXI secolo gli autocrati massoni della Ue. 
John Maxwell Coetzee, formidabile filosofo e squisito romanziere, oltre che acuto rilevatore dei peccati, dei grossolani errori e delle vacuità del nostro mondo, osserva «che l’affermazione secondo cui il nostro mondo dev’essere diviso in entità economiche in competizione perché questo è ciò che la sua natura richiede, è astrusa. Le economie competitive esistono perché noi abbiamo deciso di dare loro questa forma. La competizione è un surrogato sublimato della guerra. La guerra non è affatto inevitabile. Se vogliamo la guerra, possiamo scegliere la guerra; ma se vogliamo la pace, possiamo ugualmente scegliere la pace. Se vogliamo la rivalità, possiamo scegliere la rivalità; ma possiamo anche decidere per un’amichevole cooperazione». […]
Alcuni degli assunti comunemente accettati come «ovvi» (cioè che non hanno bisogno di prove), che ci soffermeremo qui a esaminare più da vicino sono:
1 . La crescita economica è il solo modo di affrontare le sfide e possibilmente risolvere tutti i
singoli problemi che la coabitazione umana inevitabilmente crea.
2 . Il consumo in perpetuo aumento o più precisamente la rotazione sempre più veloce di nuovi oggetti di consumo, è forse il solo, o comunque il principale modo di soddisfare la ricerca umana della felicità.
3. La disuguaglianza fra gli uomini è naturale, e acconciare le possibilità della vita umana alla
sua inevitabilità ci avvantaggia tutti, mentre la manomissione dei suoi precetti non può che portare danno a tutti.
4 . La rivalità (con i suoi due versanti: l’elevazione delle persone degne e l’esclusione/degradazione di quelle indegne) è insieme una condizione necessaria e la condizione sufficiente della giustizia sociale nonché della riproduzione dell’ordine sociale.ii
Queste sono le 4 leggi fondamentali del Tanàtocapitalismoiii, il cui nucleo centrale è il concetto che “egoismo e avidità sono bene, solidarietà è male”. Si badi, però, che tali leggi sono molto più vecchie di Smith o Ricardo. Sono nate agli albori della civiltà, plasmate da quell’entità che Joseph P. Farrell chiama i “Babylon’s Banksters”, che David Astle definisce “Babylonian Woe” e che altri ancora descrivono come la Confraternita Babilonese.
Ne parleremo in seguito.
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Eurozona, il Nuovo Ordine del Male, Implosione-2 – vignetta satirica
La sovrastruttura autoritaria e tecnocratica conosciuta come Ue è stata forgiata – oltre che sull’accrescimento della disuguaglianza – sui due principali valori fondanti della nazione tedesca: la predazione (anche mercantile) e l’inganno.
Da anni i media mainstream ci bombardano con la disinformazione distopica secondo cui la Germania sarebbe la“locomotiva d’Europa”, mentre i PES sarebbero i Paesi-Fannulloni.
E’ vero, invece, il contrario. La Germania è un gigantesco parassita, un’enorme sanguisuga che sottrae linfa vitale agli altri Stati, portando a morte il corpo che la ospita, l’Eurozona.
Malgrado la sfacciata ipocrisia della loro condotta, i merkeliani tedeschi continuano a fare la morale ai PIGSiv, con la stolida ripetizione dei “conti a posto”, del “fare i compiti a casa”, eufemismi per coprire, nella Neolingua merkeliana, il darwinismo sociale e il Neomalthusianesimo imposti al resto d’Europa dai gerarchi teutonici.
Un viaggio in Germania ti fa capire come funziona oggi il moralismo del potere. I media e la vita pubblica tedeschi ridondano di rimproveri al resto d’Europa. Soprattutto nei confronti dei popoli del Sud, greci, spagnoli, italiani, portoghesi, che si sono mostrati incapaci di rigore e serietà, inaffidabili, destinati a procurare altre preoccupazioni ai laboriosi nordici. […] Quindi non vale a nulla obiettare che la Germania è stata, di gran lunga, il Paese più favorito dall’unione politica e monetaria, che l’industria tedesca ha potuto cannibalizzare la concorrenza grazie al cambio basso e ridurre a colonia interi distretti industriali in Italia, Spagna, Grecia ed ex Jugoslavia. Non serve ricordare che Berlino è entrata e uscita a piacere dai trattati europei, violandone le regole secondo convenienza, con una flessibilità sempre negata agli altri.
Oppure osservare che l’austerità imposta ai Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), con tagli colossali allo Stato sociale e agli investimenti pubblici, non ha impedito alla Germania di tenersi ben stretto il proprio welfare e aumentare gli investimenti per la ricerca, accumulando un vantaggio tecnologico ormai incolmabile.
