martedì 27 settembre 2016

BLOOMBERG: LA BCE SPIEGA IN UNA NOTA PERCHÉ LE BANCHE CENTRALI NON POSSONO ANDARE IN BANCAROTTA. Esse non possono uscir fuori da ciò che esse creano ...



Chissà se questa volta riusciremo a far capire agli idioti ipnotizzati che le banche creano il denaro dal nulla e che ti mandano al suicidio solo per sollazzo ?
Chissà cosa pensano forse che sia Dio a inviarglielo personalmente?

Certo che se sei così idiota a pensare che ci sia un pezzo di merda da qualche parte con la barba che anche lui solo per sollazzo fa morire di fame i bambini, o li mette nelle mani dei pedofili e fa schiavizzare dai suoi diretti interlocutori tutta l'umanità e via discorrendo possono anche credere che sia Lui il titolare della zecca criminale ...
No, non ce la faremo nemmeno questa volta, sono certo ...

di Malacchia Paperoga
2 settembre 2016

Mentre in Italia presunti personaggi “di sinistra” – terrorizzati da quello che accadrebbe se venissimo privati della moneta “stabile” e“moralizzatrice” – dibattono su come salvare un sistema monetario bancarottiero e portatore di miseria – ma dal volto umano, ci pensa nientemeno che Bloomberg a chiarire cosa succede quando si torna ad avere una Banca Centrale Nazionale. Citando un paper della stessa BCE, Bloomberg ribadisce un concetto ovvio: le Banche Centrali sono protette dal rischio di insolvenza. Un semplice concetto che è sempre utile tenere a mente nell’attuale – inquinato – dibattito economico.




Le parole "occhi di un uomo fallito", scritto dall'artista Nedko Solakov adornano un muro


nell'atrio della sede della Banca centrale europea (BCE) a Francoforte, in Germania,

Mercoledì, 21 Ottobre 2015. 


Fotografo: Martin Leissl / Bloomberg




Di Lorcan Roche Kelly
5 aprile 2016

Questa mattina la Banca Centrale Europea ha pubblicato un paper di ricerca intitolato:

“Regole per la distribuzione dei profitti e la copertura delle perdite per le banche centrali.”

L’articolo delinea in maniera asettica come le Banche Centrali mettono a bilancio i profitti e le perdite e come questi profitti sono distribuiti agli azionisti di quelle banche centrali — solitamente gli Stati a cui fanno riferimento.

Tuttavia l’articolo risulta particolarmente utile perché tocca un punto molto importante. Mentre la BCE sta attuando il suo programma di acquisto di 80 miliardi di euro di asset al mese, inizieranno le domande riguardo a cosa accadrebbe se la Banca centrale dovesse registrare perdite da tali acquisti.

Parlando della redditività di una banca centrale, la BCE dice nel suo articolo che non è necessario per una banca centrale fare soldi, dal momento che non si tratta di una misura utile dell’efficienza della banca. Pur rilevando che la redditività può essere utile per la credibilità di una banca centrale, il documento chiarisce un punto critico: le perdite di una banca centrale non comportano per la banca il bisogno di essere ricapitalizzata, o il rischio di insolvenza.

La BCE lo chiarisce in una nota a piè di pagina 10:
“Le banche centrali sono protette dall’insolvenza, a causa della loro capacità di creare denaro, pertanto possono anche operare con un patrimonio netto negativo”.
Le banche centrali non possono finire i soldi perché sono proprio quelle che li creano. E non puoi finire qualcosa che puoi crearti da solo.

Anche se difficilmente questo documento porrà fine alla confusione che regna riguardo il patrimonio netto delle banche centrali, esso include per lo meno una nota a piè di pagina chiara e facile da ricordare, da usare tutte le volte che qualcuno ci mette in guardia dai rischi che corre una banca centrale quando registra perdite.

Fonte vocidallestero   bloomberg
https://unmondoimpossibile.blogspot.it/

GIULIETTO CHIESA OSA CRITICARE JACOB ROTHSCHILD


Giulietto Chiesa :

A volte i “padroni universali” (così li chiamò, qualche tempo fa, il premio Nobel per l’economia, Paul Krugman) lanciano messaggi chiari. Di regola si informano, tra loro, in modo criptico. Ma questa volta due cose sono evidenti: 1) chi parla è uno di loro; 2) la situazione è critica. Chi è che parla? Il RIT, ovvero il Rothshild International Trust, il cui presidente è Jacob Rothshild. Sul sito del RIT è apparsa nei giorni scorsi una nota che dire sorprendente è poco. "I sei mesi che stiamo esaminando hanno dimostrato che i banchieri centrali continuano a portare avanti il più grande esperimento in politica monetaria della storia del mondo". Così scrive il rapporto.

