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domenica 24 luglio 2016

Ipnosi di massa. Viviamo in una ipnodittatura



Bene, condividendo gli articoli nei social, mi sono trovato davanti, da una parte degli utenti, a degli atteggiamenti improponibili, dei commenti di una idiozia assurda senza leggere nemmeno di ciò che si trattasse, senza alcuna razionalità, senza la minima possibilità di confronto che poi sarebbe il fine della condivisione, certamente erano degli argomenti controversi ma questo non giustifica gli insulti, le chiusure, i dogmi incontrovertibili dettati dal potere, la negazione a priori di evidenze inattaccabili. Ovviamente la stessa cosa capita nella vita reale ma con altre frequenze, è praticamente impossibile che il tuo pensiero sia conosciuto da centinaia di persone nello stesso momento, come sul web.

Per quanto riguarda la non lettura degli articoli l'ho trattata in un altro articolo, ma la reazione è automatica, dopo un pò ho cominciato a rendermi conto che era come se ci fosse una programmazione, un'ipnosi, una sorta di incantesimo, come dice un amico, Franco :
"Se fate attenzione si riconoscono pure... hanno come un cliché mentale... dicono le stesse cose... difendono le stesse cose... attaccano le stesse cose... "
Avendo una infarinatura di psicoterapia so che è possibile deprogrammare e riprogrammare le persone, meno informazioni hai e più è facile farlo e mi sono convinto che la cosa partisse già da scuola e che ci fossero delle parole attivanti
Per ora le parole chiave attivanti che ho riscontrato sono poche, molto semplici e "care" ai nostri "cari" dittatori semi occulti che hanno creato i relativi significati fomentando, mistificando e finanziando, Fascismo, Nazismo, Olocausto, Ebrei. e ultimamente Islam e Vaccini, non è il momento di analizzarle una per una ma è semplice capire il meccanismo e le finalità.

Decido di scriverne un articolo, cerco una immagine et voilà trovosubito g tutto preparato, quando capita è comodo perchè chi più autorevole di me ne ha già descritto i meccanismi e non fa che confermarne l'esistenza, ci arrivo da solo e lo trovo confermato, ne nasceranno due articoli, questo descrittivo ed il prossimo con dati certi ed una documentazione L'Ipnosi di Massa e il “Mind control”
Agenti virali per il controllo mentale ?
Un commento trovato in calce all'originale di questo articolo spiega subito il perchè mi trovavo davanti a dei muri invalicabili e del perchè non andiamo da nessuna parte ...
"L'unico modo per uscirne è quello di fare comunità, essere uniti gli uni per gli altri. Le loro tecniche ci hanno diviso e continuano continuamente a farlo, in classi sociali, in tifosi, in razze, popoli, religioni...."




Ipnosi di massa. Lo sai che vivi in una ipnodittatura?
27/05/2015)

Ogni giorno inconsapevolmente subiamo una ipnosi di massa, una vera programmazione dall’esterno con il fine di mutare e orientare le nostre scelte, i nostri gusti, le nostre opinioni, la nostra anima.

Come conservare il nostro bene amato libero arbitrio?

Gli ipnodittatori odiano il nostro LIBERO ARBITRIO, perchè il libero arbitrio è l'unica funzione evolutiva spirituale dell'umanita. L'unica nostra risorsa per raggiungere la consapevolezza dell'Uno e liberarsi dalle sbarre di questo mondo.
Ci sono tante strategie dei dittatori per eliminare il libero arbitrio: educazione scolastica, dogmi religiosi, burocrazia, ricatti economici, pensioni da fame, disoccupazione, malattia ecc. I dittatori hanno costruito una gabbia e nessuno sembra potere eliminare le sbarre. Le chiamano"direttive" ministeriali e non più leggi. Le direttive non si discutono. L'ha detto l'Europa!. Siamo assoggettati a ipnodittature sovranazionali. Siamo sempre più affetti da #liberoarbitriopatia prodotta da chi ci vuole schiavi, depressi, consumisti e malati.
Giornali, internet, pubblicità, media ci bombardano di suoni, sensazioni, colori, voci, messaggi subliminali con il fine di ipnotizzarci. Politica, neuromarketing, seo, terrorismo, copywriter, economia generano virus che penetrano profondamente nel nostro sistema operativo cerebrale generando una #ipnodittatura.

Cosa intendo per ipnodittatura?
Messaggi ripetuti di propaganda, di pubblicità, di orientamento al consensoprogrammano epigeneticamente il nostro DNA in eterno ascolto senza che ce ne rendiamo conto.

Versioni uniche e obbligatorie ti bombardano il cervello condizionandoti alla fine a pensare come vogliono loro. Tu ed io permettiamo ai media di divenire i nostri webmaster dittatoriali obbligandoci a funzionare secondo l’ultimo aggiornamento della realtà altrimenti il portale si blocca.
Gli ipnodittatori non sono tanti. Poche centinaia di persone decidono le sorti del mondo: se produrre il default della Grecia, se debba esserci o non esserci il terrorismo, quante e quali guerre devono sorgere, se l’euro crolla o sale, se vincerà o meno un candidato alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, se la "buona scuola" deve richiede per acquistare una sola biro Bic procedimenti multimediali su piattaforme di certificazione che richiedono ad ogni addetto tre ore di lavoro.

