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domenica 27 novembre 2016

La Clinton approvò l’invio di gas sarin ai ribelli siriani per incastrare Assad

Il sito Free Thought Project riporta un articolo sui legami di Hillary Clinton con l’attacco chimico al gas sarin a Ghouta, in Siria, nel 2013. Dalle relazioni tra USA e Siria, al ruolo della Clinton nella politica estera USA e nell’approvvigionamento di armi dalla Libia verso l’Isis (ne avevamo parlato), alle dichiarazioni del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad, tutte le prove punterebbero in una direzione: i precursori chimici del gas sarin sarebbero venuti dalla Libia, il sarin sarebbe stato “fatto in casa” e la colpa gettata sul governo siriano come pretesto perché gli Stati Uniti potessero finanziare e addestrare direttamente i ribelli siriani, come desideravano i sauditi intenzionati a rovesciare Assad. Responsabile della montatura l’allora Segretario di Stato USA e attuale candidata alla presidenza per i Democrat, Hillary Clinton.  VOCI DALL’ESTERO
CLINTON
di Matt Agorist, 2 maggio 2016
Nell’aprile del 2013, la Gran Bretagna e la Francia informarono le Nazioni Unite che c’erano prove credibili che la Siria avesse usato armi chimiche contro le forze ribelli. Solo due mesi più tardi, nel giugno del 2013, gli Stati Uniti conclusero che il governo siriano in effetti aveva usato armi chimiche nella sua lotta contro le forze di opposizione. Secondo la Casa Bianca, il presidente Obama ha subito usato l’attacco chimico di Ghouta come pretesto per l’invasione e il sostegno militare americano diretto e autorizzato ai ribelli.
Da quando gli Stati Uniti finanziano questi “ribelli moderati”, sono state uccise più di 250.000 persone, più di 7,6 milioni sono state sfollate all’interno dei confini siriani e altri 4.000.000 di esseri umani sono stati costretti a scappare dal paese.
Tutta questa morte e distruzione portata da un sadico esercito di ribelli finanziati e armati dal governo degli Stati Uniti era basata – è quello che ora ci viene detto – su una completa montatura.
Seymour Hersh, giornalista noto a livello mondiale, ha rivelato, in una serie di interviste e libri, che l’amministrazione Obama ha falsamente accusato il governo siriano di Bashar al-Assad per l’attacco con gas sarin e che Obama stava cercando di usarlo come scusa per invadere la Siria. Come ha spiegato Eric Zuesse in Strategic Culture, Hersh ha indicato un rapporto dell’intelligence britannica che sosteneva che il sarin non veniva dalle scorte di Assad. Hersh ha anche affermato che nel 2012 è stato raggiunto un accordo segreto tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad in modo che gli Stati Uniti potessero invadere la Siria e rovesciare Assad.
“In base ai termini dell’accordo, i finanziamenti venivano dalla Turchia, e parimenti dall’Arabia Saudita e dal Qatar; la CIA, con il sostegno del MI6, aveva l’incarico di prendere armi dagli arsenali di Gheddafi in Siria. ”
Zuesse nel suo rapporto spiega che Hersh non ha detto se queste “armi” includevano i precursori chimici per la fabbricazione del sarin che erano immagazzinati in Libia. Ma ci sono stati molteplici rapporti indipendenti che sostengono che la Libia di Gheddafi possedeva tali scorte, e anche che il Consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia, controllava una “via di fuga” per le armi confiscate al regime di Gheddafi, verso la Siria attraverso la Turchia.
Anche se Hersch non ha specificamente detto che la “Clinton ha trasportato il gas”, l’ha implicata direttamente in questa”via di fuga” delle armi delle quale il gas sarin faceva parte.
Riguardo al coinvolgimento di Hillary Clinton, Hersh ha detto ad AlterNet che l’ambasciatore Christopher Stevens, morto nell’assalto dell’ambasciata Bengasi,
L’unica cosa che sappiamo è che [la Clinton] era molto vicina a Petraeus che era il direttore della CIA in quel periodo… non è fuori dal giro, lei sa quando ci sono operazioni segrete. Dell’ambasciatore che è stato ucciso, [sappiamo che] era conosciuto come un ragazzo, da quanto ho capito, come qualcuno che non sarebbe stato coinvolto con la CIA. Ma come ho scritto, il giorno della missione si stava incontrando con il responsabile locale della CIA e la compagnia di navigazione. Egli era certamente coinvolto, consapevole e a conoscenza di tutto quello che stava succedendo. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione così sensibile non stesse parlando col proprio capo [Hillary Clinton, all’epoca Segretario di Stato, figura che nel governo statunitense ha la responsabilità della politica estera e del corpo consolare, NdVdE], attraverso qualche canale. “
A supportare Hersh nelle sue affermazioni è il giornalista investigativo Christof Lehmann, che dopo gli attacchi ha scoperto una pista di prove che riporta al Presidente dello Stato Maggiore Congiunto Martin Dempsey, al Direttore della CIA John Brennan [subentrato nella guida della CIA l’8 marzo 2013 dopo le dimissioni di Petraeus nel novembre 2012 e il successivo interim di Morell, NdVdE], al capo dell’intelligence saudita principe Bandar, e al Ministero degli Interni dell’Arabia Saudita.
Come ha spiegato Lehmann, i russi e altri esperti hanno più volte affermato che l’arma chimica non avrebbe potuto essere una dotazione standard dell’arsenale chimico siriano e che tutte le prove disponibili – tra cui il fatto che coloro che hanno offerto il primo soccorso alle vittime non sono stati lesionati – indicano l’uso di sarin liquido, fatto in casa. Questa informazione è avvalorata dal sequestro di tali sostanze chimiche in Siria e in Turchia.
Anche se non è la prova definitiva, non si deve glissare su questa implicazione. Come il Free Thought Project ha riferito ampiamente in passato, il candidato alla presidenza ha legami con i cartelli criminali internazionali che hanno finanziato lei e suo marito per decenni.
Quando Hillary Clinton divenne Segretario di Stato nel 2009, la Fondazione William J. Clinton ha accettato di rivelare l’identità dei suoi donatori, su richiesta della Casa Bianca. Secondo un protocollo d’intesa, rivelato da Politifact, la fondazione poteva continuare a raccogliere donazioni provenienti da paesi con i quali aveva rapporti esistenti o che stavano tenendo programmi di finanziamento.
Le registrazioni mostrerebbero che dei 25 donatori che hanno contribuito con più di 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton nel corso degli anni, sei sono governi stranieri, e il maggior contribuente è l’Arabia Saudita.
L’importanza del ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento dei Clinton è enorme, così come il rapporto tra Siria e Arabia Saudita nel corso dell’ultimo mezzo secolo è tutto quello che concerne questa guerra civile.
Come Zuesse sottolinea nel suo articolo su Strategic Culture,
Quando l’intervistatore ha chiesto ad Hersh perché Obama sia così ossessionato dalla sostituzione di Assad in Siria, dal momento che “il vuoto di potere che ne deriverebbe avrebbe aperto la Siria a tutti i tipi di gruppi jihadisti”; e Hersh ha risposto che non solo lui, ma lo Stato Maggiore Congiunto, “nessuno riusciva a capire perché.” Ha detto, “La nostra politica è sempre stata contro di lui [Assad]. Punto.”
Questo è stato effettivamente il caso non solo da quando il partito che Assad guida, il partito Ba’ath, è stato oggetto di un piano della CIA poi accantonato per un colpo di stato finalizzato a rovesciarlo e sostituirlo nel 1957; ma, in realtà, il primo colpo di stato della CIA era stato non solo pianificato, ma anche effettuato nel 1949 in Siria, dove rovesciò un leader democraticamente eletto, con lo scopo di consentire la costruzione di un oleodotto per il petrolio dei Saud attraverso la Siria verso il più grande mercato del petrolio, l’Europa; e la costruzione del gasdotto iniziò l’anno successivo.
Ma poi c’è stato un susseguirsi di colpi di stato siriani (innescati dall’interno anziché da potenze straniere – nel 1954, 1963, 1966, e, infine, nel 1970), che si sono conclusi con l’ascesa al potere di Hafez al-Assad durante il colpo di stato del 1970. E l’oleodotto trans-arabico a lungo pianificato dai Saud non è ancora stato costruito. La famiglia reale saudita, che possiede la più grande azienda mondiale di petrolio, l’Aramco, non vuole più aspettare. Obama è il primo presidente degli Stati Uniti ad aver seriamente tentato di svolgere il loro tanto desiderato “cambio di regime” in Siria, in modo da consentire la costruzione attraverso la Siria non solo dell’oleodotto trans-arabico dei Saud, ma anche del gasdotto Qatar- Turchia che la famiglia reale Thani (amica dei Saud), che possiede il Qatar, vuole che sia costruita lì. Gli Stati Uniti sono alleati con la famiglia Saud (e con i loro amici, le famiglie reali del Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Oman). La Russia è alleata con i leader della Siria – così come in precedenza lo era stata con Mossadegh in Iran, Arbenz in Guatemala, Allende in Cile, Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia, e Yanukovich in Ucraina (tutti rovesciati con successo dagli Stati Uniti, ad eccezione del partito Baath in Siria).
Matt Agorist è un veterano congedato con onore del Corpo degli US Marines ed ex operatore di intelligence direttamente incaricato dalla NSA. Questa precedente esperienza gli fornisce una visione unica nel mondo della corruzione del governo e dello stato di polizia americano. Agorist è stato un giornalista indipendente per oltre un decennio ed è apparso sulle reti tradizionali in tutto il mondo.

