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lunedì 15 dicembre 2014

Il simbolismo della Ghiandola Pineale

pineal gland

Un viaggio appassionante nelle culture, nel tempo e nello spazio alla ricerca dei simboli – pigna e occhio – legati alla ghiandola pineale: dai Sumeri all’antico Egitto, passando per le rappresentazioni del Buddha, di Shiva e del potere papale. Per finire con un’affascinante ipotesi: un’iniziazione di massa causata dal risveglio della pineale a opera dell’inversione del campo magnetico terrestre…
Il passato è uno spazio-tempo alquanto misterioso ed indecifrabile e la moderna archeologia arranca nel fornire plausibili spiegazioni a molti dei suoi misteri. Uno tra i più noti è come sia possibile che culture apparentemente slegate tra loro abbiano utilizzato le stesse peculiari architetture: le piramidi. In aree geografiche come Egitto, sud America, sud-est asiatico, Cina e perfino in Bosnia [Vedi Antropologo:“La storia umana è completamente da riscrivere” e Nuovi studi sulle Piramidi di Visoko spingono l’inizio della civilità di 20 mila anni] ci sono piramidi di colossali dimensioni molto simili tra loro. Tutte sono state costruite sopra corsi d’acqua sotterranei e/o caverne naturali o artificiali munite di tunnel. Tutte presentano la caratteristica di fungere da ciclopici ionizzatori e da risonatori di armoniche che vanno dagli inudibili 16 Hz fino a qualche centinaio di hertz con una predilezione ─ delle piramidi egizie ─ per le frequenze con cui intoniamo il Si ed il Do tra la seconda e la terza ottava del La corista. Ancora non si sono comprese le ragioni di questa somiglianza costruttiva, ma gli esponenti del pensiero convenzionale spesso tentano di discreditare i legittimi interrogativi su questo fenomeno globale, invalidando perfino i dati scientifici emersi dalle ricerche di fisici e geologi che minano i dogmi ufficiali. Naturalmente il tema di questo articolo non è le piramidi, ma un altro fenomeno multiculturale ─ per molti versi correlato alle piramidi ─ che come queste ultime è presente in culture profondamente diverse e distanti tra loro.
Il soggetto del nostro indagare è la più popolare tra le ghiandole endocrine: l’Epifisi, meglio conosciuta come ghiandola Pineale.
Immedesimandomi nelle figure di Indiana Jones e Robert Langton –lo studioso dei simboli nel best seller Il codice Da Vinci di Dan Brown – sono andato alla ricerca di uno specifico simbolismo occulto presente in molte antiche culture sparse nel globo. Di fatto il tema che tratteremo in questa sede si presenta sottoforma di simboli presenti nell’arte o nei metodi canonici della trasmissione della conoscenza: le tavolette, le incisioni nelle pareti dei templi o dei palazzi, le statue, i dipinti o gli oggetti usati a scopo rituale. A volte accade che questi simboli li abbiamo davanti agli occhi, ma non abbiamo una chiave di lettura per codificare i codici ripetutamente presenti nelle diverse opere di molti antichi popoli.
simbologia pinealeL’iconografia della pigna
Le culture del passato associavano quella che noi oggi chiamiamo Epifisi ad un organo preposto alla maggior chiarezza mentale ed alla visione interiore. Per Cartesio la ghiandola Pineale è il punto privilegiato dove mente (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono. Dopo decenni di profonda ignoranza in merito, le neuroscienze hanno smesso di trattare la ghiandola Pineale alla stregua di un’inutile appendice del cervello: il “vaso di Pandora” di questa incredibile ghiandola endocrina, che riceve il più abbondante flusso sanguigno di qualsiasi altra ghiandola nel corpo, è stato finalmente aperto. Negli ultimi decenni si è scoperto che l’Epifisi è responsabile del nostro ciclo di veglia/sonno, del nostro invecchiamento, di stati a più alta coerenza neurale (maggior chiarezza mentale). Inoltre la Pineale è una ghiandola è fotosensibile, essendo munita, nella parte interiore, di bastoncelli simili a quelli della retina dell’occhio. Il soprannome mistico di terzo occhio è dunque alquanto azzeccato per la Pineale e ci si chiede come, in epoche in cui non c’era un microscopio elettronico che potesse analizzare il suo tessuto cellulare, si sia arrivati a darle questo nome. Forse a quei tempi non c’era bisogno di un “tool” esterno per analizzare la natura delle cose e chissà forse la scienza era intesa come una fusione esperienziale con l’oggetto dell’osservazione. Aldilà di questa accattivante congettura sulla protoscienza, più di un ricercatore si è chiesto perché nell’iconografia e nel simbolismo iniziatico molte culture rappresentino i loro Dei con l’immagine del cono di pigna. La risposta è stata che il cono di pigna rappresenta la ghiandola Pineale, il suo peculiare rilascio endocrino ed è il segno di distinzione di un’élite spirituale.