Gli ipnodittatori usano la burocrazia per rendere atrofico il nostro sistema limbico emozionale, per spegnere le nostre emozioni, per ridurci come robot incapaci di reagire.
Si generano danni psicopatologici da burocrazia come ammesso dal Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 28/02/2011 n° 1271 che ti riporto nel link. La burocrazia genera un danno biologico e il TEMPO è considerato un bene della vita di ogni cittadino. La burocrazia a cui è sottoposto un impiegato può creare un danno biologico con diritto di risarcimento conseguente a disturbo dell'equilibrio psicofisico dell'interessato Link
Tutto è deciso dagli ipnodittatori negli showroom nei quali scelgono i modelli di realtà, il mondo che decidono di creare e che noi dobbiamo subire.

Non pensare che i primi ministri siano liberi di scegliere. Se sono lì è perchè sono succubi dei grandi ipnologi.

Gli ipnodittatori programmano la nostra realtà e tu ed io siamo sempre più spettatori passivi della ipnodittatura.

Ogni grande lobbies, religioni, banche, case farmaceutiche, compagnia petrolifera, gruppi industriali, costruttori di armi, partiti politici hanno i loro ipnologi, i loro operatori seo, i programmatori di questo reality coatto, di questa iperrealtà che stiamo vivendo.

Gerge Orwell parlava di una neolingua ove i termini assumevano il significato voluto dal potere e se erano inaccettabili scomparivano dal vocabolario. Orwell era un genio che anticipava questo inferno di programmazione dei codici della realtà.

Hai notato come la pubblicità del cinema sia divenuta frastornante? Te la sparano a manetta a mille decibel per ficcartela dentro il genoma ed anche questa è ipnosi, nella ipnodittatura.

Il mind controll è un’arte perversa; è il lavoro più sporco e più pagato che gli hacker distruttori del nostro libero arbitrio stanno silenziosamente, quotidianamente perpetrando.

Sei diventato, siamo diventati dei Blade Runner programmati per stadi come dicono gli scrittori Umberto Rapetto e Roberto di Nunzio (Le nuove guerre Edz Bur) e il grande Noam Chomsky ( La Fabbrica del consenso, il Saggiatore).

La Fabbrica del consenso produce ogni giorno ipnogarantiti e ipnoemarginati. Se non esprimi consenso al potere non sei socialmente interessante. Se non voti , se non sei integrato non vali nulla.

I destinatari della ipnodittatura non devono rendersi conto della programmazione coercitiva attuata per gradi a livello subconscio e neuroencefalico.

Potenti organizzazioni mettono in atto programmi di controllo che vengono testati su “menti inferiori” quali emarginati, prostitute, tossicodipendenti ecc.

Attraverso la TV e il computer sulla tua scrivania assorbi virus mentali che agiscono come veri microchip di programmazione quotidiana. Accendi lo schermo e in un nanosecondo, ogni giorno i tuoi neuroni vengono condizionati da messaggi subliminali. Ti basta un TG e sei condizionato per un mese alla depressione ed al consumo.

Ogni giorno i tuoi ippocampi sono resi atrofici dal sapere che cosa decide il presidente della banca centrale che a sua volta è ipnotizzato da chi regge i fili sopra di lui.
L’ipnodittatura si insinua silente dentro di te, non chiede permesso, non è obbligata alle leggi di privacy e a segnalare la presenza di cookie.

Hanno edificato una società di ipnogarantiti che votano la loro ipnodittatura e di ipnoparia emarginati e apocalittici, di fuori casta di cui il potere si disinteressa. Questi ultimi non devono creare nessun pericolo rivoluzionario.

Lo stato sociale è il contrario di ciò che vogliono gli ipnodittatori. A loro piace l'austerity, l'emarginazione. la disperazione per tutti i paria del loro impero. Gli ultimi devono essere sempre di più e devono rimanere ultimi.

Pratico ipnosi medica da più di trent’anni e conosco tutte le tecniche terapeutiche subliminali per curare la gente. Se volgessi al male, alla edificazione della ipnodittatura il mio operato sarei veramente utile al potere.

Conosco le più sottili tecniche di retorica e di programmazione dei codici profondi tramite metasememi, metafore, intonazioni, cadenze, pause ecc. Potrei essere il peggiore hacker informatico cerebrale che conosci ed è per questo che ti dico svegliati! Esci dal controllo della ipnodittatura!

Le persone che vedo in studio sono sempre più programmate, inibite. Anno dopo anno il mio lavoro di deprogrammazione è sempre più faticoso. Il fine della ipnodittatura è schermare l'anima dalla percezione dell'Uno, dello irito universale generando una massa di schiavi sottomessi alla volontà degli ipnologi.

Come fare per uscire? Un metodo c’è, purificati da tutti i media e pratica una metodica di deprogrammazione che si chiama ipnosi medica regressiva. Altro per ora non posso dirti perchè anche io sono sotto controllo. Spero che tu segua la mia fraterna dritta,

Buona Vita Angelo Bona

L'articolo propone una eventuale soluzione, a me interessava il contenuto, comunque per eventuali info vedere alla fonte:

Il ladrone e super-terrorista Erdogan.


