lunedì 13 febbraio 2017

Rottamatori d’Italia – Quarta Puntata


GOLPISTI E CABALA 

Dopo il golpe del 2011 orchestrato dai massoni di Thee Eyes Lodge per rimuovere l’ultimo presidente del Consiglio votato democraticamente dagli Italiani, alla presidenza si è alternata una pletora di fedeli officianti di rito massonico contro-iniziatico.
Tutti affiliati a Three Eyes o aspiranti tali.
kissinger-e-rockefeller
Kissinger e Rockefeller – I vertici di Three Eyes Lodge
Cronologia degli eventi:
A margine della riunione del Bilderberg Group1 (Bil) svoltasi a St. Moritz dal 9 al 13 giugno 2011 si tenne un incontro segreto.
Presieduto dal Gran Maestro dellaThree Eyes Lodge (TE2), David Rockefeller – alla presenza del plenipotenziario di TE Henry BloodyKissinger, di Joseph Ackermann (Deutsche Bank), di Peter Sutherland3 (Goldman Sachs International) e altri – venne deciso che l’incontrollabile Silvio Berlusconi andava rimosso e sostituito con Mario Monti. Non sappiamo se il Monti stesso avesse partecipato o meno a quell’incontro carbonaro dissimulato persino agli altri carbonari del Bil. Fatto sta che nel giro di pochi giorni Deutsche Bank svendette tutti i titoli di Stato Italiani che aveva in pancia. Contemporaneamente Goldman Sachs iniziò uno shorting sfrenato degli stessi titoli.
Scrive Claudio Messora:
Ecco una notizia di Milano Finanza, noto covo di complottisti. Ci sarebbe Goldman Sachs dietro all’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. La terza guerra mondiale non usa carri armati: le nazioni oggi si conquistano rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili.
Prosegue:
Nel rapporto “The Crisis of Democracy“, della Commissione Trilaterale di cui sia Mario Monti che Lucas Papademos[…] fanno parte (uno tra i tanti club “di ispirazione massonica ultraliberista statunitense”, per dirla alla Odifreddi su Repubblica.it, ma senza dimenticare il Bilderberg, l’Aspen Institute e tutti quei posti dove una certa èlite, da Monti a Tremonti a Draghi, discute amabilmente di strategie politiche ignorando che le sedi preposte esistono e si chiamano istituzioni) viene detto a chiare lettere che un eccesso di democrazia paralizza gli USA e gli stati dell’Europa dell’est. E si sottolinea che:
«Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato [prima degli anni ’60; nda] ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene».4
Messora, sempre nell’articolo citato ricorda una frase agghiacciante di Zbgniew Brzezinski, primo Sorvegliante di Three Eyes: «è più facile ammazzare milioni di persone che controllarle»
Questa è una delle risposte che van date agli autoreferenziali debunkers o sbufalatori che, scimmiottando il tedioso e apodittico Umberto Eco, attaccano tutti coloro i quali cercano di far affiorare la verità, accusandoli beceramente di “complottismo”.

Sono le stesse sedicenti Istituzioni a parlare di Nuovo Ordine Mondiale, come fa qui Matteo Renzi,
E a ruota il presidente emerito Giorgio Napolitano:
Per fortuna leader – pur controversi – come Vladimir Putin si frappongono ai disegni e ai complotti cabalistici della Cabala Massonica Contro-iniziatica di Three EyesWhite EagleEdmund BurkeHathor Pentalpha et similia, come dimostra questa risposta ferma e decisa all’eversiva Hillary Clinton (TE):
E’ palese che senza l’appoggio di Giorgio Napolitano (TE5), il golpe politico-finanziario del 2011 non avrebbe avuto luogo. Berlusconi ha pubblicamente denunciato l’esistenza di un coup d’état ai suoi danni. Ed ecco cosa ha replicato l’ex staliniano6:
«Ho pietà per le patologiche ossessioni di Berlusconi, per questo non lo querelo», ha scritto l’altro giorno Giorgio Napolitano in un foglietto fatto recapitare al capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani, durante le ultime votazioni sulla riforma del Senato.
L’ex presidente in aula, a sorvegliare che tutto andasse secondo i suoi desideri, cosa che in effetti è successa. È stato infatti lui a mettere in riga, dall’alto della sua «autorità morale», i dissidenti del Pd che quella riforma non l’avrebbero mai votata. Il vecchio comunista mai pentito si vuole godere lo spettacolo di cui scrisse la sceneggiatura nel segreto delle stanze del Quirinale: tutto il potere alla sinistra, annientamento del centrodestra berlusconiano. Ha «pietà» per chi sostiene che per fare questo lui ha violato il giuramento di difendere la Costituzione, ha tramato con imprenditori e banchieri, ha preso accordi con Stati esteri, ha attirato a sé con la lusinga leader politici del centrodestra (da Fini ad Alfano) per provocare scissioni, ha permesso l’espulsione del leader dell’opposizione dal Senato facendo applicare una legge in modo retroattivo. Le chiama «patologiche ossessioni» quando invece sono fatti accertati e documentati da più fonti. […]
Con le sue decisioni, comunicate e probabilmente concordate con soggetti privati (l’imprenditore Carlo De Benedetti, il banchiere Corrado Passera, il rettore della Bocconi Mario Monti), Napolitano, da presidente della Repubblica, ha sovvertito la volontà popolare, alterato gli equilibri parlamentari, impedito il libero esercizio del voto.
E per il futuro non c’è da stare tranquilli, se a Napolitano sarà concesso di tessere la sua tela dentro e fuori dal Senato. Vorrebbe dire che i protagonisti del complotto del 2011 sono ancora attivi. Dopo aver fatto passare per banditi e matti i cittadini ungheresi che nel 1956 si volevano liberare del giogo del comunismo sovietico, ora Napolitano ci prova con quelli Italiani che si sono riconosciuti e si riconoscono in una stagione politica di libertà. Cose per cui nei suoi confronti non proviamo alcuna «pietà». È un uomo pericoloso e in malafede.7
Ma “re Giorgio” Napolitano si lasciò sfuggire il reale motivo per cui non sporse querela contro Berlusconi, altro che “pietà”: «Ho letto attribuite a Berlusconi parole ignobili, che dovrebbero indurmi a querelarlo, se non volessi evitare di affidare alla magistratura giudizi storico-politici»,8
Il suo vero terrore restava e resta – pertanto – che magistrati onesti e tenaci, come Ingroia o Di Matteo a lui totalmente invisi, abbiano la possibilità di mettere le mani sulla materia oscura del golpe italiano 2011, eterodiretto dalla Massoneria ultrareazionaria e antidemocratica.
Godibile questo intervento di Marco Travaglio su quello che definisce, a ragione, “Il Golpe di Napolitano”:
Proprio in questi giorni giunge l’ennesima conferma che quello del 2011 fu un golpe latomistico-finanziario:
Vi ricordate lo spread? L’Italia sull’orlo del fallimento e Napolitano che già nella primavera-estate del 2011 dice a Mario Monti: scaldati, tra poco tocca a te? È quando la ragnatela di cancellerie straniere, banche e mammasantissima vicini al Quirinale mette Berlusconi all’angolo e lo costringe a gettare la spugna per «il bene degli italiani». La crisi economica, quella che ancora non finisce, è vera, ma la tempesta finanziaria sull’Italia fu creata a tavolino. La democrazia ripudiata perché non ci si può fidare degli elettori italiani. Lo spread come arma di una sorta di colpo di Stato. Fantapolitica? Solo per chi non vede e non vuole vedere. Adesso la procura di Trani mette sotto inchiesta la Deutsche Bank accusandola di aver manipolato il mercato. La banca tedesca deve chiarire la massiccia vendita, nel primo semestre 2011, di 7 miliardi di euro di titoli di Stato italiani. Il sospetto è che le ragioni non fossero solo economiche. Aveva ragione Berlusconi? Ora si può dire di sì.9
Icastico Magdi Allam:
L’Italia è l’unico Paese occidentale formalmente democratico e l’unico Stato formalmente di diritto in cui di fronte a prove inconfutabili sul perpetramento di un colpo di stato finanziario che il 12 novembre 2011 costrinse il capo del governo Silvio Berlusconi a rassegnare le dimissioni, la magistratura non ha nemmeno aperto un fascicolo, il presidente della Repubblica se ne lava le mani con un comunicato in cui dice che non ne sapeva nulla, la classe politica nega l’evidenza reiterando le tesi sull’impennata dello spread e sullo sfaldamento della maggioranza, che in realtà furono gli strumenti del complotto, i maggiori organi di comunicazione fanno quadrato a difesa della versione ufficiale, mentre gran parte degli italiani non sa nulla di ciò che è successo.
Come è possibile che, nonostante sia stata violentata la nostra democrazia, violato lo stato di diritto e sottomessa l’Italia a una dittatura finanziaria ed eurocratica, non ci sia stata una ribellione popolare, Napolitano non abbia usato toni forti a difesa della sovranità e indipendenza della Repubblica, il Parlamento non si sia mobilitato contro l’indebita ingerenza straniera, la stampa e le TEevisioni non si siano scatenate per far emergere tutti i tasselli del colpo di stato e, soprattutto, la magistratura non è intervenuta d’ufficio in presenza di un reato manifesto?