giovedì 24 novembre 2016

SPREAD, EURO E MANCETTE: TUTTI I RICATTI DI RENZI






La logica del ricatto e dell’intimidazione come strategia politica. La campagna referendaria del premier Matteo Renzi e dei suoi sodali è tutta basata su un uso sistematico dei persuasori occulti per convincere l’opinione pubblica di tutti i grandissimi svantaggi che si genererebbero da una prevalenza del No.
Non meno intimidatorie paiono le parole di colei che ha firmato il ddl di riforma costituzionale, il ministro Maria Elena Boschi. «Se andranno al governo loro, toglieranno gli 80 euro e le cose buone che abbiamo fatto», ha preconizzato qualche giorno ipotizzando maggioranze alternative ed estemporanee in caso di sconfitta del Sì. Vero? Falso?
Non si possono più distinguere perché l’unico obiettivo è confondere la platea, convincendola che senza permanenza di Matteo & C. a Palazzo Chigi verranno meno le mance e le mancette di cui sono state infarcite le leggi di bilancio di questi due anni e mezzo.
Ma l’arma di distrazione di massa dal reale contenuto del quesito referendario è sicuramente quella della congiuntura economica. Ha cominciato Confindustria nello scorso luglio preconizzando una nuova Apocalisse con centinaia di migliaia di posti di lavoro persi e di nuovi poveri se vincesse il No.
Poi è tornato in auge il mitico spread. E infine ieri ha concluso l’opera Standard & Poor’s. «L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una crisi politica in Italia», ha commentato il capo economista Jean-Michel Six spiegando che «ci sarebbe un governo tecnico che porterebbe a elezioni politiche, anche se non è scontato, potrebbe durare a lungo prima di arrivare a nuove elezioni».
Inoltre, ha concluso, i mercati sarebbero preoccupati dal fatto che il No «probabilmente ritarderebbe la soluzione dei problemi relativi alle crisi bancarie in atto (Mps in primis)». Il Financial Times si è addirittura spinto a immaginare la fine dell’euro se il Sì non vincesse. Come se Brexit e Trump non avessero insegnato nulla alle Cassandre improvvisate.
Non può non chiamarsi ricatto anche lo slogan «se perde il Sì, vince la Casta» coniato da Renzi in persona. D’altronde chi vorrebbe legittimare il perpetrarsi di certi malcostumi politici che però la riforma non moralizzerebbe di certo.
Il problema è che Renzi ha fatto codeste affermazioni dimenticando che la maggior parte dei parlamentari di lungo corso, dei boiardi di Stato e delle «caste» varie (magistrati esclusi) è dalla sua parte. E dunque chi resta in sella e chi è costretto a scendere se il Senato diventa un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci metropolitani? Nessuno lo spiega, non certo il premier.
Ultimo spettro, ultimo ricatto derivato dai precedenti: l’instabilità. «La fisiologica instabilità italiana produrrà una classe politica aggrappata alla poltrona», ha sottolineato Renzi. Ricominceranno i vecchi giochi di partito, si tornerà alla Prima Repubblica (magari si potesse anche nei fondamentali economici) e nulla sarà più certo.
Strano però che il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, abbia rimarcato e poi parzialmente smentito che «possiamo lavorare su una nuova legge elettorale in breve tempo e andare alle elezioni entro l’estate del 2017». Delle due l’una: o l’instabilità non è e non sarà tale oppure siamo già in un gioco di poltrone. L’importante è ricattare.
http://www.stopeuro.org/spread-euro-e-mancette-tutti-i-ricatti-di-renzi/