TURCHIA: FANNO TUTTO DA SOLI – E SONO CAPACI  DI TUTTO (1)
di Fulvio Grimaldi

La mente è come un paracadute, non funziona se non si apre.” (Frank Zappa)

Siamo gli strumenti e i servi di uomini ricchi dietro le quinte. Siamo le marionette; loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre capacità e le nostre vite sono tutti la proprietà di altri. Siamo prostitute intellettuali”. (John Swinton, direttore del “New York Tribune”, 1880).

Partiamo dall’ultima bufala False Flag, quella dell’autogolpe del tiranno turco, destinata a completare, con l’ennesima carneficina di propri sudditi, la serie di autoattentati con cui è riuscito a governare uno Stato di Polizia quasi perfetto. Gli mancava la liquidazione di qualche residuo di esercito, magistratura, informazione, politica (il gruppo Fethullah Gulen) e una dimostrazione ad alleati vagamente perplessi che senza di lui non si va da nessuna parte. E così ha allestito il suo incendio del Reichstag, quello che nel 1933 servì a Hitler per rimuovere comunisti, socialisti e cattolici antifascisti e, nel 2011, con l’11 settembre, alla cupola militar-finanziaria-industriale USraeliana a lanciare la guerra per la loro dittatura mondiale.


Lo sibila tra i denti anche lo stesso Gulen che, ovviamente, rintanato negli Usa sotto tutela e controllo di Washington, non c’entra niente. Anche perché quando mai lui, islamista integralista quanto Erdogan, avrebbe potuto/voluto lanciare contro il sultanato una forza militare che, a dispetto delle epurazioni islamizzanti subite negli anni, mantiene una robusta base secolare e nazionalista. Anche perché per una roba del genere i suoi sorveglianti americani non gli avrebbero mai allentato le briglia. Ci possono essere dissapori, tra il maniaco criminale di Ankara e quelli di Washington. Che so, sui curdi, sulla gestione del califfo, su pace o guerra con Mosca o Iran, ma mettere in discussione un pilastro Nato piantato in mezzo a Medioriente e Asia, ai confini della Russia che delenda est, una forza militare  che è la seconda dell’Occidente dopo gli Usa, un regime che tiene appesa al gancio del collasso da migrazioni l’’Unione Europea, ecchè, vogliamo metterlo in discussione?

E allora tutti, da Obama al “manifesto”, lungo l’intero arco atlantico da destra a sinistra, a inneggiare alla preservazione delle istituzioni, dei diritti civili e del governo democraticamente (sic!) eletto, con qualcuno dal sottofondo che flauteggia l’auspicio che Erdogan si ravveda e non ne combini più delle sue. Non se ne preoccupa più di tanto Tommaso De Francesco, del quotidiano cripto-Nato, ma con etichetta comunista, il quale non fa che inanellare scemenze e insipienze da quando attribuì a Milosevic despotismo e pulizie etniche e in questo caso, con una Turchia chiaramente spaccata a metà tra affascinati dalla Sharìa e resistenti umani, individua un “Erdogan ferito”, ma anche un “popolo turco”, tutto intero, sdraiatosi davanti ai carri armati come a Tien An Men, in difesa del suo presidente, “democraticamente eletto”. Già gli erano svaporati dalle malferme sinapsi i milioni che negli anni si sono ritrovati nelle piazze, da Dyiarbakir a Istanbul, per farsi sparare addosso dagli sgherri del democraticamente eletto. Divertente poi la linea a balzelloni del giornaletto restituito a malavita (lo ha annunciato l’altro giorno) e alla sua cooperativa più che da lettori fedeli, dai paginoni dei compagni di ENI, Enrel, Telecom, Enav, Coop. Come quando con il suo responsabile esteri sentenzia un Erdogan fragile e indebolito dall’emergere di un elemento di contrasto capace di tenerlo sulla corda per ben tre ore di golpe, nientemeno, mentre l’altro redattore si piega alla realtà di un presidente tornato in grande spolvero e ora in grado spazzare via ogni residuo di opposizione. Ma che riunioni di redazione fanno?

Tre golpisti

Torniamo al “golpe”, auto. Quello sul cui fallimento il “manifesto” e tanta stampa (un po’ meno lo scaltro “Il Fatto”) si azzarda a ricostruire la “centralità del parlamento e del ruolo fondamentale dei partiti politici nel gioco democratico” (sic!): esattamente, ed è naturale, i termini in cui hanno salutato il salvataggio della democrazia da parte del più turpe energumeno nazista dell’area gli zii della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato e del Pentagono e, scendendo molto in basso per li rami, pure Matteo Renzi e – qui ci scappelliamo – l’eurodama Mogherini.