Alla fine trionfa sempre la favola dei tedeschi formiche e dei latini cicale. La ricchezza è un merito, la povertà è colpa.
Fine del dibattito. […]
E’ arrivata la crisi e il potere è diventato moralista. La povertà è la punizione per aver vissuto troppo a lungo al di sopra dei propri mezzi, Un gigantesco apparato mediatico e politico si è messo al servizio di un sistema assurdo, dove l’un per cento dei ricchi spinge verso la miseria l’altro 99% della popolazione, ma pretende pure di fargli la morale.v
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Dal Nuovo Ordine del XX secolo a quello del XXI secolo: l’Eurozona.
Di diverso tenore questo post:
Gli Stati Uniti avrebbero chiesto ad altri Paesi con le tasche piene, come Germania e Cina, di utilizzare il forte surplus [della bilancia commerciale, ndr] a loro disposizione per dare mercato ad altre economie ed evitare il peggio. […]
Berlino, invece, preferisce mettere fieno in cascina per poter affrontare meglio la prossima crisi: i tedeschi già non vedono di buon occhio che si usino i propri soldi per salvare altri Paesi, ma dei nuovi salvataggi nell’Eurozona potrebbero essere inevitabili.
All’Europa, è abbastanza chiaro, servono investimenti europei, infrastrutture e altri ritornelli già sentiti: i soldi, si pensa, dovrebbero essere forniti dai ricchi tedeschi, che dovrebbero essere la locomotiva d’Europa.
Questi investimenti servono, senza dubbio, e servono soprattutto alla Germania. Il problema più grosso per Berlino è l’Italia, la terza economia dell’Eurozona, la quarta del continente e con uno dei maggiori sistemi bancari di questa parte d’Europa. Questo sistema è sofferente e incagliato, come noto, perché l’economia italiana non cresce, e quando non si cresce, pagare i debiti (sia mutui e prestiti che titoli di Stato) diventa rapidamente difficile. Con gli investimenti si creerebbe domanda, quindi reddito, quindi denaro per pagare i debiti e, incidentalmente, per comprare beni tedeschi. E tutti vissero felici e contenti. […]
Sia chiaro: la Germania è responsabile di grossi guai cresciuti a colpi di austerità, che non aveva senso logico ed era basata su dati clamorosamente errati. L’errore è stato riconosciuto, anche il FMI ha cambiato idea, e l’Italia ha al momento addirittura una politica fiscale moderatamente espansiva. Tuttavia buttare soldi non è la risposta, almeno non lo è per la Germania.
L’Italia continua ad avere grossi, grossissimi problemi strutturali, che non sono stati affrontati (la scarsa per non dire nulla crescita della produttività, l’inefficienza della politica e della burocrazia, spesa pubblica elevata e di scarsa qualità, corruzione, evasione fiscale, eccetera). Tutta roba vecchia di decenni che l’Italia ha affrontato usando strumenti come la svalutazione e il debito pubblico, che hanno rimandato i problemi sempre al futuro. Bene, ora siamo nel futuro, quegli strumenti non sono più disponibili e bisognerebbe affrontare i problemi in modo diretto.
Solo che questo non succede. Le promesse di riforme, nonostante tutto, vanno a rilento: la spending review non arriva mai da nessuna parte, la pressione fiscale non scende, gli evasori vengono “accarezzati” con norme volte a rendere più facile “oliare” l’economia facendo un po’ di nero, sul fronte produttività peggio che andar di notte, eccetera.vi
Condivisibile da parte nostra questa analisi (solo) per quanto riguarda l’azione governativa renzista contro l’evasione fiscale e la corruzione in Italia, con il partito egemone, PD nella odierna declinazione renzista, che paga il distacco dall’etica con decine e decine di esponenti indagati o arrestati ed è coinvolto in tutti gli scandali economico-finanziari degli ultimi tempi (da Banca Etruria a Tempa Rossa).
L’etica Rignanea – come la definisce sagacemente Marco Travaglio su il Fatto – fa acqua da tutte le parti.
Icastico, Piero Ostellino:
È efficace il paragone, anche se un po’ forte, che questo giornale il solo nel panorama nazionale ha fatto fra la risposta di Renzi di fronte all’eventuale interesse della magistratura per l’oscuro affare del petrolio «se mi vogliono interrogare vengano qui, io non mi muovo» e l’atteggiamento che Mussolini aveva tenuto dopo il delitto Matteotti, rivendicandone a sé la responsabilità. 