E' tuttora in corso un "esperimento", che non ha precedenti nella storia moderna. Questo "esperimento" (è la prima volta che il termine appare a quei livelli) è realizzato da un pugno di uomini, cioè i "banchieri centrali". I quali si sono ben guardati fino ad ora dal comunicarlo ai miliardi di persone che ne subiscono le conseguenze. E' qui palese che costoro hanno un potere sterminato e potenzialmente mortifero, e lo esercitano al di fuori di qualsiasi criterio democratico.

Sappiamo che un tale "esperimento" è in corso da diversi decenni, e che ha preso un andamento accelerato negli ultimi otto anni circa, cioè dal momento della crisi di Lehman Brothers, che ha a sua volta mandato in fallimento tutte le principali banche dell'Occidente. Rotschild sembra comunicarci un'ovvietà: l'esperimento è "tuttora in corso". Ma non sembra contento. Probabilmente vuole farci sapere che è ora di portarlo a termine. Ma come non ce lo dice. Intanto  Jacob Rothshild ci informa che le sue banche hanno cominciato a investire in metalli preziosi (leggi oro, platino etc) e a ridurre i loro investimenti in certificati di credito del Tesoro US. Anche la sterlina viene abbandonata al suo destino. Ci fornisce anche, con straordinaria chiarezza, la diagnosi: "Noi ci troviamo ora in acque inesplorate, ed è impossibile prevedere gli effetti indesiderati di tassi d'interesse molto bassi, che si accompagnano a circa il 30% del debito globale degli Stati con rendimenti negativi, combinato con un quantitative easing su dimensioni gigantesche".


"Acque inesplorate", dunque. Fino ad oggi è andata bene ("has been successfull"). Ma "la crescita rimane anemica, in presenza di deflazione in molte aree del mondo sviluppato e con una domanda debole". Sembra la continuazione di un discorso, avviato qualche mese fa da Laurence Summers, uno dei più importanti banchieri americani, consigliere di presidenti. Summers, tagliando drasticamente le troppo ottimistiche previsioni dei FMI, scrisse che, per gli stessi motivi indicati da Jacob Rothshild, dobbiamo prevedere nel prossimo quinquennio un tasso di crescita del Pil mondiale vicino allo zero. E diceva apertamente che non si poteva uscire da questa situazione, con tassi così bassi, con una manovra monetaria o fiscale. Cioè invocava un "nuovo sapere economico", che non c'è. Ecco le "acque inesplorate".

E, a differenza di Summers, che fa solo il banchiere, Rothshild si occupa di politica. E lancia un altro allarme: "la situazione geopolitica — scrive — si è deteriorata, con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea; con elezioni americane, a novembre, insolitamente spinose; con una Cina che rimane , e con un rallentamento della crescita che comporterà problemi" (qui in pieno accordo con Summers).


I signori del pianeta sembrano non avere ricette e cominciano a essere impensieriti circa il controllo della situazione. Rothshild non nomina la Russia; non sappiamo cosa ne pensa. Ma il silenzio non è indice di sicurezza. In Siria i piani dell'Occidente sono in pezzi, e la Russia, sotto sanzioni, ha deciso la fine di Daesh. Tutta la loro dottrina economica sembra improvvisamente divenuta molto precaria, come quella immensa massa di denaro e di derivati con cui hanno infettato il mondo intero. Che abbiano in mente qualche colpo di scena? È probabile che lo abbiano. Non si fanno giganteschi "esperimenti" senza prevedere una qualche uscita di sicurezza. A meno che non siano stati così stupidi da avere ignorato il problema. E allora sarebbero i restanti sette miliardi di individui a dover essere impensieriti.

Fonte :

https://it.sputniknews.com/opinioni/20160822/3292103/padroni-universali-rit-rothshild-banche-politica-monetaria.html
http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/


Trenta usurai contro i popoli della Terra!



