lunedì 4 marzo 2019

LE E-MAIL DI JOHN PODESTA SUGLI ALIENI


GUIDA ALLA VERGOGNA CHIAMATA ELEZIONI EUROPEE



DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
Votare per un Parlamento i cui legislatori non possono fare le leggi, e i cui legislatori devono lottare come assassini se vogliono opporsi a potentissime leggi fatte da gente che nessuno elegge – cioè votare alle elezioni per il Parlamento Europeo – è rendersi complici intenzionali di una dittatura. Se non lo sapevate, ora lo saprete leggendo queste righe. Poi le scuse stanno a zero, italiani.
*(Nota: solo un pelo tecnico in un paio di punti, il resto spiegato a zia Marta)
La gran massa di quelli che oggi vi stanno dicendo che una rimonta Populista Euroscettica alle europee di maggio sarà esplosiva contro la bieca autocratica UE di Bruxelles, è così ripartita:
Il 2% sono consapevoli falsari.
Il 98% sono inconsapevoli cretini.
Se la mattina del 27 maggio 2019 il più potente burocrate d’Europa, Martin Selmayr, vedrà su Sky News il faccione raggiante di Salvini ‘che non lo tiene più nessuno’, scrollerà le spalle e penserà “Vabbè, una rogna in più”. Mica altro, perché la sua Europa verrà solo di un poco infastidita. Mica altro.
Va detto subito il perché, e s’inizia da qui: il Parlamento Europeo è il più farsesco demenziale baraccone mai pensato dalla Storia politica umana. Credere che dall’interno di un carrozzone impantanato come questo, un’eventuale fronte anti Bruxelles possa iniziare a sparare cannonate micidiali fin dalla mattina del 27 maggio, è da fessi, o da falsari come Salvini, Bannon, il 5Stelle e i loro soci in UE.
Spiego tutto qui.

