Carlo Magno figlio di Pipino il breve e re dei franchi fu colui che tento’ di riunire l’impero romano sotto la Croce di Cristo, dopo la caduta dell’Impero romano. L’Impero carolingio conservava elementi continuativi con l’età tardo-romana.
Carlo Magno volle essere difensore della fede: glielo imponevano le circostanze politiche del popolo franco Carlo Magno dopo la conquista e sottomissione non uccideva i suoi nemici dai cannibali pagani anglosassoni agli arabi invasori, ma li battezzava e li mandava nei monasteri. In una sua lettera aPapa Leone IIII paragono’ se stesso e il pontefice Mosè ed Aronne: l’uno è il principe armato di spada che difende la comunita’, l’altro è il capo spirtuale che ha l’ufficio di pregare.
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Dopo la morte di Carlo Magno i suoi tre figli lottano tra di loro per dividersi l’impero e questa guerra fratricida spezza la fragile unità che Carlo Magno aveva creato. L’ultimo dei Carolingi, Carlo il Grasso, riunisce ancora l’Impero, tuttavia la sua inettitudine fu tale che i nobili lo deposero nell’887. L’Impero Carolingio si sfasciava definitivamente.
Dalle sue rovine sorgeranno i primi regni nazionali: Francia, Germania, Italia.(clicca qui)
L’Europa quindi viene divisa, ma continuerà a rimanere unita molto di più di quanto lo sia oggi. Se oggi l’Europa è unita solo da interessi e da una moneta di proprietà non dei popoli ma di proprietà privata, con la fine dell’Impero Carolingio e la nascita el Medioevo l’Europa rimane unita nella fede, nei costumi e nella cultura. E’ esistita un’Europa veramente globalizzata, un’epoca i cui dalla punta estrema della Spagna al nord della Finlandia si era uniti da una fede, da un sogno e da un ideale. Chiunque si ostini a voler vedere nel medioevo un’epoca barbara e incivile gli consiglierei di informarsi meglio e scavalcare molti luoghi comuni e leggende prima fra tutte il numero esagerato di milioni di vittime arse dalla Santa Inquisizione (vedi articolo sull’inquisizione) o lo “Ius Primae Noctis” che nell’immaginario collettivo sarebbe stato il diritto del feudatario di passare la prima notte di nozze con la futura sposa, si trattava in realtà di una tassa sul matrimonio. Il Medioevo fu un’epoca gloriosa ingiustamente infangata, chamata oggi dai mondialisti e dai giudei “era volgare”nessun periodo storico è stato vittima di luoghi comuni come il medioevo; un’ epoca alla quale si devono invece il fiorire delle università, dell’arte culinaria, della scienza e della arti.
“Con il protestantesimo lo spirito ebraico trionfò” queste sono le parole dello scrittore giudeoBernard Lazare.
Da Aquisgrana a Maastricht. Ieri come oggi. Sarà un caso che oggi come allora vengano affondate le economie di quelli che una volta erano gl stati fedeli alla dottrina cattolica e quindi proprietari di una propria forte identità nazionale e cultura (latina, greca,romana arricchita dalla filosofia di platone e san Tommaso D’Aquino) come nel caso dei paesi mediterranei?
La componente emotiva e il terrore di un ritorno dell’aggressività tedesca – peraltro per nulla plausibile – erano così forti da fare trovare tutti d’accordo nel volere creare uno strumento per controllare la Germania. E per questo venne inventata la moneta unica. Gli americani non erano tutti anti-tedeschi, ma sfruttarono l’occasione per veicolare l’introduzione dell’Euro per favorire i propri interessi economici. L’Euro venne dunque concepito come un modo per ingabbiare da Germania da parte di francesi, inglesi e anche di Andreotti, che per scongiurare l’ipotesi di un ritorno tedesco si coalizzarono per controllarne insieme l’economia attraverso una moneta comune. Gli americani sfruttarono questo loro sentimento condiviso per rafforzare il mercato unico da essi gestito. Spesso in Europa si parla dei complotti americani. Tutte cose false! Gli Stati Uniti hanno fatto tutto alla luce del sole: dissero apertamente di volere un’Europa unita per incentivare gli scambi commerciali e ottennero ciò che volevano. Ciò è oggi apertamente riconosciuto dalla politica americana. Non è difficile capire perché: una unica moneta al posto delle 32 che c’erano prima rende molto più semplici e razionali gli scambi commerciali tra Stati Uniti ed Europa e facilita la circolazione delle merci all’interno del mercato unico globale guidato dalle regole americane”. (clicca qui)
Narra il pastore protestante sionista Richard Wurmbrand che l’unico emblema religioso che compare nell’atrio principale del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York è una figura ignuda di Zeus, la divinità nota per la sua ferocia, e che nella mitologia greca si trasformò in un toro che rapì e tenne prigioniera Europa: similitudine a quanto pare puntualmente avverata.