Prosegue Allam parlando di un vero e proprio sonno della ragione, istituzionale e collettivo,
L’avvocato Marco Mori dell’associazione «Salviamo gli italiani», in un esposto contro il colpo di stato finanziario ai danni di Berlusconi che sarà depositato in settimana alla Procura della Repubblica, ipotizza i reati di «attentato contro l’integrità e l’indipendenza dello Stato» (art. 241 c.p.), «associazioni sovversive» (art. 270 c.p.), «usurpazione di potere politico» (art. 287 c.p.), «attentato contro i diritti politici dei cittadini» (art. 294 c.p.). L’esposto è a carico dei membri del governo, di Giorgio Napolitano, Angela Merkel, nonché dei governatori della Banca Centrale Europea e Banca d’Italia, Jean Claude Trichet e Mario Draghi.
Ancor prima delle dimissioni di Berlusconi e tre anni prima delle ammissioni di Hans-Werner Sinn, Lorenzo Bini Smaghi, Luis Zapatero e Tim Geithner, e delle rivelazioni di Alan Friedman, Edward Luttwak e Ambrose Evans-Pritchard, denunciai sul Giornale che «in Italia si sta consumando un colpo di stato finanziario che imporrà alla guida del governo l’economista Mario Monti voluto da Bce, Fmi e Commissione Ue». […]
Il colpo di stato finanziario contro Berlusconi ha di fatto posto fine alla nostra democrazia parlamentare. Da quando fu imposto Monti anche i suoi due successori, Letta e Renzi, sono stati designati aggirando il Parlamento che, considerando che all’80% si riduce a recepire le direttive e i regolamenti europei, è stato pressoché svuotato della sua funzione istituzionale. Eppure gli italiani sembrano non accorgersene. C’è una sentenza che ha bocciato la legge elettorale come incostituzionale, ma il Parlamento, il governo e Napolitano, designati dalla legge incostituzionale, fanno finta di niente. E agli italiani sembra tutto normale. Ci sono 4 milioni e 500mila italiani che non hanno i soldi per comperare il pane, ogni giorno muoiono circa mille partite Iva, tutti dicono che non ce la fanno più, eppure non succede nulla. Quando usciremo dal sonno della ragione10 e riscatteremo il nostro inalienabile diritto alla vita, dignità e libertà?11

DA MOODY’S PARTE LA TEMPESTA PERFETTA

La temperie del 2011 ha un prodromo ben preciso: il 6 maggio 2010, quando l’agenzia di rating Moody’s manipolò il mercato con dati ormai considerati falsi sui “titoli tossici”.
la Procura di Trani, autentica bête noire della pervertita Internazionale Cabalistico-Finanziaria inchioda Moody’s e le altre discreditate agenzie di rating internazionale:
Gli analisti di Moody’s Robert Abertcomby e Johannes Wassemberg “fornivano intenzionalmente ai mercati informazioni tendenziose, distorte (e come tali falsate)”. Sono queste le parole scelte dal pm Michele Ruggiero di Trani per l’atto di chiusura delle indagini sull’agenzia di rating Moody’s. Il magistrato ha messo in risalto la “scelta mirata dei tempi” e “l’impiego di tecniche argomentative suggestive, ambigue e foriere di allarme”. Il pm ha spiegato che  il rating di Moody’s sull’Italia, diffuso il 6 maggio scorso a mercati aperti, ha suggerito “intenzionalmente” agli operatori finanziari “una relazione tra il rischio Grecia e la rischiosità delle banche italiane (…): relazione e rischiosità a quella data inesistenti e tuttavia proprio in diretta conseguenza dell’annuncio percepite come realmente esistenti”. I due analisti, il vicepresidente Abercromby e il direttore finanziario Wassemberg, continua Ruggiero, “ponevano in essere artifici a carattere informativo concretamente idonei a incidere sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari” e “a provocare un sensibile deprezzamento dei titoli”. L’ipotesi quindi è che il tutto fosse fatto per ottenere “un sensibile deprezzamento dei titoli bancari italiani”. […] I danni causati dalle “tre sorelle del rating” al sistema Italia, [sono stati] quantificatiin 120 miliardi di euro dalla Corte dei Conti. (ilFattoQuotidiano).
Qui la trama diventa succosa. Già, perché il confratello Mario Monti ha sempre sottaciuto di essere nel board di Moody’s, tanto che solo due anni dopo scoppiò lo scandalo.
Ma prima di allora il Monti, nel pieno dell’apatia dovuta alle feste natalizie, il 3 gennaio 2012, in qualità di ministro ad interimdell’Economia e delle Finanze, aveva versato alla merchant bank Morgan Stanley, 2,567 miliardi dollari,
La chiusura dell’operazione è costata 2, 567 miliardi, poco più della somma che ora manca per la riforma degli ammortizzatori sociali. Fonti del Tesoro spiegano che l’input a chiudere il contratto è venuto dalle autorità di vigilanza americane che hanno chiesto a Morgan Stanley di rivedere alcune sue posizioni in derivati “e ormai i rapporti del Tesoro con la banca sono ai minimi termini”. Ma se le cose stessero così, se la colpa fosse tutta americana, non si capirebbe perché il salasso sia stato a carico dello Stato. Secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, la scelta di chiudere in anticipo lo swap con Morgan Stanley è stata presa dal Tesoro. […] Il disastroso derivato del 1994, assicura il Tesoro, è un caso unico, che non si ripeterà mai più.(ilFattoQuotidiano)
Non è la prima volta che Moody’s – nell’ambito della sovversione internazionale e antidemocratica portata avanti da Three Eyes & Co – ha prodotto dati manipolati per aggredire la sovranità nazionale e la democrazia in Italia. Nel 1992…
in contemporanea con la nomina del governo Amato, l’agenzia di “rating” newyorchese Moody’s annunciò, con la sorpresa di molti, che avrebbe retrocesso l’Italia in serie C dal punto di vista della credibilità finanziaria. Questo,senza che le cifre del debito italiano fossero cambiate drasticamente (la tendenza al deficit era nota almeno da due anni) e senza alcun rischio di insolvenza da parte dello statoLa giustificazione di Moody’s fu che il nuovo governo non dava sufficienti garanzie di voler apportare seri tagli al bilancio dello stato.
Negli ambienti finanziari internazionali, Moody’s è famosa perché usa come arma “politica” la sua valutazione di rischio, tale che beneficia interessi angloamericani a svantaggio di banche rivali o come nel caso dell’Italia, di intere nazioni. Il presidente della Moody’s, John Bohn, ha ricoperto un’alta carica nel ministero del Tesoro USA sotto George Bush.
La mossa di Moody’s costrinse il governo Amato ad alzare i tassi d’interesse sui Bot per non perdere gli investitori. Essa segnalò anche l’inizio di una guerra finanziaria contro la lira. Secondo fonti ben informate, i più aggressivi speculatori contro la lira, nell’attacco del luglio 1992furono la Goldman Sachs e la S.G. Warburg di Londra. Ribadiamo che la speculazione ebbe un movente principalmente politico, non finanziario che, purtroppo, ebbe successo. L’Italia fu costretta ad abbandonare lo SME e il governo varò un piano di tagli e annunciate privatizzazioni per ridurre il deficit.
Ciò che Amato non ha mai detto è che la svalutazione della lira nei confronti del dollaro ha dato agli avventurieri della Goldman Sachs e delle altre finanziarie di Wall Street un grande “vantaggio”. Calcolato in dollari, l’acquisto delle imprese da privatizzare è diventato, per gli acquirenti americani, circa il 30% meno costoso. Lentamente, specialmente dopo l’ultimo attacco speculativo dell’inizio dell’anno, la lira si va assestando sul valore “politico” di circa 1000 lire a marco, esattamente il valore indicato dalla Goldman Sachs nel luglio scorso come “valore reale” della moneta italiana.
Come mai questa “coincidenza”? Come mai la finanziaria newyorchese ha appena aperto un ufficio operativo in un paese che secondo i suoi criteri sprofonda nella crisi? Come mai un economista come Romano Prodi, “senior adviser” della Goldman Sachs, suggerisce di privatizzare alla grande, vendendo tutte e tre le banche d’interesse nazionale (Banca Commerciale, Credito italiano, Banca di Roma), più il San Paolo di Torino, il Monte dei Paschi di Siena e l’Ina (Convegno presso l’Assolombarda il 30 settembre 1992)?
Lo stesso Prodi, che nel passato è stato a capo dell’IRI, oggi sembra aver sposato completamente la causa neoliberista angloamericana, tanto da aver proposto, a metà novembre, che l’Europa applichi verso i paesi dell’est una politica simile a quella dell’accordo di libero scambio siglato tra Stati Uniti, Messico e Canada (NAFTA). Un tale trattato darebbe il via libera alle grandi imprese per trasferire le loro attività all’est, dove la forza lavoro costa meno (è quanto è avvenuto ai confini tra Stati Uniti e Messico)Ciò aggraverebbe la crisi all’ovest e condurrebbe, nel medio-lungo termine, ad un abbassamento della produttività anche all’est, dato che la manodopera sottopagata è anche meno qualificata. (marcorundo.wordpress.com)
Il cabalista nonché squalo finanziario Warren Buffet controlla sia Morgan Stanley che Moody’s.
