lunedì 16 ottobre 2017

NATA LA CHIESA SATANICA

 © ANSA

(ANSA) - TRENTO, 11 OTT - Una reciproca lavanda dei piedi tra un vescovo cattolico e un vescovo luterano, a 500 anni dalla Riforma di Martin Lutero. E' avvenuto nella cattedrale di Trento nel corso di una preghiera ecumenica con i duecento partecipanti ad un convegno sul quinto centenario della Riforma, protagonisti l'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, e il vescovo luterano Karl-Hinrich Manzke, responsabile della Federazione delle Chiese evangeliche luterane in Germania.
Nella sua omelia, mons. Tisi ha sottolineato come "nell'anniversario della Riforma, cattolici e protestanti si sono guardati reciprocamente con uno sguardo nuovo, benevolo e positivo" e ha esortato alla gratitudine per "l'incanto del Dio della speranza e del dono della diversità, che non è contrapposizione ma ricchezza delle nostre particolarità". "Lo spirito Santo è il dono di Dio che ci rende sorelle e fratelli nella fede, liberi e responsabili di fronte a Dio e al mondo", ha aggiunto il vescovo Manzke.

Vi ricordate la mia interpretazione del testo della lavanda dei piedi, come potete vedere la chiesa cattolica romana ha compreso che quanto ho interpretato è giusto, ma cosa hanno fatto, invece di usarlo solo per confermare i propri appartenenti nella stessa casa, cioè tra vescovi cattolici, hanno usato il sistema per confermarsi con dei vescovi protestanti Luterani in questo modo hanno dichiarato la loro adesione e legame spirituale con i Luterani, diventando a tutti gli effetti protestanti pure loro, quindi cosa significa questo, che questi vescovi cattolici oggi sono non più unicamente cattolici ma anche protestanti  Luterani, in pratica è la creazione della nuova chiesa Luterano-Cattolica, dove in realtà si nega Cristo, perché l'atto che Gesù trasmise ai suoi apostoli non era per chi stava fuori dallo stesso ovile, e chi era contro Cristo, ma solo per chi era nello stesso ovile, così facendo costoro invece di confermarsi a vicenda hanno negato Cristo definitivamente, che ignoranti e direi alquanto arroganti e presuntuosi. Pagheranno amaramente., per questa sfida a Cristo. 



fonte http://iipapi.blogspot.it/2017/10/nata-la-chiesa-satanica.html

IL POTERE DEM: TOTALITARISMO DELL’INCOMPETENZA.




Non voglio rinvangare la vicenda ILVA,  sarebbe lungo e noioso. Cito un articolo qualunque, chiarissimo:
“..Aver fatto saltare il banco dell’accordo con Arcelor Mittal, perché l’azienda vuole tagliare 4.000 posti e riassumere gli altri dipendenti senza riconoscere il pregresso di anzianità e quant’altro, all’apparenza è un gesto di forza, a tutela dei lavoratori. Invece, appunto, è solo apparenza”, o malafede.
Infatti, i casi sono due:
“O il governo non si è preoccupato di seguire la gestazione del piano industriale della futura Ilva e si è trovato spiazzato quando è spuntato in tutta la sua dirompenza”. Oppure “il governo sapeva e ha sottovalutato le reazioni   dei lavoratori,  e scientemente abbia voluto che si scatenasse la bufera per poi far vedere la propria vicinanza ai lavoratori”.
Da quel che ho capito io, il governo aveva accettato (con un patto riservato?) con Mittal la “discontinuità”  dei rapporti di lavoro, ossia la riassunzione di lavoratori ad anzianità azzerata, ed ha fatto finta di  non saperlo. Da qui l’ostentata  “sorpresa” di Arcelor Mittal,che ha dato a Calenda del venditore del suk.
L’esperto Calenda
Una cosa evidente è che il rappresentante del governo “non aveva studiato il dossier”.  Come ricorda l’articolo di cui sopra,  è una costante  di questo e degli altri governi DEM: “la mancata gestione complessiva del dossier,  per Genova, non  purtroppo dissimile da altri, ricordando Ericsson piuttosto che Piaggio Aerospace e il riassetto di Leonardo-Finmeccanica”.
Privatizzazioni  gestite alla carlona, svendendo, inconcludenti,  senza mai portare a casa  nulla  a favore dell’Italia e dei lavoratori, rovinosamente impreparati nelle trattative   –  e insieme, con qualche ditata ripugnante di furbizia a vantaggio esclusivo del partito e dei suoi  clienti e parassiti. Furbizia, peraltro, spesso scoperta dagli osservatori, da coprirci di vergogna.