L’appello lanciato da Churchill ebbe immediata e grande risonanza: ancora nel 1946 venne fondato in Gran Bretagna lo “United Europe Movement” ad opera dello stesso Churchill; seguiva in Francia il “Conseil pour une Europe Unie” di Jean Monnet e Robert Schuman; Associazione Internazionale per l’Unità Europea» presieduta da Paul van Zeeland e alla quale apparteneva un certoJoseph Retinger. Il profilo di quest’ultimo personaggio è quanto mai rilevante ai fini della nostra trattazione. Retinger, membro della Round Table e fondatore di spicco del CFR americano. Agente dei servizi segreti e successivamente diplomatico, con l’appoggio del Pilgrims miliardario Nelson Rockefeller, sarà il vero ispiratore e il padre fondatore nel 1954 del Bilderberg Group, un superparlamento riservato alla crema del mondo degli affari e della politica esteso alle due sponde dell’Atlantico. Gran parte di questi movimenti confluì l’11 novembre 1947 in un “Comitato internazionale di Coordinamento dei Movimenti per l’Unità europea” che a sua volta generò un“Congresso dell’Europa” da tenersi all’Aia fra il 7 e il 10 maggio 1948 sotto la presidenza di Winston Churchill.
Le idee di Retinger, ossia quelle dell’Alta Loggia, che si rifletteva nella Pilgrims e nella Fabian Society, fanno strada, come si poteva leggere nel “Bollettino del Centro di Cultura Europea”: Il Congresso dell’Europa all’Aia fu opera sua e il Consiglio d’Europa ne fu la conseguenza. Se ora aggiungiamo che Retinger era amico di lunga data di Coudenhove-Kalergi è facile immaginare il motivo della scelta dell’Aia quale sede del primo Congresso dell’Europa, il padrone di casa essendo quel principe Bernardo d’Olanda, importante azionista della Royal Dutch Petroleum e della “Société Génerale du Belgique” controllate dai Rothschild, ma soprattutto materiale fondatore dei circoli Bilderberg sotto l’influenza di Retinger. Grazie a questo Congresso il 25 ottobre 1948 potè dunque riunirsi per la prima volta il “Movimento Europeo”.
Il 12 maggio del 1947 a Ottawa il 33° grado della massoneria scozzese Truman auspica il decollo di un piano “per rianimare la produzione e sanare l’economia… a condizione che (i governi, N.d.A.) operino con uno spirito di stretta collaborazione, abolendo le assurde barriere che li dividono e li soffocano”. Segue il 3 aprile 1948 lo stanziamento di 13 miliardi di dollari, valore del 1945, per aiuti all’Europa, alla condizione che almeno metà di essi vengano impiegati sotto il controllo americano. La condizione politica per la concessione del prestito era l’orientamento verso una durevole comunità economica europea.
La NATO (North Atlantic Treaty Organization), o Patto Atlantico, consacrava la solidarietà dell’Europa Occidentale con gli Stati Uniti, passando praticamente il continente sotto la protezione e il controllo americani, e nel contempo consacrava la spartizione dell’Europa in due blocchi: sono gli estremi per un’unione, per un governo sovrannazionale atlantico guidato dall’ONU.
La NATO (North Atlantic Treaty Organization), o Patto Atlantico, consacrava la solidarietà dell’Europa Occidentale con gli Stati Uniti, passando praticamente il continente sotto la protezione e il controllo americani, e nel contempo consacrava la spartizione dell’Europa in due blocchi: sono gli estremi per un’unione, per un governo sovrannazionale atlantico guidato dall’ONU.
Gli Stati Uniti infatti stanno obbligando l’Europa ad incamminarsi sulla via di un’unificazione politica, economica e sociale a carattere socialista-fabiano, coniugata sugli schemi americani, e a pensare alla propria difesa; l’edificazione del Governo Mondiale sotto l’egida dell’ONU, dove l’Europa unita non sarà che una regione dell’impero americano, coronerà il programma.