UN BULLO SOTTO INCHIESTA - DALLE SPESE PAZZE AI TEMPI DELLA PROVINCIA DI FIRENZE ALL’AFFITTO DELL'ATTICO PAGATO DA MARCO CARRAI, DAI SOLDI RACCOLTI DALLE FONDAZIONI FINO ALLA BANCAROTTA DEL PADRE A PALAZZO CHIGI, ECCO TUTTI I GUAI GIUDIZIARI DI RENZI


UN BULLO SOTTO INCHIESTA - DALLE SPESE PAZZE AI TEMPI DELLA PROVINCIA DI FIRENZE ALL’AFFITTO DELL'ATTICO PAGATO DA MARCO CARRAI, DAI SOLDI RACCOLTI DALLE FONDAZIONI FINO ALLA BANCAROTTA DEL PADRE A PALAZZO CHIGI, ECCO TUTTI I GUAI GIUDIZIARI DI RENZI

È legittimo che un anonimo imprenditore paghi l'affitto a un sindaco e nei tre anni successivi riceva incarichi in società controllate dal Comune? - Altro fascicolo aperto senza indagati né ipotesi di reato riguarda i soldi raccolti dalle fondazioni. Tanti soldi. Chi lo ha finanziato? Tra loro c' è qualcuno che è poi stato ripagato con una nomina o con appalti pubblici?...

Davide Vecchi per il “Fatto quotidiano”
NARDELLA RENZI CARRAINARDELLA RENZI CARRAI

Mara Carfagna, Mariastella Gerlmini, Stefania Prestigiacomo e Giorgia Meloni il 12 maggio 2008, dopo aver giurato da ministre del governo Berlusconi, ricevettero un mazzo di fiori da un mittente all' epoca totalmente sconosciuto : Matteo Renzi. Il giovane presidente della Provincia, per complimentarsi con la pattuglia rosa, fece recapitare alle neoministre un omaggio floreale. A spese della Provincia, ovviamente. Nei cinque anni di gestione del boy scout l' ente spese circa 20 milioni di euro tra rappresentanza, missioni all' estero, manifestazioni, pranzi, cene e comunicazione per diffondere il verbo renziano.
RENZI CARRAIRENZI CARRAI

Un precursore delle spese pazze, in pratica. La Procura di Firenze, già guidata da Giuseppe Quattrocchi, non ritenne necessario intervenire. La Corte dei Conti, invece, aprì un fascicolo ma solamente nel 2012 su indicazione del ministero dell' Economia che rivelò "gravi anomalie" nella gestione renziana della Provincia. Questa è la prima indagine che ha toccato il giovane di Rignano.

Da allora, nella rapidissima e spregiudicata ascesa politica, che in appena sei anni lo ha accomodato con una manovra di Palazzo alla guida del governo, i fascicoli che hanno coinvolto lui e il suo ormai romanizzato Giglio magico sono numerosi. Le indagini sono sempre in corso.
RENZI NARDELLA E LA MAGLIA DI MARIO GOMEZRENZI NARDELLA E LA MAGLIA DI MARIO GOMEZ

Uno tra i più noti è quello aperto nel marzo 2014 sulla vicenda dell' attico in via degli Alfani 8 a Firenze, in cui Renzi era residente, ma a pagare il canone per quasi tre anni era il fedele Marco Carrai che non solo aveva ricevuto incarichi diretti in Provincia e poi in Comune ma era stato nominato a capo di Firenze Parcheggi, controllata di Palazzo Vecchio, ed è tuttora presidente di Aeroporto di Firenze nonché nel cda di Open, la fondazione che finanzia l' attività politica di Renzi.

La domanda nasceva spontanea, anche tra gli inquirenti : è legittimo che un anonimo imprenditore paghi l' affitto a un sindaco e nei tre anni successivi riceva incarichi in società controllate dal Comune, appalti dall' amministrazione e gestisca le casse di associazioni fondazioni create ad hoc per finanziare le campagne elettorali che nel tempo portano quel primo cittadino a diventare premier? La risposta ancora non è stata individuata.
RENZI E BOSCHIRENZI E BOSCHI

Altro fascicolo aperto senza indagati né ipotesi di reato riguarda i soldi raccolti dalle fondazioni. Tanti soldi. Un tesoretto che sfiora cinque milioni di euro, accumulato dal 2007 a oggi attraverso due associazioni totalmente segrete fino al febbraio scorso (Noi Link e Festina Lente) e due fondazioni (Big Bang e Open). Sono le casseforti personali di Renzi, quelleche gli hanno permesso di sostenere una campagna elettorale permanente per cinque anni e che hanno coinvolto e coinvolgono tutti i fedelissimi del Capo, compresi Luca Lotti e Maria Elena Boschi.