  1. Votare per dei vigliacchi.
I parlamentari europei che delegano la stesura di leggi sovranazionali – cioè più potenti di quelle scritte dai singoli Paesi e sovente anticostituzionali per loro – ai burocrati non eletti della Commissione Europea di Bruxelles, non sono solo dementi, sono anche dei vigliacchi. Il “principio di comodità” è ciò che li guida. E’ comodo sedersi a Strasburgo, intascare un grasso salario, e poi al limite dara la colpa a Bruxelles per i danni micidiali che certe sue leggi ci fa. Questo principio fu descritto nero su bianco, proprio alla luce del sole, da due accademici (Epstein e O’Halloaran) in uno studio della Cambridge University del 1999: “I legislatori hanno noti incentivi a delegare tutto il potere ai burocrati… fra cui il fatto di evitare di essere poi chiamati a rispondere ai cittadini per scelte dure e impopolari(tradotto: per le infami ‘riforme’ di lavoro e pensioni, e i tagli di spesa alla Juncker, nda)”. Serve dire altro?
  1. Dal poter far nulla, al poter fare quasi nulla!
Dal 1979 al 2007 i parlamentari europei sono stati talmente impotenti di fronte alla Commissione UE che uno si chiede cosa facessero tutto il giorno. La cosa divenne talmente oscena e grottesca che alla fine i super burocrati di Bruxelles decisero dal 2006, e poi l’anno dopo col Trattato di Lisbona, d’infilare dei ritocchini cosmetici che dessero l’impressione che il Parlamento potesse bloccargli le leggi. Coi nomi fighi di Regulatory Procedure With Scrutiny  e di Art. 290 TFEU (la cosmesi deve sempre suonar fighissima) fu dato al Parlamento il potere di opporsi alle leggi della Commissione, così come poteva fare il Consiglio dei Ministri. Ma è una totale farsa, come spiegherò sotto. Quindi il Parlamento UE è passato dal poter fare nulla al poter fare quasi nulla.
  1. Prima farsa: I parlamentari contestano? Costa una fortuna, e i tempi gli sono nemici. Risultato: gliela danno su.
Il Trattato di Lisbona, che di fatto regola tutto il funzionamento dell’UE, ha reso il costo in denaro e in mezzi di una contestazione del Parlamento contro la Commissione quasi inaffrontabili. Le leggi della Commissione sono di proposito scritte da oltre 300 tecnocrati con intrichi legali asfissianti, per cui il parlamentare UE se volesse capirci il minimo dovrebbe pagare uno staff di tecnici a costi altissimi, ma non solo. Deve poi avere ulteriori mezzi per “istruire” un’intera Commissione Parlamentare sul tema che vuole criticare, e tutto questo solo per iniziare ad agire. Infine deve trovare ancora mezzi per formare una coalizione che sia d’accordo con lui/lei, e non basta: deve anche convincere la Conferenza dei Presidenti delle Commissioni.
Poi ci sono i tempi: 4 mesi per 1) organizzare tutto quanto detto prima 2) fare uno spossante lavoro di lobby pro contestazione con tutti i partiti del Parlamento UE 3) e rifare tutto daccapo in seno al Consiglio dei Ministri, che per legge deve essere poi d’accordo. Scaduti i 4 mesi, il parlamentare UE s’attacca al tram…
Il peso, i costi e gli ostacoli di una contestazione contro una legge della Commissione sono quasi sempre maggiori dei benefici… meglio per il parlamentare una forma di baratto in privato con Bruxelles”, scriveva nel 2017 il College of Europe, Bruges, riportato allora sul The Economist. In altre parole: meglio dargliela su come Parlamento UE, e tentare il mercato dei polli in privato. (si veda anche sotto)
Ecco i risultati di questo demenziale e democraticamente osceno meccanismo per cui un parlamentare eletto deve svenarsi per contestare burocrati non eletti: dal 2009 al 2017, su 545 leggi proposte dalla Commissione, il Parlamento UE di fatto ne ha contestate l’1,1%. Il resto, e sono tutte leggi più potenti di quelle italiane, è passato liscio come l’olio. Mettiamo pure che i Populisti Euroscettici prendano buoni numeri a Maggio: è stra-ovvio da quanto detto sopra che avranno una vita infernale per anche solo mantenere una frazione di ciò che oggi sbraitano agli elettori, della serie “A Maggio gli facciamo fare le valige! Spacchiamo tutto!”. E questo anche per altri seri motivi, eccoli.
  1. Seconda farsa: Contestano? Ecco la lista dei permessi che gli ci vogliono.
Quindi, il prode parlamentare UE che vorrebbe bloccare una super-legge della Commissione deve avere una barca di soldi, dei tecnici pazzeschi, convincere un mare di altri parlamentari e partiti e commissioni solo per iniziare ad agire. Ma per arrivare a una conclusione di successo deve poi anche sconfiggere i seguenti veti: il possibile veto della Commissione Parlamentare interessata; un possibile veto che viene da conflitti di giurisdizione fra le Commissioni, cioè gli dicono “sta roba non è legalmente di tua competenza e levati dalle balle”; un veto se poi, dopo tutta sta gimcana, il parlamentare non ottiene la maggioranza assoluta di tutto il Parlamento UE e non ottiene anche l’ok del 55% del Consiglio dei Ministri (cioè di tutti gli Stati UE). Giuro, non è teatro Pirandelliano, è come funziona sto delirio chiamato Parlamento UE.
  1. Terza farsa: parlamentari evirati costretti a fare i lobbysti, e spesso di nascosto.
Michael Kaeding è ‘Professore Jean Monnet’ di politica europea (per chi ha letto il mio Il Più Grande Crimine il nome Monnet dice tutto, nda) all’università Duisburg-Essen, oltre a ricoprire un’altra decina d’incarichi nelle maggiori Think Tanks d’Europa. Sì, è un super tecnocrate UE, D.O.P. direi, proprio l’opposto di un Euroscettico, ok? Ci siamo scritti di recente su questo tema, e lui è stato incredibilmente trasparente: “Guardi Barnard che l’ho dichiarato pubblicamente in diversi studi, e le cito dai miei testi. Per il fatto che la Commissione Europea, che fa tutte le leggi, è consapevole di avere una legittimità democratica piuttosto attenuata, cerca sempre di non arrivare allo scontro coi parlamentari europei…” – “Esiste un potere di fatto dove il singolo parlamentare baratta con la Commissione su certe leggi, piuttosto che tentare uno scontro. Il problema è che questi negoziati non sempre sono trasparenti, o addirittura sono difficili da scoprire”.

In altre parole: il parlamentare UE ha in pratica zero poteri di realisticamente bloccare le leggi fatte dagli autocrati di Bruxelles, come ampiamente provato sopra, e allora può sempre tentare di fare il lobbysta nell’ombra. Ma anche un super tecnocrate come Kaeding arriva a chiedersi: “Come funzionano ste trattative informali fra parlamentari UE e la Commissione? E poi davvero hanno effetto? Rendono la Commissione più democratica agli occhi dei cittadini?”.