Alitalia  coi trucchi a nostro  danno

Ricordiamo la pseudo-vendita di Alitalia a Etihad,  apice di incapacità unita a furbizia da magliari.  Ci hanno fatto credere che non avremmo più dovuto pagare, noi contribuenti,  quel buco nero o   pozzo nero  di denaro pubblico, ormai era affidato ad un’altra compagnia.  Macché: la Etihad s’è presa solo il 49%, quindi il governo DEM s’è accollato il peso morto del buco nero.
Ci hanno detto che Etihad aveva pagato 560 milioni per quel 49% di Alitalia. Ci è voluto poco a  scoprire che era un trucco; l’acquirente ha pagato solo 387 milioni. Con gli altri 60 milioni, Etihad ha comprato da Alitalia cinque coppie di pregiatissimi slot (orari di decollo) nell’affollatissimo e  perciò costosissimo aeroporto Heathrow di Londra: pagandoli, dicono i competenti, la metà del loro  valore: complimenti al governo  e al ministro, Lupi mi par di ricordare,  incompetente.  Per di più, la Etihad ha poi riaffittato questi slot ad Alitalia stessa, guadagnandoci due volte.
E non basta ancora.  Vediamo l’inevitabile ditata di furbizia  (stavo per dire merda) sulla vicenda.  Appena conclusa la vendita Etihad, il governo ha affittato in leasing un Airbus 340-500 per i voli di Stato del premier. Pagando la cifra spropositata di 168 milioni di euro, sia pure in otto anni.  Ma attenzione: ha fatto il contratto con Etihad, ormai semi-proprietaria di Alitalia? Sono le voci che hanno fatto circolare lorsignori-. Invece no: di nascosto, Renzi (o Letta,  comunque un DEM) ha fatto il costoso contratto  di affitto   con Alitalia. Il che significa un aiuto di Stato occulto, ed una riduzione del costo reale pagato da Etihad, già ridicolo – 387 milioni – a  cui vanno sottratti i 168 milioni che  noi contribuenti pagheremo agli emirati. Un bello sconto, che ha fatto scendere il prezzo reale a 220 milioni.  Ora è chiaro che nessuna compagnia aerea seria si  sarebbe mai accollata il catorcio Alitalia; per convincere Etihad il nostro governo di raffazzonatori ha  usato  questo occulto finanziamento pubblico col trucco, Ovviamente Lufthansa se n’è accorta ed ha fatto ricorsi alla Ue. Ce la siamo cavata, o meglio se l’è cavata Renzi, a cui la UE concede ormai tutto. Figurarsi i nostri liberi magistrati, sempre pronti a seguire “notizie di reato” della sindaca Raggi.
E che dire delle “riforme” del settore pubblico, invocate con tanta insistenza dall’Europa per rendere il settore pubblico più efficiente? Per motivi che non indaghiamo, Juncker e  la Merkel riconoscono che Renzi  “ha fatto  le  riforme” ; lui  stesso lo vanta spesso, e non parliamo dei giornalisti della RAI.  Avrà dei difetti, ma ha fatto le riforme. Per questo può andare a chiedere a Bruxelles di sforare il deficit.

Le Provincie: eliminate. Il nome.