Ciò va sottolineato: Moody’s è una controllata di Morgan Stanley.
il primo azionista di Moody’s, con il 13,4% del capitale, risultava a fine dicembre del 2009 secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha con il suo fondo Berkshire Hathaway. Al secondo posto con il 10,5% ecco comparire Fidelity uno dei più grandi gestori di fondi del mondo. E poi è un florilegio di gente che di mestiere compra e vende titoli: si va da State Street a BlackRock a Vanguard a Invesco a Morgan Stanley Investment. Insomma i più grandi gestori di fondi a livello mondiale sono azionisti di Moody’s. E guarda caso lo stesso copione si riproduce in Standard&Poor’s: ecco nell’azionariato comparire in evidenza, a fine 2009, i nomi di Blackrock, Fidelity, Vanguard. Gli stessi nomi. Il che pone una domanda. Che ci fanno gestori di fondi nel capitale di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende? La prima risposta è semplice: si sta lì perché si guadagna e perché i fondi in America sono da sempre gli investitori istituzionali per eccellenza. La seconda è più maliziosa, ma indotta da questa strana presenza. Stare nel capitale di chi determina i destini di una miriade di società magari è utile per avere accesso a informazioni privilegiate. Se so che un’emissione verrà bocciata, vendo prima che sia resa pubblica. Certo è un’illazione, ed è vero che esistono i muri cinesi. Ma quei muri sono stati oltrepassati tante di quelle volte che un filo di sospetto rimane. (ilsole24ore)
«A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina» diceva Andreotti ed è più che evidente ritenere che a dare l’input a Moody’s di emanare il famoso report-tarocco del 6 maggio 2010 sia stata proprio la controllante Morgan Stanley, che avrebbe guadagnato quasi tre miliardi di dollari con il “disastroso derivato del 1994” grazie all’esplosione dello spread bund/btp, innescato proprio dal report bufala del 2010 emesso dalla controllata Moody’s.
Ma chi autorizzò nel Ministero del Tesoro e in Banca d’Italia l’acquisto del “derivato del 1994” e di altri consimili con le annesse disastrose clausole?
Va, infatti, sottolineato che il “disastroso derivato del 1994” prevedeva un codicillo del tutto anomalo a favore di Morgan Stanley:
Sullo scioglimento anticipato da parte di Morgan Stanley di un contratto derivato in essere con la Repubblica italiana, decisione costata alla Penisola un esborso da 2,5 miliardi di euro, è stata aperta un’inchiesta. Il pm di RomaNello Rossi, riferisce Il Sole 24 Ore, ipotizza il reato di manipolazione del mercato in relazione alla clausola invocata dalla banca d’affari statunitense all’inizio del 2012 per chiudere anzitempo quello strumento finanziario sottoscritto dal Tesoro nel 1994. Su quel codicillo si sono accesi i riflettori dopo che è emerso come Morgan Stanley possedesse all’epoca una piccola quota (2,75%) nel capitale dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che poco prima della richiesta della banca di monetizzare la sua posizione aveva tagliato la valutazione del debito sovrano di Roma con una decisione finita al centro di un’inchiesta della procura di Trani.
La Corte dei Conti ha acceso i fari su questo e su un altro famigerato derivato sottoscritto in quegli anni:
L’accusa è pesantissima e apre scenari inediti: sarebbe stato commesso un danno erariale da 3,8 miliardi di euro nella ristrutturazione dei derivati sottoscritti dal Tesoro con la banca d’affari Morgan Stanley avvenuta nel 2012. A formularla è la Procura regionale della Corte dei conti del Lazio guidata da Raffaele De Dominicis grazie alle indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria di Roma. Al centro, le clausole capestro fatte valere dalla banca a fine 2011 e garantite dal Tesoro. I cui vertici – risulta al Fatto – sono ora “molto preoccupati”.
Poche cose in Italia sono coperte da segreto come i derivati di Stato sul debito pubblico. Al momento, stanno causando una perdita potenziale di 42,6 miliardi (dati 2014), ma non si può sapere se sarà effettiva perché i contratti sono segreti. I derivati sono una scommessa tra due soggetti: se si verificano alcune circostanze, uno perde e l’altro vince. I più diffusi, e usati dal Tesoro nel periodo che precedette l’ingresso dell’Italia nell’euro, sono gli Swap, utilizzati per proteggersi dal rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato, come quello sperimentato nel 2011. Se questi salgono, il Tesoro risparmia, viceversa ci perde, come sta avvenendo ora. A oggi, l’Italia ci ha perso più di tutti in Europa: 23,6 miliardi nel 2011-2015, su un ammontare complessivo di 160 miliardi.
La vicenda Morgan Stanley è nota. A gennaio 2012 – governo Monti – quando lo spread era a 500 punti, il Tesoro ristruttura, perdendoci, 5 contratti derivati sottoscritti con la banca in un accordo quadro del 1994. Per i magistrati contabili, i dirigenti che li firmarono dovrebbero ora rispondere del danno. I nomi non vengono fatti, ma la preoccupazione del ministero è facile da intuire. In quel periodo al governo c’è Carlo Azeglio Ciampi, ed è un’epoca frenetica, con il Tesoro che cerca di rispettare i parametri di Maastricht per entrare nell’Eurozona. Ministro è Piero Barucci e direttore generaleMario Draghi. A dirigere il dipartimento del debito pubblico c’è Vincenzo La Via, attuale direttore generale del dicastero. Il suo sostituto, Maria Cannata, in un’audizione ha spiegato che ad approvare l’accordo fu Mario Paolillo, all’epoca alto dirigente del Tesoro, ora deceduto. Ma queste operazioni non si fanno all’insaputa dei vertici, e infatti se venissero ripetute ora, a firmare sarebbe la Cannata. La vicenda emerge nella relazione generale tenuta da De Dominicis per l’inaugurazione dell’anno giudiziario e svelata dai deputati di Alternativa libera Possibile: “Vista la portata della notizia, ci chiediamo dove sia la relazione che la Commissione Finanze della Camera doveva fare e di cui si sono perse le tracce nel rimpasto dei vertici. Perché non vengono fornite informazioni sui contratti?”, accusa il deputato Massimo Artini.
Torniamo al 1994. Nell’accordo quadro, il Tesoro garantisce alla banca una clausola “unilaterale” Additional termination events (Ata): se si fosse trovato esposto oltre un certo livello, Morgan Stanley “poteva chiedere la chiusura del portafoglio”. E questo perché il Mef “non aveva prestato la garanzia a collaterale (contante o titoli)” prevista dall’accordo. Il ministero non l’ha fatto, perché la garanzia avrebbe fatto salire deficit e debito, che invece si voleva far scendere per entrare nell’euro. Per i pm contabili, questo buco rende i contratti “non idonei” a stabilizzare il debito e il Tesoro doveva astenersi dal siglarli visto che la soglia era così bassa da venire superata quasi subito.
Le accuse di “malagestio” sono gravi e documentate: pochi uomini preposti alle operazioni; strumenti inadeguati, contratti volutamente “speculativi” etc. E poi la botta: “Le procedure adottate dal ministero violavano le norme di contabilità generale dello Stato” e “in diversi casi sembravano orientate unicamente e senza un valido motivo a favorire la banca”. Per due contratti (interest rate swap), la ristrutturazione “venne proposta da Morgan Stanley senza un valido motivo e accettata dal Mef senza esercitare alcun ruolo attivo”. (ilFattoQuotidiano)
La Cannata di Bankitalia prova a scaricare ogni responsabilità su Mario Paolillo, che è morto e quindi impossibilitato a difendersi. Invece va citato il fatto che sia Carlo Azeglio Ciampi (allora presidente del Consiglio dei Ministri) che Mario Draghi (allora Direttore Generale del Tesoro) sono – come rivelato da Gioele Magaldi nel suo più volte citato saggio “Massoni” – affiliati all’eversiva loggia sovranazionale Three Eyes.
A chiusa dell’affairericordiamo ai lettori che sia il figlio di Mario Draghi che quello di Monti attualmente lavorano come strapagati dirigenti di Morgan Stanley. E’ così che si chiude il cerchio degli “affari” nell’ambito del circuito latomistico ultrareazionario di Three Eyes et cetera.
Tutti i confratelli guadagnano, moltissimo
I cittadini onesti – anestetizzati dal consumismo e drogati dalla dis-informazione massonica – sempre più impotenti, impauriti e impoveritipagano in denaro e libertà perdute il salatissimo conto.