Non siamo più nel campo delle decisioni che ci si aspetta da un governo democratico che governi; siamo ben oltre, nella sfera della personalizzazione del potere e nell’arroganza personale che poco si addicono al presidente del Consiglio di una democrazia rappresentativa. L’avevo detto che se Renzi avesse le capacità politiche e di manipolazione che Mussolini aveva mostrato nel 1922, e le circostanze internazionali gli fossero favorevoli, saremmo già al regime… E i fatti mi stanno, purtroppo, dando ragione. Anche chi non è apertamente contrario a questo andazzo, se ne sta rincattucciato nel proprio angolo guardandosi bene dall’aprire bocca… Un Paese senza opposizione, senza, salvo eccezioni, una voce che parli senza timori dei pericoli che comporta e un sistema informativo libero e aperto, è destinato alla rovina. 
Dopo aver messo a tacere la stampa, minacciando di chiedere la testa dei direttori che non allineano i loro giornali, e aver occupato la Rai, il presidente del Consiglio non nasconde palesemente di sentirsi, e di comportarsi, come padrone del Paese. Non è stato eletto, [sicuramente non lo hanno fatto gli Italiani, ma lo hanno fatto per loro i padroni massoni dell’Italia, ndr] […]
Il Paese è alla deriva. L’economia non riparte, il governo pare un comitato d’affari impegnato ad arricchire ministri e loro familiari, la disoccupazione è agli stessi livelli cui Renzi l’ha trovata; in Europa, conta come il due di picche e nel mondo è a rimorchio degli Stati Uniti. Come andrà a finire? Se non provvederanno gli elettori alle prossime votazioni, che il buon Dio ci assista!vii
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L’Italia del futuro più che prossimo
Uscendo – per adesso – dal recinto soffocante dell’Italietta Renzista (l’ultimo regime incaricato della rottamazione d’Italia), ricordiamo che, oltre ad USA e FMI, anche Angel Gurrìa, segretario generale dell’OCSE, ammonisce il governo teutonico affinché aumenti radicalmente la spesa pubblica per investimenti e infrastrutture (dando ossigeno ai Paesi, come l’Italia strozzati dall’eccesso di surples della b.c.tedesca) se non vuole che la sua stessa economia collassi nel periodo medio-lungo.
Last but not least, il Gurrìa approfitta del monito per rilanciare la ormai trita propaganda cabalista sui migranti: «la Germania deve usare la sua posizione di forza per prepararsi al fuuro, in particolare assicurando il successo dell’integrazione dei rifugiati che avranno ottenuto asilo. Questi afflussi di popolazione sono un’opportunità per contrastare le tendenze demografiche e mettere le basi per un’economia più diversificata e produttiva».
Riteniamo corrette le opinioni di D’Angelillo e Paggi,
Stiamo vivendo un singolare paradosso: l’Europa, che fornisce ancora circa un quarto del PIL mondiale, è diventata l’anello più debole della crisi finanziaria. Da questo dato di fatto è indispensabile partire per apprezzare il significato non congiunturale della politica malthusiana, di apparente “non-intervento”, inaugurata dalla Germania con la esplosione del debito greco, nel giugno 2010. A differenza di quanto è avvenuto negli Stati uniti, ove la Fed stampa moneta e acquista il debito, la crisi bancaria si è rovesciata da noi in crisi dei debiti sovrani, con quell’avvitamento e quell’intreccio catastrofico dei due fenomeni di cui ci parla la cronaca di ogni giorno. […] Senza impegnarsi in previsioni più o meno fosche sul futuro dell’euro è possibile affermare fin da ora che la crisi finanziaria ha già segnato la fine della Unione europea intesa come zona di cooperazione e di integrazione. La moneta unica, che doveva essere nelle intenzioni dei firmatari di Maastricht lo strumento attraverso il quale ancorare al progetto europeo la Germania riunificata, sta funzionando come strumento di accelerazione del dominio dell’economia più forte su tutte le altre. La moneta, ben lungi dall’essere, come vuole la dottrina fondativa della Bce, neutrale mezzo di scambio, è il medium in cui vengono fissati tutti i rapporti sociali. […] In una analisi del nuovo ordine mondiale, del 1997, Z. Brzezinski , affacciando la possibilità che [l’]allargamento dell’Ue potesse rovesciarsi in «una definizione più nazionalistica dell’ordine europeo» così continuava: «Wolfgang Schäuble, presidente dei cristiano-democratici nel Bundestag e probabile successore di Kohl, ha dato voce a questa propensione dichiarando:’ La Germania non è più il baluardo occidentale contro l’Est; siamo diventati il centro dell’Europa’». […] La Germania sembra ormai perseguire una sua strategia di dominio nettamente differenziata rispetto al modello americano che si afferma in Europa dopo la seconda guerra mondiale con la diffusione del mass consumer market. Le politiche di austerità imposte tramite un governo della moneta e della finanza volto a soddisfare le richieste primarie del capitale finanziario stanno determinando infatti una paradossale ripoliticizzazione di tutti i rapporti intraeuropei. La scelta di lasciare ai mercati il compito di determinare i tassi di interesse- su cui in questi mesi di crisi ha sempre martellato con tenacia il presidente della Bundesbank- si sta rivelando non solo economicamente depressiva, ma anche politicamente lesiva sul terreno della democrazia.
