sabato 17 novembre 2018

INSEGNATE AL BAMBINO A LOTTARE



























"Dico sul serio. Non ascoltate degli idioti. Insegnategli a picchiare e a battagliare. Lo devono saper fare tutti, come saper nuotare. Prima di tutto, questa capacità un giorno potrebbe salvargli la vita.E poi, è utile. Nuotare è utile, e anche saper lottare è utile, perché una rissa (lotta) è la realizzazione dell'istinto dell'aggressività. Lo abbiamo tutti. Konrad Lorenz ha detto: "In una società civile non c'è posto per l'aggressione, i problemi vanno risolti con la testa, e non con la forza."
Ci dicevano, da piccoli: lascia stare, non picchiare, picchiare non va bene, sii più intelligente. Ed è giusto, mica siamo le scimmie, da noi dominano gli individue intelligenti e non forti.
Ma come fare con l'aggressività? Ignorarla?
Ho un rottweiler, tenero e affettuoso. Ma al mio comando può fare a pezzi chiunque minacci me o mia moglie. E ora immaginate una persona alla quale hanno regalato un cucciolo di rottweiler, ma lui non se ne occupa, non lo educa, lo ignora ... come andrà a finire? Il cane sarà ingovernabile e forse, potrà ferire anche il padrone.


L'istinto dell'aggressività è la nostra bestia interiore, se non riconosciamo il fatto della sua esistenza sarà lui a comandare.
"Non picchiare, piccolo, picchiare fa male, la violenza è un male, risolvi i problemi in un altro modo."

Ignora il rottweiler. E lui ti farà a pezzi.

In tutte le culture è esistito il rito dell'iniziazione: saltare sopra il toro, cacciare un leone, andare in montagna e trovare il suo animale totemico. Avrai paura, o il dolore. Ma diventerai un uomo.
E se aboliamo questo rito, lasciando l'uomo infantile, elastico, empatico, timido? La "bestia" non scomparirà, ma troverà un altro modo per esprimersi.
Un'aggressione passiva, accumulata, reindirizzata: umiliare, insultare, picchiare, chiedere scusa e iniziare daccapo. Il 95% delle donne uccise sono state uccise dai mariti o conviventi.
La violenza non è un male ma uno strumento: è un martello che la natura ci ha dato. Qualcuno ha imparato a usarlo, e qualcuno l'ha messo in soffitto, non stupitevi se un giorno vi cascherà sulla testa.
Il problema è nell'ignorare la bestia.
Il bambino prima o dopo si scontrerà con il mondo reale, dove abitano dei "mostri". 
Lasciate che vinca la sua prima gara: del pugilato, della lotta libera, della ginnastica, non importa. 
Lasciate che perda, per provare ancora e ancora. Che faccia il suo rito di iniziazione.
Essere un uomo non è una vergogna,
E non ascoltare degli idioti."

traduzione di Olga Samarina

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Francia, un ragazzo da del TU a Macron, lui si arrabbia e poi lo insulta


LA REALTA' SUPERA LA FANTASIA




Malta. Mons. Sultana arriva a bordo di una Porsche trainata da 50 bambini, Il satrapo cattolico, docente al pedoseminario di Gozo, si incazza pure per i commenti indignati

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Belpietro: ‘Il Quirinale tiene in ostaggio la manovra: per costringere il governo a cambiarla le provano tutte’

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“Per costringere il governo a cambiare manovra le provano tutte. Visto che le minacce dell’Europa non hanno funzionato, si sono dati da fare per accreditare l’idea che la norma sulle pensioni scasserà i conti dello Stato e impoverirà i futuri pensionati”.
Lo ha scritto su Twitter il direttore de La Verità Maurizio Belpietro condividendo il uso editoriale di oggi intitolato “Il Quirinale tiene in ostaggio la manovra”.
“Come l’una e l’altra cosa possa andare d’accordo” ha osservato il giornalista “non è chiaro nemmeno a Carlo Cottarelli, prova ne sia che l’altra sera da Giovanni Floris gli è scappato di dire che se le penalizzazioni per chi va a riposo in anticipo corrispondessero al vero, i conti pubblici e dell’Inps non potrebbero che beneficiarne. Insomma, una balla via l’altra”.
Leggi l’editoriale di Maurizio Belpietro su La Verità…
https://www.silenziefalsita.it/2018/11/17/belpietro-il-quirinale-tiene-in-ostaggio-la-manovra-per-costringere-il-governo-a-cambiare-manovra-le-provano-tutte/