Attenzione, però. A breve le cose potrebbero addirittura peggiorare. Se passasse il criminale TTIP voluto da Barack Obama, il pupazzo massonico simil-presidenziale imposto da George Soros e dal destabilizzatore mondiale di “Three Eyes Lodge” Zbgniew Brzezinski, la Procura di Trani e tutte le altre Procure Italiane non potrebbero più indagare sullepluricondannate merchant bank Deutsche BankGoldman SachsJPMorgan ChaseMorgan Stanley, e sulle autoreferenziali agenzie di rating quali Moody’sStandard & Poor’sFitch et similia:


DAL MASSONE MONTI E DAL PARAMASSONE LETTA ARRIVIAMO AL WANNABE RENZI

Dopo Letta, il Napolitano ci ha imposto l’ultimo premier segnalato dai Poteri Forti Internazionali o per meglio dire dallaCabala Bancario-Massonica.
Esso è Matteo Renzi.
Dipinto a fosche tinte da Ferruccio De Bortoli che lo tratteggia come “il maleducato caudillo di Rignano”, “dall’odore stantio di massoneria”, il Renzi è il tipico rappresentante del politico populisto-qualunquista, malato della sindrome del “Bandwagon Effect”, assetato di prebende e potere, che punta il dito contro gli oppositori accusando, loro di essere populisti, qualunquisti e magari anche fascisti.
Mossad
Mossad – Illustrazione di David Dees
Quali sono i Poteri Forti che hanno sostenuto la nomina del Renzi?
Un indizio pesante ce lo fornisce l’amicizia granitica con Michael Ledeen (affiliato alle Ur-Lodges “White Eagle” e “Hathor Pentalpha”), tanto che, mentre Maria Elena Boschi al matrimonio del contubernale del Renzi, Marco Carrai, brillava per la sua assenza, il giornalista e storico ebreo Ledeen c’era.
Per inciso, al matrimonio era presente anche Francesca Immacolata Chaouqui, la “Papessa” dello scandalo Vatileaks insieme al marito Lanino.
Erano presenti. inoltre, il potentissimo pluri-indagato Vice Presidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona e l’ambasciatore USA in Italia, John R. Phillips, sodale del massone “Three Eyes” Bill Clinton.
Va ora precisato che il mentore americano di Renzi, il Ledeen appunto, sembrerebbe essere stato estromesso dall’establishment USA poiché agente doppio del pericoloso e infido Mossad, a cui sarebbe legato anche l’amico del cuore di Renzi, Carrai.
Le amicizie d’Oltreoceano [di Renzi, ndr] rischiano di complicare la partita. Anche perché queste amicizie, che secondo la Cia hanno a che fare con le spie del Mossad, tirano in ballo lo stesso Renzi. Come ricostruisce il Fatto Quotidiano, infatti, nel 2006 la Provincia di Firenze paga a Ledeen un viaggio nel capoluogo toscano. È qui che i due si conoscono. Un paio d’anni dopo Renzi vola in America per vederlo di nuovo. Il link tra Ledeen e Renzi resta comunque Carrai che intrattiene buoni rapporti pure con Noar Gilon, dal 2012 ambasciatore d’Israele. Non è infatti un mistero che Carrai abbia profondi interessi a Tel Aviv dove, come rivela il Fatto Quotidiano, “sono presenti due società a lui riconducibili con soci pesanti in Israele come Jonathan Pacifici e Reuven Ulmansky, veterano della Nsa, ex Unità 8200, dell’Israel Defence Force”.
Ledeen è da tempo sotto gli obiettivi del Pentagono. Almeno da quando conosce Gilon all’American Israeli Public Affair Committee (Aipac). I loro rapporti sarebbero emersi in una recente inchiesta che ha portato alla luce un flusso illegale di informazioni riservate al Mossad e che ha portato alla condanna di Lawrence Franklin, analista dell’ex sottosegretario alla Difesa Douglas Feith, a 12 anni di carcere.12
E’ rilevante citare l’ultimo cassiere dei DS, Ugo Sposetti, il quale affermò che «dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana».
Di questa affinità elettiva che unisce Carrai-Renzi-Ledeen scriveva ilSole24ore poco giorni prima che il fiorentino detronizzasse Enrico Letta, sostituendolo alla presidenza del Consiglio dei Ministri:
Matteo Renzi e il suo collaboratore Marco Carrai amano molto l’America. E nella vasta rete di contatti che vi hanno costruito spiccano due figure quasi opposte: Matt Browne e Michael Ledeen.
Browne ha 41 anni, è stato uno dei più stretti collaboratori di Tony Blair in Gran Bretagna e ora fa parte del più vivace think tank neo-progressista americano assieme a John Podesta, l’ex braccio destro di Bill Clinton recentemente ingaggiato da Barack Obama come consigliere.
Attraverso il filtro di Carrai, Browne ha introdotto Renzi a Blair, al fratello dell’attuale leader del partito Labour britannico David Miliband e a molti democratici americani.
Michael Ledeen invece ha 73 anni e ha lavorato nelle Amministrazioni di Ronald Reagan e di George W. Bush distinguendosi in entrambi i casi per le sue iniziative da freelance dell’intelligence. La prima è consistita nello scambio tra missili e ostaggi con l’Iran di Khomeini, un’operazione clandestina passata alla storia con il nome di Irangate. Una commissione di inchiesta parlamentare la definirà “episodio imbarazzante” ed “esemplare dei rischi di iniziative fuori dai canoni”. Anche perché che l’iraniano individuato e patrocinato da Ledeen come perno dell’intera operazione, Manucher Ghorbanifar, era risultato un inaffidabile faccendiere e acclarato bugiardo.
Quindici anni dopo, il nome di Ledeen è riemerso in un’altra inchiesta parlamentare su un’altra operazione da lui escogitata. Parliamo di un “summit” segreto organizzato a Roma nell’ottobre del 2011 tra due funzionari del Pentagono e i vertici del Sismi per valutare un’operazione di spionaggio in Iran. E chi era il perno di quell’operazione? Ghorbanifar. Ça va sans dire che quell’iniziativa aveva un costo – 25 milioni di dollari. E che è finita nell’elenco degli “episodi imbarazzanti”.13
In realtà, grazie a Gioele Magaldi e al suo “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges” abbiamo una nuova chiave ermeneutica, grazie a cui scopriamo che i Bush, i Clinton, gli Obama, i Blair, apparentemente agli antipodi politicamente, appartengono allo stesso circuito latomistico ultrareazionario e contro-iniziatico e identico è lo scopo che essi perseguono:
abbattimento di tutti i diritti sociali, liquidazione delle democrazie e della sovranità statale, il ritorno al Neofeudalesimo in cui da una parte sono posti ci sono i padroni (loro) e dall’altra i servi (noi), insieme al più vasto piano di sterminio di massa della Storia Umana ove miliardi di useless eaters (“mangiatori inutili” – come ci definiscono i massoni contro-iniziatici David Rockefeller e Bloody Henry Kissinger) verranno lasciati morire di inedia, malattie e stenti.
E non dobbiamo dimenticare gli infiniti punti di contatto e le commisitioni tra la Società Fabiana, a cui appartiene il Blair, e l’Ordine Ermetico della Golden Down14, dedito, grazie ad Aleister Crowley, a pratiche orgiastico-sataniche tra le quali spicca l’evocazione rituale dell’entità-eggregora Babalon15.
Michael Ledeen sarebbe stato
consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Un oscuro signore protagonista di colpi di stato, coinvolto nella strage di Bologna, teorico di tutte le guerre nel medio oriente nonché interprete simultaneo della telefonata fra Craxi e Reagan a Sigonella dove lo stesso cambio’ le parole di Reagan facendo rischiare volutamente lo scontro a fuoco fra militari italiani e americani.
Per l’ economia invece Renzi si affida a Yoram Gutgeld deputato PD con cittadinanza israeliana a Marco Carrai, che ha addirittura propri interessi in Israele, cosi come Marco Bernabè anche lui legato a TE Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures. […]
Ciò che comincia ad emergere con sempre più determinazione è una verità alquanto allarmante: Matteo Renzi è l’uomo imposto dai poteri forti internazionali, dalla destra repubblicana neocon, da Israele, dall’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone.
Una pedina manovrabile e dipendente, priva di autonomia, non interessato a difendere gli interessi nazionali ma pronto a rispondere positivamente e con entusiasmo a qualsiasi porcheria proveniente dalla Casa Bianca o da Tel Aviv come per esempio, un attacco militare alla Siria di Assad.
Per quanto riguarda le politiche sociale attendiamoci un ulteriore selvaggio attacco allo Stato Sociale ed alle fasce piu’ deboli. Qui non abbiamo a che fare piu’ con i vecchi padroni delle ferriere ma con i moderni affamatori di popoli, quelli della finanza creativa per pochi e distruttiva per molti.16
Malgrado le smentite, il Ledeen avrebbe avuto notevoli punti di contatto con la Loggia deviata P2 di Licio Gelli, tanto che il faccendiere piduista Francesco Pazienza lo cita innumerevoli volte nelle memorie depositate agli atti della Commissione P217.