Sono in pochi a sapere che, oltre al G7, G10 e al G20, esiste anche il Gruppo dei Trenta 
– G30. Si tratta di un incontro annuale informale tra i direttori delle banche centrali di 30 paesi. Questo genere di eventi, come nel caso degli incontri del Club Bilderberg, godono di un’emblematica discrezione da parte dei media, ma si può supporre che le riunioni del “G30” siano istituite dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, e possono essere certamente considerate come lo Stato Maggiore delle banche centrali di molti paesi. Il tono della relazione presentata il 10 Ottobre dal Gruppo dei Trenta, così come le sue conclusioni, è stato riassunto dall’agenzia Reuters come segue:


«Le banche centrali hanno lavorato a fianco dei governi per affrontare le crisi che si sono manifestate dal 2007, così come era necessario ed opportuno. Ma le sole politiche delle banche centrali non potevano portare ad una crescita economica sostenibile. Tali politiche devono essere integrate da altre misure politiche attuabili dai governi. Allo stato attuale, molto rimane ancora da fare da parte dei governi, i parlamenti, le autorità pubbliche e il settore privato per approntare le politiche necessarie per ovviare alle debolezze strutturali economiche che esulano dal controllo e l’influenza delle banche centrali».

Al fine di contribuire alla crescita economica sostenibile, il rapporto presume che tutti gli altri attori adempiano alle loro responsabilità …


«Le banche centrali da sole non possono essere responsabili del raggiungimento degli obiettivi macroeconomici. I governi devono agire e utilizzare lo spazio decisionale fornito dalle misure di politica monetaria convenzionali e non convenzionali.(?) Non farlo sarebbe un errore grave e rischierebbe di porre le basi per ulteriori perturbazioni economiche e squilibri futuri ».



Come si può vedere da questo estratto, nella loro lista di coloro che ritengono responsabili della crisi Finanziaria ed economica imminente (e inevitabile!), i direttori delle banche centrali del Gruppo dei Trenta elencano Governi, Parlamenti, autorità pubbliche e private. Nel suo articolo, Reutersusa il termine che è stato impiegato in occasione della riunione dei banchieri centrali: «misure di politica monetaria non convenzionali». Questo è un riferimento preciso ad un programma di «quantitative easing», il che significa utilizzare tutta la potenza di stampa delle banche centrali per emettere nuova moneta con cui comprare i titoli del debito pubblico.



Sin dai vecchi tempi, la politica delle Banche Centrali è sempre stata quella di mascherare le proprie azioni spregevoli con parole artificiose, e costringere i governi ad emettere moneta, sotto forma di buoni del tesoro e di denaro, con cui coprire il loro debito senza interessi. Gli usurai furono gli architetti della fase storica che diede inizio all’era delle rivoluzioni borghesi in Europa.Hanno contribuito a rovesciare le monarchie, stabilire i Parlamenti e ratificare le Costituzioni con un obiettivo principale in mente: entrare in possesso delle macchine per stampare la valuta. Le rivoluzioni borghesi potrebbero essere intitolate con maggiore precisione «rivoluzioni monetarie».Tuttavia, questo sequestro doveva essere meglio giustificato. “l governi tendono ad abusare del loro diritto di emettere moneta. Potrebbero, forse, utilizzare la moneta stampata per coprire il deficit di bilancio dello Stato, la quale cosa sarebbe inaccettabile perché causerebbe inflazione”. Conclusione:le macchine da stampa devono essere espropriate ai governi e trasferite in «mani sicure». Per definizione, queste mani potrebbero appartenere solamente a usurai privati ​​(«liberi professionisti»). La moneta stampata dagli usurai è stata data ai governi, mentre ai contribuenti sono state scaricate le spese per gli interessi. Un forte afflusso di moneta emessa nell’ambito di un programma di «quantitative easing» ha contribuito a spingere verso l’alto i prezzi dei vari beni, (la misura della capitalizzazione delle imprese) e immobili, ma non è stato in grado di contribuire a rilanciare minimamente l’economia reale. L’impatto negativo di queste operazioni si è visto prima nelle economie dei paesi della periferia del capitalismo globale, ma ora incide anche sulle nazioni ricche del primo mondo.