Sumeri e assiro-babilonesi
I sumeri furono tra i primi a immortalarla come cono di pigna in mano ai loro Dei. I sumeri, popolo con attitudini simili a quelle egiziane, criptavano le informazioni nelle immagini scolpite e nei sigilli. Anche gli assiro-babilonesi hanno spesso raffigurato il loro dio Tamus con in mano una pigna ma, in alcuni casi, bisogna fare attenzione quando il cono di pigna viene tenuto in mano poiché spesso può rappresentare la shem-un-Na dei babilonesi o il MFKZT egizio, nomi dati alla polvere bianca d’oro con cui i reali si nutrivano aumentare il rilascio endocrino dell’Epifisi e raggiungere stati di coscienza superiori. Mescolata a focacce preparate in forma conica, o sospesa in acqua, la polvere d’oro era un supplemento ingerito dai re e dai faraoni. Era riverita come l’alimento del corpo di luce (il ka) ed era ritenuta capace di incrementare le attitudini generali della leadership, quali consapevolezza, percezione e intuizione. Veniva inoltre considerata una chiave per la longevità attiva.
Egizi e romani
Il simbolismo sulla Pineale è presente nella cultura egizia, e Osiride, il signore della morte e dell’oltretomba, la presenta nel suo bastone regale con sopra il cono di pigna. Anche tra i greci e i romani il Dio Bacco/Dionisio è a volte rappresentato con un bastone con il cono di pigna. È interessante notare come il Dio dell’ebbrezza venga mostrato con questo bastone; l’ebbrezza è associata principalmente all’alcool – chiamato anche spirito: forse questo è dovuto al fatto che l’alcool veniva usato nelle cerimonie per abbassare i veli della personalità degli iniziati ai misteri dionisiaci ed eleusini. In questo modo i candidati ricevevano l’iniziazione senza modelli neurali consolidati e solo successivamente veniva loro dato il kikeon, bevanda sacra psicoattiva, per attivare le funzioni dell’Epifisi e permettere al celebrante di entrare in epifania con il Mistero.

Il Pontefice, Shiva e il Buddha
L’onnipresente bastone con il cono di pigna è stato usato anche dai pontefici della chiesa cristiana ed è certamente un retaggio gnostico collegato al simbolo del caduceo, usato anche dall’odierna medicina. Il simbolismo del caduceo è stato spesso interpretato sia come la rappresentazione della doppia elica del DNA, sia della kundalini che sale fino a raggiungere la Pineale.
La celebre maschera funebre di Tut Ank Aton (Tutankamon), con il cobra che s’innalza al centro della fronte, ricorda la kundalini che raggiunge la Pineale. Anche la capigliatura del dio Shiva ricorda un cono di pigna e il serpente che s’innalza tra i suoi capelli richiama alla mente il serpente della maschera di Tut Ank Aton o di Akhnaton. Anche il Buddha non è immune dalla rappresentazione con i capelli a forma di cono di pigna. 
Tra piazze e fontane
Il simbolismo della pigna è presente anche in molte zone d’Europa, Italia compresa, e si nota nelle fontane, nelle statue o in abbellimenti nelle ville o nei giardini dei nobili (forse questa eredità è dovuta all’influenza cosmopolita dei templari?). A volte, nelle scalinate o nelle colonne dei cancelli dei palazzi antichi potete trovare l’immagine della pigna. È chiaro che una colonna con sopra una pigna sembra a tutti gli effetti la rappresentazione del bastone usato dagli antichi Dei. In ambito massonico, nei manifesti del libero muratore l’iconografia del bastone con la pigna sembra velatamente rappresentata dalle due colonne Bohaz e Jakin sormontate da sfere o mappamondi.
Rimanendo sempre nella nostra penisola, anche lo Stato del Vaticano non è immune a questo antico simbolismo: nella Corte della Pigna si trova un’immensa statua raffigurante una pigna con a fianco due ibis che domina un sarcofago aperto, come quello presente nella camera del Re della Grande Piramide. Per l’archeologia eretica il sarcofago nella Camera del Re veniva impiegato nelle iniziazioni della Scuola Misterica di Tuthmosis III e di altri dopo di lui. Alcuni hanno interpretato questa corrispondenza in Vaticano come il messaggio che anche la morte fisica può venire sconfitta se la ghiandola Pineale è completamente attivata. Se prendiamo alla lettera questa interpretazione dovremmo chiedere un parere ai biologi e vedere l’eventuale sinergia tra i neurormoni della giovinezza “secretati” dalla Pineale, come  la melatonina e la somatropina,  e la rigenerazione dovuta all’enzima  della telomerasi, responsabile dell’integrità cromosomica e della replicazione cellulare. Ho volutamente usato il termine “secretati” per sottolineare l’affascinante tesi dello studioso Laurence Gardner secondo cui termini come secrezione o secretare, utilizzati per definire il rilascio endocrino della Pineale, sono connessi al fatto che tale rilascio attiva uno stato di consapevolezza superiore che permette di conoscere i segreti della Natura. Le parole sono da sempre i simboli per eccellenza e pertanto conoscere a fondo l’etimo e la grafia di una lingua significa recuperare antiche conoscenze dimenticate.
L’occhio di Ra