MARIA ELENA BOSCHI E RENZIMARIA ELENA BOSCHI E RENZI
Nel febbraio 2014 a seguito di alcuni articoli del Fatto e di un esposto di alcuni cittadini la Procura di Firenze avviò le indagini, per sapere da dove sono arrivati gli ingenti fondi che hanno permesso a un anonimo presidente di Provincia di diventare premier.

Chi lo ha finanziato? Tra loro c' è qualcuno che è poi stato ripagato con una nomina o con appalti pubblici? Domande legittime. Per ora senza risposta. Ma la Procura fiorentina ha cose ben più urgenti di cui occuparsi. Una su tutte l' inchiesta sull' Alta velocità e grandi opere che lo scorso marzo ha portato in carcere Ettore Incalza e costretto alle dimissioni da ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi.
Josefa Idem e famigliaJOSEFA IDEM E FAMIGLIA

È toccato ai magistrati di Genova, per esempio, scoprire che Tiziano Renzi, il padre del premier, aveva ceduto la parte sana della società di famiglia, Chil Post, alla moglie, prima di venderla a due presunti prestanome e farla fallire. Questa l'ipotesi d'accusa. Tiziano Renzi è indagato per bancarotta fraudolenta.

L'oggi presidente del Consiglio era stato assunto come dirigente (unico dipendente, fral'altro) alla Chil poche settimane prima di essere nominato alla guida della Provincia di Firenze così da far versare i contributi previdenziali all'ente. Poi al Comune e infine a Palazzo Chigi.

tiziano renzi con i caniTIZIANO RENZI CON I CANI
È stato costretto a dimettersi nel 2014 perché smascherato dal Fatto. Al momento sulla vicenda la magistratura non è intervenuta. Va ricordato che per una vicenda simile, un' assunzione ritenuta fittizia da parte dell' azienda del marito, l' ex ministro Josefa Idem è stata indagata per truffa aggravata dalla Procura di Ravenna e si è dimessa dal governo Letta.

Oltreché per se stesso e per i parenti, Renzi deve preoccuparsi anche per quelli dei suoi fedelissimi. Dei tanti casi che hanno sfiorato il sindaco ereditario Dario Nardella, l'amico Carrai o il braccio destro Lotti, il capitolo più delicato è riferito a Maria Elena Boschi: il padre, da vicepresidente della Banca dell' Etruria e del Lazio, è stato prima multato da Bankitalia per "gravi irregolarità" e poi ha dovuto subire il commissariamento dell' istituto di credito, ridotto a non poter chiudere il bilancio tanto erano disastrati i conti. A indagare non è la Procura di Firenze ma quella di Arezzo per quanto riguarda la gestione della banca.

tiziano renzi 7TIZIANO RENZI 7
Poi ci sono i magistrati di Roma e la Consob che stanno cercando di fare chiarezza sul decreto legge varato in tutta fretta a dicembre da Renzi per trasformare le cooperative in spa. Mossa che ha dato vita a speculazioni e "operazioni poco chiare" per almeno 10 milioni di euro di plusvalenze. A guadagnarci di più fu proprio la Etruria di papà Boschi. Una coincidenza? Le domande, si sa, sono lecite. Le risposte latitano.

Ma arriveranno dalle procure. E dalla Corte dei Conti che dopo aver passato al setaccio le note spese della Provincia, ha aperto un medesimo fascicolo anche sugli anni in cui Renzi è stato sindaco. Indagine avviata nel 2014, proprio quando ormai varcava il soglio di Palazzo Chigi.
fonte http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/bullo-sotto-inchiesta-spese-pazze-tempi-provincia-104793.htm

domenica 20 novembre 2016

SCHAUBLE COLPISCE ANCORA: LA GRECIA STA VIVENDO AL DI SOPRA DEI PROPRI MEZZI


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Da Greek Reporter, la breve e non inaspettata reazione del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble all’ipotesi di ristrutturazione del debito greco. 

di Mary Harris, 18 novembre 2016
La Germania si oppone alla ristrutturazione del debito greco attraverso il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che alza i toni della retorica contraria a un tale scenario. Parlando a una conferenza bancaria a Francoforte, il ministro tedesco ha ribadito la sua convinzione che la Grecia non avrà difficoltà a soddisfare i propri obblighi per almeno 10 anni e che non è necessaria alcuna ristrutturazione del debito.
Fedele alle sue convinzioni sulla non necessità della riduzione del debito greco, Schauble ha detto che la Grecia non ha fatto abbastanza per attuare le riforme nei settori della pubblica amministrazione, del lavoro e del mercato interno,  riforme che aiuterebbero lo sviluppo.
La Grecia vive al di sopra dei propri mezzi“, ha detto, aggiungendo che la ristrutturazione del debito non aiuterebbe la situazione, e creerebbe soltanto risultati opposti a quelli desiderabili. Ha affermato che il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale in un pacchetto di salvataggio della Grecia sarà discusso in futuro.
fonte http://vocidallestero.it/2016/11/19/schauble-colpisce-ancora-la-grecia-sta-vivendo-al-di-sopra-dei-propri-mezzi/

È ufficiale! La Cina ammette l'esistenza di UFO e alieni

simplecapacity















Sappiamo ormai che varie istituzioni governative hanno vuotato il sacco per quanto riguarda l'esistenza degli UFO, ma i cinesi vogliono rompere il ghiaccio ed esporre tutto.

A causa della costante pressione rappresentata dalle persone disposte a conoscere la verità di ciò che sta realmente accadendo su questo pianeta, non avevano altra scelta che declassificare decenni di indagini approfondite di oggetti volanti non identificati. La CIA , l'FBI, la Marina, la NASA , i funzionari militari, gli astronauti in pensione , ex-personale della zona 51 , oltre a molti altri governi di cui ricordiamo il Brasile e il loro famoso incidente Colares , la Russia e recentemente la Cina, tutti questi ammettono in parte o in pieno che alcune cose davvero complicate stanno accadendo intorno a noi, con la causa che probabilmente è ultraterrena.