Ebbene qualcuno si ricorda dei colpi di Stato effettuati dai militari turchi ogni qualvolta sospettavano che l’eredità nazionale e laica di Ataturk fosse posta a repentaglio da destra o sinistra? E qualcuno gli ha messo a confronto quiell’aborto di colpetto di Stato della notte tra il 15 e il 16 luglio 2016? Hanno occupato la tv di Stato, ma non le tv private, tutte infeudate a Erdogan, non la CNN turca (braccio mediatico Nato e Usa) dalla quale è difatti ripartito il controgolpe, cioè il colpo di Stato vero, con la trasmissione da smartphone dell’appello di Erdogan al pogrom antimilitare. Non hanno fatto nessuna delle cose che potevano assicurare il successo di una liberazione militare del popolo turco dalla Vergine di Norimberga  in cui progressivamente lo ha rinchiuso il suo Torquemada.

Non hanno spento i ripetitori delle telecomunicazioni, i cellulari, internet, non hanno ordinato il coprifuoco e proclamato la legge marziale, non hanno occupato i ministeri, appena qualche tank sui ponti sul Bosforo, di grande visibilità e dove sarebbero potuti arrivare in poco tempo e in tanti a “difendere la democrazia”. Non hanno occupato alcuna via di comunicazione strategica nel paese e tra il paese e i vicini, non hanno occupato le prefetture, presidiato i nodi ferroviari, bloccato gli aeroporti (solo per finta quello di Istanbul dove Erdogan è potuto subito arrivare dal suo luogo di vacanze, a Marmaris, che nessuno si è sognato di bombardare o occupare). Nel tempo delle immagini e dei leaderismi che ne scaturiscono non hanno saputo produrre un nome e una figura carismatica di riferimento, non hanno usato i social network. Dilettantismo di quattro sprovveduti, per quanto bene intenzionati, che non hanno neanche ricordato che i colpi di Stato si fanno a notte fonda, prima dell’alba, quando non si corre l’inconveniente di gente sveglia e per strada. E così le CNN e le tv associate al disegno del despota hanno potuto riprendere strade e piazze  con qualche centinaio di persone, emerse da discoteche e trattorie e poi moltiplicati dagli accorsi agli appelli di Erdogan liberamente trasmessi, simulando una rivolta di massa contro i carri.

 Soldati frustati dai difensori della democrazia

Poi è finito tutto. Salvo per i 300 morti, per ora, i 6000 arrestati, per ora, i 3000 magistrati dimessi e poi incarcerati, la campagna di linciaggi lanciata contro i soldati “traviati”, piazza pulita di tutti i critici e irriverenti, l’immaginabilissima ulteriore stretta sui diritti politici, civili, operai, la continuità del doppio forno antisiriano (alleanza con Isis, finto guerra all’Isis), lo sprofondare del paese in un abisso di regressione politica e culturale. Una Turchia degna dell’ingresso nell’UE,vero modello avanzato di quanto si ha in mente a Bruxelles, Washington e tra coloro che brandiscono Nato e TTIP, tanto per assicurarci sulla “centralità del parlamento turco e dei partiti come attori fondamentali del gioco democratico”, come titola il foglio cripto-Nato su un pezzo davvero turco di tale Mariano Giustino.
Cosa può essere successo? Che gli attentati finalizzati, come in Francia, come ovunque, ad accelerare la marcia verso lo Stato con gli stivali chiodati e a passo dell’oca non erano riusciti a far ingranare la quarta. Che nell’esercito, per quanto epurato, sopravvivevano fermenti laici, nazionalisti, in disaccordo con le catastrofiche imprese esterne e interne di un regime che andava isolandosi da tutti. Che si è lasciato che i portatori di questi fermenti, nei gradi medio-alti, congiurassero, che magari con agenti provocatori li si incoraggiasse, che addirittura gli si facesse balenare un appoggio euro-atlantico, che poi li si inducesse a commettere le ingenuità, gli errori clamorosi che si sono visti, nell’illusione, loro, che si sarebbero tirati dietro popolo e armate.

Tutti a sottolineare il silenzio delle cancellerie occidentali, Obama, Merkel, Juncker, May, Hollande e Renzi (per quel che conta), nelle tre ore del golpe, interpretato e biasimato come un barcamenarsi in attesa di sapere chi avrebbe vinto. Balle! Sapevano benissimo chi avrebbe vinto, ma , davanti all’immagine del golem turco insediatasi ormai nella percezione della gente pensante in tutta la sua orripilante identità di padrino del terrorismo jihadista, massacratore del suo e di altri popoli, corrotto ladrone e capo di un clan di malfattori senza scrupoli, conveniva mostrare qualche disponibilità a chi aveva proclamato nel suo comunicato il “ritorno alla democrazia e al rispetto dei dirtti umani e la pace e amicizia con tutti i popoli vicini”. Ovviamente anatema per la Nato e per un’Europa che si muove, per ora con mocassini e tacchi a spillo, nella stessa direzione.

Pensate se avesse vinto il colpo di Stato. Via i Fratelli Musulmani, quelli tanto cari al “manifesto”, ormai nettamene minoritari nella regione (Tunisia, Qatar e Turchia). Cioè via la forza sociale, militare e culturale ideata e nutrita dai colonialismi vecchi e nuovi a garanzia dei propri modelli di sviluppo e di sfruttamento, del proprio ordine mondiale. Al suo posto una realtà imprevedibile e incalcolabile, con rigurgiti nazionalisti e statalisti suscettibili di guardare oltre il soffocante perimetro delle alleanze e dipendenze occidentali, sicuramente laica e, dunque, ostica ai processi di decerebramento religioso che servono a neutralizzare nostalgie di autodeterminazione popolare e nazionale.