La Verità: “I ricchi conti correnti dei Renzi nell’era del Bullo a Palazzo Chigi”


Con Matteo Renzi a Palazzo Chigi i conti di famiglia volano. Fino al 2014 i genitori del senatore di Scandicci non navigano in buone acque, costretti a chiedere prestiti e a vendere casa. Ma quando il figlio diventa premier gli affari volano e con loro i depositi. Anche all’estero

(themeticulous.it) – di GIACOMO AMADORI e FABIO AMENDOLARA – LaVerità 13.11.2018 – Che cosa significhi avere un figlio premier lo descrivono meglio di ogni altra cosa i conti personali di Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Il 4 dicembre 2014, in un interrogatorio reso davanti ai pm di Genova, Renzi senior spiegò che nel 2011 navigava in brutte acque: «Per ottenere la revoca della fideiussione è stato richiesto un pegno di 75.000 euro. (….) Per dare la somma e liberare così mia moglie dalla fideiussione, mi feci prestare i soldi da alcuni amici (…) ai quali successivamente ho restituito il denaro».
Nel 2012 Tiziano e Laura vendettero la propria casa ai figli, i quali si accollarono il mutuo dei genitori in difficoltà. Ma a partire dal 2014 a Rignano sull’Arno cambia il vento. Con Matteo a Palazzo Chigi, Tiziano, anziché andare in pensione diventa iperattivo: va a caccia di contratti per l’azienda di famiglia, la Eventi 6, fa il lobbista e si offre come consulente. Con ottimi risultati: il fatturato della Eventi 6, tra il 2013 e il 2016, vola da 1,9 milioni di euro a 7,2; Tiziano nell’estate 2015, incassa anche 200.000 euro da un imprenditore e in cambio stacca una fattura che i pm di Firenze hanno considerato falsa, mandandolo a giudizio.
Ora dalle carte dell’inchiesta Consip spuntano le analisi dettagliate dei conti personali dei genitori e si scopre così che, con il figlio a capo dell’esecutivo, i Renzi hanno aperto diversi depositi e su questi la Guardia di Finanza ha trovato un piccolo tesoretto. Inoltre alcuni di questi rapporti bancari sono stati chiusi a fine 2016, quando sui giornali iniziavano a uscire le notizie sull’inchiesta Consip. Ma entriamo nel dettaglio.
Tiziano Renzi presso il Monte dei Paschi di Siena è stato titolare del conto 3550.35 acceso il 28 maggio 2014 e chiuso il 10 agosto 2015. Nella stessa data ha avviato un nuovo conto, il 4081.04, cointestato con Laura Bovoli, conto che il 31 dicembre 2016 aveva un saldo di 130.046,72 euro. Il 17 luglio e il 10 agosto 2015 ha aperto due conti esteri che ha estinto il 31 dicembre 2016, in piena bufera Consip. Tiziano era delegato anche a operare su un deposito intestato alla moglie. Pure questo è stato inaugurato nel 2015, precisamente il 19 giugno, ed estinto il 10 agosto.
I due coniugi risultano titolari anche del conto 4506940 dell’Unicredit e su di esso, il 5 gennaio 2017, c’erano 79.180,54 euro. Presso la Bcc Valdarno fiorentino banca di Cascia i genitori di Renzi hanno aperto nel lontano 2003 un conto che il 18 gennaio 2017 aveva un saldo di 99.868,46 euro. Non è finita. Tiziano per un breve periodo è stato delegato a operare sul conto del Partito democratico di Rignano, di cui è stato segretario. La moglie, invece, ha potere di firma sul deposito del figlio Samuele, pediatra residente in Canada, conto che il 26 gennaio 2017 aveva un saldo di 58.938,15 euro.
L’Ufficio antiriciclaggio della Banca d’Italia, durante le indagini, ha segnalato (pare senza esiti particolari) come sospetti alcuni movimenti bancari avvenuti su quel conto, in particolare sette versamenti in contanti effettuati da parte di madre e figlio (si trattava di importi abbastanza modesti: 16.600 euro in tutto) e due bonifici provenienti dalla zia Tiziana, con causale «prestito Samu» e «prestito fine», per un importo totale di 38.000 euro.
La Eventi 6 è, invece, titolare del conto 3569.96 del Monte dei Paschi di Siena, deposito che il 31 dicembre 2016 aveva un saldo di 158.915,52 euro.