Anche se questo dato è conosciuto da molto tempo da parte di coloro che indagano attivamente il fenomeno UFO, ci sono altri che si devono svegliare a questa realtà e che meritano di sapere la verità.

In una recente riunione della organizzazione non-profit conosciuta come Citizen Hearing , Shi-Li Sun, un ricercatore stimato e presidente della Federazione cinese UFO si è fatto avanti denunciando questa realtà nascosta degli UFO.

Secondo lui, il fenomeno UFO non solo è autentico, ma risale a decine di migliaia di anni,  un tempo in cui la Cina antica modellava la cultura e le sue caratteristiche. Nella sua accettazione, i visitatori ultraterrene avevano influenzato tutta la nostra società, e per un periodo di tempo indeterminato ha contribuito alla fondazione dell'umanità prima di sparire nello spazio esterno, probabilmente per tornare in un secondo momento per verificare il benessere della Terra. Nella cultura cinese, tutti questi esseri ultraterreni personificati come divinità sono stati convertiti in un unica grande bestia cosmica - il drago.
 I cinesi stessi si considerano discendenti del Dragone, è il Dragone dello spazio esterno della cultura cinese, così nella cultura cinese c'è il Dragone dello spazio esterno in cui si identifica la discendenza "  ha affermato Shi-Li .
Per interrompere questo breve dialogo, ecco ciò che aveva da dire a suo nome, e di tutte le figure di spicco coinvolte nell'organizzazione UFO cinese:
 Certamente, dopo anni di ricerca, un gran numero di studiosi cinesi UFO, me compreso, sono convinti dell'autenticità del UFO, l'esistenza di UFO e alieni ... Quindi, crediamo nell'esistenza degli UFO, crediamo nell'esistenza di alieni e degli extraterrestri ".
Se si desidera trovare tutti i dettagli piccanti svelati dai cinesi, assicuratevi di guardare il comunicato ufficiale nel video qui sotto. Oh, e non dimenticate di diffondere la parola su questa notizia rivoluzionaria, tutti meritano di saperne su questo argomento. [Vai al minuto 6:50  e vedi ]

fonte http://sadefenza.blogspot.it/2016/11/e-ufficiale-la-cina-ammette-lesistenza.html

sabato 19 novembre 2016

Elezioni americane, quelle dei Vescovi. I numeri e i retroscena


Il nuovo presidente è uno dei tredici cardinali della famosa lettera che fece infuriare il papa.


La disfatta dei vescovi prediletti da Bergoglio
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Sette giorni dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza, anche gli oltre duecento vescovi degli Stati Uniti sono andati al voto. Per eleggere chi li presiederà nei prossimi tre anni.


Un voto a cui sono arrivati "come per un referendum su papa Francesco", ha detto chiaro John L. Allen, il numero uno dei vaticanisti degli States.


E un po' è stato davvero così, anche se il neoeletto alla presidenza, il cardinale Daniel N. Di Nardo, ha subito tenuto a dire che "è una pazzia" il solo pensare che egli non stia "con questo papa, che fa cose meravigliose per la Chiesa".


Sta di fatto che quando Francesco visitò gli Stati Uniti, nel settembre del 2015,ordinò ai vescovi di cambiare rotta e di mettersi al passo con lui.


Basta con la "predicazione di complesse dottrine", con il "linguaggio aspro e bellicoso della divisione", col "fare della croce un vessillo di lotte mondane".


Sì invece alla "cultura dell'incontro", la sola capace di trasformare la Chiesa degli Stati Uniti in "un focolare umile che attira gli uomini mediante il fascino della luce e il calore dell'amore".


A queste indicazioni perentorie Jorge Mario Bergoglio ha fatto corrispondere una serie di nomine di vescovi vicini al suo sentire, in primo luogo quella di Blase J. Cupich ad arcivescovo di Chicago, che il 19 novembre sarà anche fatto cardinale.


Quando però, come è prassi nei mesi che precedono il rinnovo dei vertici della conferenza episcopale, ciascun vescovo scrisse su una scheda i cinque nomi da lui preferiti, andò a finire che tra i dieci più votati - e di conseguenza designati come candidati ufficiali alla presidenza e alla vicepresidenza - ne entrò solo uno di quelli cari a Bergoglio, l'arcivescovo di Santa Fe John C. Wester.


Gli altri nove, in ordine alfabetico, erano i seguenti:


Gregory M. Aymond, arcivescovo di New Orleans;
Charles J. Chaput, arcivescovo di Philadelphia;
Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City;
Daniel N. DiNardo, cardinale arcivescovo di Galveston-Houston;
Daniel E. Flores, vescovo di Brownsville;
José H. Gómez, arcivescovo di Los Angeles;
William E. Lori, arcivescovo di Baltimora;
Allen H. Vigneron, arcivescovo di Detroit;
Thomas G. Wenski, arcivescovo di Miami.


Ma vediamo con ordine come sono andate le votazioni.


Quella per il presidente è stata la prima e la più prevedibile, perché quasi sempre ad essere eletto a tale carica è il vicepresidente del precedente triennio, con la sola eccezione del 2010, quando a sorpresa l'arcivescovo di New York cardinale Timothy M. Dolan batté per 128 voti contro 111 il candidato dei progressisti Gerald F. Kicanas, vescovo di Tucson e vicepresidente uscente, già ausiliare a Chicago negli anni Novanta del cardinale Joseph Bernardin.


Ed è andata secondo tradizione anche questa volta. Nominato vicepresidente nel 2013, il cardinale DiNardo è stato promosso al grado superiore al primo colpo, con 113 voti su 206, distanziando di netto gli altri candidati, tutti dai 30 voti in giù.