Riassumiamo la  sola “riforma” che ci ricordiamo,   quella che  ci è stata gabellata come “abolizione delle province”.  Basta, per legge le  province non sono più, ha  deciso Renzi.  Poi il governo si è accorto (non aveva studiato il dossier) che le province semplicemente non possono essere abolite, perché ha competenze (scuole, strade dette appunto provinciali, trasporti) che le Regioni – quelle sì  i veri enti inutili, come tutti sappiamo, e fonte emorragica di spese  e parassiti  –  non sono capaci,  né disposte ad assumersi.
La soluzione adottata dai nostri “amministratori”  capacissimi e competentissimi è stata di due tipi. Mantenere le provincie senza dirlo, e far loro mancare i finanziamenti  come se non esistessero più. Scrisse il Corriere: “ i tagli sono stati draconiani (circa due miliardi in due anni), con 20 mila dipendenti in meno su 48 mila totali, ma le competenze rimangono sempre le stesse: la manutenzione di 135 mila chilometri di strade (la «nervatura carrozzabile» del Paese) e la gestione di 6 mila scuole”.  Oltre alle nuove “competenze” che gli ha assegnato il governo: si va dalla “ tutela e valorizzazione dell’ambiente”  al  “controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale” e la “promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale”.  Insomma le provincie veglino perché i trans non siano discriminati e  privati di  pari opportunità:  ecco quello che sta a cuore ai DEM.
Bisogna qui rivolgere un omaggio  ai dirigenti delle Provincie, i soli che – spiccando come una macchia di nobile colore nel parassitismo pubblico generale – stanno facendo miracoli continuando bene o male a far funzione 135  km di strade e 6mila scuole (più male che bene) con fondi e  il personale dimezzati.  Se ci fosse  una patria, li premierebbe  con medaglie e ne racconterebbe le imprese agli scolari.
Ma non è ancora tutto. Il vero colpo  di genio del  Renzi della riforma delle provincie è questo così descritto da Il Post: “ La riforma costituzionale bocciata con il referendum del 4 dicembre prevedeva semplicemente di eliminare la parola “province” dalla Costituzione, rimandando poi a una futura legge ordinaria la determinazione delle funzioni e delle competenze di questi enti o la loro eventuale cancellazione”.
Delrio, il nocivo “riformatore” .
Capito? Non sapendo abolire le provincie, hanno provato ad eliminare la parola. “Provincie”  sarebbe stato un termine vietato, da non usare nella conversazione,  come   le parola “negro”  o “frocio” o “Boldrini”.   Il loro uso nei blog e nelle mail  sarebbe incorso nelle sanzioni testé varate dal Senato su indicazione di Gentiloni, e denunciate da Foa: “sorveglianza di massa sul web – da oggi lo Stato italiano monitorerà per 6 anni tutta la vostra attività sul web, incluse le chat! – e la censura, impedendo ai singoli utenti di accedere a siti scomodi (leggi qui e qui). Il pretesto è quello della violazione del copyright, che in internet significa poter censurare praticamente qualunque sito”.  Con questa aggiunta  rivelatrice: “Il trucco escogitato dal premier Gentiloni è di infilare il provvedimento nel pacchetto omnibus dei regolamenti europei da recepire senza possibilità di modifiche; tra esse le 4 righe che anticipano la norma”.
Oltretutto, rovinosamente incapaci a governare. 
Come si vede, in questo caso hanno ben studiato il dossier, il conte Gentiloni  in Soros. In tutti gli altri casi che richiedono qualità e studio, governano con una incuria nociva e incompetenza  distruttiva, irresponsabilità e demagogia, pressapochismo, ignoranza e impreparazione, che sono la loro costante come “amministratori”.  Rovinando  privatizzazioni e lavoratori, devastando quel poco che ancora funziona nello Stato, spendendo cifre sempre più spropositare di denaro pubblico. Con l’arroganza e sicumera   funesta di chi sa che può fare qualunque cosa, impunemente, perché non devono rispondere né agli elettori né – come abbiamo appreso nel”suicidio” dell’uomo di Montepaschi – della magistratura.
La  “riforma” delle provincie falsa e bugiarda, per esempio, ci era nota come “legge Delrio”. Questo ministro cui importa una cosa sola: far passare lo Jus Soli,  contro la volontà del popolo italiano. Ovviamente allo scopo di crearsi un elettorato di colore, nuovi “cittadini con un imprimatur politico della sinistra Dem, ossia per farli poi votare Dem e quindi consolidare il potere nelle mani, appunto Dem, per circa 5 lustri, o qualcosa di simile. Dall’altra per innescare consumi di sussistenza e per abbassare il costo del lavoro, oltre che per poter meglio indirizzare le masse: si sa, più i cittadini sono ignoranti socialmente più è facile orientare le loro scelte politiche”.  Così  ilhttps://ofcs.report/internazionale/difesa-e-sicurezza-nazionale/ius-soli-a-italiana-uno-strumento-correggere-difetti-economici-euro/