La Federal Reserve statunitense, quando ha annunciato di aver terminato il suo programma di acquisto di obbligazioni nel 2014, aveva promesso che avrebbe alzato i tassi di interesse da zero entro il giugno 2015. Guardando al mercato dei derivati, la maggior parte di quei giocatori stanno scommettendo che la Fed non aumenterà il tasso di sconto prima di marzo 2016. Per inciso, alcuni dei direttori della Federal Reserve Banks, (la Fed è costituita da 12 filiali, la più grande delle quali è la Federal Reserve Bank di New York), starebbero agendo cautamente in questa direzione. Tassi negativi per le operazioni bancarie passive sono già una realtà per le banche centrali dell’Europa occidentale. La BCE, per esempio,ha imposto un tasso negativo sui suoi depositi un anno fa. Se la Federal Reserve statunitense ha annunciato pubblicamente la fine della sua operazione di “quantitative easing” (QE), la Banca d’Inghilterra sta ritardando questo passo, mentre la BCE si prepara a lanciare un nuovo round di QE. Per quanto riguarda la Banca del Giappone,possiamo effettivamente parlare di una politica di allentamento quantitativo a partire dal 2001, con tassi a zero sulle operazioni passive e tassi di sconto simbolici su quelle attive. Questo è il suo modus vivendi. Anche se la Cina non ha fatto alcun annuncio in materia di “quantitative easing”, ci sono sviluppi in corso che sono simili a quelli che possono essere visti nel resto del mondo. L’economia è inondata di denaro che viene pompato dalle banche ufficiali, nonché dalle società bancarie ombra. Il FMI stima che c’è stato un eccesso di prestiti da $ 3 miliardi di dollari nelle economie di mercato emergenti, che è pari a circa il 15% dei loro PIL combinati. Si tratta di una gigantesca “bolla del credito” che potrebbe facilmente innescare una crisi finanziaria ed economica, in primo luogo in quei paesi della periferia del capitalismo globale, e più tardi nelle nazioni ricche del primo mondo. Il rapportoG30 afferma: «Le Banche centrali hanno descritto le loro azioni come ‘tempo guadagnato per consentire ai governi di risolvere finalmente la crisi … Ma il tempo sta andando avanti, e gli acquisti [obbligazioni] hanno un loro costo». Il prezzo di tale acquisto sarebbe una crisi globale. Ci si può aspettare che nel prossimo futuro i mezzi di comunicazione, che sono sotto il controllo dei «mastri stampatori di denaro», intensificheranno drasticamente la loro critica alla politica economica dello Stato in molti paesi. La ragione è semplice – i «mastri stampatori del denaro», (quelli che possiedono le macchine da stampa delle banche centrali), faranno tutto il possibile per spostare la colpa della crisi sui governi, in modo che possano ancora una volta mantenere la ricchezza e il controllo delle valuta.



Fonte:http://www.strategic-culture.org/news/2015/10/28/central-banks-confusion-and-fear-anticipation-shocks.html

http://terrarealtime2.blogspot.it/2016/09/trenta-usurai-contro-i-popoli-della.html#more

EUROPA : DITTATURA DI LUSTRASCARPE DELLE BANCHE



Un grande uomo politico , il bavarese Franz-Josef Strauss , manifestò il suo pensiero sull’Europa comunitaria con una affermazione lapidaria e tagliente
: “I dieci comandamenti contengono 279 parole, la Dichiarazione americana d’indipendenza 300 e le disposizioni della Comunità Europea sull’importazione di caramelle esattamente 25.911.”

Era la metà degli anni Ottanta, e le normative europoidi sulle caramelle , nel frattempo, si sono certamente arricchite di altri fiumi di parole. Allo stesso modo, i maghi di Bruxelles si sono ampiamente interessati delle misure di piselli e zucchine, ed anche dei profilattici, con tanto di spiegazioni sulla capacità e la forma del più antico degli anticoncezionali, nonché delle dimensioni di forni e stalle, e di tante altre cose ancora.

Si tratta con ogni evidenza di una dittatura minuziosa , diffidente, acribica, pervasiva , alla quale è stata sacrificata la sovranità statuale e popolare di antiche , venerabili nazioni, che colpisce anche per l’apparente contraddizione tra l’ostentato ordoliberismo dei principi e l’occhiuto, sovietico burocratismo dei mezzi.

Contraddizione apparente, invero, giacché tutto l’impianto comunitario ( loro lo chiamano “acquis” ) è al servizio dei grandi gruppi economici e finanziari, gli unici a beneficiare tanto della pignoleria prescrittiva delle norme che delle opportunità aperte dalle quattro fantastiche libertà della scintillante Europa dei mercanti: libera circolazione di merci, uomini, servizi, capitali. Per tutti gli altri, a partire dai piccoli e medi imprenditori, regole astruse, obblighi, trappole, costi . Ma quali sono gli strumenti , quali i mezzi tecnici che consentono a questo potere reticolare di imporsi, fino a soffocare le libertà concretedi ventotto Stati e di poco meno di mezzo miliardo di sudditi ?