DiNardo fu uno dei firmatari della famosa lettera "dei tredici cardinali" che fece infuriare papa Francesco all'inizio del sinodo dell'ottobre 2015. E come lui Dolan.


Ma non risulta che ciò gli abbia nuociuto al momento del voto. Anzi.


Più incerta e nevralgica è stata invece la successiva elezione del nuovo vicepresidente, cioè di colui che secondo tradizione diventa anche il presidente "in pectore" per il triennio successivo.


Qui l'eletto è stato l'arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez, nato e cresciuto in Messico, membro dell'Opus Dei, robusta tempra di difensore della vita, della famiglia e della libertà religiosa, cioè dei principali campi di battaglia tra l'episcopato americano e i poteri civili, ma anche appassionato paladino della causa dei migranti, molti dei quali ispanici come lui e parte crescente dei cattolici degli Stati Uniti.


Los Angeles è la diocesi più grande di tutti gli States, ma papa Francesco ha finora rifiutato di fare cardinale il suo titolare. E forse nell'elezione di Gómez c'è stata una punta di rivincita per questo rifiuto.


Gómez è uscito sempre in testa, nelle tre votazioni con la quali è stato eletto.


Al primo turno ha avuto 60 voti, seguito da Aymond con 56, dal bergogliano Wester con 31 e da Chaput con 21, quest'ultimo maestro dello stesso Gómez, che fu suo ausiliare nella precedente diocesi di Denver.


Al secondo turno Gómez ha avuto 105 voti, Aymond 81, Chaput 17, Wester 14.


E nel ballottaggio finale Gómez ha prevalso con 131 voti contro gli 84 di Aymond.


Va notato che Aymond è arrivato secondo anche nella votazione che ha eletto presidente DiNardo. Con 30 voti, seguito da Wester con 20 e da Gómez con 15. Tra i vescovi, è l'astro in ascesa. Gode di estesi apprezzamenti per la sua capacità di affrontare le questioni in modo diretto e con parole chiare e per la sua capacità di creare consenso senza mai cedere sui principi. Fu tra gli oppositori della laurea honoris causa data dall'università cattolica di Notre Dame all'abortista Barack Obama.


Ma è degna di nota anche la similarità tra queste votazioni del 2016 e le precedenti del 2013.


Nelle elezioni del 2013 i più votati per la presidenza, dopo l'eletto Joseph E. Kurtz, arcivescovo di Louisville, furono nell'ordine DiNardo, Chaput, Gómez, Lori e Aymond.


Mentre per la vicepresidenza, dopo l'eletto DiNardo, comparvero di nuovo i nomi di Chaput, Gómez e Aymond.


Nel 2013, però, c'era tra i dieci candidati anche un nome che tre anni dopo è sparito, quello dell'allora vescovo di Spokane Cupich, il prediletto di Bergoglio, che poi lo promosse a Chicago.


Nella votazione per la presidenza Cupich arrivò settimo, con 10 voti, e in quelle per la vicepresidenza arrivò quinto in entrambi i turni, nel primo con 24 voti e nel secondo con 17.


Quest'anno niente. Cupich non è entrato neppure tra i dieci candidati. E forse anche per questo Francesco lo ha fatto cardinale.


Il ricambio avviato da Bergoglio nell'episcopato degli Stati Uniti, dunque, è ancora lontano dal produrre un cambiamento nella leadership e nella direzione di marcia.


Ma questo non deve sorprendere, perché è avvenuto così anche con Giovanni Paolo II, anche lui promotore nel suo lungo pontificato di un massiccio ricambio dei vescovi statunitensi, che però si manifestò con forza solo durante il regno del suo successore Benedetto XVI.


Al vertice della conferenza episcopale, infatti, la prima vera svolta avvenne nel 2004, quando il cardinale Francis E. George, arcivescovo di Chicago, fu eletto vicepresidente superando d'un soffio, con 118 voti contro 114, l'allora vescovo di Pittsburgh Donald W. Wuerl, oggi cardinale e grande sostenitore di papa Bergoglio.


Nel 2007 George divenne presidente e Kicanas vicepresidente, quest'ultimo battendo nel ballottaggio Dolan per 128 voti a 106.


Ma nel 2010 a sorpresa Dolan fu eletto lui presidente, superando Kicanas nel ballottaggio per 128 a 111. Con Kurtz che al ballottaggio per la vicepresidenza superò Chaput per 147 a 91.


E nel 2013 tutto andò secondo tradizione, con Kurtz eletto presidente al primo turno, con 125 voti su 236, e DiNardo eletto vicepresidente battendo Chaput per 147 a 87.


Tornando alle votazioni di quest'anno, vanno segnalate anche quelle dei presidenti di cinque commissioni.


Il vescovo di Portland Robert P. Deeley è stato eletto capo della commissione per le questioni canoniche e di governo della Chiesa, con 111 voti contro gli 89 del vescovo di Rockford David M. Malloy.


Il vescovo di Scranton Joseph C. Bambera è stato eletto capo della commissione per le questioni ecumeniche e interreligiose, con 115 voti contro i 90 del vescovo di Oakland Michael C. Barber, gesuita.


Il vescovo ausiliare di Los Angeles Robert E. Barron è stato eletto capo della commissione per l'evangelizzazione e la catechesi, con 122 voti contro i 90 del vescovo di Bridgeport Frank J. Caggiano.


L'ordinario militare, l'arcivescovo Timothy P. Broglio, è stato eletto capo della commissione per la giustizia e la pace, con 127 voti contro gli 88 del vescovo di San Diego Robert W. McElroy.


Il vescovo di Lafayette Timothy L. Doherty è stato eletto capo della commissione per la protezione dei bambini e degli adolescenti, con 128 voti contro gli 86 del vescovo di Yakima Joseph J. Tyson.


Tra questi, vanno segnalati un vincitore e uno sconfitto.