Durante le investigazioni le Fiamme gialle hanno annotato spostamenti di importi cospicui, da 80.000 a 110.000 euro da un deposito all’altro, per cui non è facile fare le somme. Ma quel che risulta abbastanza certo è che su tre diversi conti, tra il 31 dicembre 2016 e il 18 gennaio 2017, gli investigatori hanno registrato la presenza di una discreta liquidità: circa 310.000 euro. A questa bisogna forse aggiungere i soldi trasferiti sui due conti esteri. Sul punto abbiamo provato a chiedere lumi all’avvocato di famiglia, Federico Bagattini, purtroppo senza ricevere risposta.
Ma se l’analisi dei movimenti finanziari dei Renzi non annoia, sono ancora più spumeggianti i resoconti delle giornate lavorative di Tiziano e dei suoi progetti di business. Ha provato a infilarsi persino dentro al Giro d’Italia, una delle corse ciclistiche a tappe più celebri del mondo.
È il 25 gennaio 2017 quando nelle cuffie si ode la voce di Renzi senior mentre chiede a Giancarlo Brocci, un organizzatore di manifestazioni sportive, informazioni «su un’opportunità lavorativa nell’ambito dell’organizzazione del Giro d’Italia». I carabinieri scrivono subito un’informativa. E segnalano anche che il giorno seguente Brocci sarebbe andato Roma al dipartimento di Luca Lotti, all’epoca ministro dello Sport. Lì il 26 gennaio incontra il vice capo dell’ufficio legislativo Marco Pucci e il responsabile del dipartimento Sport. Il giorno prima babbo Renzi chiede a Brocci di salutargli Lotti, dato che da un po’ non riesce a parlargli. D’altra parte sui giornali erano già finite le indiscrezioni sull’indagine Consip.
Brocci ha un’idea e dice al Renzi senior che quando sarà con il ministro lo chiamerà. Prima, però, gli ricorda che, se vuole entrare nel circo della corsa rosa, «bisogna passare dall’organizzatore del Giro, Rcs… son loro che gestiscono tutto». Anche «il pagamento a pie’ di lista comprensivo di tutto quello che ti puoi immaginare, amici, amici degli amici e parenti».
Tiziano, al telefono, sapendo di aver gli inquirenti alle costole, ci tiene a precisare di non voler entrare nel business attraverso i (suoi) canali preferenziali: «Se deve passa’ dalla politica fo’ due passi indietro, se è una cosa tra privati… non so se riesco a spiegarmi, che si può fare, noi siamo anche bravi da questo punto di vista…». Giancarlo capisce l’antifona: «Sì, ma siccome ci saranno cose tra privati da fare, poi te ne vengo a parlare, vai tranquillo…». Tiziano specifica: «Fra privati azioni di marketing vanno bene». Poi però all’amico suggerisce la via maestra: «Te comunque tu c’hai rapporti con Luca… con il gruppo di Luca… e siccome Luca è quello più vicino a Matteo da questo punto di vista… secondo me… la soluzione giusta è passa’ da Luca in questo momento».
Brocci gli riferisce che il sindaco di Gaiole in Chianti e «l’altro uomo della banca» vorrebbero incontrarlo «in pura amicizia non avendo da chiedere nulla». Babbo Renzi gli risponde: «Si può chiacchierare, ma tu li devi metter sull’avviso che ora, in questo momento, chi chiacchiera con me c’ha dei problemi». Quindi, anche se sostiene di contare «come il due di briscola», dà l’ok per una mangiata al ristorante a Rignano sull’Arno.
C’è infine un’interessante conversazione di Tiziano con Mauro Gaia, ai tempi del governo Gentiloni candidato (trombato) alla guida di Rai pubblicità. L’8 febbraio 2017 il manager lavorava alle Pagine gialle, azienda con cui Tiziano Renzi faceva affari tramite altre ditte collegate alla sua Eventi 6. Nel brogliaccio della loro telefonata si legge: «I due parlano della riduzione di lotti assegnati a Tiziano. Tiziano dice che questa mattina alle 8 era a Roma per un’altra questione e hanno parlato anche della questione Seat. Tiziano dice che quando si vedranno dovrà spiegargli la faccenda della Consob». Chissà che cosa intendeva dire.
https://www.maurizioblondet.it/la-verita-i-ricchi-conti-correnti-dei-renzi-nellera-del-bullo-a-palazzo-chigi/