Non è ultroneo precisare che la loggia massonica Propaganda 2 (P2) è stata la “filiale” italiana dell’eversiva Three Eyes Lodge.18
Scrive Sergio Flamigni, eminente membro della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2, in “Trame atlantiche. Storia della Loggia massonica segreta P2″, Kaos Edizioni:
Nell’ambito del Sismi, per mano [del colonnello Federigo Mannucci] Benincasa e del maggiore Umberto Nobili, viene confezionato un nuovo messaggio anonimo contro il Venerabile, accusato di essere il mandante della strage di Bologna. Il messaggio, privo di qualunque consistenza probatoria, contiene informazioni legate all’attività di Gelli durante la guerra, con particolari noti solo ai servizi segreti. Si tratta di un nuovo «avvertimento» rivolto al Venerabile: infatti la manovra è legata al disegno di cui parla Pazienza di scalzare Gelli in modo «indolore». Il Venerabile, conscio del difficile frangente e delle insidie mosse al suo potere dall’interno dei servizi segreti, reagisce e contrattacca, confezionando la lunga intervista «ufficiale» pubblicata dal «Corriere della Sera» nell’ottobre 1980. Con l’intervista, nella quale esalta la forza della «P2» e adombra alcuni tratti del suo progetto politico, Gelli esce definitivamente allo scoperto; benché il fatto di violare la segretezza – base del suo potere – sia un fattore di debolezza e un chiaro segnale di difficoltà, il Venerabile parla pubblicamente della «P2» anche perché ha già provveduto a trasferirne all’estero – nella «Loggia di Montecarlo» – la componente più segreta. Della difficile situazione di Gelli sembra essere perfettamente al corrente l’onorevole Andreotti, il quale infatti ricambia gli auguri del Venerabile per il Natale 1980 inviandogli un poetico biglietto augurale con impresso un aforisma di Victor Hugo: «Siate come l’uccello posato per un istante su dei rami troppo fragili, che sente piegare il ramo e che tuttavia canta sapendo di avere le ali» – un’allusiva metafora degna del miglior Pecorelli… Intanto l’intraprendente Pazienza, avvalendosi del denaro e delle attrezzature del Sismi e della collaborazione dell’agente siciliano «Z» (l’avvocato Michele Papa, amico del piduista Musumeci e del Venerabile Grimaudo), rende un importante servigio al Partito repubblicano Usa mediante l’Operazione Billygate, contribuendo alla vittoria elettorale del repubblicano Reagan sul democratico Carter. Al banchetto di insediamento di Reagan alla Casa bianca sono presenti tra gli invitati sia Pazienza sia Gelli; ma Pazienza sembra godere di un particolare riguardo, e viene fotografato insieme al nuovo presidente Usa. Il 7 febbraio 1981, Gelli scrive a Philip Guarino (il quale dispone di un ufficio all’interno della Casa bianca) chiedendogli l’elenco dei documenti necessari per la residenza in Usa – il Venerabile, infatti, si prepara a lasciare l’Italia, trasferendo negli Stati Uniti anche buona parte delle sue attività finanziarie. Ma i suoi piani vengono travolti dall’arresto del massone siculo-americano Joseph Miceli Crimi da parte della magistratura milanese che indaga sul falso rapimento di Sindona: le ammissioni di Miceli Crimi portano alle perquisizioni di Castiglion Fibocchi e Arezzo del 17 marzo 1981.
I recenti sviluppi della scandalo Carrai-Ledeen-Mossad disvelati dallo scoop de “il Fatto Quotidiano” sono ancora più dirompenti, malgrado il fatto che
in Italia di [Ledeen] si sa poco, nonostante […] abbia superato i 70 anni. Meno ancora si conosce del suo legame con il 40enne Carrai, che definisce il premier “mio fratello”. Si sa che i due sono molto legati. Tanto che Ledeen è arrivato da Washington a Firenze nel settembre 2014 per partecipare al matrimonio dell’amico di cui Renzi era testimone. Un rapporto coltivato negli anni. E allargato all’attuale premier nel 2006 quando la Provincia di Firenze pagò un viaggio a Ledeen, da Washington al capoluogo toscano, organizzato da Carrai, all’epoca capo gabinetto di Renzi, per far conoscere a suo “fratello” l’amico statunitense. Nell’autunno 2008, sempre a spese della Provincia, Renzi assieme a Carrai fa il tragitto inverso e ricambia la visita.
In Italia Ledeen ha altri buoni amici, condivisi con l’amico aspirante 007. In particolare Noar Gilon, dal 2012 ambasciatore d’Israele a Roma. Da allora il diplomatico è apparso più volte al fianco del futuro consulente del Dis. Nella Capitale e a Firenze. Insieme hanno organizzato un convegno con Confindustria sponsorizzato anche da Aeroporti Toscani (società presieduta da Carrai). Ma soprattutto hanno pianificato la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Firenze lo scorso agosto, accogliendolo al suo arrivo a Peretola e presentandolo poi a Renzi con una cerimonia a Palazzo Vecchio.
Carrai ha interessi privati a Tel Aviv, dove sono presenti due società a lui riconducibili con soci pesanti in Israele comeJonathan Pacifici e Reuven Ulmansky, veterano della Nsa, ex Unità 8200, dell’Israel Defence Force. Legami importanti, che porterà con sé sotto il mantello di consulente del Dis.
Ledeen e Gilon si conoscono almeno dal 1996. Il loro rapporto è nato a Washington. E si è sviluppato e consolidato attraverso l’Aipac, l’American Israeli Public Affaire Committee: la lobby pro Israele negli Stati Uniti, la più potente al mondo, il cui sostegno è ritenuto fondamentale per arrivare alla Casa Bianca. Il 21 marzo sia il repubblicano Donald Trump sia la democratica Hillary Clinton sono intervenuti al convegno Aipac. Ma per quanto ritenuta determinante dalla politica è temuta dai servizi di sicurezza americani e monitorata perché in due casi sono stati individuati all’interno della lobby uomini dei servizi segreti del Mossad. E per quanto forti siano i rapporti di amicizia tra gli Stati Uniti e Israele, il Pentagono non ama intrusioni straniere nella propria intelligence. Ed è proprio nell’ultima inchiesta, che ha individuato un flusso illegale di informazioni riservate della presidenza statunitense al Mossad, che è emerso il legame tra Ledeen e Gilon.
Rete di spie di Tel Aviv scoperta dagli americani
L’indagine, svolta dall’Fbi, è stata chiamata Aipac. Lawrence Franklin, capo analista dell’allora sottosegretario alla Difesa Douglas Feith, è stato inizialmente condannato a 12 anni di carcere dal tribunale della Virginia per aver trasmesso informazioni top secret a due esponenti della lobby israeliana e a un diplomatico israeliano dell’ambasciata a Washington. Franklin ha confessato che i suoi due referenti nell’Aipac erano il direttore degli affari politici, Steven Rosen, il responsabile del desk iraniano, Keith Wiessman, e il consigliere all’ambasciata israeliana a Washington Naor Gilon. Quest’ultimo, all’inizio del processo, è rientrato a Tel Aviv prima di arrivare in Italia come ambasciatore nel 2012.
Proprio a Roma venne organizzato un incontro tra Franklin e Rhode con il faccendiere Manucher Ghorbanifar, già protagonista dello scandalo Iran-Contra. L’incontro nella capitale, ricostruisce l’inchiesta, fu organizzato da Ledeen che, secondo un report dell’Fbi, aveva un profondo legame con Franklin, almeno dal 2001: la Cia ritiene che loro due siano gli ispiratori del falso dossier sull’uranio nel Niger che venne usato dall’Amministrazione Bush per giustificare la guerra in Iraq.
Ma la vera bomba è che, al contrario di quanto tutti ritenevano, Michael Ledeen era
a Roma per Israele da finto agente della Cia
Alla fine del 1970, Ledeen è a Washington come direttore esecutivo dell’Istituto ebraico per gli affari di Sicurezza Nazionale, un gruppo di lobby specializzato nel fare pressioni al Pentagono e al Congresso per far ottenere soldi e armi a Israele. Nei primi anni 80 viene allontanato e riesce ad avvicinarsi al Pentagono. In particolare a Noel Koch, il principale assistente del segretario alla Difesa per gli affari di sicurezza internazionale. Ledeen chiede a Koch di fargli un contratto di consulenza come esperto di terrorismo dicendosi disposto a essere pagato solo se e quando utilizzato. Koch accetta. Ma se ne pente: agli atti del procedimento è allegata una lettera inviata nel 1988 da Koch al Comitato di giustizia della Camera, l’ufficio che sovrintende al Dipartimento di giustizia e all’Fbi.
Con la missiva Koch accusa Ledeen di essere una spia di Israele e chiede al Comitato di indagare sul suo conto spiegando di aver scoperto che Ledeen gli ha mentito e tentato “con insistenze di acquisire informazioni classificate per le quali non ha legittimo diritto”. Koch inoltre specifica che in più casi Ledeen gli chiese copia di atti “altamente segreti della Cia”. In particolare documenti relativi a spie israeliane. “Qualcuno gli ha detto cosa rubare”, ha scritto Koch ricordando di aver chiesto più volte a l’Fbi di indagare su Ledeen ma che “l’alto funzionario Oliver Revell” a cui si rivolgeva “ha sempre respinto le richieste”. La lettera ha fatto avviare le indagini: Revell era amico di Ledeen, per questo respingeva le richieste di Koch.