La Pineale, oltre al simbolismo della pigna, è stata associata da alcuni all’occhio di Ra, l’occhio che tutto vede. L’occhio di Ra, o occhio di Horus, sembra sia un riferimento alle scuole misteriche egizie che iniziavano i loro discepoli all’apertura del terzo occhio, detto anche occhio singolo. Nei simboli l’occhio che tutto vede – che non ha segreti perché le secrezioni neuroendocrine della Pineale permettono la più alta conoscenza – è spesso racchiuso all’interno di una piramide oppure tra due ali (Sole alato). L’iconografia egizia dell’occhio racchiuso nella piramide è divenuta nel tempo uno dei modelli usati dagli artisti del Medioevo per raffigurare il Dio cristiano. Questo simbolo è stato ripreso dalla moderna Massoneria – con l’occhio destro racchiuso nel delta radiante – e riproposto esplicitamente nella banconota da un dollaro americano.
Inversione dei poli e iniziazione globale
Concludo questa piccola panoramica sull’Epifisi ricordando che il geologo russo Alexey Dmitriev ha dimostrato come il sistema solare stia entrando in una nuova area energetica di plasma magnetizzato, possibile responsabile dei cambiamenti che avvengono sulla Terra. Secondo Dmitriev tutto questo cambierà non solo il nostro clima e non solo lo stato magnetico del nostro pianeta, ma provocherà anche una spontanea evoluzione di massa. Il mutamento magnetico influisce sulla ghiandola Pineale che, così sollecitata, inizia a rilasciare sostanze neuro-chimiche dall’effetto allucinogeno: la maggior parte delle persone avrà visioni ed esperienze paranormali. Un’ipotesi certamente affascinante, quella di un’iniziazione globale del pianeta. Certo è che la Terra ne avrebbe davvero un gran bisogno.
http://www.dionidream.com/il-simbolismo-della-ghiandola-pineale/

giovedì 4 dicembre 2014

Pancotto foggiano




Pasto semplice e povero che richiama le tradizioni culinarie contadine ed i cui ingredienti erano venduti in città dalterrazzano della cui figura se ne parla in un altro capitolo di questo sito. C'è ultimamente un ritorno a questi sapori per cui è facile ordinare, dal menu dei ristoranti foggiani, anche il popolare pancotto.
 Dosi per 6 persone
PANE CASERECCIO RAFFERMO, 500 gr. - PATATE VECCHIE, 1 kg. - RUCOLA SLVATICA, 1Kg. – OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA, mezzo bicchiere da vino - PEPE NERO, un pizzico.
 Se l’olio sarà sopraffino l’odore e la presentazione cromatica renderanno appetibile il piatto che regala due diversi sapori a seconda che venga consumato caldo o freddo. Inutile ricordare che i cibi conditi con olio sono più buoni freddi che caldi. Pulire la rucola selvatica conservando solo le foglioline belle e tenere, lavarle e lasciarle a bagno nell’acqua fredda. Pelare le patate, tagliarle in quarti non tanto grandi e lasciarle a bagno in acqua fredda. Tagliare il pane casereccio RAFFERMO in pezzi piuttosto grossi ed irregolari, curando che ogni pezzo abbia un po’ di crosta, e metterli da parte. In una capace pentola portare ad ebollizione l’acqua convenientemente salata, versarvi le patate e, dopo cinque minuti, la rucola. Cuocere a fuoco moderato. Porre le fette di pane in un colapasta e quando le verdure saranno cotte scolarvele sopra. Attendere cinque minuti prima di versare il tutto in una capace zuppiera. Condire con l’olio, regolare di sale, aggiungere un pizzico di pepe e servire. Il "piatto" riposato è ancora migliore.

Fàfe ijànghe e làghene (FAVE E FETTUCCINE)



DOSI per sei persone
FAVE SECCHE SGUSCIATE, 500 gr. - FETTUCCINE NON ALL’UOVO, 300 gr. - CIPOLLA, una medio-grande - OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA, mezzo bicchiere da vino.