venerdì 16 novembre 2018

Irlanda


Irlanda: gemma smeraldina incastonata nel blu cobalto dei mari tempestosi del nord. Cieli sterminati e cangianti, mutevoli ad ogni battito di ciglia, fanno da sfondo a scenari di purezza indicibile dove la pietra è silente sentinella di un incanto colorato di verde e musicato dal vento.
Nell’aria tersa, dispersi pollini di miti vecchi e nuovi. Lo spirito gaelico è quintessenza ovunque. Pur la cosmopolita Dublino ne è pervasa in tutte le sue espressioni.
Lingua, modi, fierezza d’altri tempi. Un’integrità radicale che solo dominazioni e sofferenze blindano nei recessi più reconditi della coscienza collettiva di un popolo.
Sui sentieri meno battuti, alla ricerca di segrete emozioni, più che Joyce e gli U2, la Guinness e il Connemara, poterono le “Cliffs of Moher”, scogliere maestose che guardano l’oceano burrascoso.
Sporgersi dall’orrido sul delirio del mare è la sfida suprema di ogni cuore impavido. Gli spazi profondissimi che si offrono allo sguardo producono una vertigine assoluta. Poi, la sensazione di immergersi nel cuore e nella musica del creato. Il sole baciò quell’esperienza ,dopo giorni di grigiore e di pioggia, e fece la brughiera ridente di luce e di calore. Spettacolo supplementare per un’anima già sopraffatta dallo stupore.
Irlanda: cantori malinconici e rubizzi, nei vivacissimi pub disseminati in ogni dove, raccontano agli avventori storie fatte di inferni e paradisi. Da entrambi, giammai da un solo segno, scaturisce quel che si suole definire umanità. Il resto è sterile manierismo che fodera le nostre vite.

ROSARIO TISO




domenica 11 novembre 2018

NON E’ ECONOMIA, ma LOTTA DI LIBERAZIONE.