Nonostante questi trascorsi la “spia d’Israele” riappare nei Palazzi della sicurezza americana. È Feith ad assumerlo come consulente nel suo Ufficio Piani Speciali. Un incarico che gli viene attribuito nel 2001, dopo l’11 settembre. Tra le prima cose di cui si occupa è organizzare un incontro a Roma con alcuni dissidenti iraniani e due dipendenti di Feith: Rhode, neoconservatore e tra gli architetti della guerra in Iraq, e Franklin, ritenuto una spia israeliana.
Durante il processo a suo carico, Franklin ha indicato tra i suoi referenti anche Gilon che tornò discretamente a Tel Aviv dove, dal 2009, è stato capo gabinetto del Ministro degli Esteri, poi vicedirettore per gli Affari dell’Europa occidentale presso gli Affari Esteri. Infine, da febbraio 2012, è a Roma come ambasciatore d’Israele.19
Quando avvenne il rapimento di Aldo Moro, Michael Ledeen era in Italia non per la Cia, ma per il Mossad. E, vista la politica filoaraba dei governi italiani di allora, diventa chiaro che il Mossad collaborasse pienamente ai piani eversivi e sovversivi del Primo Sorvegliante di TE, Henry Bloody Kissinger.
Con brutale onestà, l’analista ed ex dirigente del MI6 britannico John Coleman20 rivela che
Let us talk about actual case histories, the attempt to communize and deindustrialize Italy.
The Committee of 300 long ago decreed that there shall be a smaller—much smaller–and better world, that is, their idea of what constitutes a better world. the myriads of useless eaters consuming scarce natural resources were to be culled. Industrial progress supports popula- tion growth. Therefore the command to multiply and subdue the earth found in Genesis had to be subverted. This called for an attack upon Christianity; the slow but sure disintegration of industrial nation states; the destruction of hundreds of millions of people, referred to by the Committee of 300 as “surplus population”and the removal of any leader who dared to stand in the way of the Committee’s global planning to reach the foregoing objectives. Two of the Committee’s earliest targets were Italy and Pakistan. The late Aldo Moro, Prime Minister of Italy, was one leader who opposed “zero growth” and population reductions planned for his country, thereby incurring the wrath of the Club of Rome commissioned by the “Olympians” to carry out its policies in this regard. In a Rome courtroom on November 10th, 1982, a close friend of Moro’s testified that the former prime minister was threatened by an agent of the Royal Institute for International Affairs (RIIA) who is also a Committee of 300 member while he was still the U.S. Secretary of State. The meteoric rise of the man the witness named as Kissinger will be dealt with later.
It will be recalled that Prime Minister Moro was kidnaped by the Red Brigades in 1978 and subsequently brutally shot to death. It was at the trial of members of the Red Brigades that several of them testified to the fact that they knew of high-level U.S. involvement in the plot to kill Moro. When threatening Moro, Kissinger was obviously not carrying out U.S. foreign policy, but rather acting according to instructions received from the Club of Rome, the foreign-policy arm of the Committee of 300.
The witness who delivered the bombshell in open court was a close associate of Moro’s, Corrado Guerzoni. His explosive testimony was broadcast over Italian television and radio on November lOth, 1982, and printed in several Italian newspapers yet this vital information was suppressed in the U.S. Those famous bastions of freedom with a compelling right to know, the Washington Post and the New York Times, did not think it important to even print a single line of Guerzoni’s testimony.
Conferma Gianni Lannes che Aldo Moro era diventato inviso alla Cabala Contro-iniziatica poiché
aveva fatto emanare nel 1975 la legge di ratifica del Trattato di non proliferazione nucleare e intendeva far smantellare all’alleato di Washington l’arsenale atomico in Italia. Aldo Moro si opponeva alla “crescita zero” e alle politiche di riduzione della popolazione, allo scopo di piegare l’Italia ai voleri del “Club di Roma” e del Bilderberg, volti a deindustrializzare il Paese e a ridurne in modo considerevole la popolazione. Moro progettava di dare stabilità all’Italia attraverso la piena occupazione e la pace industriale e politica, rafforzando l’opposizione cattolica al comunismo e facendo in modo che la destabilizzazione del Medio Oriente fosse più difficile da ottenere. Moro si opponeva anche al signoraggio bancario.21
E’ chiaro che le politiche propugnate dal circuito latomistico contro-iniziatico di deindustrializzazione, disoccupazione di massa e spopolamento in Italia stanno raggiungendo il loro acme grazie al PD, figlio della corrente Migliorista del vecchio PCI.
La corrente – per spiegarci chiaramente – di Giorgio Napolitano.
L’onesto Enrico Berlinguer vedeva di malocchio l’ala migliorista, con le sue aperture al Tanatocapitalismo22 e ai Poteri Forti Internazionali, tanto che impose, dopo un duro confronto, le dimissioni a Napolitano da capogruppo alla Camera. Purtroppo per noi, poche ore dopo, Berlinguer morì e quella lettera rimase in tasca al futuro presidente della Repubblica.
Scriveva Emauele Macaluso nel 2005:
rapporti [tra Berlinguer e Napolitano, ndr] si inasprirono a tal punto che quando Berlinguer morì Napolitano aveva già in tasca la lettera di dimissioni da capogruppo. Una lettera mai recapitata, in quel funesto 7 giugno 1984.
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Illustrazione di David Dees

VIENE ATTUATO IL PIANO KALERGI

Indiretta ma agghiacciante la conferma dell’attuazione dell’endlosung culturale e nazionale dei Popoli europei viene dalla ministra renziana Giannini che, dopo aver firmato un accordo sulla formazione professionale con la sua omologa tedesca Wanka, fa delle affermazioni che solo cinque anni fa sarebbero apparse farneticanti, mentre oggi ci indicano il grado elevato a cui è giunta la Cabala Contro-Iniziatica nel piano di sterminio di massa ai danni di miliardi di mangiatori inutili, cioè NOI.
Riporta
 Maurizio Blondet:
Sheeple-32
Illustrazione di David Dees
“L’Italia deve prendere spunto dalla Germania e colmare la discrepanza che ci divide dai tedeschi. L’accordo odierno è solo l’ultimo passo dopo il Jobs Act e La Buona Scuola per riformare radicalmente il nostro sistema”, secondo la Giannini. E ha dipinto, con la Wanka, una società completamente nuova: “Non ci sarà più spazio per la famiglia come la intendiamo oggi. La flessibilità induce le persone a spostarsi individualmente, il modello di famiglia a cui siamo abituati, che rappresenta stabilità e certezze, non esisterà più”. E ancora: “Dobbiamo tendere sempre più verso un modello americano, in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico”.
Affermazioni che poi la Giannini ha cercato di attenuare.  Per esempio avrebbe detto “la flessibilità ‘non’ è sinonimo di precariato”.
Ma è davvero strano che tutti i presenti abbiano mal inteso i discorsi delle due dementi.  Nel resoconto più completo che ho trovato (su  un sito di insegnanti), la  Giannini ha annunciato giuliva: “L’Italia sta attuando le riforme sul mercato del lavoro che la Germania ha attuato oltre 10 anni fa con il governo Schroeder. Ci stiamo rimettendo al passo coi tempi e stiamo eliminando i nostri punti deboli”.  Le riforme Hartz, quelle della precarizzazione della forza-lavoro poco produttiva, a cui vengono assegnati mini-jobs con mini-salari  da  480 euro al mese.
Flessibilità significa precariato, che non è sinonimo di malessere”, ha  continuato  la Giannini. “Dobbiamo abituarci all’idea di un mondo impostato su un modello di economico di stampo americano, dove il precariato è la norma. Dobbiamo abituarci a vite con meno certezze immediate, fatte da persone che si spostano continuamente e dobbiamoincentivare i loro movimenti“.
“Le persone, in primis i genitori, si devono poter spostare individualmente e per questo il nucleo famigliare non avrà più la funzione di stabilità sociale che ha avuto per la mia generazione”.
“Le vite degli italiani, le nostre vite, stanno andando incontro a enormi cambiamenti, figli della globalizzazione e delle riforme messe in atto per starle al passo. Vite più precarie lavorativamente e affettivamente, in cui il successo economico di un Paese, come nel caso tedesco, non si traduca in aumento della natalità o della stabilità individuale e sociale. Sarà sempre più difficile creare una propria famiglia stabile e prendersi cura dei propri figli”.
Ovviamente è stato obiettato che in questo splendido nuovo ordine precario e nomade,  sparita la famiglia, crollerà la natalità: nei due paesi, Italia e Germania, che hanno una demografia già collassata. Entrambi i paesi hanno un tasso di natalità di 1,2 figli per coppia, il che significa l’estinzione delle rispettive nazioni  per la fine del secolo.  Qui è intervenuta l’altra giuliva, la Wanka,  che ha giulivamente comunicato: “In dieci anni la popolazione tedesca si è ridotta del 22 per cento.L’unico settore in cui la produttività è diminuita è quello dei figli”. […]
Ma la “competitività  tedesca”  verrà mantenuta, anzi  potenziata: sempre meno lavoratori, sempre più prodotti manifatturati a basso costo.  In una Germania senza più tedeschi.  E’ per questo, ha spiegato la Wanka tutta allegra, che  “stiamo importando centinaia di migliaia, anzi milioni di immigrati. I nuovi arrivi hanno una precisa funzione economica, perché vanno a inserirsi all’interno di uno spazio lasciato vuoto”.