Il braccio secolare è la foltissima schiera dei funzionari dell’UE, un agguerrito esercito mercenario di molte migliaia di persone, assai ben pagate, titolari, come ogni casta che si rispetti, di privilegi e guarentigie; il cervello pensante è l’enorme massa di lobbisti – forse ventimila – accampati dalle parte dei palazzi del potere comunitario, che, nell’interesse di ambienti economici, potentati finanziari, commerciali ed industriali, corporazioni di ogni tipo, gruppi di pressione assortiti, dettano di fatto l’agenda dell’Unione, ed in particolare della Commissione UE.

La Commissione – e non sfugga che il termine commissario indica un potere discrezionale totale – è formata da ventotto membri, uno per ogni Stato dell’Unione ( una pacchia, per i ceti dirigenti dei piccolissimi Paesi, come Malta, Lussemburgo o Cipro !) , scelti dai governi sulla base di complicati equilibri intraeuropei, ma obbligati per legge comunitaria a non fare l’interesse del loro Paese. Su di loro, la frase più onesta l’ha pronunciata, con nordica franchezza, la commissaria svedese signora Maelstrom : “Il nostro mandato non deriva dai cittadini europei “. Finalmente, chiarezza: ammettono ormai senza vergogna di NON essere al servizio dei nostri interessi.

La Commissione esercita , al di là dei distinguo e delle contorsioni giuridiche ad uso di chi vuol crederci, tanto il potere legislativo che quello esecutivo. Ben sappiamo che il cosiddetto Parlamento europeo è solo una costosissima vetrina senza poteri reali, notaio condiscendente delle decisioni della Commissione. Per quanto riguarda le spese , ovviamente a carico dei contribuenti , dal circolo polare artico alle isole dell’Egeo, è sufficiente ricordare che il Parlamento ha due sedi, Strasburgo e Bruxelles, e che le riunioni si svolgono alternativamente nelle due città, con interminabili carovane di camion che trasportano documenti e strumenti di lavoro sull’autostrada, scortate dall’esercito belga e da quello francese.

Nella prassi quotidiana, tuttavia, la Commissione è un organo nelle mani dell’onnipotente classe degli “eurosauri”, funzionari che fanno e disfano, e, letteralmente, dettano legge, attraverso un apparato normativo costituito da regolamenti, direttive, decisioni , pareri, raccomandazioni. Ci saremmo dovuti allarmare fin dall’inizio, già dai termini usati, scelti con cura in un vocabolario alla camomilla per mascherare un potere ferreo.

Lo strumento più importante è il regolamento : atto legislativo vincolante, deve essere applicato in immediatamente nell’intera Unione . Ci sono poi le direttive , che stabiliscono un obiettivo che tutti i paesi dell’UE devono realizzare, emanando obbligatoriamente leggi nazionali in materia. Le decisioni vincolanoinvece i soli destinatari – ad esempio un paese dell’UE o una singola impresa .

I regolamenti emanati sono parecchie migliaia ogni anno, e la bulimia legislativa si accompagna alla verbosità, per cui pochissimi riescono a leggere un regolamento per intero ! Del resto, quella è la caratteristica comune di tutti gli atti europei , e Coriolano sfida i lettori a leggere il Trattato di Lisbona, dettoimpropriamente costituzione europea, dopo averlo scaricato dai siti dell’ Unione. Se ne sarà capace, tra rimandi a montagne di altre normative, visti e “consideranda”, avrà in mano un malloppo di centinaia di pagine del quale non capirà nulla: quello era precisamente l’obiettivo, confessato da due padri costituenti del calibro di Giscard d’Estaing e di Giuliano Amato, il superpensionato che ci sfilò dalle tasche il famoso 6 per mille dei conti correnti.

Il fatto è che i Regolamenti solo teoricamente provengono dal Consiglio Europeo ( la riunione dei ministri competenti per settore) o dal parlamento, che NON ha potestà legislativa, ma sono emessi su delega della Commissione, dunque da burocrati, per cui 28 Stati che millantano sovranità e libere istituzioni parlamentari sono tenuti ad applicare norme emanate da un sinedrio di non eletti e non responsabili dinanzi ai popoli, che, su indicazione e direzione di semplici funzionari – perché così è- deliberano poi a maggioranza semplice.

Un regolamento, teoricamente, può essere frutto della volontà di 15 commissari appartenenti ai Paesi più piccoli dell’Unione , quindi non piacere a tre quarti degli europei, ma tutti devono applicarlo dal giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione, e considerarlo, nella gerarchia delle fonti del diritto, superiore ad ogni legge nazionale. Solo la signora Malmstroem ha avuto il pudore – o l’improntitudine – di ammetterlo. La cessione di sovranità, quindi, è “il “ problema.