“Questo è il governo che affama i disoccupati,  ma, ho appreso da Libero, ha stanziato per i carcerati che lavorano in galera, “per 6   ore di lavoro al giorno per 5 giorni”, un salariodi “1.000 euro al mese, con tredicesima e quattordicesima annesse. Non è una provocazione né un’esagerazione, ma la legge italiana. Una busta paga na busta paga aumentata di ‘83%, arrivando a una media di 7 euro l’ora. Praticamente, ricordava Il Giorno, quanto dà lo Stato agli agenti della polizia carceraria, che per arrotondare però devono sommare ore e ore di straordinario ,  a volte non pagate anche per coprire i buchi in organico”.
LO  STATO CHE UMILIA I SUOI ONESTI SERVITORI  DI FRONTE AI DELINQUENTI. Che non sa più cosa fare per compensare i pregiudicati, clandestini, illegali di ogni nazione (anche della nostra).
Il vero mistero è che ancora il 25 per cento degli italiani vota per questi oppressori liberticidi e malvagi; quanto basta per legittimare una dittatura. Ché poi, adesso, per non lasciare il potere ad altri,  stanno delineando un governo   con Berlusconi.  Il morto vivente plastificato, di cui ricordiamo solo la “competenza” imprenditoriale che esibì nel precedente salvataggio Alitalia:
“Berlusconi decise di sostenere Alitalia con 2,700 milioni di euro presi agli Italiani. 700 milioni furono di mancati introiti perche’ Berlusconi accetto l’offerta dei “capitani coraggiosi” inferiore di 700 milioni all’offerta Air France-KLM, piu’ 2,000 milioni di euro per pagare i debiti della bad company passati allo stato”.
E c’è un 13 per cento che ancora lo vota, il  Plastificato.
Dal Museo della Plastica di Milano.
Maurizio Blondet
fonte http://www.maurizioblondet.it/potere-dem-totalitarismo-dellincompenza/

SANTA ROSA, CA: inquietanti, misteriosi e devastanti incendi fanno pensare ad uso di armi militari ad ENERGIA DIRETTA!