Quindi è proprio questo che hanno detto.  Le loro parole, che certamente ripetono ad orecchi  istruzioni dalle due  sceme ricevute, coincidono troppo bene con l’accelerazione del progetto mondialista che vediamo in corso.23
Tranchant il giudizio espresso da Marco Rizzo in un’intervista a Lucia Bigozzi:
Hanno costruito una società dove tu lavorerai a intermittenza, quando lavorerai lo farai senza diritti, né sull’orario, né sul salario, né sul welfare. Ci sarà una concentrazione delle ricchezze sempre più grande nelle mani di pochi: è un mondo di moderni schiavi. Il fatto che adesso queste due ministre che non sono cattive ma sono dei semplici dipendenti di questo blocco di potere, abbiano il coraggio di dirlo addirittura apertamente, vuol dire che ormai non c’è neanche più il pudore di tenere queste politiche nascoste. Ma è anche logico che sia così, dopo che per anni ci hanno privato delle parole, ora tornano a dire la verità. Diciamo però, che è una verità un po’ annebbiata perché sappiamo che oggi si usano parole moderne in inglese per coprire la realtà; ad esempio la flessibilità in uscita significa licenziare ma la parola licenziamento non viene più usata».24
Nella Neolingua della Cabala Contro-Iniziatica, il lemma “flessibilità” viene usato al posto di “licenziamento in tronco”“Jobs Act” oppure “Loi Travail” invece di “Liquidazione dei Diritti e dello Statuto dei Lavoratori”.
Il cabalista Peter Sutherland (TE), attuale Rappresentante speciale del Segretario generale dell’ONU sulle migrazioni internazionali, che abbiamo citato supra in relazione al “golpe dello spread” del 2011 è uno dei responsabili della Crisi migratoria attuata per favorire i contorti fini della Cabala Contro-iniziatica. Così ce lo descrive Thierry Meyssan, animatore di Rete Voltaire :
Irlandese, ex commissario europeo per la concorrenza, poi direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (1993-1995); ex direttore di BP (1997-2009), presidente di Goldman Sachs International (1995-2015); ex amministratore del Gruppo Bilderberg, presidente della sezione europea della Commissione Trilaterale, e Vice Presidente della Tavola rotonda europea degli industriali.
Se Sutherland non perde occasione per sottolineare il dovere morale di aiutare i profughi (cattolico tradizionale, è stato consigliere della IESE Business School dell’Opus Dei e, dal 2006, consulente dell’Amministrazione del Patrimonio Santa Sede) è soprattutto un turiferario che incensa le migrazioni internazionali.
Durante un’audizione del 21 giugno 2012 da parte della Commissione degli Affari Interni della Camera dei Lord, ha dichiarato che tutti dovrebbero avere la possibilità di studiare e lavorare nel paese di loro scelta, cosa incompatibile con tutte le politiche di limitazione delle migrazioni; e che le migrazioni creano una dinamica cruciale per lo sviluppo economico, checché ne dicano i cittadini dei paesi d’accoglienza. Pertanto, ha concluso, l’Unione europea deve minare l’omogeneità delle sue nazioni.
Il massone contro-iniziatico Sutherland utilizza quasi le stesse parole del defunto Umberto Eco, anch’egli corifeo dellepolitiche dell’accoglienzail quale argomentava: «in un periodo abbastanza breve l’Europa sarà un continente multirazziale o, se preferite, colorito. Se vi piace sarà così, e se non vi piace sarà così lo stesso».
Secretary of State Condoleezza Rice holds a news conference to discuss the sixth annual Department of State Trafficking in Persons Report, Monday, June 5, 2006, at the Department of State in Washington. (AP Photo/Haraz N. Ghanbari)
Illustrazione di David Dees
Nume tutelare della sedicente “intellighenzia” di sinistra italiana che ha come collante e polo di riferimento culturale la casa editrice Adelphi di Roberto Calasso.
In un’intervista resa da Massimo Cacciari (uno dei più celebrati autori di Adelphi) a Maurizio Blondet, il filosofo veneziano affermava che:
La sovversione cristiana si volge dunque ora contro il totalitarismo borghese-radicale? «Lo spirito estetico-economico borghese non tollera di essere messo in discussione; non ammette di poter essere superato». Mi parve di leggergli negli occhi l’evocazione paolina del Figlio di Perdizione, «colui che s’innalza sopra tutto quel che si adora come Dio». Cercai di fare dello spirito: «Ma l’essenza della società borghese è il liberalismo, e per principio il liberalismo mette in discussione ogni principio…». «Il sistema borghese tollera di essere discusso solo al proprio interno», sancì Massimo Cacciari: «Verso ciò che è esterno ai suoi “valori”, non ha pietà». E mi elencò i genocidi liberali: a cominciare dallo sterminio dei Pellerossa. «I Pellerossa erano radicati nel loro ethos, e l’Americano vedeva nel loro ethos un sistema di non-libertà. Lo sterminio delle società sacrali, degli ethoi tradizionali, è prescritto dal liberalismo per il “bene” stesso dell’uomo». Ed enumerò: per sradicare il Giappone dal proprio sacro nomos, non ci volle nulla di meno che l’olocausto nucleare. Migliaia di tonnellate di bombe furono necessarie per stroncare fascismo e nazismo, «forme di neo-paganesimo che cercavano di ricollegare la società a un Ethos». E il Vietnam, la Guerra del Golfo, l’intervento «umanitario» in Somalia nel 1993.
«Non si faccia illusioni: anche contro la Chiesa non esiterà a usare la più inaudita violenza, se la Chiesa si rifiuta di diventare un semplice supporto della società borghese. Ciò che la Chiesa non può fare: perché il cristiano è necessariamente sovversivo di ogni potere politico che si pretenda autonomo. Già negli Stati Uniti si teorizza come l’Avversario irriducibile sia l’Islam. Anche contro la Chiesa il conflitto diverrà sempre più drammatico. Da una parte la Chiesa e l’Islam, e dall’altra una “etica” laicista sempre più occasionale, e nello stesso tempo sempre più radicalmente universale, nella sua pretesa di essere l’unica valida».
Purtroppo credo abbia ragione, risposi. Forse viviamo davvero sull’orlo dei tempi ultimi. Sappiamo che cosa aspetta i credenti: la resistenza eroica al di là di ogni umana speranza, il martirio. La Chiesa lo sa: è scritto nella sua tradizione.
A quel punto Cacciari eclamò:
«Il Papa deve smettere di fare il katéchon!». Poi, come pentito, precisò: «Voglio dire che lei, come cattolico, sa come finirà. Verrà l’Anticristo e trionferà, ma sarà sconfitto».25
Syria
Illustrazione di David Dees
La folle “flessibilità” e la Willkommenskultur propalate e propugnate dalla folle Cabala Massonica riecheggiano le parole della Boldrini la quale affermava che «lo stile di vita dei migranti diverrà lo stile di vita degli Italiani», come se caricare la propria famiglia su un gommone mezzo sgonfio o su una carretta asfittica fosse uno stile di vita e non una necessità per sopravvivere, procurata a milioni di profughi dai potenti massoni destabilizzatori di Stati come il “necon” ebreo Ledeen e Soros, l’ebreo“progressista”.
Rivelatrice una frase del Ledeen:
La stabilità è una missione indegna per l’America, ed anche un concetto fuorviante. Non vogliamo la stabilità in Iran, Iraq, Siria, Libano, e perfino nell’Arabia Saudita, vogliamo che le cose cambino. Il vero problema non è se, ma come destabilizzare. (Wall Street Journal, 04/09/2002).
La Massoneria contro-iniziatica odia e combatte la stabilità e la sovranità statale non solo in Medio Oriente, ma anche nei PES.
Il cabalista Kissinger, dopo il successo del “golpe dei Colonnelli” in Grecia, tentò di organizzarne uno analogo in Italia nel 1970: il golpe Borghese:
Ci rivela Gioele Magaldi:
Che l’Italia si è salvata da ben tre tentativi di colpo diStato che avevano già avuto l’autorevole via libera del fratello aristocratconservative Henry Kissinger – nel 1969 e nel 1970 a opera di Junio Valerio Borghese, nel 1974 di Edgardo Sogno:
entrambi membri, non a caso, della «Three Eyes» – solo grazie all’intervento del massone democrat
Arthur Schlesinger Jr., ideologo della Nuova frontiera kennediana e più volte Maestro Venerabile delle Ur-Lodges progressiste «Thomas Paine» e «Benjamin Franklin». Perché proprio Schlesinger? Perché a lui JFK aveva affidato il compito di valutare la politica Usa verso l’Italia, e sempre lui, che nel Belpaese aveva ottimi rapporti con ambienti vicini al Partito socialista e a quello socialdemocratico, aveva sostenuto il progetto di apertura al centrosinistra.