E ovvio che un serissimo ostacolo per i mondialisti possa essere rappresentato dall’Europa, culla di quella civiltà cristiana che l’ha generata e – qual faro di luce – ne ha diffuso il messaggio nel mondo, con le sue tradizioni radicate nei vari popoli della Cristianità nel cui alveo la cultura attinse vette incomparabili, raggiungendo nel sociale quell’unità nella pluralità e nella diversità, che è attributo solo cattolico ed è sinonimo di ordine, vera fratellanza, bellezza e armonia. Per unire l’Europa su basi diverse, su una convergenza di puri interessi economici e venali, occorre dunque rimuovere alla radice questa memoria storica, questa consapevolezza di un passato fulgido, questo perdurare di un tipo di uomo naturaliter christianus, inserito nella propria terra, con tradizioni proprie, proprie leggi e propri usi. Indurre uno stato di anarchia generalizzato, isolare il singolo nel suo egoismo, ripristinare le tenebre della barbarie precristiana nella società, mescolare razze diverse sradicandole dalle terre di origine, in una parola affossare le Nazioni; queste, come ciascuno può oggi constatare, sono le direttrici di attacco percorse dallo spirito mondialista. Un uomo senza radici, infatti, privo di riferimenti, senza terra, senza uno scopo di vita diverso dal piacere e dall’accumulo di ricchezza fine a se stesso, è esattamente il prototipo ricercato dai mondialisti, docile burattino massificato, le cui pretese non travalicano il benessere biologico e la cui visione del mondo – solo a prima vista ampia, essendo egli una specie di apolide senza tradizioni – in realtà non supera l’angusto limite della sua mediocre esistenza.
Ben sanno i settari tutto questo. Essi sorvegliano attentamente e si affrettano ad intervenire perciò onde soffocare ogni timido accenno (non oseremmo mai parlare di restaurazione cattolica dopo il Vaticano II) di rievocazione della grandezza dell’Europa medioevale: la Leggenda Nera dei secoli caliginosi e bui deve essere mantenuta e un torrente di anatemi è scagliato ogniqualvolta si cerchi di metterla in discussione. Eloquente in proposito un articolo comparso nel maggio 1990 sul New York Times – testata giornalistica di proprietà della ricchissima famiglia ebraica dei Sulzberger- a firma di Dominique Moisi, vicedirettore dell’IFRI, l’Istituto per gli Affari Internazionali francese, intitolato: “Uno spettro ossessiona l’Europa: il suo passato”. Vi si dice: “Noi non dovremmo sognare di ricostruire un’Europa cristiana sulle ceneri del mondo comunista L’Europa che Giovanni Paolo II desidera è quella nella quale la maggioranza degli Europei non si troverà molto a suo agio. La Chiesa – che storicamente è responsabile dell’antisemitismo – non saprà offrire soluzioni a una nuova Europa; soltanto i valori umanisti e le istituzioni democratiche sapranno farlo. O altrimenti il muro di Berlino sarà caduto invano”.
E ovvio che un serissimo ostacolo per i mondialisti possa essere rappresentato dall’Europa, culla di quella civiltà cristiana che l’ha generata e – qual faro di luce – ne ha diffuso il messaggio nel mondo, con le sue tradizioni radicate nei vari popoli della Cristianità nel cui alveo la cultura attinse vette incomparabili, raggiungendo nel sociale quell’unità nella pluralità e nella diversità, che è attributo solo cattolico ed è sinonimo di ordine, vera fratellanza, bellezza e armonia. Per unire l’Europa su basi diverse, su una convergenza di puri interessi economici e venali, occorre dunque rimuovere alla radice questa memoria storica, questa consapevolezza di un passato fulgido, questo perdurare di un tipo di uomo naturaliter christianus, inserito nella propria terra, con tradizioni proprie, proprie leggi e propri usi. Indurre uno stato di anarchia generalizzato, isolare il singolo nel suo egoismo, ripristinare le tenebre della barbarie precristiana nella società, mescolare razze diverse sradicandole dalle terre di origine, in una parola affossare le Nazioni; queste, come ciascuno può oggi constatare, sono le direttrici di attacco percorse dallo spirito mondialista. Un uomo senza radici, infatti, privo di riferimenti, senza terra, senza uno scopo di vita diverso dal piacere e dall’accumulo di ricchezza fine a se stesso, è esattamente il prototipo ricercato dai mondialisti, docile burattino massificato, le cui pretese non travalicano il benessere biologico e la cui visione del mondo – solo a prima vista ampia, essendo egli una specie di apolide senza tradizioni – in realtà non supera l’angusto limite della sua mediocre esistenza.