Lo sconfitto è McElroy, che assieme a Cupich è l'altro dioscuro degli ultrabergogliani ed è figlio spirituale di John Raphael Quinn, arcivescovo di San Francisco dal 1977 al 1995 e teorico di una riforma radicale del papato. Di Quinn, McElroy fu segretario e fu da lui consacrato vescovo quando nel 2010 fu nominato ausiliare di San Francisco, con Wester come conconsacrante.


Il vincitore è Barron, pupillo del cardinale George a Chicago e da un anno a Los Angeles come vescovo ausiliare di Gómez.


Quanto a Gómez, l'elezione a vicepresidente della conferenza episcopale ha comportato la sua decadenza dalla carica di presidente della commissione per le migrazioni, alla quale era stato nominato nel 2015.


Al suo posto è stato eletto presidente della commissione per le migrazioni il vescovo di Austin Joe S. Vasquez, con 109 voti contro i 91 del bergogliano Wester.

Sandro Magister
fonte http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=120756

Per SkyTg24, Hillary ha perso a causa della post-verità: l’operaio incazzato dell’Indiana non esiste

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Fermi tutti: Hillary Clinton non ha perso perché impresentabile ma a causa della post-verità. Cosa sarebbe la post-verità? Un modo come un altro per dire che la gente si beve le balle dei siti complottisti e poi vota impresentabili come Donald Trump: ne sono certi a SkyTg24 e alla Repubblica, quotidiano quest’ultimo che l’altro giorno ha dedicato al tema una pippa di articolo illeggibile di tale Christian Salmon, scrittore e membro del Centre de Recherches sur les Arts et le Langage. Roba che va forte all’ora dell’aperitivo chic. La questione è semplice: l’assunto è che la gente è mediamente stupida, rozza e ignorante, quindi accetta per vero ciò che vero non è e quindi agisce di conseguenza, sbagliando. Ecco perché la Clinton ha perso, non perché se si fosse fatta vedere in un altoforno della Pennsylvania, l’avrebbero rincorsa con i badili per le politiche del governo ma perché ci sono i complottisti al potere.
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E a SkyTg24 la cosa l’hanno presa davvero seriamente, visto che giovedì pomeriggio, nel corso dell’approfondimento, non solo hanno più volte sottolineato come la post-verità abbia avvelenato le presidenziali Usa, danneggiando Hillary Clinton ma anche mandando in onda un servizio dedicato alla centrale di questa ondata di fake news, per l’esattezza Veles, cittadina macedone di 45mila abitanti dove avrebbero sede circa 150 siti di bufale in servizio permanente effettivo. Per spiegare la faccenda, a SkyTg24 hanno fatto degli esempi: uno di questi siti legava Hillary Clinton a circoli satanici e pedofili, mentre un altro spacciava come verità il fatto che Donald Trump godesse dell’appoggio di Papa Francesco. Insomma, una cittadina della Macedonia ha deciso il voto Usa attraverso delle bufale spacciate in Rete. Viene da chiedersi di cosa si facciano. Anche perché, ve lo giuro, nello sparare questo mare di cazzate, erano seri. Io capisco che digerire la vittoria di Trump sia dura per certe menti raffinate ma occorrerebbe darsi un limite anche nella discesa verso gli antri del ridicolo, tra l’altro già ampiamente visitati dalla tv di Murdoch. Più che altro, perché ci si fa del male da soli.
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Partiamo da un assunto. Io convivo senza problemi da anni con l’accusa di complottismo: me ne frego, ciò che penso è in linea di coerenza con ciò che scrivo, sia esso giusto o sbagliato. Il problema della lotta al complottismo è che a volte perdi: fino a un mese fa dire che George Soros era apertamente schierato con i Democratici e tesseva i fili della campagna anti-Trump era ritenuto roba da malati di mente, ora sono costretti – loro malgrado – a scriverlo anche sul Corriere della Sera. Perché, guarda caso, è vero. A SkyTg24, però, non si fa menzione di questo, del fatto che chi protesta lo fa per 15 dollari l’ora e spesso nemmeno abita nella città che mette a ferro e fuoco: no, il problema è la post-verità o post-truth, che fa più figo.
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Vediamo allora di contestualizzare la questione. Se la piaga delle notizie false o non del tutto vere è la priorità per capire quanto accaduto in America, chi scansa la verità come Tomba scansava i paletti dello slalom, cosa rappresenta all’interno del mondo dell’informazione? Facciamo qualche esempio. Quanti ospedali pediatrici hanno colpito e distrutto i russi ad Aleppo, stando ai resoconti di SkyTg24 o di Lucia Goracci del Tg3 (la quale racconta la Siria dalla Turchia, roba da mago Otelma)? Praticamente la seconda città siriana era un agglomerato di ospedali per bambini e questi ultimi rappresentavano almeno il 90% della popolazione: ogni giorno i cattivoni manovrati da Putin e Assad ne schiantavano uno. Immagini e prove al riguardo? Zero. Forse trattasi di pre-verità, ovvero in attesa di conferme buttiamo merda a badilate sui russi. I quali, quando chiamati in causa, hanno sempre fornito le prove di ciò che dicevano, ad esempio per quanto riguardava il bombardamento sul convoglio Onu: in un mondo di satelliti e droni che vedono anche se ti accendi una sigaretta sul Monte Bianco, vuoi non riuscire a capire chi ha centrato con un missile un camion?