Per quanto ci riguarda, la fonte giuridica è il mitico art. 11 della Costituzione ( quella più bella del mondo , forse anche della galassia).

Ci torneremo tra un attimo, ma prima si impongono due parole sulle direttive: non sono leggi, ma è vietato non adeguarsi. Due esempi di questi giorni: lo sporco affare delle banche italiane “salvate” dal sistema creditizio ( con denaro finto , quello creato dal nulla dal dottor Draghi con il“quantitative easing” ), e relativa rapina a carico degli obbligazionisti è di stretta matrice europea. Il governo italiano non ha fatto che applicare una direttiva comunitaria che impone di gettare sul groppone di obbligazionisti e depositanti superiori ai 100.000 i debiti dei banchieri incapaci, ladri o insolventi . A Cipro, in corpore vili, avevano già fatto le prove, con lo scopo di punire e derubare i depositanti russi, in Italia applicano disciplinatamente gli ordini. I lustrascarpe all’ingrosso stanno a Bruxelles, gli sciuscià a Palazzo Chigi e Montecitorio .

Un’altra improvvida direttiva, una di quelle tirate fuori per dimostrare che l’Unione , quando vuole è “de sinistra”, ha imposto orari di lavoro massimi per tutti i sudditi europei. Risultato: a Cagliari un poveraccio non ha avuto l’agognato trapianto di rene e probabilmente ci lascerà la pelle perché i medici avevano esaurito l’orario massimo europeo. C’è sicuramente qualche legge italiana idiota, unita all’immancabile circolare esplicativa ed al placet dei sindacati , che ha obbligato l’equipe chirurgica a tornare a casa.

Se ci scappa il morto, peggio per lui, ciò che conta è attenersi alla Direttiva (maiuscola, dottor Blondet), ed alle circolari di qualche dirigente nominato per meriti politici, sindacali o di lenzuola.

L’Italia, peraltro, che ha nel proprio codice genetico il servilismo verso tutto ciò che è straniero, è stata la più diligente nell’assorbire il diritto comunitario, espungendo prontamente da ogni orizzonte giuridico le norme non in linea con quelle europee. La primo colpo venne dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’allora mercato Comune Europeo formato da sei stati, conosciuta come Costa contro Enel. , in cui già nel 1964 si dichiarava la prevalenza del diritto comunitario su quello interno.

Flaminio Costa , avvocato milanese azionista di Edison , società colpita dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica decisa dal primo governo di centrosinistra, rifiutò di pagare una bolletta della luce dell’ammontare di 1925 lire. La lite finì prima alla Corte Costituzionale, poi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La Corte Costituzionale si pronunziò nel marzo del 1964, statuendo che sebbene la Costituzione Italiana permettesse una limitazione della sovranità in favore di istituzioni internazionali come la CEE, questo non impediva di applicare il principio “lexposteriorabrogat priori”: il Trattato di Roma , che diede vita al Mercato Comune Europeo, è del 1957, fu recepito nell’ordinamento italiano nel 1958, dunque non poteva prevalere sulla legge di nazionalizzazione del settore elettrico del 1963.

In sede comunitaria, al contrario si affermò che le leggi dell’Unione Europea non sarebbero efficaci se Costa non avesse potuto impugnare la legge nazionale sulla base della sua presunta incompatibilità col diritto comunitario : ne consegue che il diritto derivante dal Trattato di Roma non può trovare un limite in qualsiasi provvedimento del diritto interno. Sottoscrivendo il trattato, lo Stato ha limitato la sua sovranità, ed ha quindi accettato un corpo legislativo che lo vincola .


Non è senza significato che il colpo alla sovranità statale sia derivato proprio dalla torbida vicenda della nazionalizzazione elettrica, imposta dai socialisti e gestita da Aldo Moro, che produsse un ingentissimo danno alle casse pubbliche e fece la fortuna di uno dei vecchi gestori privati, la Società Idroelettrica Piemontese (SIP) , che si trasformò poi in Società per l’Esercizio Telefonico e dominò per decenni il mercato delle telecomunicazioni.

Venti anni dopo, tanta acqua era passata sotto i ponti, e la sentenza Granital della nostra Corte Costituzionale , la n. 170 del 1984, riconobbe al giudice ordinario italiano il potere di disapplicare direttamente ogni legge contrastante con un regolamento comunitario precedente. La suprema corte stabilì una volta per tutte che, qualora vi sia “una irriducibile incompatibilità fra la norma interna e quella comunitaria, è quest’ultima, in ogni caso, a prevalere”.