  1. Altra balla: il Parlamento UE può bocciare sia la Commissione che il suo Presidente.
Questa è surreale: il Parlamento UE può in effetti bocciare sia la nomina del Presidente della Commissione UE, sia la lista dei Commissari UE. Poi cosa succede? Che – come di fatto successe dietro le quinte anche con Jean Claude Juncker – Presidente e Commissari vengono ripresentati quasi identici, o, al meglio, con cosmetiche correzioni per salvare la faccia ai parlamentari contestatari. Poi cosa succede? Che se un ipotetico Parlamento UE ‘machizzato’ dai salviniani non accetta il salva-faccia, esso riboccia il tutto. Allora che succede? Succede che si entra nel labirinto chiamato Crisi Costituzionale secondo il Trattato di Lisbona, il quale come già dissi anni fa è di fatto la nuova Costituzione UE introdotta di nascosto nel 2007, dopo la bocciatura francese e olandese della prima Costituzione proposta (bocciata perché “socialmente frigida”).
E allora chi la risolve la crisi costituzionale sopra descritta? Il Parlamento UE? Ma non facciamo ridere. Il Consiglio Europeo? Ma non facciamo ridere, esso ha consegnato dispute di sto genere a oltre 2.800 pagine di codicilli indecifrabili scritti da tecnocrati nel 2007 (Trattato di Lisbona), e da cui si desume, secondo studiosi come Jens Peter Bonde, che la crisi verrebbe a quel punto messa nelle mani della Corte Europea di Giustizia, che è ancor meno eletta della Commissione UE. Risultato: la bocciatura del Parlamento UE in oggetto vale, se davvero si arriva al muro contro muro, come le banconote Bolivar di Maduro oggi. Devo spiegare?
  1. Infine, il punto di tutti i punti. E anche qui il Parlamento UE è zero.
Le leggi della Commissione UE ficcano il naso dappertutto, dagli omogeneizzati alle regole d’accesso alle comunicazioni satellitari; da come devono essere fatte le lampade al neon a cos’è la cioccolata; fino alla tua privacy e a come irrigare un campo, ecc. Ma ciò che questa Europa ha portato di più devastante sulla più bella e democratica Costituzione del mondo, la nostra, sono i Trattati. Finora in tutto quest’articolo abbiamo parlato del (di fatto) grottesco/inesistente potere del Parlamento UE di opporsi alle leggi sovranazionali della Commissione. Esse sono chiamate “Leggi Secondarie”.
La “Legge Primaria” in Europa sono quei Trattati, come Maastricht, Lisbona, o il devastante Fiscal Compact (quello che ci ha imposto nella Costituzione di Calamandrei la distruzione del suo senso più profondo, cioè l’equità sociale, assieme all’abolizione dei poteri di spesa sovrana del Parlamento di Roma, mica nulla).
Lottare per, come si usa dire, ‘andare in Europa’, cioè prendere numeri nel Parlamento UE, è anche in questo caso, e soprattutto in questo caso, una colossale presa per il culo del pubblico, perché  il parlamentare europeo ha lo stesso potere di cambiare o di eliminare i devastanti Trattati Neoliberisti europei – cioè quelli economici che contano perché si parla di Spesa di Stato per le nostre vite, malattie, lavoro, pensioni o giovani e della nostra Costituzione – ha lo stesso potere, dicevo, che ha la tachipirina nella cura dell’ictus.
Ecco come stanno le cose. Il Trattato di Lisbona, con l’Art. 48 TEU, sancisce che per modificare un Trattato europeo ci sono quattro procedure. In tutte e quattro il ruolo del Parlamento UE è limitatissimo. Tre sono le fondamentali: la Procedura Ordinaria, la Semplificata, e la Passerelle (in francese). Vi garantisco che non esiste un Premier in tutt’Europa che sappia cosa siano, perché sono procedure più complesse della Fisica Teorica (leggerle per credere). Vi basti sapere quanti attori a livello UE devono essere tutti insieme coinvolti, pluri-consultati, coordinati, informati e infine convinti per cambiare un Trattato:
– Tutti i 28 governi nazionali, e anche solo uno può porre il veto a tutto
– La Commissione di Bruxelles
– Il Consiglio Europeo
– Il Consiglio dei MInistri
– la cosiddetta Convenzione europea
– la Conferenza Intergovernativa
– la Banca Centrale Europea
– e in ultimo il Parlamento UE
E qualcuno crede ancora che i futuri salvinici o orbanici eroi a Strasburgo potranno dire ‘beo’ sui Trattati? Vi riassumo le procedure, e lo faccio alla disperata, perché davvero solo per un decente riassuntino occorrerebbero 25 pagine di questo articolo:
La Procedura Ordinaria: la proposta di modifica di un Trattato può partire da Stati UE, Commissione o Parlamento, e va diretta al Consiglio Europeo. A quel punto va messa assieme una Convenzione europea dove vanno chiamati: i rappresentanti di tutti i governi, con i rappresentanti dei Parlamenti nazionali, con la Commissione, e col Parlamento UE. Poi verrà indetta una Conferenza dei governi europei che deciderà sulle proposte di cambiamento del Trattato in questione. Se fallisce la Convenzione, fallisce tutta la procedura. Alla fine il tutto torna poi ai Parlamenti nazionali che dovranno votare un sì o no, ma basta il veto di uno solo per bloccare tutto. Ora ditemi voi dove diavolo compare il potere del macho parlamentare Populista Euroscettico (eventuale) in sto macello.
La Procedura Semplificata: la proposta di modifica di un Trattato può partire da Stati UE, Commissione o Parlamento, e va diretta al Consiglio Europeo. Consiglio Europeo e Consiglio dei Ministri si consultano con la Commissione, con la Banca Centrale Europea e col Parlamento UE, ma non c’è nulla di vincolante da parte di quest’ultimo. Poi Il Consiglio approva la modifica, ma di nuovo si deve tornare a ogni singolo Stato membro per un sì o no, e basta il veto di uno solo per bloccare tutto. Ora ditemi voi dove diavolo compare il potere del macho parlamentare Populista Euroscettico (eventuale) in sto macello semplificato.
La Procedura Passerelle. E’ una specie di scorciatoia super tecnica nella modifica di un Trattato. Per esempio, essa permette al Consiglio Europeo di autorizzare il Consiglio dei Ministri a ignorare i Trattati modificando la maggioranza di voto che gli è richiesta per certe decisioni (da unanimità a maggioranza qualificata). Oppure lo autorizza a cambiare il modo di legiferare in UE da ‘speciale’ a ‘ordinario’ anche quando i Trattati avrebbero imposto la modalità ‘speciale’. Però per adottare la scorciatoia Passerelle, il Consiglio Europeo deve raggiungere voto unanime. Ma come sempre si deve tornare a ogni singolo Stato membro per un sì o no alla Passerelle, e basta il veto di uno solo per bloccare tutto. Ora ditemi voi dove diavolo compare il potere del macho parlamentare Populista Euroscettico (eventuale) anche qui.
Chiaro e limpido no? Soprattutto facile da capire, basta arrivare a Strasburgo, leggere Wikipedia e si cambia la Storia, eh?
  1. Ma poi, è vero che a Maggio i Populisti Euroscetti vinceranno?
Non diciamo cretinate. Basta guardare i numeri dei 9 gruppi parlamentari europei per capire che i Populisti Euroscettici dovrebbero centuplicare i loro consensi per dominare il Parlamento, e gli altri perderne il 90% di botta. Una cosa sembra certa dai sondaggi: su 12 partiti cosiddetti Populisti in Europa oggi, solo la Lega otterrà un certo successo, gli altri aumenteranno di 2 o 3 o forse 4 seggi.
  1. Conclusioni.
Salvini, coi suoi due economisti con 10kg di Vinavil fra culo e poltrona politica, e Di Maio con Casaleggio, vi hanno mentito su tutto. Hanno calato le braghe di fronte a Bruxelles in 5 minuti con una spesa pubblica che è un insulto alla storia italiana. I padani si sono rimangiati la Eurexit perché “eh, abbiamo beccato solo il 17% e quindi sticazzi le promesse elettorali, ma la poltrona ce la teniamo”, mentre Salvini mandava emissari anonimi da Bloomberg a dirgli “rassicurate i Mercati! staremo nei ranghi” (lo pubblicai su Twitter con foto).
Oggi sti cialtroni vi dicono che a Maggio sbaraccheranno tutta l’Europa… andando coi loro culi, Vinavil e poltrone proprio nella più ignobile Europa, quella del suo Parlamento. Avete letto qui i motivi per cui anche questa è una balla da vomitare.
Ma sti puzzoni a parte, rimane vero per tutti voi quanto ho scritto all’inizio, e lo ripeto:
Votare per un parlamento i cui legislatori non possono fare le leggi, e i cui legislatori devono lottare come assassini se vogliono opporsi a potentissime leggi fatte da gente che nessuno elegge – cioè votare alle elezioni per il Parlamento Europeo – è rendersi complici intenzionali di una dittatura. Se non lo sapevate, ora lo sapete perché avete letto queste righe. Quindi le scuse stanno a zero, italiani.

