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lunedì 1 giugno 2020

Siamo di fronte ad una nuova “Demolizione controllata”? La nostra sopravvivenza è a rischio

Scienziati propongono di ridurre la Popolazione Mondiale per ...

di Gilad Atzmon

Per anni gli eco-appassionati, attivisti e scienziati, ci hanno detto che “la festa” finirà. Il pianeta su cui siamo bloccati non può durare a lungo, sta diventando troppo affollato e insopportabilmente caldo.


La maggior parte delle persone non si è accorta della situazione e questo per una ragione. Questo pianeta, tendiamo a pensare, non è veramente “nostro”, ci siamo proiettati su di esso e per un tempo limitato. Una volta compreso il vero significato della nostra temporaneità, iniziamo a riconoscere la realtà della nostra morte fisica. “Essere nel mondo” in quanto tale, è spesso il tentativo di trasformare la nostra “vita” in un evento significativo.
Molti di noi, inconsapevoli, non ci siamo preoccupati eccessivamente degli attivisti ecologici e dei loro piani per rallentarci con la decrescita, si sapeva che se “Big Money” (capitale finanziario) gestiva il mondo, non sarebbe realmente accaduto nulla di drammatico. Agli occhi di Big Money, noi persone siamo semplici consumatori. Ci siamo sempre considerati come i meri consumatori che, con la loro spesa di consumo, rendono i ricchi sempre più ricchi.
Piuttosto inaspettatamente, la vita ha subito un drastico cambiamento. Nel momento attuale del Coronavirus, Big Money “lascia” che il mondo si blocchi e vada in “lockdown”. Le economie sono state condannate ad una morte imminente. Il nostro significato come consumatori è in qualche modo evaporato. L’alleanza emergente che abbiamo individuato tra i nuovi leader dell’economia mondiale e coloro che portano la bandiera del “progresso”, “giustizia” e “uguaglianza”, si è evoluta in una condizione distopica autoritaria, in cui robot e algoritmi sorvegliano il nostro linguaggio e le libertà elementari.
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Come mai la sinistra, che in passato si era dedicata all’opposizione alla classe dei ricchi, ha cambiato così tendenza? In effetti, nulla è successo all’improvviso. La Sinistra e l’universo progressista, diventati globalisti, sono stati per qualche tempo sostenuti finanziariamente dai ricchi.
“The Guardian” è un caso illustrativo di quanto sopra. Una volta un giornale di sinistra con un orientamento progressista, “The Guardian” è ora apertamente finanziato da Bill & Melinda Gates. Funziona spudoratamente come portavoce di George Soros: ha persino permesso a Soros di diffondere il suo apocalittico pre-Brexit in vista, al tempo in cui lui stesso aveva scommesso sul voto anti-Brexit degli inglesi. Ormai è quasi impossibile considerare quello di “The Guardian” un punto di vista… una fonte di propaganda per i ricchi (della elite dominante), è una descrizione sicuramente più adatta.
Ma “The Guardian” è tutt’altro che solo. Molte reti di attivisti progressisti cadono nella stessa trappola. Non molti di noi sono stati sorpresi di vedere “Momentum”, il gruppo di sostegno della campagna di Jeremy Corbyn all’interno del Partito Laburista, che si raduna per il “Sopravvissuto all’Olocausto” e il “filantropo” George Soros. Quando Corbyn guidò il Partito Laburista, imparai ad accettare che i “socialisti” si sarebbero buttati nel fuoco per difendere gli oligarchi, i banchieri e i broker di Wall Street e che quella doveva essere la nuova realtà della “sinistra”.
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In nome del “progresso”, Google si è ridotto da un grande motore di ricerca a un outlet levantino. Siamo abituati a Facebook e Twitter che dettano la loro visione del mondo in nome degli standard della comunità, censurando le pagine dissidenti… L’unica domanda è quale comunità hanno in mente? Con certezza non una di tipo occidentale, tollerante e pluralista.
Così ci si potrebbe chiedere: che cosa guida questa nuova alleanza che divide quasi ogni società occidentale? Il tradimento della sinistra non è certo una sorpresa, tuttavia, la domanda cruciale è perché, all’improvviso, coloro che avevano avuto così tanto successo nel ficcare le loro sporche mani nelle nostre tasche, sono andati di pari passo con l’attuale distruzione dell’economia? Sicuramente suicidi per vocazione non lo sono.
Mi viene in mente che quanto potremmo vedere è di nuovo una “demolizione controllata”. Questa volta non sono edifici a New York… Non è la distruzione di un singolo settore o di una sola classe, come abbiamo visto prima. Allo stato attuale, la nostra stessa sopravvivenza è a rischio.
Non ci vuole un esperto finanziario per rendersi conto che negli ultimi anni l’economia mondiale in generale e le economie occidentali in particolare, sono diventate una grossa bolla pronta a esplodereQuando scoppiano le bolle economiche, il risultato è inaspettato anche se spesso è possibile identificare il colpevole o chi preme il grilletto. Quello che è unico nell’attuale “demolizione controllata”, è la volontà della nostra classe politica compromessa, dei media e in particolare delle reti di sinistra/progressiste di partecipare alla distruzione.
L’alleanza è ampia e inclusiva. L’OMS, ampiamente finanziato da Bill Gates, stabilisce le misure con cui siamo bloccati, la sinistra e i progressisti alimentano le fantasie apocalittiche per tenerci nascosti nei nostri appartamenti globali, si cerca di riscrivere la costituzione dei vari paesi, l’agenda di Big Pharma modella il nostro futuro e sentiamo anche che la società “Moderna Incorporated” e il suo principale medico israeliano sono pronti a “riparare” i nostri geni.
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Nel frattempo apprendiamo che i nostri governi si stanno preparando per ficcare un ago nel nostro braccio (vaccinazioni obbligatorie). Durante tutto questo tempo, il Dow Jones ha però continuato a salire. Forse in questa fase finale del capitalismo, noi persone non siamo più necessari nemmeno come consumatori. Possiamo essere lasciati marcire a casa, mentre i nostri governi sembrano disposti a finanziare questa nuova forma di detenzione.
Credo di essere stato io dieci anni fa a coniare il popolare adagio “Siamo tutti palestinesi” e come i palestinesi, non ci è nemmeno permesso di nominare il nostro oppressore…
Articolo di Gilad Atzmon
Traduzione: Luciano Lago

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