In questo nuovo progetto di governo della Ue la libertà che viene lasciata ai mercati di svolgere incontrastati la loro opera di “disciplinamento” spinge infatti i paesi più indebitati a devolvere porzioni sempre più ampie di sovranità nazionale in cambio di condizioni di credito meno catastrofiche. Ma lo svuotamento delle sovranità nazionali, che pure sono tuttora condizione imprescindibile per l’esercizio di qualsiasi democrazia, va di pari passo con l’offuscamento progressivo del volto comunitario dell’Unione. A danno delle istituzioni federali prende infatti sempre più piede un controllo intergovernativo (il ruolo crescente del consiglio europeo va in questa direzione) che spinge all’accentramento di fatto di tutte le decisioni nelle mani di un solo paese: la Germania. […] Il disagio sociale è sicuramente destinato a crescere, ma in presenza di un deficit generalizzato di classe politica capace di farsene interprete. Per quanto riguarda il nostro paese, si tratta di prendere atto della fine miseranda del carnevale iniziato vent’anni orsono in nome della “modernizzazione” ideologica e politica. Qualsiasi tentativo di ricostruire una politica democratica non potrà non partire dalla constatazione di fatto che i Napolitano, i Monti, i Bersani, [a cui vanno aggiunti Enrico Letta e Matteo Renzi, ndr] ossia il blocco politico erede di questa storia di fallimenti, che si candida ora a vincere le elezioni del 2013, contraddice giornalmente ai più elementari interessi nazionali del paese, perseverando in una linea di azione sistematicamente decisa altrove.viii
Non a caso il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf definisce il presente status quo come «haltloseWelt, ‘il mondo senza punti fermi’», definizione che fa il paio con quella di Zygmunt Bauman secondo il quale l’attuale è la «società liquido-moderna».La weltanschauung di Dahrendorf diverge radicalmente dalla “visione economica” della socialdemocrazia europea che – di fatto – è totalmente appiattita e subalterna alle criminali concezioni mercatiste e ordoliberiste, tanto da vantare come cultura «di sinistra» il ricorso ai licenziamenti di massa.
Infatti, afferma Dahrendorf, «la forza del neoliberalismo trova un riscontro nella debolezza delle basi sociali della socialdemocrazia e del suo programma politico, che non riesce a distaccarsi dal nesso crescita economica e benessere, guardando al passato. Gli strati sociali dei lavoratori salariati, che ne sono stati il riferimento, sono decrescenti ed esposti al rischio; lo sono anche gli esponenti della classe impiegatizia, soprattutto del settore educativo. Difficile trovare il consenso nei giovani, un gruppo duramente disilluso per mancanza di prospettive».ix
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Eurozona, il Nuovo Ordine del Male, Implosione-3 – vignetta satirica
(segue)

i Paesi dell’Europa del Sud.
ii Zygmunt Bauman, “ ‘La ricchezza di pochi avvantaggia tutti’– FALSO ”, Editore Laterza
iii Il capitalismo attuale. Lett.: “capitalismo-morte”
iv Portogallo, Italia, Grecia, Spagna.
v Curzio Maltese, “Contromano”, “il venerdì di Repubblica” del 01 marzo 2016.
vi Giovanni De Mizio, “la Germania ha un problema, l’Italia, e non può e non vuole risolverlo”, http://it.ibtimes.com.
vii Piero Ostellino, “Arroganza sprezzante da padrone del Paese”, ilgiornale.it.
viii “Deutschland, Deutschland…Über Alles” intervento di M. d’Angelillo e L. Paggi su “Oltre l’austerità”, a cura di Sergio Cesarotto e Massimo Pivetti, e-book di micromega.net (il grassetto è nostro, ndr).
ix Postfazione di Laura Leonardi a Ralf Dahrendorf, “Dopo la Crisi torniamo all’etica protestante?”, Editore Laterza.
fonte http://www.isoladiavalon.eu/rottamatori-ditalia-terza-parte/

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