In chiusura di argomentazione , tuttavia, la Corte non rinunciò ad affermare una propria competenza residuale nel sindacato dell’ “acquis” comunitario “in riferimento ai principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e ai diritti inalienabili della persona umana”. Venne dunque riaffermata la preminenza di principi irrinunciabili del diritto interno, che non ammettono cessioni di quote di sovranità. L’affermazione non è per nulla ridotta ad un’eventualità teorica, ove si legga seriamente , come a molti pare opportuno, l’art. 11 della Costituzione italiana, e lo stesso art. 1 .

Coriolano è un contadino, al bisogno un combattente per la Patria, non un giurista o un costituzionalista, ma qualche riflessione in materia la vuol svolgere comunque , alla luce della sentenza Granital e di quanto osservato, a proposito della Costituzione vigente, da commentatori assolutamente allineati con il potere, con la garanzia della prefazione di un Luciano Violante , in un manuale edito da Mursia molto utilizzato nelle scuole della repubblica. A proposito dell’art. 11 , che recita, al comma 2 : [ l’Italia] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; c. 3) promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Il manuale spiega che la norma è stata approvata dai costituenti pensando all’ONU ( ergo, al governo mondiale…) , ma che è considerata il fondamento dell’adesione nostra all’Unione Europea. Ciò comporta la prevalenza del diritto dell’Unione su quello italiano. E comunque, ammettono i costituzionalisti amici di Violante “solo qualora –ma si tratta di ipotesi difficilmente verificabili – gli atti dell’Unione Europea ledano i principi fondamentali affermati nella Costituzione italiana, l’Italia potrebbe recedere dall’impegno assunto con l’Unione Europea, riappropriandosi della sovranità ceduta “.

Un testo scritto in ginocchio, a partire dalle ipotesi per noi non così difficilmente verificabili che l’UE leda spirito e lettera dei primi dodici (sacri!) articoli della Carta, ma che lascia spiragli, esattamente come la sentenza Granital .

I Trattati comunitari, e soprattutto molti regolamenti e direttive, ispirati ad un liberismo ideologico quanto ottuso, probabilmente ledono l’art. 2 , che garantisce i diritti dell’uomo,definiti inviolabili nell’ambito sociale, ed afferma che “la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Qualunque cosa significhi l’oscura formulazione dei costituenti ( qui si sente chiara l’ispirazione di quelli comunisti ..) , ordoliberismo , solidarietà e diritti sociali vanno d’accordo come guelfi e ghibellini.

Lo stesso articolo 1, che assegna la sovranità al popolo, sia pure nell’ambito della Costituzione, sembra al lettore comune , allo spettatore imparziale di Adam Smith, la negazione dell’attribuzione a burocrazie estere di poterisovrani. Purtroppo c’è la nuova formulazione dell’art. 117, modificato a seguito delle febbri federaliste, che riconosce che la potestà legislativa deve conformarsi “ai vincoli dell’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali”.

Contradictio in adiecto o voce dal sen fuggita ? Sul punto, il manuale tace, così come sugli obblighi internazionali, che ad un’analisi maliziosa potrebbero sembrare , si fa per parlare, naturalmente, i protocolli riservati dei trattati di pace che relegano l’Italia nel ruolo di sconfitta con oneri imperituri.

Di più: come si giustifica la cessione della sovranità monetaria ad una banca privata, la BCE, giacché non risulta che , almeno in punto di diritto ! , le banche siano Stati e tanto meno che abbiano come scopo la pace e la giustizia tra le Nazioni. Insomma, qui è tutto illegale, ed un giurista del prestigio di Giuseppe Guarino ha dimostrato in un libro come il Patto di Stabilità, quello che ci inchioda al rapporto deficit/PIL del 3% ed al rientro, aritmeticamente impossibile per alcuni secoli, del debito pubblico entro il limite del 60% del PIL , che deroga e viola per certo i principi dei trattati comunitari, non potesse essere stabilito con un semplice regolamento della Commissione, norma di rango assai inferiore ad un Trattato internazionale.

Parole, purtroppo, come parole in libertà, oltreché assai poco dotte , sono le argomentazioni di Coriolano. Però sono vere, e meritano comunque di essere diffuse , a vergogna di questo nuovo totalitarismo che ci opprime , almeno fino a quando la polizia del pensiero non sarà venuta a prenderci: c’è già l’impianto legislativo adatto, nelle pieghe del Trattato di Lisbona, e la polizia internazionale, l’Eurogendfor, per eseguire gli ordini , ed è perfettamente legale essere giudicati da un tribunale straniero per un fatto commesso qui , che non è previsto come reato dal nostro ordinamento.