Perciò è a Schlesinger che si rivolgono gli agenti della Cia di base a Roma (anche loro «fratelli pentiti e/o dissidenti»?) quando scoprono che i progetti golpisti sono ormai giunti a maturazione. E Schlesinger si mette brutalmente di traverso: nel 1974 – che anno, a proposito, quel 1974: i fratelli democratici fanno la rivoluzione in Portogallo e mettono fine alla dittatura dei colonnelli in Grecia, scontrandosi molto duramente con i grembiulini conservatori che, galvanizzati dal successo del golpe cileno, non vedevano l’ora di passare all’offensiva in Italia – ecco che Schlesinger protesta personalmente con David Rockefeller, il grande burattinaio della «Three Eyes». Non solo protesta. Minaccia addirittura, secondo Magaldi, «uno sputtanamento in grande stile di tutte le operazioni statunitensi e internazionali in cui era coinvolta la sua Ur-Lodge». Così Henry Kissinger è costretto a fermare tutto.
Per la terza volta. «Al fratello Schlesinger – dice ancora Magaldi – un giorno o l’altro gli italiani dovranno fare un monumento.»
La lista degli affiliati alla «Three Eyes» è sterminata. Partendo dagli ideatori/fondatori David
Rockefeller, Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski, passando per Gerald Ford e Georges Pompidou, Valéry Giscard d’Estaing e Antoine Bernheim, Henry Ford II e Milton Friedman, potremmo riempire un altro elenco del telefono; ma, di nuovo, non sono i nomi il centro assoluto di questa storia.
Diciamo solo che Massoni cita il jet set preglobale e tutta la politica che conta, da Est a Ovest, dal
centrosinistra al centrodestra; e, naturalmente, l’industria militare al completo. Ci sono anche gli
italiani, a cominciare da Gianni Agnelli. Ci sono Enrico Cuccia, Edgardo Sogno, il principe Borghese. E secondo Magaldi ci sarà, cooptato a Washington nell’aprile del 1978, nel corso del suo primo viaggio negli Stati Uniti, anche l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Il mio comunista preferito», come lo ha simpaticamente definito Kissinger in un incontro successivo.
Ma Licio Gelli, Magaldi, non c’è?
«No. Gelli non è mai stato ammesso nella loggia madre “Three Eyes” E la cosa gli ha sempre bruciato parecchio. Però…»
Però?
«Nel 1972 è diventato segretario organizzativo della “P2” grazie all’intervento diretto di tre pezzi da novanta della “Three Eyes”.»
E chi erano?
«Henry Kissinger, all’epoca consigliere per la Sicurezza nazionale Usa. Richard Helms, il direttore della Cia in carica. E John Edgar Hoover, il potente direttore dell’Fbi. Poi è stato Henry Kissinger, nel 1975, insieme al futuro presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, a imporre al Gran Maestro Lino Salvini la nomina di Gelli a Maestro Venerabile. Diciamo che Gelli è stato coltivato massonicamente in vitro.»
E perché tanto interesse da parte di Kissinger?
«Perché la “P2” doveva diventare il braccio armato della “Three Eyes” in Italia. Basta confrontare il famigerato Piano di rinascita democratica con il manifesto trilateralista The Crisis of Democracy: la filiazione diretta della loggia “Propaganda” è più che esplicita. Addirittura plateale».26
mario_monti_borg_babel_tower
Mario Monti – immagine satirica
Purtroppo il tri-occhiuto Kissinger ebbe pieno successo nel 1978 con il rapimento e la brutale liquidazione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, come narreremo successivamente e sempre nel prossimo articolo della serie“Rottamatori d’Italia” spiegheremo che Renzi il Rottamatore è stato incaricato dalla Cabala di rottamare economia italiana e milioni di Italiani, proseguendo l’opera del Trilateralist Mario Monti (nonché membro della Ur-Lodge “Babel Tower”).
Per il momento citiamo Francesco Maria Toscano. Il quale lamenta che,
vi dissi fin dall’inizio chi era Monti e cosa avrebbe combinato; vi dissi fin da subito il perché del governo di Enrico Letta e della successiva staffetta conMatteo Renzi; spiegai l’effettivo ruolo recitato nell’attuale temperie dai massoni reazionari e contro-iniziatiMario Draghi e Giorgio Napolitano;vi dissi che le famose “riforme strutturali” avrebbero soltanto aggravato la recessione già in atto, raccontando pure il vero ruolo svolto dalla Germania, nazione kapò vittima designata delle sue stesse politiche.
E conclude:
Renzi è una marionetta nelle mani dei Venerabili Maestri Draghi eNapolitano. Una pedina assoldata per attirare gli italiani con l’inganno al fine di condurli nelle fauci del lupo cattivo. Il Rottamatore è già scappato in Umbria a baciare la pantofola del suo dante causa Mario Draghi, preoccupandosi poi di riverire il garante del progressivo svuotamento del benessere e della democrazia italiana, quel Giorgio Napolitano guadagnatosi la “meritata” riconferma proprio per avere imposto governi malefici come quelli guidati dai vari Mario Monti ed Enrico Letta. Intanto la crisi morde e la povertà dilaga. Renzi verrà presto cacciato a sputi e pernacchie, e il suo nome resterà nei secoli simbolo e paradigma di meschinità e viltà. L’ex sindaco di Firenze, in uno dei rari momenti di verità, si è lasciato scappare la seguente frase: “In futuro farò il conferenziere come Clinton”, smascherando così i suoi reali obiettivi. Dopo avere servito l’élite finanziaria globale, Renzi si augura infatti di diventare un uomo molto ricco seguendo le orme di Bill Clinton, rimpinguato dal sistema a lavoro ultimato. Peccato la durezza dei tempi non permetta più a nessuno di mettersi impunemente in vendita al riparo di un finto prestigio che puzza di muffa.27
Terminiamo con una citazione di Aldous Huxley:
La libertà? Ma se non esiste! Non c’è libertà a questo mondo; solamente gabbie dorate.
Per merito della Cabala contro-iniziatica queste “gabbie dorate” si stanno trasformando nel mondo infernale delCapitalismo Thànatos28 in cui viviamo.
O, p
er meglio dire, da cui presto i luciferini cabalisti ci faranno dipartire per portarci all’altro Mondo, se non ci libereremo presto di loro e del sopore consumistico in cui essi ci hanno avvolto.
(segue)
1 Fondato da David Rockefeller, capo della Cupola Massonica Mondiale e Gran Maestro di Three Eyes Lodge
2 Siglabile appunto «TE».
3 Affiliato alla «Edmund Burke», alla «Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum», alla «Pan-Europa», alla «Three Eyes» e alla «Tao Lodge», Cfr. Gioele Magaldi, Laura Maragnani, “Massoni Società a responsabilità illimitata”, Chiarelettere Editore
4 Claudio Messora, “Goldman Sachs innesca la crisi e poi piazza Mario Monti a risolverla”, byoblu.com
5 Napolitano venne affiliato negli Stati Uniti alla Ur-Lodge Three Eyes nell’aprile 1978, in piena temperie politica del rapimento Moro, ove era stato invitato da Henry Kissinger, Primo Sorvegliante di Three Eyes. Gioele Magaldi, op. cit.
6 Ecco cosa affermava Napolitano dopo l’invasione d’Ungheria da parte dell’Armata Rossa stalinista:
«Senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo».
7 Alessandro Sallusti, “Altro che ossessioni: la verità oscurata su Giorgio Napolitano”, ilgiornale.it
8 ilfattoquotidiano.it
9 Salvatore Tramontano, “Il terzo anello che mancava”, ilgiornale.it
10 Il grassetto è nostro, ndr.
11 Magdi Cristiano Allam, “Perché denuncio Napolitano per tradimento”, ilgiornale.it
12 Sergio Rame, “Quei sospetti della CIA su Carrai: «E’ vicino alle spie del Mossad», ilgiornale.it
13 “I due consiglieri atlantici (e opposti) del sindaco”, ilsole24ore.com
14 Seyan, “Vril”, isoladiavalon.eu
15 Seyan, “Il culto occulto”, isoladiavalon.eu
17 “Il Disubbidiente”, Longanesi
18 Gioele Magaldi, op. cit.
19 Antonio Massari e Davide Vecchi, “Marco Carrai, il suo amico è «una spia del Mossad».L’inchiesta della CIA che imbarazza l’Italia”,ilFattoQuotidiano.it
20 “The Conspirators Hierarchy: The Committee of 300”, mai tradotto in Italia.
21 Gianni lannes, “Kissinger: dall’omicidio Moro a Giorgio Napolitano”, sulatestagiannilannes.blogspot.it
22 Elektra, “Impariamo a dire NO!”, isoladiavalon.it
23 Lucia Bigozzi, intelligonews.it
24 Maurizio Blondet, “Più immigrati meno figli, Ce lo chiede la Ue – ed El Papa”, maurizioblondet.it
25 Maurizio Blondet, “Gli «Adelphi» della dissoluzione”, Edizioni Ares
26 Gioele Magaldi, op. cit.
27 Francesco Maria Toscano, “Renzi bacia la pantofola dei massoni contro-iniziati Mario Draghi e Giorgio Napolitano”ilmoralista.it
28 Elektra, “Impariamo a dire NO!”, isoladiavalon.it
fonte http://www.isoladiavalon.eu/rottamatori-ditalia-quarta-puntata/

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