Paolo Barnard
Fonte:  www.paolobarnard.info
Link: https://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2136
2.03.2019
https://comedonchisciotte.org/guida-alla-vergogna-chiamata-elezioni-europee/

Una fondazione di Soros chiede di intensificare la “guerra” alla Polonia altrimenti “l’Europa non sopravvivera`”




La Fondazione Stefan Batory di George Soros ha chiesto a Bruxelles di intensificare la guerra contro la patriottica Polonia, affermando che la sopravvivenza dell’Unione europea si basa sulla “battaglia progressista” per imporre il globalismo sulla nazione dell’Europa centrale.

Un documento della ONG, fondata dal miliardario Soros e aperta nel 1988 con l’obiettivo di trasformare la Polonia comunista in una “società aperta”, ha elogiato la Commissione europea per aver agito contro gli sforzi polacchi per riformare ciò che il governo sostiene essere un sistema giudiziario corrotto privo di responsabilità.
Nonostante l’UE minacci la sovranità nazionale alimentando la rabbia diffusa e crescente contro il blocco in Polonia, gli avvocati della fondazione hanno invitato Bruxelles a intensificare gli attacchi contro la nazione dell’Europa centrale, sostenendo che la lotta per l'”indipendenza” giudiziaria era vitale per la protezione ” dei diritti umani in tutta l’Unione.
“La battaglia per lo stato di diritto in Polonia … è effettivamente una battaglia per la sopravvivenza dell’Unione europea”, proclama la ONG sostenuta da Soros, che ha trascorso gli ultimi anni a lavorare su progetti per “preparare la società polacca ai rifugiati”, a “formare” atteggiamenti positivi verso “la migrazione di massa del terzo mondo, e alla formazione di decine di migliaia di professionisti e funzionari in vari ruoli per combattere il” pregiudizio “nonché” i commenti online che generano odio “.
Il partito conservatore polacco Legge e Giustizia (PiS) ha ripetutamente parlato contro le mosse dell’UE per invadere la sovranità degli stati membri da quando il partito è stato il primo nell’era post-comunista ad ottenere abbastanza seggi per governare senza una coalizione quando è salito al potere nelle elezioni del 2015, con la promessa di rovesciare il precedente voto del governo filoeuropeo globalista di reinsediare un numero enorme di migranti nel paese.
Jacek Czaputowicz, ministro degli Esteri polacco, e il suo omologo ungherese, Péter Szijjártó, hanno dichiarato questa settimana a Budapest in una conferenza stampa che i due paesi continueranno a difendere un’Europa cristiana e sovrananista di fronte ai tentativi dell’establishment di Bruxelles di forzare la migrazione di massa giu nella gola delle nazioni.
https://neovitruvian.wordpress.com/2019/03/02/una-fondazione-di-soros-chiede-di-intensificare-la-guerra-alla-polonia-altrimenti-leuropa-non-sopravvivera/