Inquietanti, misteriosi e devastanti incendi hanno colpito Santa Rosa, in California.
Automobili con i cerchioni in lega completamente fusi.
Fabbricati devastati chirurgicamente.
Interi quartieri polverizzati, tranne gli alberi circostanti.
Sembra siano stati eseguiti con estrema precisione.
Che si sia trattato di esperimenti tramite armi militari ad energia diretta?    
Gli incendi di Santa Rosa, CA mostrano l’alluminio fuso dei cerchioni (in lega Alluminio-Silicio con punto di fusione a circa 700°C) che scende lungo il marciapiede mentre pini altamente infiammabili hanno ancora foglie verdi su di loro.
Le auto si sono fuse in strada fra i vigneti verdi a pochi metri di distanza.
Cestini in granito, WC in porcellana, caminetti in pietra e mattoni tutti trasformati in polvere.
I vetri delle auto letteralmente vaporizzati (1.427 °C il loro punto di fusione).
Cari amici, è accaduto qualcosa di molto innaturale.
I normali incendi selvaggi non causano tutto questo …..
Solo speciali armi ad energia diretta (DEWs) lo fanno !!
©Forbidden to Censor
Gary Neubauer II
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Tutti abbiamo visto in tv i terribili incendi che hanno colpito la California distruggendo case e vite, ma finito il disastro qualcuno ha fatto notare qualcosa di inquietante.
Le foto degli incendi mostrano l’alluminio fuso che corre lungo il marciapiede, mentre gli alberi di Pino “altamente infiammabili” hanno ancora foglie verdi !
Il legno non brucia e si consuma forse prima che un metallo si fonda?
Nella foto in alto in copertina un’auto è praticamente fusa in mezzo alla strada, ma a pochi metri di distanza troviamo dei vigneti perfettamente verdi, che, solo per il calore generato nelle vicinanze avrebbero dovuto bruciare o come minimo appassire…
Alcuni ipotizzano che questi terribili incendi siano stati provocati e che, non si tratti sono di fuoco normale, ma di armi militari ad energia diretta, le uniche che sono attualmente in grado di fondere un metallo lasciando intatto il legno a pochi metri di distanza.
Come? Con le microonde.
Lo scienziato “non ufficiale” Pier Luigi Ighina, italiano, famoso per la sua valvola antisismica e la macchina della pioggia, prima di abbandonare questo mondo aveva anche messo a punto una macchina in grado di fondere i metalli a distanza, e stiamo parlando di più di 50 anni fa! Immaginate ora quale evoluzione può aver avuto tale tecnologia in ambito militare.
Comunque Ighina scriveva:
I metalli sono materie aventi atomi fermi, cioè atomi che non si muovono se non vengono eccitati continuamente. Infatti, sintonizzando gli atomi dei metalli ed aumentandone le vibrazioni, si distaccano fra di loro e producono, come si dice, la fusione del metallo.  
Nel fare una di queste prove, osservai che con l’apparecchio si poteva sintonizzare il metallo in esame anche a una certa distanza, ma solo in determinati casi
Il primo esperimento a distanza eseguito nel 1946 nel tratto fra la piazza maggiore d’imola e la torre del mio laboratorio in via Aldrovandi, fu la fusione di metalli a distanza.  
Per non arrecare danni a terzi, formai un metallo composto da rame, stagno e molibdeno. Eseguii l’esperimento in presenza del giornalista Giuliano Canotti, redattore di un quotidiano bolognese, dell’agente di campagna Andrea Folli e dei suoi familiari.  
La fusione del metallo da me collocato nella stessa torre del mio laboratorio , venne eseguita dalla terrazza della casa del predetto signor Folli, in via Emilia,51. L’esperimento riuscì senza alcun inconveniente, e la fusione risultò perfetta.  
Altro esperimento venne da me eseguito nei sotterranei della cantina del Castellaccio, in via Romeo Galli,4 alla presenza di alcuni operai, ottenendo i medesimi risultati.  
Considerazioni :  
Chiaramente il device per la fusione a distanza va collegato alla macchina generatrice dei monopoli e controllato tramite essa. 
Non si può essere molto contenti d’una simile invenzione, qualunque banca o cassetta blindata non sarebbe più tale!
Teoria complottista? Forse, ma in quanto ad armi ad energia diretta che fondono i metalli a distanza, la Rai ormai più di 10 anni fa aveva trasmesso un inquietante documentario che parlava appunto dell’utilizzo di armi segrete e futuriste da parte degli americani contro la popolazione ignara dell’Iraq, cannoni laser in grado di perforare carri armati in pochi secondi, cannoni a microonde che hanno letteralmente sciolto dei civili all’interno di un autobus però rimasto intatto e altro ancora.

fonte https://disquisendo.wordpress.com/2017/10/16/santa-rosa-ca-inquietanti-misteriosi-e-devastanti-incendi-fanno-pensare-ad-uso-di-armi-militari-ad-energia-diretta/

CON UNA MOSSA INFAME, GENTILONI HA MESSO IN GINOCCHIO MEZZA ITALIA! CONDIVIDI ALL’ISTANTE QUESTA PORCATA.



L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

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E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo. Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per approdare al parlamento italiano per seguire l’iter legislativo ed essere votato. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.
Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.
Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.
Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. DemocraticamenteE quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.
Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.
Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/
https://www.notiziem5s.it/con-una-mossa-infame-gentiloni-ha-messo-in-ginocchio-mezza-italia-condividi-allistante-questa-porcata/