La Costituzione è qui clamorosamente violata, poiché nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge , principio che, con buona pace degli adoratori della Carta, è stato ereditato dallo Statuto Albertino del 1848 , art. 71 !

Torniamo ai nostri poco amati regolamenti ed alle imperiose direttive: esiste una direttiva comunitaria che obbliga gli Stati a diffondere nelle scuole l’uguaglianza delle diversità sessuali, non sorridete, è davvero così, cioè l’ideologia “gender” e omosessualista. Ecco da chi vengono le peggiori schifezze , e sono diffuse apertamente come pensiero ufficiale dell’Unione, dunque come indottrinamento coatto a pensare ciò che l’illuminata élite d’ Europa pensa, in spregio ai proclamati principi di libertà.

Su un piano diverso, è persino divertente la sorte del regolamento UE n. 450 del 2008, presentato come nuovo codice doganale comunitario, in sostituzione di quello del 1992 ( regolamento CE n. 2913).

Talmente inadeguato è apparso agli stessi gerarchi europoidi, che ne viene posticipata ciclicamente l’entrata in vigore, per evitare il peggio. Ma se lo sono scritto sempre loro, che se la cantano e se la suonano, tanto la croce la portiamo noi.

E guai se decidessimo di sostenere con denaro nostro, le tasse degli italiani, un settore economico, un distretto industriale, un’industria strategica in crisi, un distretto agricolo : ultra vietato, sono biechi “aiuti di Stato”, che però a francesi e tedeschi sono non di rado consentiti !

Provate a parlare agli olivocultori pugliesi della xylella, la malattia che fa morire le piante, e dell’intervento dei padreterni di Bruxelles con tanto di regolamenti e normative urgenti, e sentirete le loro pittoresche valutazioni sul ruolo e la capacità di problem-solving ( adesso si dice così !) dell’allegra brigata comunitaria.

A proposito, la PAC ( politica agricola comune)è ormai agli sgoccioli, ma gli uffici relativi , negli Stati e nei palazzi europei, sono ancora bene aperti e popolati da dirigenti e funzionari.

Per restare ai palazzi, una considerazione su Palazzo JustusLipsius, sede della Commissione che sforna le sue migliaia di regolamenti, direttive, pareri, decisioni e raccomandazioni, tradotte poi in una trentina di lingue da un battaglione di esperti, in genere in un idioma compresa da pochi iniziati. Il palazzo, di forma circolare e volutamente incompiuta, è chiaramente ispirato alla tradizionale iconografia della Torre di Babele, quella, ad esempio, resa mirabilmente nel quadro di PieterBruegel il Vecchio. Non posso credere che sia un caso , ma il preciso segnale che lassù regna Babilonia .

L’indirizzo è ancora più inquietante: rue de la Loi, via della Legge. Davvero, tempi durissimi, che però ci siamo cercati, specie noi italiani, con un europeismo esagerato, sciocco, infantile , servile, la cui unica giustificazione era il disprezzo e la sfiducia nei nostri governanti domestici. Triste cartolina del passato l’entusiasmante battaglia per l’Europa della civiltà e delle nazioni , condotta dalla più generosa gioventù del continente in anni diversi .

Forse è troppo tardi, forse non ancora. Intanto, fare opera di verità è un gesto rivoluzionario , come capì George Orwell al tempo di “1984”.

O forse valgono le invettive scagliate contro Roma dal mio antenato Coriolano, come immaginate da Shakespeare nel dramma a lui intitolato :

“Sporco branco di cani ! Io odio il vostro fiatocome l’aria di una palude infetta e apprezzo il vostro favore quanto una carogna insepolta che mi appesti l’aria . Io, bandisco voi ! Restatevene qui in compagnia della vostra incostanza. Che ogni più piccolo rumore vi faccia tremare, e che piombiate nella disperazione anche solo vedendo di lontano agitarsi le piume sul capo dei vostri nemici ! Conservatelo, questo potere di bandire i vostri difensori: finché la vostra ignoranza – che per capire deve prima provare – non risparmiando neppur voi, eterni nemici di voi stessi, vi consegni, come i più abietti fra i prigionieri, a qualche nazione che vi prenda senza colpo ferire ! Per causa vostra, io disprezzo la mia città e le volto le spalle : c’è un mondo intero, fuori di qui” .



Fonte: Blondet & Friends

http://terrarealtime2.blogspot.it/2015/12/europa-dittatura-di-lustrascarpe-delle.html