lunedì 25 febbraio 2019

I suicidi di massa di pecore

Negli ultimi decenni avvengono sempre più spesso fenomeni ancora poco compresi nel regno animale: ogni anno da qualche parte nel mondo gli animali si suicidano in massa.

Il fenomeno riguarda moltissime specie, specialmente gli uccelli. Un evento tanto curioso quanto agghiacciante è il suicidio di massa di uccelli di Jatinga in India: incredibilmente ogni anno alla fine dei monsoni migliaia di uccelli (addirittura oltre 40 specie diverse) si alzano in volo per schiantarsi contro case, automobili e sulle strade, concentrando i suicidi in poche ore.
A cosa sono dovuti questi suicidi di massa? Beh, si possono fare solo supposizioni, perché gli studi in questo senso procedono a rilento. C’è chi pensa siano dovuti a onde elettromagnetiche anomale, generate dalla tecnologia dell’uomo che disturbano o alterano gli animali; qualcuno ipotizza che la causa siano i repentini cambiamenti climatici, come tempeste o il surriscaldamento globale; c’è poi chi pensa si tratti di patologie particolari che fanno letteralmente impazzire i soggetti.
Ma se per un certo senso si possono teorizzare malesseri nelle specie selvatiche, diventa più difficile capire coma mai la stessa attitudine inizino ad averla anche gli animali domestici o allevati. Immaginate lo sgomento di un allevatore che vede le sue pecore gettarsi una dietro l’altra in un baratro e tutte dallo stesso punto…
Uno degli eventi più strani di questo tipo è avvenuto in Italia, in provincia di Brescia. Venerdì 27 luglio del 2012, ben 37 pecore e agnelli sono precipitati da un’altura nei pressi del Lago d’Arno, in alta Val Saviore, a circa 1.900 m di quota. In questo caso, il dubbio che non sia stato un suicidio “volontario” c’è perché, per stessa ammissione del pastore che le stava guidando al pascolo, nella mattinata sulla zona si era abbattuto un violento temporale con tanto di fulmini e tuoni. L’idea più gettonata è quindi che i tuoni abbiano spaventato gli ovini e abbiano fatto precipitare i capi ai piedi della Sega d’Arno. La cosa strana è stata che invece di disperdersi, come ci si aspetterebbe, si sono gettate tutte nello stesso punto una dietro l’altra.
Nel 2011 in Turchia era avvenuto qualcosa di molto simile, ma questa volta non c’era alcun temporale o cambiamento climatico. Herder Mejmet Gana stava guidando il suo gregge di 52 pecore su un sentiero montano; gli ovini al termine del viaggio sarebbero state vendute al macello, ma all’improvviso hanno scelto tutte di suicidarsi gettandosi da una rupe. Una delle pecore ha dato il via alla tragedia e ha deviato per gettarsi giù dal dirupo, subito seguita dalle altre compagne. Le carcasse degli ovini sono state trovate sul fondo del dirupo, tutte ammassate nello stesso punto; due pecore incredibilmente sono sopravvissute ad una caduta di oltre 30 mt, atterrando sui cadaveri delle prime.
Ancora prima, sempre in Turchia, ben 450 pecore si sono suicidate con quello che sembra a tutti gli effetti una sorta di rituale. È successo nel 2005 nella provincia di Van, nella regione orientale del paese. Di ritorno dal pascolo in montagna, 450 delle 1.500 pecore che componevano il gregge hanno seguito una che le ha guidate giù da un precipizio: i pastori hanno cercato con ogni mezzo di dissuaderle e ostacolarle, ma prima di riuscire a deviare il flusso hanno perso quasi un terzo dei loro ovini. Si calcola che siano cadute oltre 800 capi e che per fortuna 350 di loro si siano salvate atterrando sui cadaveri di quelle che le avevano precedute.
Torno ancora più indietro, al 17 luglio del 1995. Questa volta nella Mongolia orientale 500 capi tra pecore e capre hanno tentato il suicidio gettandosi in un lago, mentre si stavano abbeverando. I pastori, increduli, hanno visto il gregge gettarsi in acqua senza un motivo apparente e, addirittura, rifiutarsi di nuotare. La follia suicida è iniziata non appena le capre e le pecore sono giunte sul posto: due capre si sono gettate in acqua, immediatamente seguite dal resto del gregge, ad eccezione di sole quattro pecore che sono rimaste in riva al lago. Ci sono volute tre ore per trarre in salvo 281 pecore, mentre per altre 43 di loro e per 206 capre non c’è stato nulla da fare. La cosa più inquietante, oltre al fatto che gli ovini non hanno cercato di nuotare, è che i capi riportati a riva hanno cercato nuovamente di buttarsi in acqua. Le pecore e le capre sopravvissute sono state sottoposte ad alcuni esami, ma tutte sono state trovate in ottime condizioni fisiche.
Questi sono soli alcuni casi di suicidi di massa di pecore avvenute negli ultimi anni. Se il caso italiano potrebbe essere spiegato, almeno in parte, come gesto dovuto alla paura dei capi per il temporale, il resto non è spiegabile, almeno apparentemente, come fenomeno dettato da condizioni esterne. Cosa porta allora al suicidio di massa di molti animali?
https://ununiverso.it/2018/11/16/i-suicidi-di-massa-di-pecore/