Ben sanno i settari tutto questo. Essi sorvegliano attentamente e si affrettano ad intervenire perciò onde soffocare ogni timido accenno (non oseremmo mai parlare di restaurazione cattolica dopo il Vaticano II) di rievocazione della grandezza dell’Europa medioevale: la Leggenda Nera dei secoli caliginosi e bui deve essere mantenuta e un torrente di anatemi è scagliato ogniqualvolta si cerchi di metterla in discussione. Eloquente in proposito un articolo comparso nel maggio 1990 sul New York Times – testata giornalistica di proprietà della ricchissima famiglia ebraica dei Sulzberger- a firma di Dominique Moisi, vicedirettore dell’IFRI, l’Istituto per gli Affari Internazionali francese, intitolato: “Uno spettro ossessiona l’Europa: il suo passato”. Vi si dice: “Noi non dovremmo sognare di ricostruire un’Europa cristiana sulle ceneri del mondo comunista L’Europa che Giovanni Paolo II desidera è quella nella quale la maggioranza degli Europei non si troverà molto a suo agio. La Chiesa – che storicamente è responsabile dell’antisemitismo – non saprà offrire soluzioni a una nuova Europa; soltanto i valori umanisti e le istituzioni democratiche sapranno farlo. O altrimenti il muro di Berlino sarà caduto invano”.
Il 12 febbraio 1986 venne firmato l‘Atto Unico Europeo (art. 1 ). Si calcolava che i contenuti dell’Atto – vera e propria Costituzione europea – sarebbero stati recepiti in 300 diverse leggi CEE. L’Atto, nella sez. II, art. 13, stabiliva: “Il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali…” Fatto questo che automaticamente comporta la possibilità per le multinazionali di operare senza restrizioni mediante trasferimenti di capitali ovunque sia conveniente. In tal modo esse potranno imporre i nuovi standard di produzione europea; ne consegue che le piccole attività imprenditoriali indipendenti (o, peggio, aziende agricole di modesta dimensione) non disponendo dei capitali necessari per riconvertire la produzione ai nuovi standard di mercato, non saranno in grado di resistere e verranno condotte a scegliere fra chiusura o svendita a prezzi stracciati ai cartelli delle corporatìons. Ma dietro l’avanzata delle multinazionali dei mercanti operano le banche, la cui attività è coordinata da una Banca Unica Europea il cui ruolo consiste nel sostituirsi alle attuali Banche Centrali nazionali.
Il documento di 35 cartelle della CEE col titolo “Completing the Internal Market “ si apriva con questa affermazione: “L’unificazione del mercato per 320 milioni di persone presuppone che gli Stati Membri convengano nell’abolire barriere di ogni tipo, nell’armonizzare le regole, nel rendere più simili le strutture legislative e fiscali, nel rafforzare la cooperazione monetaria e le necessarie misure di sostegno per incoraggiare le imprese europee a lavorare congiuntamente”
Da qui al 1991 il mondo sarà dominato da circa 300 multinazionali che regoleranno su scala mondiale il mercato dei prodotti di consumo […]. Queste 300 dovranno controllare tutto quel che riguarda la ricerca, lo sfruttamento, la produzione e la ripartizione nel mondo, delle materie prime e degli elementi chiave del nostro tempo […]”
Fu in quel giorno che nacque la parola d’ordine delle fusioni fra banche, industrie, compagnie e aziende per settori di attività. Man mano che ci si avvicinava al 1991, il numero delle multinazionali globali sembrava cambiare: secondo la Repubblica – Affari e Finanza, del 23 novembre 1988, infatti, l’opinione dei banchieri britannici era che non più di 150/200 grandi Corporations avrebbero dovuto condizionare l’economia mondiale, a loro volta legate a non più di qualche decina di superbanche.