Quelle che hanno animato alla rivolta alcune decine di milioni di egiziani, dopo aver assaporato la medicina dei Fratelli Musulmani e dei loro surrogati terroristici, sotto un presidente eletto “democraticamente” dal 17% della popolazione in un voto boicottato dalla maggioranza, che aveva imposto la sharìa, sparato sui manifestanti, incarcerato gli oppositori, bruciato le chiese cristiane, trasferito tagliagole in Siria e i cui seguaci ora assassinano civili, funzionari e poliziotti in una guerra terroristica che tutti preferiscono nascondere sotto le presunte infamie di Abdelfatah Al Sisi.


Avessero vinto in Turchia i militari, ontologicamente fascisti secondo un’aporia di sinistra, a dispetto di dimostrazioni storiche contrarie, ci saremmo giocati “la centralità del parlamento turco e dei partiti nel loro ruolo di attori fondamentali del gioco democratico”, come temeva il “manifesto” e tutto il cucuzzaro destro-sinistro dell’atlantismo? Chi lo sa. Di sicuro c’è che, come Al Sisi è meglio di Morsi per gli egiziani, gli arabi, il Medioriente, il movimento delle cellule cerebrali dell’essere umano, difficilmente qualcuno di quelli che si sono agitati l’altra notte a Istanbul avrebbe potuto essere peggio di Erdogan, il padrino degli squartatori del popolo iracheno, libico e siriano. Certo che la Nato, John Negroponte, l’MI6, la Cia, Oxford Analytica e il “manifesto”, a questo qualcuno non avrebbero esitato un attimo a spedigli un Giulio Regeni, poveretto. 

Fulvio Grimaldi
fonte http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2016/07/turchia-fanno-tutto-da-soli-e-sono.html

Oliver Stone: Putin e Trump meglio di Obama e Hillary

Oliver Stone
«Non è stato facile farmi coinvolgere in una storia controversa come questa, dopo i miei film in Sudamerica so bene che posso subire attacchi anche violenti, e per me è inconcepibile che si possa essere accusati solo perché si mostrano fatti in contrasto con le versioni ufficiali. Ma è importante che l’opinione pubblica conosca gli eventi dell’Ucraina orientale da una prospettiva diversa da come ci sono stati presentati». Oliver Stone parla di “Ukraine on fire” dell’ucraino Igor Lopatonok, cittadino americano dal 2008, presentato in anteprima mondiale al festival di Taormina, del quale non solo è coproduttore ma partecipa come intervistatore dell’ex presidente Viktor Yanukovich e del presidente russo Vladimir Putin. Il film, scrive Maria Pia Fusco su “Repubblica”, ricostruisce lastoria del paese dal 1941 al 2014, ponendo l’accento sui movimenti nazionalisti che parteciparono alla secondaguerra mondiale affiancando i nazisti nella strage di ebrei e polacchi. E che, supportati dalla Cia durante la guerrafredda, si sono infiltrati nelle manifestazioni ucraine pacifiche degli ultimi anni.
Oliver Stone parla di «necessità di una controinformazione» e cita Mark Twain: “Se non leggi i giornali non sei informato, se li leggi sei informato male”. «E’ importante per gli Usa e per l’Europa conoscere la realtà, perché tutto questo, che è anche una Oliver Stoneguerra fatta dai media, ha portato alle sanzioni, all’embargo, conseguenze dure per l’economia». È vero che in Ucraina molti manifestanti erano motivati da ragioni giuste e si sentivano oppressi, riconosce il regista, «ma noi raccontiamo la storia da prima della rivoluzione arancione, e come sappiamo in Ucraina ci son sempre stati governi corrotti. Sicuramente in questo governo, insediato da due anni, ci sono elementi che discendono da assassini, persone che si unirono al Reich. È il primo governo con elementi nazisti, è molto pericoloso. E negliUsa non c’è stata reazione, si parla solo dell’aggressione russa». Il ruolo dei media: così determinante? Eccome: «Sappiamo quante volte la Cia abbia usato il cosiddetto “soft power” per influenzare altri paesi, magari per scongiurare l’affermazione di governi di sinistra. Ma prima dell’Ucraina, gli Usa sono intervenuti in tanti paesi dell’ex Urss, con addestramenti delle forze Nato, storie che i grandi media non raccontano».
A Stone, la Fusco chiede direttamente un giudizio su Putin come persona e come leader. «Un uomo molto intelligente, articolato, razionale, che conosce a fondo i problemi», risponde Stone. «Putin dal 2001 in poi sta cercando una sorta di alleanza con gli Usa: ha espresso la sua solidarietà dopo l’11 Settembre, ha cercato di affiancarli nell’Asia centrale e nella lotta al terrorismo, ma il comportamento degli americani è sempre lo stesso: abbattere i regimi ostili e crearne di compiacenti, senza cercare di capire le ragioni interne di un paese, la cultura, il disagio, le divisioni». E non è cambiato niente con la presidenza Obama? «L’ho votato due volte, ma sono deluso», amette il cineasta. «Aveva promesso di cambiare la politica estera di Bush, parlava di trasparenza, voleva smettere con le intercettazioni illegali. Non è successo niente, non ha capito che non si può lottare contro le idee, bisogna prima capirle». E il futuro? «Il sistema americano è troppo consolidato, penso che nessuno possa cambiarlo veramente: né Trump, né la Clinton. Anzi, Hillary mi sembra ancora più radicale di Obama in tema di politica estera».
fonte http://www.libreidee.org/2016/07/oliver-stone-putin-e-trump-meglio-di-obama-e-hillary/

Soros al lavoro contro la Brexit.