Peccato che quelle prove non venissero mai e poi mai mandate in onda o presentate dai fustigatori della post-verità. E sapete perché? Perché erano media russi come RT o Sputnik a offrirle, quindi propaganda del Cremlino, quindi da evitare come la peste. Quando invece è la propaganda del Dipartimento di Stato a sparare cazzate sesquipedali, allora la si prende per oro colato, tipo le prove che la NSA e la CIA avrebbero trovato sull’hackeraggio russo contro il Comitato democratico. Ricordate? Obama, addirittura, fu così lungimirante e credibile da annunciare in anticipo un cyber-contrattacco contro obiettivi russi, dopo aver detto che aveva le prove dell’intervento del Cremlino nella campagna elettorale Usa. Le prove? Mai presentate. Il cyber-contrattacco? Come tutto ciò che viene minacciato in anticipo ed en plein air, non c’è mai stato. Ma non importa, l’equazione è sempre la stessa: Washington buona, Mosca cattiva.
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E quanti civili ha ucciso l’esercito regolare siriano stando a SkyTg24, Rai3 o Repubblica? Peccato che una volta sparata la bufala, non chiedessero scusa quando le evidenze dimostravano che i razzi partivano dai settori controllati dai ribelli moderati, quelli che stanno tanto a cuore a Obama e la Clinton. Vogliamo poi parlare dell’Ucraina, per caso? Camminano con i tacchi a spillo del politicamente corretto sui nostri zebedei tutti i giorni per il pericolo nazista rappresentato da Trump, dalla Le Pen o da Salvini e quando ci sono davvero delle brigate neo-naziste in azione a difesa di un governo golpista, non se ne accorgono? Non riconoscete le rune, pensate siano simboli identificativi della pro loco di Calolziocorte? Se per caso, poi, ti azzardi a far notare che Maidan è stata l’ennesima rivoluzione colorata sponsorizzata da Dipartimento di Stato e Soros Foundation, apriti cielo: l’accusa di complottismo si abbatte come una libecciata di fine agosto. Se si parla di Ucraina, si parla solo di aggressione russa alla Crimea: punto. Siamo oltre la pre-verità e la post-verità: siamo alla bugia conclamata. Che la gente muoia nel Donbass non importa, sono dei buzzurri che hanno preferito scegliere la Russia tramite un referendum, piuttosto che godere della straordinaria democrazia filo-Ue e filo-Usa di quel premio Nobel della pace di Poroshenko: possono morire, anche negli ospedali pediatrici. Per loro non c’è posto nei tg, tocca operare una scelta e i nosocomi di Aleppo sono più telegenici. E questa gente ha il coraggio di parlare, di fare la morale agli altri?
rune
Guardate queste due mappe,
trump_america
hillary_america
ci mostrano – a livello di risultato elettorale – l’America che ha scelto Trump e quella che ha scelto la Clinton: questa post-verità deve essere più letale di Ebola per aver fatto una strage di cervelli simile, cosa ne dite? E potrei andare avanti ore con gli esempi ma vi lascio con l’ultimo, visto che temo diverrà il meme prossimo per attaccare l’amministrazione Trump, sempre che la lascino insediare. L’addio di Obama è vissuto da lorsignori come il decesso di un congiunto di primo grado, praticamente nel tesserne le lodi hanno detto di tutto, tralasciando solo la moltiplicazione dei pani e dei pesci ma non hanno detto, nemmeno di sfuggito, questo:
debt_obama1
ovvero, che la legacy economica di Obama lascia – stando a dati del Treasury Department di mercoledì, non della Pravda – qualcosa come 294 miliardi debito in più dall’inizio dell’anno fiscale 2017, ovvero 46 giorni fa. Su base annua fa un bel +14%: non male, non vi pare? Il debito totale Usa oggi è a 19,9 trilioni di dollari, il 106% del Pil: questo grafico
debt_obama2
ci mostra quanto l’amministrazione Obama abbia pesato sulla sua crescita: ma non ditelo a SkyTg24, altrimenti scomodano la post-verità e siamo fottuti. E che dire di questo:
hispanic
Trump non era forse un mangia-messicani razzista e xenofobo? E come mai il consumer comfort tra gli ispanici è in crescita dopo la sua vittoria alle elezioni? E la rilevazione è di Bloomberg, non di Bolscevico.org.
Mentre questi due grafici
core_cpi
yield_crisis
sembrano confermare i miei timori, ovvero che l’amministrazione Trump sarà utilizzata come capro espiatorio per mitigare l’impatto emotivo della prossima crisi finanziaria in arrivo, assolvendo attraverso la formula del “populismo che destabilizza i mercati” sia l’amministrazione Obama che la Fed. Il primo ci mostra come l’inflazione core negli Usa sia al di sopra del livello di mandato del 2% da inizio anno, quindi la Yellen non ha alzato i tassi perché sa che altrimenti esplode la bolla, azionaria e obbligazionaria, non perché scarseggi l’inflazione a livello di costo della vita. E se decidesse di farlo davvero a dicembre, accelerando lo scoppio? O magari a inizio anno, subito dopo il 20 gennaio, quando Trump sarà alla Casa Bianca? Il secondo ci mostra invece come, negli ultimi 20 anni, ogni repentino rialzo dei rendimenti – come quello a cui stiamo assistendo in questi giorni – abbia sempre anticipato una crisi. Insomma, una nuova tempesta perfetta sembra in arrivo per gli Usa e per il mondo: e di chi sarà la colpa, se non del demagogo che spaventa l’economia e la finanza? Senza scordare questo,
tic
ovvero che nel mese di settembre il volume di Treasury bond scaricati nell’ultimo anno da Banche centrali straniere è salito a 374,7 miliardi, un terzo di trilione, dai 346,6 di agosto. Record assoluto. E chi ha scaricato di più: i cinesi, i quali ora detengono “solo” 1,157 trilioni di debito Usa, il minimo dal 2012 e i sauditi con il loro 89 miliardi, minimo dall’estate del 2014. Proprio una bella situazione hanno lasciato quei fenomeni degli Obama Boys all’amministrazione successiva, non c’è che dire. Ma se da un lato questo spiana la strada a un intervento salva-Wall Street della Fed, dall’altro ci porta a porre un interrogativo: quando avranno finito di sparare cazzate sulla post-verità, a SkyTg24 daranno mai queste notizie?
Mauro Bottarelli
fonte http://www.rischiocalcolato.it/2016/11/skytg24-hillary-perso-causa-della-post-verita-loperaio-incazzato-dellindiana-non-esiste.html