Il documento di 35 cartelle della CEE col titolo “Completing the Internal Market “ si apriva con questa affermazione: “L’unificazione del mercato per 320 milioni di persone presuppone che gli Stati Membri convengano nell’abolire barriere di ogni tipo, nell’armonizzare le regole, nel rendere più simili le strutture legislative e fiscali, nel rafforzare la cooperazione monetaria e le necessarie misure di sostegno per incoraggiare le imprese europee a lavorare congiuntamente”
Da qui al 1991 il mondo sarà dominato da circa 300 multinazionali che regoleranno su scala mondiale il mercato dei prodotti di consumo […]. Queste 300 dovranno controllare tutto quel che riguarda la ricerca, lo sfruttamento, la produzione e la ripartizione nel mondo, delle materie prime e degli elementi chiave del nostro tempo […]”
Gli Stati Uniti di Europa, in realtà, si rivelano sempre più essere gli Stati Uniti – ovvero il mondo anglosassone – in Europa. Rimane da accennare a qualche meccanismo attraverso il quale verranno trasferite al governo sovrannazionale europeo le competenze degli Stati nazionali. Basti osservare che prima dell’Atto Unico un paese poteva respingere una legge non gradita, o dannosa alle propria economia, elaborata a livello europeo, mentre ora il diritto di veto, pur esistente, è virtualmente sterile e sostituito dal concetto di “maggioranza qualificata” raggiunta con un sistema di punteggio fissato in base al “peso” dei vari paesi
La tappa dell’Unione Europea è tappa massonica? Quasi scontata la risposta: nel settembre 1988 fu l’allora Gran Maestro della massoneria italiana Armando Corona che si fece carico di rispondere:“[…] (la Massoneria) si pone oggi in prima fila nel processo di unione europea. Lo fa con la consapevolezza di chi ha posto mano per primo alla liberazione dei popoli, alla redenzione delle minoranze, all’avvento della Società delle Nazioni e dell ONU e ora punta all’unità europea […] (per) contribuire all’affermazione della libertà universale”.
Nel numero di settembre del 1991 la rivista del Grande Oriente di Francia Humanisme offriva lumi sulla filosofia che avrebbe animato questa repubblica: “La repubblica non può ammettere nella comunione spirituale dei repubblicani coloro che non hanno fatto atto di obbedienza (alla massoneria, N.d.A.)”.
Nessuna illusione perciò: nel “mondo uno” di domani, prefigurato nella Repubblica Universale massonica, non vi sarà posto né per il cittadino che volesse conservare sentimenti di fedeltà per la propria nazione e la propria terra, né, a fortiori, per il cattolico che intendesse obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.
Vladimir Bukovsky è uno scrittore, neurofisiatra e attivista dissidente russo che ha trascorso 12 anni nelle prigioni psichiatriche russe e nei campi di lavoro, per aver difeso i diritti umani durante gli anni ’60 e gli anni ’70. Ha sperimentato sulla sua pelle un sistema che egli considera sinistramente simile a quello che oggi ci viene imposto con l’Unione Europea: “E’ veramente un enigma per me capire perché, dopo avere appena seppellito un mostro, l’Unione Sovietica, ne stiamo costruendo un altro notevolmente simile: l’Unione Europea. Esattamente, cos’è l’Unione Europea? Forse, esaminando la sua versione sovietica, possiamo trovare la risposta.
L’Unione Sovietica era governata da quindici persone non eletteche si attribuivano incarichi l’un l’altro e che non erano tenuti a rispondere a nessuno. L’Unione Europea è governata da due dozzine di persone non elette, che si attribuiscono incarichi l’un l’altro, si incontrano in segreto, non devono rispondere a nessuno e che non possiamo rimuovere. L’Unione Sovietica è stata creata attraverso una coercizione e in molti casi con l’occupazione militare. L’Unione Europea è stata creata, a dire il vero, senza l’uso della forza militare, ma grazie alla coercizione e alla prepotenza economica.