Dmitry Orlov: Putin ora pensa che le elite occidentali siano dei 'porci'



Un articolo che avevo pubblicato quasi cinque anni fa,“Putin alle élite occidentali: la ricreazione è finita”, si è rivelato uno dei pezzi più popolari da me scritti finora, con oltre 200.000 letture nel corso degli anni. Avevo commentato il discorso di Putin alla conferenza del Valdai Club, nel 2014. Con quel discorso [Putin] aveva definito le nuove regole in base alle quali la Russia avrebbe condotto la propria politica estera: allo scoperto, completamente in pubblico, come una nazione sovrana fra le altre nazioni sovrane, affermando i propri interessi nazionali e chiedendo di essere trattata alla pari. Ancora una volta, le élite occidentali avevano perso l’occasione per dargli retta.
Invece di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, hanno continuato a parlare un linguaggio fatto di vuote accuse e di inutili e controproducenti sanzioni. E così, nel discorso di ieri [20 febbraio, NdT] davanti all’Assemblea Nazionale Russa, Putin ha avuto un tono di assoluto e totale sdegno e disprezzo nei confronti dei suoi “partner occidentali”, come li definisce di solito. Questa volta li ha chiamati “porci.”
Il discorso annuale del presidente davanti all’Assemblea Nazionale è un avvenimento di una certa importanza. L’Assemblea Nazionale Russa è molto diversa da quella del Venezuela, che in realtà è costituita solo da qualche oscura non-entità di nome Juan che registra video su YouTube nel proprio appartamento. In Russia, questa assemblea è il ‘ritrovo delle celebrità’ della politica russa, tra cui ministri del governo, membri del personale del Cremlino, parlamentari (Duma di Stato), governatori regionali, dirigenti d’impresa ed esperti politici, insieme ad un’enorme folla di giornalisti. Una cosa che si notava durante discorso di quest’anno era l’altissimo livello di tensione nella sala: l’atmosfera sembrava satura di elettricità.
Era subito diventato evidente il motivo di tanto nervosismo fra i quadri superiori della burocrazia statale russa: il discorso di Putin era costituito in parte da ordini di marcia ma anche da una sorta di ‘cazziatone’. I suoi piani per i due anni successivi si erano rivelati estremamente ambiziosi, come lui stesso aveva ammesso. L’asticella è molto in alto, aveva detto, e coloro che non sono all’altezza della sfida non sono obbligati ad affrontarla.  Per quasi tutti quelli che si erano riuniti in quella sala si prospettava un lavoro molto duro, e coloro che avrebbero fallito nei loro compiti difficilmente sarebbero stati presenti la volta successiva, perché le loro carriere sarebbero terminate in disgrazia.
Il discorso conteneva poche cattive notizie e molte ottime notizie. Le riserve finanziarie della Russia sono più che sufficienti per coprire l’intero debito estero, sia pubblico che privato. Le esportazioni di risorse non energetiche stanno crescendo a tal punto che la Russia non ha più bisogno delle esportazioni di petrolio e di gas per mantenere un equilibrio commerciale positivo. È diventata quasi completamente immune alle sanzioni occidentali. I progetti di integrazione eurasiatica stanno andando molto bene. Gli investimenti del governo russo nell’industria stanno pagando i dividendi.
Il governo ha accumulato enormi quantità di capitali, che ora spenderà per programmi nazionali destinati a favorire la popolazione, per aiutare i Russi a vivere più a lungo, a vivere in modo più sano e ad avere più figli. “Più figli-meno tasse” è stato uno degli slogan più accattivanti. Questi sono stati i temi principali dell’intervento: eradicazione della povertà residua; mutui a tassi ridotti e agevolati per le famiglie con due o più figli; pensioni oltre i livelli minimi di reddito ufficiali indicizzate all’inflazione (modificate con valore retroattivo); internet ad alta velocità per ogni scuola; accesso universale all’assistenza sanitaria attraverso una rete di cliniche rurali; diverse nuove cliniche oncologiche di livello internazionale; supporto per le start-up tecnologiche; un programma di “contratti sociali” per aiutare le persone ad avviare piccole imprese; un altro programma chiamato “biglietto per il futuro,” per consentire ai bambini di quinta elementare di scegliere un percorso professionale che includa piani di studio preordinati, tutoraggio ed apprendistato; un sacco di nuovi progetti infrastrutturali, come l’autostrada di prossima inaugurazione tra Mosca e San Pietroburgo, la riorganizzazione della raccolta e del riciclaggio dei rifiuti e l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico in una dozzina di grandi città; l’elenco potrebbe continuare ancora per molto. Non si è sentita nessuna critica degna di nota a queste proposte nei commenti sui notiziari e nei talk show televisivi andati in onda subito dopo l’evento; dopo tutto, chi potrebbe mai essere contrario a spendere capitali già disponibili in progetti che aiutino la popolazione?
Forse l’obiettivo più ambizioso di Putin era quello di ricostruire l’intero sistema dei regolamenti governativi russi, sia federali che regionali, che definiscono ogni aspetto della vita pubblica e del commercio. Nei prossimi due anni verrà esaminata ogni singola caratteristica delle varie normative, per verificare se è veramente necessaria e se risponde alle necessità odierne e, se la risposta sarà negativa, sarà eliminata. Tutto questo ridurrà in modo significativo gli oneri di adeguamento alla conformità normativa, abbattendo i costi d’impresa. Un altro obiettivo era quello di continuare a far crescere il settore delle esportazioni agricole, già in forte espansione. L’anno scorso la Russia aveva raggiunto l’autosufficienza per le sementi cerealicole, ma il traguardo generale è quello di raggiungere la completa autosufficienza alimentare e diventare il fornitore mondiale di alimenti ecologicamente puliti. (Come sottolineato da Putin, la Russia rimane l’unico grande produttore agricolo al mondo non contaminato da veleni OGM di origine americana). Un altro obiettivo è quello di sviluppare ulteriormente l’industria turistica russa, già in fase di forte crescita, introducendo i visti turistici elettronici, che saranno molto più facili da ottenere.
Il discorso dell’anno scorso aveva sorpreso il mondo nella sua seconda parte, quella in cui Putin aveva reso pubblico un intero set di nuovi sistemi d’arma russi, in grado di contrastare in modo efficace ogni residuo di superiorità militare statunitense. Quest’anno, ha aggiunto solo un nuovo sistema: un missile da crociera supersonico chiamato “Zirkon” con una portata di 1000 km e in grado di volare a Mach 9. Ma ha anche fornito un resoconto dei progressi di tutti gli altri [sistemi]: tutto procede secondo i piani; alcuni nuovi armamenti sono già stati consegnati, altri stanno entrando in produzione di massa, il resto è in fase di test. Ha parlato a favore di relazioni normalizzate con l’UE, ma ha accusato gli Stati Uniti di “ostilità,”aggiungendo che la Russia non minaccia nessuno e non è interessata ad uno scontro.