DI NICK GRIFFIN
La popolazione della Gran Bretagna sta per diventare la prossima vittima della tattica delle “rivoluzioni colorate” usata da Washington e Bruxelles contro i governi democraticamente eletti dalla Serbia alla Siria, dall’Ucraina al Brasile.
Pochi giorni dopo la totalmente imprevista (anche da quest’autore) decisione popolare di resistere al bullismo dell’establishment e alle ondate della propaganda dei mass media per votare al Brexit, la contromossa dei globalismi sta già diventando chiara.
Innanzitutto, un duro attacco alla sterlina e ai maggiori titoli azionari per mettere pressione finanziaria e giustificare le autogratificanti profezie apocalittiche che provengono dal campo degli sconfitti che volevano rimanere.


Secondo, una pressione psicologica di massa organizzata da organizzazioni della “società civile”, come Avaaz camuffata da protesta dal basso, ma de facto fondata da Fondazioni foraggiate da George Soros. La testa d’ariete di questa propaganda è la petizione per un Secondo Referendum, che ha già superato i tre milioni di firme, nonostante decine di migliaia di firme false siano state scoperte e rimosse.
Terzo, l’uso di altri gruppi della “società civile”, tra cui SumOfUs e 38 Degrees, per promuovere banchetti di opinione pubblica “progressista” per spiegare quali e temi ed attacchi contro il Brexit saranno maggiormente efficaci. È una tecnica chiave insegnata nel corso di formazione delle “rivoluzioni colorate”, formata sulle teorie di Gene Sharp e perfezionata da John Carlane, un liberale globalista ex ufficiale dell’esercito Britannico, ora a capo del Peace Education and Training Repository.
Quarto, la mobilitazione di crocchi di manifestanti arrabbiati ed inclini alla violenza a Londra ed in altre città chiave. Nonostante molti rappresentanti dell’estrema sinistra fossero a favore del Brexit, gang con bandiere comuniste ed anarchiche infestano le strade. Dovrebbero difendere le minoranze etniche (molte di queste in effetti hanno votato per il Brexit insieme ai connazionali della classe operaia) ma sono già state coinvolte in attacchi contro riconosciuti o sospetti sostenitori del Brexit.
Quinto, le truppe della propaganda di proprietà delle elite liberali e vicine alla CIA stanno mentendo e pontificando per sfruttare su quanto sopra scritto. L’obiettivo è spaventare i votanti per il Brexit “morbidi” per cambiare parere e creare le condizioni per trasformare le Elezioni Generali in autunno in un Secondo Referendum.
Il proposito di questa guerra politica ibrida sulla maggioranza della popolazione è di far deragliare l’intero processo del Brexit e mantenere la nazione all’interno dell’UE (o per lo meno trasformare l’uscita in un casino tale dal disincentivare qualsiasi altra nazione a fare qualcosa di simile).
Ciò spiega il perché il Primo Ministro Cameron ha già infranto la promessa fatta prima del referendum, secondo la quale se avesse vinto l’uscita, si sarebbe immediatamente appellato all’Articolo 50 del Trattato di Lisbona per iniziare la procedura del Brexit. Ora è lapalissiano che le elite eurofile non hanno alcuna intenzione di permettere che un piccolo intoppo, come la volontà espressa democraticamente dalla popolazione, distrugga il processo di “un’unione ancora più stretta” o della “necessità” geopolitica di avere un' UE unita per il confronto con la Russia.
Prima del voto dello scorso giovedì, a Bruxelles si erano tentate tutte le carte disponibili, incluso l’inganno e lo sfruttamento senza pietà dell’omicidio di Jo Cox, per assicurarsi un voto per restare.
Nonostante il fallimento della campagna, una sparuta minoranza di irriducibili eurofili, attualmente guidata dal potente Tory Lord Heseltine e da membri del Parlamento “moderati” laburisti e liberaldemocratici come David Lammy e Tim Farron, non accetterà il verdetto del referendum.
Al contrario, sta tentando disperatamente di dare alle elite liberali la sicurezza in loro per sfoggiare un atto di estrema arroganza – negare al popolo britannico il diritto di vedere il loro voto concretizzarsi.
Se la caveranno? O la reazione della gente comune quando realizzerà cosa sta succedendo sarà di sdegno tale da convincere gli eurofili che, già sul fondo del baratro, forse dovrebbero smettere di scavare? Non lo so. Ma non c’è dubbio che questa sarà la loro strategia. Non aspettiamoci stabilità nel prossimo futuro.