Dubito che i media ve lo  racconteranno, ma tre giorni fa Mario Draghi ha dovuto difendere  le sue azioni come capo della Banca Centrale Europea davanti al parlamento irlandese.  Le sue auguste, impunibili orecchie hanno dovuto ascoltare accuse come: hai mandato dei “diktat”  ai governi europei, anzi delle”lettere di riscatto”, ransom notes,  “richieste di riscatto”: ossia quelle letterine che i malviventi mandano ai parenti di una persona che hanno rapito: se vuoi che il tuo caro torni,  paga il riscatto.  E’ stato accusato, quando nel 2010 le banche irlandesi sono entrate in crisi, di aver accollato la perdita allo Stato impedendo  che  venisse pagato  dai responsabili, gli “investitori” detentori di azioni  ed obbligazioni bancarie, sottoponendo l’Irlanda ad una troika  di prestatori internazionali che hanno imposto le note condizionalità.
Draghi si è difeso dicendo, fra l’altro, che “i consigli” (diktat) che diede all’Irlanda allora “non erano interamente sbagliati”, not entirely wrong.  Ha  commentato Matthew Klein,  collaboratore del Financial Times: “Non del tutto sbagliato” sarebbe il titolo ideale per  un libro sulla BCE.
E’ altamente improbabile che in Italia le  auguste orecchie  del Banchiere  ex Goldman  (mai che qualcuno osi  eccepire l’incompatibilità di simili “funzionari” che passano da pubblico a privato e ri-ubblico…)  vengano offese da simili rilievi.   La BCE ha l’abitudine che quando ci manda lettere di riscatto, i governi si piegano ed obbediscono  ai  suoi “consigli”  non completamente sbagliati.  Applicati da Mario Monti, com’è noto, sono costati al noi italiani un crollo del Pil di circa 300 miliardi (certificati:  dal ministro Padoan nel 2017),  un calo  del 5% annuo per quattro anni invece dell’1,6%  calcolato dalle “previsioni” UE  e BCE, non completamente sbagliate.
“la manovra di Monti, come certificò il @MEF nel 2017: una perdita di PIL di poco meno  €300miliardi (4,7% medio annuo, 75mld per 4 anni). Si voleva ripetere quell’esperienza”
Tredici trimestri di recessione, la distruzione di industrie e imprese,  un migliaio di suicidi fra gli imprenditori.  Quando qualche giorno   fa all’Eurogruppo Draghi ha recapitato al ministro Tria la solita testa di cavallo, intimandogli davanti agli altri europei  per umiliarlo che il nostro deficit   deve essere ridotto  “oltre quanto richiedono le regole UE”,  ossia non solo dell’2,45%, e nemmeno dell’1,9, bensì ( di quanto?, lo 0,9%?)  ci ha voluto imporre la stessa ricetta  che ordinò a Monti dopo il golpe del 2011.   Evidentemente sapendo – o no? – che avrebbe ottenuto gli stessi risultati.
Tria stavolta ha risposto: le previsioni UE sono sbagliate, tecnicamente sbagliate.  Ha risposto che Francia e Germania hanno sforato i  limiti di deficit (o di surplus), senza che la UE avviasse contro di loro il processo che adesso hanno imbastito contro l’Italia. Che in una fase di recessione mondiale, è folle esigere una riduzione della spesa pubblica, quando la teoria economica, anche mainstream,  consiglia   la sua espansione in deficit.
Poteva dire anche di più, per esempio chiedere che si avviasse una procedura per surplus eccessivo e destabilizzante contro la Germania, che con esso ci rovina i rapporti con gli Stati Uniti. Ma già la risposta è bastata:  improvvisamente, le speranze che Repubblica e gli altri media ponevano su Tria  come quinta  colonna, sono svanite.  Repubblica ha cominciato a scrivere articoli dove tratta Tria come tratta Borghi e  Bagnai.
Ma ovviamente ha ragione Tria, come anche confermano una dozzina e di economisti di fama internazionale. Ma che fa Draghi? Proprio in un contesto di calo aggravato, che preoccupa perfino gli industriali tedeschi ( ormai i concessionari vendono le auto con sconti del 20%)
, egli chiude il quantitative easing, diciamo “la stampa” di centinaia di miliardi con cui ha tenuto in piedi non l’economia italiana, no, ma le banche   della zona euro riempiendole di questo denaro-base, che la banche poi non prestano ma usano per tamponare le loro falle.
L’intero mondo globalizzato   sta cadendo in una nuova  recessione, Cina compresa. L’intera zona euro denuncia vistosi cali delle economie, ed ecco che Draghi sceglie questo  momento per chiudere la stampatrice. Superando  così il geniale intervento di Trichet,  il suo predecessore  alla BCE, che nel 2008,   di fronte alla  crisi mondiale  da subprime, pensò   bene di  rincarare il  costo del denaro in Europa, in modo da mandarci nell’abisso della depressione.