Per continuare ad esistere, l’Unione Sovietica si espanse sempre di più. Quando smise di espandersi, iniziò a collassare e io sospetto che lo stesso sia vero per l’Unione Europea. A noi venne detto che l’obiettivo dell’Unione Sovietica era quello dicreare una nuova entità storica, il popolo sovietico, e che dovevamo dimenticare le nostre nazionalità, le nostre tradizioni etniche e le nostre usanze. La stessa cosa sembra accadere con l’Unione Europea, dal momento che non vogliono che voi siate inglesi o francesi: vogliono che voi siate tutti appartenenti a una nuova fattispecie storica, gli europei, per sopprimere tutti i vostri sentimenti nazionali. Io ho vissuto nel vostro futuro. E non ha funzionato.” (clicca qui)
E mentre la situazione precipita ecco che gli oligarchi studiano partiti e falsi movimenti rivoluzionari in grado di soffocare la protesta, neutralizzando le lotte politiche nelle piazze. In Italia è il caso di ricordare il Movimento 5 stelle, foraggiato e sostenuto dagli stessi mondialisti, abbiamo Podemosin Spagna guidato da Paolo Iglesias, il ciarlatano della CIA a Madrid e simapatizzante della NATO, creato in un primo momento come una forma di “dissidenza controllata” . Ma il caso piu’ eclatante rimane senza dubbio quello di Syriza in Grecia guidato da Alexis Tsipras. Quando i Greci si resero conto che tutti i soldi che gli venivano prestati andavano nelle tasche dei tedeschi che incassavano la differenza di tassi, ossio lo spread, (il trucchetto che è servito anche da noi in Italia per rovesciare l’ultimo governo eletto democraticamente), obbligarono
Tsipras a indire un referendum per uscire dall’euro nella quale stravinsero i “no “, ma alla fine Tsipras fece marcia indietro, accettando le regole della Troika e condannando molti dei suoi suoi cittadini alla miseria per seguire gli ordini diDraghi. Come avrebbe potuto, altrimenti, continuare il giochetto in cui, apparentemente, il “buono” era quello che forniva prestiti, ma in realtà tutti i soldi che gli dava finivano nelle tasche dei suoi amici di Germania? Molti avrebbero potuto seguire il suo esempio e far collassare questo sistema oligachico al servizio degli Illuminati. In ogni caso dopo il tam tam mediatico che risale ai tempi del referendum non si parlera’ piu’ né dei problemi della Grecia e nemmeno di come abbia fatto Tsipras a vincere le elezioni dopo pochi mesi dal definitivo sprofondamento di questo che una volta fu un glorioso paese. Come non si parlerà mai dell’uscita dell’Islanda dall’euro e la sua consenguente rinascita.
Gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione. Un’esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri. Nel 2003 il debito islamndese era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento.
A dare il colpo definitivo ci penso’ la crisi dei mercati finanziari del 2008.
Le tre principali banche del paese fallirono, alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di spalmare il debito sulla popolazione. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entita’ sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiusto’ d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiuto’ di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere. La comunita’ internazionale aumento’ allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda.
I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verra’ impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile.
Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranita’ a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione. (clicca qui)
Vorrei segnalarvi l’Imperdibile intervista di Federico Fubini a Lars Feld,uno dei “cinque saggi” che consigliano il governo tedesco e probabilmente il più vicino al ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble: «Il debito pubblico italiano viaggia oggi su livelli di 59,8 miliardi di euro (il 3,7% del Pil) in più di quanto doveva a causa del contributo del governo di Roma ai salvataggi di Grecia, Irlanda, Islanda e Portogallo fra il 2010 e il 2012. Nel frattempo, proprio grazie a quegli interventi, le banche tedesche sono uscite miracolosamente illese da investimenti a rischio per un totale di 334 miliardi nei quattro Paesi in crisi. Fin qui il contribuente italiano ha pagato per salvare gli istituti tedeschi. Non il contrario». (clicca qui)
Intanto anche altri paesi si stanno svegliando da questo incubo, come la Danimarca che ha rifiutato un’integrazione ulteriore nell’Unione Europea con un referendum che sara’ accolto con soddisfazione da tutti gli euroscettici, perchè è una sonora bocciatura della Ue, con tutto ciò che comporta. Oltre il 53 per cento degli elettori si e’ espresso contro una piu’ stretta cooperazione nella giustizia e negli affari interni (ad esempio, con l’uscita del paese dall’Europol).(clicca qui)
Anche la Finlandia è in una dura crisi economica: i suoi settori economici principali, l’elettronica e la polpa di legno, sono sotto pressione da parte della concorrenza internazionale, mentre i tentativi del governo per sviluppare nuovi settori industriali non hanno risultati rilevanti. In generale non vi è crescita : il PIL si ridurrà nel 2015, secondo le previsioni della principale banca Finlandese, e nel 2017 il paese dai mille laghi sarà l’economia europea più debole, crescendo la metà della Grecia. In teoria le paghe finniche dovrebbero calare del 15% per rilanciare l’industria locale, un duro sacrificio per le classi più povere. Il ministro degli esteri Toimo Soini, leader anche del “Partito dei Finlandesi” membro della coalizione di governo, ha detto chiaramente che la Finlandia “Non avrebbe mai dovuto entrare nell’euro”. In questo marasma è entrato dirompente il dibattito sull’euro, lanciato dalla proposta di legge popolare portata avanti dal precedente ministro degli esteri che sta raccogliendo le firme necessarie per obbligare il parlamento a pronunciarsi sulla materia, e che sta avendo molto successo.