Nick Griffin
27.06.2016
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione FA RANCO

La «Jihad nel nome di Allah» dei bambini arabi. Pace con chi?

gaza-jihad-nel-nome-di-allah
Quando i bambini vengono addestrati alla guerra invece di studiare sui libri, quando allevi le nuove generazioni arabe con l’idea della «Jihad nel nome di Allah» invece di inculcare loro l’idea che possano usare il loro intelletto per creare qualcosa di utile, allora c’è ben poco di che parlare di pace.
La scorsa settimana Hamas ha distribuito un video di propaganda (l’ennesimo) dove vengono mostrati adolescenti arabi che si addestrano al combattimento, alla Jihad nel nome di Allah, alla guerra religiosa totale contro il nemico che per adesso si chiama Israele ma che nei sogni dei terroristi arabi sono tutti gli infedeli.
Il video, tradotto dal Middle East Media Research Institute (MEMRI), mostra l’addestramento degli adolescenti arabi alla guerra, mostra quelle che Hamas chiama “le avanguardie della liberazione”, giovanissimi ragazzini indottrinati alla religione e alla cultura dell’odio che intervistati dicono di «prepararsi alla battaglia finale contro i nemici che occupano la nostra terra», bambini orgogliosi di prepararsi alla Jihad nel nome di Allah.
Sono i campi estivi gestiti dalle Brigate Al-Qassam dove la parola d’ordine non è “futuro” ma “martirio”, dove l’odio viene inculcato in profondità e le nuove generazioni di jihadisti vengono preparate alla guerra totale, alla Jihad nel nome di Allah contro gli infedeli. Sono i luoghi dove ogni seppur minima speranza di pace svanisce nel mare di odio con cui vengono avvelenate le nuove generazioni di arabi.
In Europa i politicanti si riempiono la bocca con la parola “pace” senza rendersi conto che tutto intorno a loro il mondo arabo si prepara alla guerra santa. Sperano che l’odio arabo verso gli infedeli si limiti a Israele e non si rendono conto che dopo quelli del sabato ci saranno quelli della domenica, dopo gli ebrei toccherà ai cristiani.
Eppure i segnali di tutto questo sono ben visibili anche in Europa. Il terrorismo palestinese ha esportato le sue tecniche terroristiche e di massacro, le uniche invenzioni che può vantare. Mentre il mondo civile è impegnato nella ricerca per salvare vite, il mondo arabo è impegnato nella ricerca di nuove tecniche di uccisione. Mentre il mondo civile cerca la pace, il mondo arabo vuole la Jihad nel nome di Allah. Mentre il mondo civile cerca di allevare i propri figli nella cultura della vita e della pacifica convivenza, il mondo arabo alleva i suoi figli nella cultura dell’odio e della morte, del martirio.
E allora, pace con chi? E di quale pace parliamo? Noi per pace intendiamo quel periodo di pacifica convivenza caratterizzato dalla assenza di conflitti, loro per pace intendono lo sterminio o la sottomissione degli altri. Se agli europei va bene la pax araba è una loro scelta, a Israele la pax araba non va bene. Vogliono la pace? Bene, comincino ad allevare i loro figli nella cultura della vita invece che allevarli nella cultura della morte e della Jihad nel nome di Allah.
Scritto da Lila C. Ashuryan
fonte http://www.rightsreporter.org/la-jihad-nel-nome-di-allah-dei-bambini-arabi-pace-con-chi/

mercoledì 13 luglio 2016

A BINARIO MORTO: LA SPECULAZIONE DEI POLITICANTI






di Gianni Lannes

Chi ha firmato il nullaosta per la deroga in materia di sicurezza su quella linea ferroviaria pugliese da terzo mondo europeo? Cinica retorica e demagogia a profusione in un vortice di menzogne e disattenzioni delle autorità preposte ai controlli. Ora, soltanto dopo una strage di persone, 27 morti e 51 feriti, l’ineletto Renzi e il sodale Delrio annunciano un’inchiesta, eppure non hanno mai risposto all’interrogazione parlamentare numero 4/00836 del 12 giugno 2013, che giace in un cassetto istituzionale da più di tre anni. Un atto parlamentare che aveva per tempo sollevato proprio questo specifico caso di burocratica insicurezza.



Inoltre, cosa ben più grave, proprio l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi, un organo periferico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano, aveva concesso una deroga sulla sicurezza: infatti, Ferrotramviaria aveva ottenuto dall’Ustif una deroga per l’installazione del Sistema di controllo marcia treno  (SCMT) entro dicembre 2016 fino a Ruvo, ed entro dicembre 2017 da Ruvo fino ad Andria sud, dove è prevista la costruzione del secondo binario.
Il bando di gara finanziato dalla Regione è stato pubblicato, nonché prorogato e scade il 19 luglio prossimo. Eppure, soltanto ieri i sindacati si sono destati dal torpore clientelare e hanno accusato l’azienda di non aver voluto investire in sicurezza, installando nel frattempo almeno il sistema SCC, ovvero il conta assi, più economico del “Sistema di controllo marcia treno”, ma perfettamente in grado di evitare questa strage. Prima, erano forse distratti il governatore Michele Emiliano e il vice presidente Antonio Nunziante (ex prefetto di Bari)?