Anche stavolta la banca centrale e Mario Draghi riusciranno forse ad imporci le ricette non totalmente sbagliate: non hanno intelligenza, non hanno .la testa, ma hanno il potere. Il potere di far mancare la liquidità, di  prosciugare il bancomat, di strangolarci facendoci mancare il denaro da un momento all’altro, e far saltare le nostre banche.
Lo ha fatto con la Grecia e sta decidendo se può farlo con noi. Per ora, tiene il governo sotto pressione, mantenendo lo spread fra 290 e 320  – perché “i tassi di interesse li fanno le banche centrali e non i mercati” (Cesaratto). Del resto  è la BCE che finora ha comprato il nostro debito pubblico, e basta che qualcuno con  qualche decina di miliardi sul  “mercato” rovente  ci speculi contro,  per farci alzare il costo del rifinanziamento del debito.     Ovviamente adesso, con questi rendimenti  al 3%, che solo l’Italia  paga, i “mercati” sono ben  felici di prestarci. Allora arrivano i complici di Bankitalia a dire   che “L’aumento dello spread «è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi in più negli ultimi sei mesi”.  Abbiamo qui il caso mai visto di una banca centrale nazionale  che fa dell’allarmismo sui conti della nazione di cui dovrebbe essere la garante della stabilità monetaria. Una cosa da codice penale – in altri tempi. Prima che i banchieri centrali si rendessero impunibili  per legge dei loro errori.
Visco, un altro competente. http://www.interessicomunjournal.it/economia/banche/%EF%BB%BFbanche-un-vajont-umano-economico/
La banca centrale italiana (ossia Visco) sta dicendo  ai “mercati”  che lo Stato italiano italiano rischia l’insolvenza, se non obbedisce ai diktat e alle “lettere di riscatto” mandate dalla BCE? Pur sapendo che  ciò che esige la banca centrale da noi è “suicida”, e la ricetta di più severa  austerità radicalmente sbagliata  in questa fase?
Perché nessuno spiega che “il PIL dell’italia è cresciuto in media del 2% di meno l’anno di quello che poteva, perchè il 4 o 5% del PIL veniva pagato in interessi e di questo il 2% andava all’estero” (Zibordi),  e il deficit di cui tanto ci fanno colpa “è dovuto solo al pagamento d’interessi..che oggi finiscono in larghissima parte a banche e non residenti, per cui a restare in deficit sono solo famiglie e imprese italiane”:
Allora diciamo sì: l’Italia, che paga da sempre  gli interessi sui debiti, può diventare insolvente da un omento all’altro: basta che Draghi e la BCE le faccia mancare la liquidità.  Ossia faccia il contrario di quel che il dovere assoluto di fare. Spieghiamoci ancor meglio: l’Italia  può essere insolvente in ogni momento, perché ha adottato una moneta estera, gestita da una banca centrale straniera, su cui non ha più alcun controllo.
Lorsignori parlano di “indipendenza  della banca centrale”: ma la banca centrale non esita a rendere  dipendenti alle sue ricette (sbagliate) gli Stati.
La banca centrale ha torto, ma ha questo potere. Di imporci la linea politica, perché altrimenti ci strangola facendoci mancare i soldi, che lei “stampa” dal nulla a volontà.  Senza alcuna giustificazione, magari con l’appoggio degli altri paesi  europei, può far cadere governi e asservirli  ad austerità “suicide”.
Non crediate, cari lettori, che io stia parlando di economia. Sto parlando di libertà e schiavitù. Di libertà politica che abbiamo perso e che ha occupato un ente tecnocratico dittatoriale  e minaccioso. Che oltretutto ha fallito i suoi compiti: infatti suo unico scopo statutario è di mantenere una inflazione attorno al 2%, e  non riesce a farlo, nonostante da ani “stampi” a perdifiato.
Ora cito: “Emettere moneta e ritirarla è un atto politico”, che dà il potere sulle nostre  prosperare o mandarci in miseria e disoccupazione.   Gli Stati hanno ceduto questo  poter politico ad un organo tecnico, nella  convinzione che i politici sono disonesti e “stampano” troppo, mentre i tecnici sono oggettivi, neutrali – ed altamente competenti.
Ora vediamo che la cosca chiamata BCE, che di fatti comanda gli stati europei,   non è composta affatto di competenti: applicano ostinatamente ricette sbagliate,  in base ad una loro ideologia che non vogliono mettere in discussione.  Si tratta togliere a questi incompetenti questo potere, perché  lo hanno fatto diventare uno strumento di dispotismo e di arbitrio, contro il diritto e contro la democrazia.
“Si tratta di lottare perché il governo possa  licenziare i vertici della Banca centrale in qualsiasi momento se non si adeguano all’indirizzo politico: la politica monetaria non può essere fuori controllo demcoratico”.
E’ una lottalunga e dura. Di liberazione.
https://www.maurizioblondet.it/non-e-economia-ma-lotta-di-liberazione/