Le parole più dure Putin le ha riservate alla decisione USA di abbandonare il trattato INF. Ha detto che gli Stati Uniti hanno agito in malafede, accusando la Russia di aver violato il trattato, mentre erano stati loro ad averlo fatto, in particolare gli articoli 5 e 6, dispiegando in Romania e in Polonia sistemi di lancio a doppio uso, che possono essere utilizzati sia per la difesa aerea che per il lancio di armi nucleari offensive, che il trattato proibisce in modo specifico. I missili da crociera Tomahawk a testata nucleare, che gli Stati Uniti potrebbero schierare in Polonia e in Romania, rappresenterebbero certamente un rischio, ma non garantirebbero agli Stati Uniti nulla di paragonabile ad un vantaggio da primo attacco, dal momento che questi missili da crociera sono talmente obsoleti che persino le difese aeree siriane dell’era sovietica erano state in grado di abbattere la maggior parte di quelli lanciati dagli Stati Uniti come rappresaglia per il finto attacco con armi chimiche a Douma.
Parlando del sogno americano di un sistema di difesa aerea globale, Putin ha esortato gli Stati Uniti ad “abbandonare queste illusioni.” Gli Americani possono pensare a tutto ciò che vogliono, ha detto, ma la domanda è: “capiscono la matematica?” Questa affermazione ha bisogno di una spiegazione.
Primo, gli Americani possono pensare a quello che vogliono perché… sono Americani. I Russi non si concedono il lusso di pensare a cose completamente senza senso. Coloro che non sono ben ferrati nei fatti o nella logica tendono ad essere rapidamente apostrofati con il termine russo“likbez.” Si traduce letteralmente come “analfabeti totali”ed è generalmente utilizzato per tappare la bocca agli ignoranti. Ma, negli Stati Uniti, le manifestazioni di incredibile ignoranza sono abbastanza accettabili. Per fare un esempio, non dovete far altro che documentarvi sull’incredibilmente idiota “Green New Deal” reclamizzato dal neo-congressista diversamente intelligente [congresstwit, twit=idiota, NdT] (vi sembra corretto come termine unisex?) Alexandria Ocasio-Cortez. Se fosse russa, a quest’ora sarebbe già stata coperta di ridicolo.
“Ma riescono a capire la matematica?” Apparentemente no! Esiste un altro termine russo, “matchast,” che, letteralmente, si traduce come “parte materiale” ma con cui si intende la comprensione che può essere raggiunta solo attraverso la conoscenza della matematica, delle scienze sperimentali e dell’ingegneria. In Russia, ignoranti come la Ocasio-Cortez, che pensano che le necessità del trasporto possano essere risolte da veicoli elettrici alimentati da energia eolica e solare, vengono messi a tacere dicendo loro di andare a studiare “matchast,” mentre negli Stati Uniti possono scorazzare nei saloni del Congresso. In questo caso, se gli Americani “conoscessero la matematica”, capirebbero rapidamente che non esiste un sistema difensivo concepibile efficace contro le nuove armi russe, che non è possibile pensare ad armi offensive  in grado di impedire alla Russia di lanciare un inarrestabile attacco di rappresaglia, e che quindi la “nuova corsa agli armamenti” (che alcuni Americani sono stati abbastanza stupidi da annunciare) è effettivamente finita e la Russia ha vinto. Vedi sopra: la Russia non spende i suoi soldi in armamenti; li spende per aiutare la sua popolazione. Gli Stati Uniti possono sperperare in armi tutto il denaro che vogliono, ma questo non farà un briciolo di differenza: un attacco alla Russia sarebbe l’ultima loro azione.
La Russia non ha intenzione di essere la prima a violare il trattato ABM, ma, se gli Stati Uniti dispiegheranno armi nucleari a medio raggio contro la Russia, la Russia risponderà di conseguenza, prendendo di mira non solo i territori da cui viene minacciata, ma anche le località che ospitano i centri decisionali di questi attacchi. Washington, Bruxelles ed altre capitali della NATO sarebbero, chiaramente, in quell’elenco. Ciò non dovrebbe costituire una novità; La Russia ha già annunciato che la prossima guerra, se mai ce ne sarà una, non sarà combattuta in territorio russo. La Russia ha intenzione di portare il combattimento sul suolo nemico, immediatamente. Naturalmente, non ci sarà una guerra, a condizione che gli Americani siano abbastanza sani di mente da capire che attaccare la Russia è l’equivalente di un suicidio atomico. Saranno abbastanza lucidi? Questa è la domanda che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso.
È nel parlare di loro che Putin ha usato la parola più raggelante del suo intero discorso. A proposito della disonestà e della malafede degli Americani nell’accusare la Russia di violare il trattato ABM, mentre sono loro stessi a farlo, ha aggiunto: “… e i satelliti degli Americani grugniscono insieme a loro.”  È piuttosto difficile tradurre in modo adeguato il verbo russo “подхрюкивать”; “grugnire con” [Oink with] è il meglio che riesco a fare. L’immagine mentale è quella di un codazzo di porcellini che accompagnano un grande maiale. L’implicazione è ovvia: Putin pensa che gli Americani siano dei porci e che anche i loro satelliti NATO siano dei suini. Pertanto, non dovrebbero aspettarsi che Putin sparga perle davanti a loro e, in ogni caso, sarà troppo occupato ad aiutare i Russi a farsi una vita migliore, per prestare loro attenzione.
Dmitry Orlov
Fonte: russia-insider.com
Link: https://russia-insider.com/en/putin-now-thinks-western-elites-are-swine/ri26363
22.02.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=7396

domenica 10 febbraio 2019

UN GENOCIDA A CAPO DELL'OMS




L'attuale direttore dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita') e' l'etiope Tedros
Adhanom Ghebreyesu.
Tedros ha militato nel partito TPLF, forza politica dominante dell'Etiopia. Il TPLF ha compito un genocidio nei confronti di un gruppo etnico etiope (gli Amhari) torturando ed uccidendo i loro giovani.
Tedros ha promosso la sterilizzazione forzata di giovani donne Amhari.
E' stato membro dell'Aspen Institute (Rockefeller), ha stretto accordi con la Clinton Foundation e Bill & Melinda Gates Foundation. E' stato membro del GAVI (Rothschild) (1) (2)

Fonti :

(1)https://nomassoneriamacerata.blogspot.com/search?q=Tedros%20Adhanom&fbclid=IwAR2gFwJrQrK7mu_LP3zjfYkmfWFgoOphXMqTLnw7FJNnR_3caQ5HHJyLhXc

(2) http://nomassoneriamacerata.blogspot.com/2017/10/un-pupazzo-dei-rothschild-capo.html

http://nomassoneriamacerata.blogspot.com/2019/01/un-genocida-capo-delloms.html

SALVINI NELLE MANI DI FICO E SOROS