Non è una crisi economica, signori economisti; Non è qualcosa di accidentale, non si sta cercando di uscirne, è un processo guidato verso un obiettivo preciso e già ampiamente conseguito, un processo a cui nessuna forza politica o morale può opporsi efficacemente, dati i rapporti di forza, e l’unica speranza sta nella possibilità che esso sfugga di mano ai suoi strateghi e ingegneri, per la sua stessa complessità e dinamicità. C’è qualcuno che grida la verità? No, nessuno “Non avrai governo o moneta migliore al di fuori di questi” è lo slogan che ci viene propinato costantemente.(approfondimento di Marco Della Luna) La fascistoide riforma costituzionale ed elettorale(l’Italicum) di Renzi – diciamo di Renzi, ma sappiamo che le riforme strutturali in Italia le dettaFrancoforte, nell’interesse di padroni stranieri, e che da qualche tempo i primi ministri italiani agiscono sul suo mandato e ben due terzi dai suoi apparenti oppositori interni gli hanno votato la fiducia sulla legge elettorale. Funziona sempre, questa irresistibile attrazione delle poltrone che resteranno a galla quando il paese affonderà. Quando ciò avverrà, si scateneranno forti tensioni sociali e si calcola di poterle reprimere e contenere grazie a una riforma costituzionale di tipo autoritario. Renzi non è un dittatore, è solo un esecutore teleguidato, costruito col marketing. Ma sta preparando il posto di comando per il dittatore che verrà dopo di lui.
A dare il colpo definitivo ci penso’ la crisi dei mercati finanziari del 2008.
Le tre principali banche del paese fallirono, alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di spalmare il debito sulla popolazione. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entita’ sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiusto’ d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiuto’ di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere. La comunita’ internazionale aumento’ allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda.
I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verra’ impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile.
Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranita’ a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione. (clicca qui)
Intanto anche altri paesi si stanno svegliando da questo incubo, come la Danimarca che ha rifiutato un’integrazione ulteriore nell’Unione Europea con un referendum che sara’ accolto con soddisfazione da tutti gli euroscettici, perchè è una sonora bocciatura della Ue, con tutto ciò che comporta. Oltre il 53 per cento degli elettori si e’ espresso contro una piu’ stretta cooperazione nella giustizia e negli affari interni (ad esempio, con l’uscita del paese dall’Europol).(clicca qui)
Anche la Finlandia è in una dura crisi economica: i suoi settori economici principali, l’elettronica e la polpa di legno, sono sotto pressione da parte della concorrenza internazionale, mentre i tentativi del governo per sviluppare nuovi settori industriali non hanno risultati rilevanti. In generale non vi è crescita : il PIL si ridurrà nel 2015, secondo le previsioni della principale banca Finlandese, e nel 2017 il paese dai mille laghi sarà l’economia europea più debole, crescendo la metà della Grecia. In teoria le paghe finniche dovrebbero calare del 15% per rilanciare l’industria locale, un duro sacrificio per le classi più povere. Il ministro degli esteri Toimo Soini, leader anche del “Partito dei Finlandesi” membro della coalizione di governo, ha detto chiaramente che la Finlandia “Non avrebbe mai dovuto entrare nell’euro”. In questo marasma è entrato dirompente il dibattito sull’euro, lanciato dalla proposta di legge popolare portata avanti dal precedente ministro degli esteri che sta raccogliendo le firme necessarie per obbligare il parlamento a pronunciarsi sulla materia, e che sta avendo molto successo.