Accusa l'Unione sindacale di Base (USB): "Se per errore umano si intenderà quello che qualche ferroviere ha commesso durante il suo lavoro, USB reputa inaccettabile che oggi, 12 luglio 2016 un immane disastro ferroviario abbia l’errore umano tra le cause possibili. Se errore umano è stato USB chiede di non ricercare l’errore tra i ferrovieri, ma tra i Ministri e Presidenti di Regione che si sperticano nell’elogio della sicurezza ferroviaria anziché dare seguito al Dlgs n112 del 15 luglio 2015 che equipara le reti ferroviarie italiane. L’errore umano è commesso tutti i giorni da chi permette che sulla sicurezza dell’esercizio ferroviario insistano 2 agenzie differenti (ANSF ed USTIF) che adottano norme differenti in tema di mezzi e sistemi di distanziamento ferroviario. Errore umano è quello dei dirigenti aziendali che non attrezzano linee e locomotive con sistemi tecnologici moderni perché troppo presi dalla “costruzione” di mirabolanti bilanci economici da presentare alla stampa, se non agli speculatori di borsa. Errore umano è quello che alla sicurezza del sistema ferroviario interpone il mercato ed il profitto".

In altri termini, simili tragedie sono inammissibili dal momento che la tecnologia ha annullato sui binari il rischio di incidenti causati da eventuali errori umani.

«Non ci sono stati errori tecnologici, ma per chiarire quanto accaduto aspettiamo di recuperare  le scatole nere presenti nei due convogli» dichiara Massimo Nitti, direttore generale trasporto di Ferrotramviaria.  Tra le ipotesi ci sarebbe anche un guasto dei sistemi che regolano le coincidenze e indicano la marcia dei treni: infatti uno dei due doveva essere in stazione e l’altro in transito. i convogli definiti ultramoderni e datati 2005 e 2009 (ma su alcune carrozze non funzionava l’aria condizionata) erano partiti da Andria e Corato e viaggiavano su l’unico binario a disposizione. Ma non è escluso anche l’errore umano visto che in quella tratta viene ancora usato il cosiddetto “blocco telefonico”, ossia la comunicazione del via libera sul binario unico. Proprio in quel punto la linea non è dotata di sistemi di marcia, ed è tutto affidato a messaggi telefonici e all’abilità dei ferrovieri. perché i dispositivi di sicurezza, pur previsti dal 2007, ancora non ci sono, e si procede con rimedi che risalgono a mezzo secolo fa. Il risultato è questa tragedia annunciata da tempo.

Prima di muoversi da Andria il regionale ET 10234 partito da Barletta alle 11,24 e atteso a Bari alle 12,34 avrebbe dovuto attendere il treno in arrivo da Corato che aveva 8 minuti di ritardo in ragione dei lavori sulla linea. L’ET 1023 è ripartito e ha impegnato il tratto di linea verso sud: qui in piena campagna l’impatto con il regionale ET 108 partito da Bari alle 10,42 verso barletta (11,50). La stazione di Andria dove era previsto l’incrocio tra i due treni alle 11,38 dista esattamente 10 minuti sia da Corato che da Barletta. Il ritardo ha causato uno spostamento di incrocio, che non è stato comunicato al macchinista del treno proveniente da Bari. Pesa non poco l’assenza del dispositivo di controllo marcia treno (SCMT). E’ un dispositivo obbligatorio da decenni sulle linee statali, ma non sulle concessioni private. L’installazione era prevista dal 2007.

I sistemi di sicurezza sono antiquati: nessuna linea con quel tipo di traffico si affida più al blocco telefonico. Sull’intera rete Bari nord corrono 196 treni al giorno. Il BACC, il blocco elettrico a correnti codificate che consente al macchinista di avere in cabina la ripetizione dei semafori presenti sulla linea, è in funzione solo fino a Ruvo, infatti dopo Ruvo fino a Barletta si procede ancora con le telefonate come mezzo secolo fa.

La Procura della Repubblica di Trani procede per “disastro ferroviario e omicidio colposo plurimo”.  Sono sicuro che nell’eventuale banco degli imputati non siederanno gli irresponsabili politici ed amministrativi di una vicenda che si trascina dal 2007.

Tante vite dilaniate come quella del sedicenne Antonio Summo, nativo di Ruvo. Esistenze che non potranno più tornare in vita oltraggiate dal solito balletto dei politicanti in processione televisiva. E’ una strage annunciata: prima o poi doveva accadere; l’incuria partitocratica porta spesso a queste conseguenze, ma è sempre la gente comune a pagare perdendo la vita. Ora c’è la processione dei ciarlatani e le litanie di messaggi . Tutto inutile. Basta retorica e ipocrisia.

riferimenti: 


fonte http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/07/a-binario-morto-la-speculazione-dei.html#more

DI MAIO COOPTATO DALLA TRILATERAL?


Ecco il sedicente nuovo che avanza. A chiacchiere dice di avversarli, ma poi ci va a pranzo! Complimenti alla coerenza parolaia! E che ne pensa il padrone (con tanto di atto notarile) Grillo, già addomesticato dallo zio Sam nel remoto 2008?



http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/