Non è una crisi economica, signori economisti; Non è qualcosa di accidentale, non si sta cercando di uscirne, è un processo guidato verso un obiettivo preciso e già ampiamente conseguito, un processo a cui nessuna forza politica o morale può opporsi efficacemente, dati i rapporti di forza, e l’unica speranza sta nella possibilità che esso sfugga di mano ai suoi strateghi e ingegneri, per la sua stessa complessità e dinamicità. C’è qualcuno che grida la verità? No, nessuno “Non avrai governo o moneta migliore al di fuori di questi” è lo slogan che ci viene propinato costantemente.(approfondimento di Marco Della Luna) La fascistoide riforma costituzionale ed elettorale(l’Italicum) di Renzi – diciamo di Renzi, ma sappiamo che le riforme strutturali in Italia le dettaFrancoforte, nell’interesse di padroni stranieri, e che da qualche tempo i primi ministri italiani agiscono sul suo mandato e ben due terzi dai suoi apparenti oppositori interni gli hanno votato la fiducia sulla legge elettorale. Funziona sempre, questa irresistibile attrazione delle poltrone che resteranno a galla quando il paese affonderà. Quando ciò avverrà, si scateneranno forti tensioni sociali e si calcola di poterle reprimere e contenere grazie a una riforma costituzionale di tipo autoritario. Renzi non è un dittatore, è solo un esecutore teleguidato, costruito col marketing. Ma sta preparando il posto di comando per il dittatore che verrà dopo di lui.
Floriana Castro
fonte http://antimassoneria.altervista.org/
RispondiEliminaalcune tessere del puzzle ...
2003
(due anni dopo la demolizione controllata delle Tori Gemelle)
Vertice storico per sigillare
l'alleanza dei guerrieri di Dio
www.voltairenet.org/article126915.html
hanno celebrato la "teopolitica" che condurrà all’arrivo della
"Gerusalemme celeste"
dopo la distruzione/destrutturazione dell’islam.
..Israele è il "Ground Zero"
della battaglia centrale della nostra civilizzazione per la sua sopravvivenza.
Israele può essere salvato, ed il resto dell’occidente con lui.
È tempo di collegarci a Gerusalemme".
In realtà, il lancio ufficiale della politica di destrutturazione dello stato e della civiltà dei paesi musulmani dal Marocco all’Afghanistan può essere datato indietro al 7 febbraio 2004.
Infatti, alla 40esima Conferenza di Monaco sulla politica di sicurezza
sotto l’egida della NATO [14],
Joschka Fischer,
Ministro degli affari esteri del Cancelliere Schroeder
ha presentato un vero e proprio programma politico
da applicare ai paesi musulmani
insieme agli Stati Uniti.
Joschka Fischer ha richiamato la necessità di una “strategia comune” euroamericana in due punti:
1) l'avvio di un processo comune mediterraneo
della NATO e dell’Unione Europea;
2) una “Dichiarazione per un futuro comune”
per tutti i paesi del Vicino e Medio Oriente.
...
Queste misure rivoluzionarie
destinate a fondere il mondo musulmano
in principi euro atlantici e globalismi fu confermato, il 27 febbraio 2004,
in occasione
della firma della
”Alleanza tedesco-americana per il XXI secolo” *
a Washington tra il Cancelliere Schroeder e il Presidente Bush.
...
Pierre Hillard per Mecanopolis
( Fonte web ‘indiretta’ :
VOCI DALLA STRADA: IL NUOVO ORDINE MONDIALE ALL ...ATTACCO DELL’ ISLAM www.vocidallastrada.com/2011/.../il-nuovo-ordine-mondiale-allattacco.h.. )
Cfr. anche :
2004
L’alliance Allemagne - USA
par Pierre Hillard
https://www.voltairenet.org/article13021.html
...
2004
G. W. Bush lancia un progetto di riforme
denominato Grande Medio Oriente.
tra le priorità assolute
c’è quella di integrare Israele
nell’architettura politica, economica e militare euro-atlantica.
La seconda fase, peraltro già in atto,
prevedeva il coinvolgimento, nelle conquiste della globalizzazione,
delle popolazioni del Vicino e Medio Oriente
senza l’accondiscendenza delle quali la nuova costruzione geopolitica
non potrebbe essere realizzata ...
altra tessera del puzzle :
RispondiEliminaLa Nuova Unione per il Mediterraneo (2008) :
una risurrezione dell’Impero Romano?
https://labuonanotizia.org/cms/826/
RispondiEliminaancora :
Il nuovo Mediterraneo. Confine o rinascenza d'Europa*
di G. ELIA Valori Excelsior 1881 (2011)