La preparazione è semplicissima. In una casseruola, possibilmente di coccio, mettere la cipolla affettata sottilmente e le fave e coprendole di acqua debordante di quattro dita. Ricordo che le fave vanno messe a bagno in acqua tiepida dodici ore prima della preparazione. Portare ad ebollizione e ridurre subito la fiamma al minimo, lasciando sobbollire per il tempo necessario alla cottura. Regolare di sale. Cuocere a parte le fettuccine non all’uovo, scolarle al dente e completare la cottura nel purè di fave, che per l’occasione, non deve essere molto denso. Aggiungere un filo d’olio sopraffino e buon appetito. !!!!

PASTA E FAGIOLI ALLA FOGGIANA

DOSI per sei persone
FAGIOLI CANNELLINI O " CON L’OCCHIO ", SECCHI,300 gr. - PASTA "TUBETTINI" O "FONDO SACCHI",300 gr. - SEDANO VERDE, due belle coste senza foglie - AGLIO, due spicchi - OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA, un quarto di bicchiere da vino - RICOTTA SQUANTA, un cucchiaino (facoltativo) - PEPE: un pizzico.
Nella nostra terra i legumi "assoluti" o accompagnati a pasta e riso si consumano irrorati di prezioso olio di oliva, altrove vengono conditi diversamente raggiungendo sempre, comunque e dovunque un elevato standard di voluttuoso piacere. Questo piatto è anche detto "la carne dei poveri " per via delle proteine che sono perfettamente identiche a quelle della carne ed è nutriente al pari di una bella bistecca di manzo; bisogna inoltre ricordare che ha salvato dalla fame il popolo italiano, e in particolare quello foggiano, uscito malconcio dall’ultima guerra. E’ inoltre un piatto completo per la felicissima unione dei carboidrati della pasta con le proteine dei fagioli. Dopo aver messo a bagno per tutta la notte i fagioli in acqua tiepida, scolarli e versarli in una pentola di coccio, coprendoli con acqua tiepida debordante di quattro dita ( nel caso aggiungerne dopo un po’ in più perché i fagioli, cuocendo, crescono di volume ) unire gli spicchi d’aglio ed il sedano tagliato a pezzetti regolari e portare ad ebollizione, dopo di che, regolare il fuoco al minimo e lasciar sobbollire fino alla cottura. Se i fagioli dovessero tardare a cuocere, aggiungere una puntina di bicarbonato di sodio. A cottura raggiunta, salare con parsimonia, lasciando i fagioli coperti da due dita di acqua. Cuocere la pasta molto al dente e versarla nei fagioli che avranno, nel frattempo, ripreso a bollire, completare la cottura facendo si che la pasta e fagioli non asciughino troppo, condire con una generosa misura d’olio sopraffino e servire. Per gli appassionati, aggiungere un cucchiaino di ricotta squanta ed un pizzico di pepe.
 "Questa pietanza è conosciuta fra i vecchi foggiani anche come "bregànde e suldàte". Chiara l'allusione ad un ipotetico combattimento che avviene nella pancia, dopo aver mangiato un buon piatto di pasta e fagioli, fra briganti (fagioli) e soldati (la pasta). L'immaginario uso di armi da fuoco, fucili e pistole, fra le parti contendenti, si evidenzia con preoccupanti e sconvenienti emissioni di gas intestinali, a volte rumorosi.
fonte  www.manganofoggia.it

 

TIELLA FOGGIANA



PATATE: 1 KG. - LAMPAGIONI: 1 KG - AGNELLO. 1 KG. - PREZZEMOLO: UN MAZZETTO - AGLIO: 3 SPICCHI - FORMAGGIO PECORINO GRATTUGIATO . 200 GR.  - OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA: DUE TAZZINE DA CAFFE' -  SALE E PEPE: QB.
DOSE PER 6 PERSONE

Se i lampagioni sono medio grandi occorre, dopo averli nettati e sottoposti all'incisione a croce alla base. cuocerli in acqua bollente giustamente salata, altrimenti basterà utilizzarli crudi e ben puliti.
I lampagioni cotti vanno scolati e lasciati riposare un paio di ore in acqua fredda per far perdere il loro tipico sapore amarognolo.
Il condimento generale è formato da prezzemolo ed aglio tritati, sale, pepe, formaggio pecorino grattugiato ed olio extra vergine di oliva .
Pulire le patate e tagliarle a tocchetti medi, porle in una terrina e condirle con tutti gli ingredienti, sale e pepe. Versarne una prima parte in un tegame di terracotta in modo da formare una base. Fare la stessa cosa con i lampagioni formando quindi un secondo strato. Spezzettare l'agnello, condirlo alla stessa maniera e fare un terzo strato; coprirlo prima con un quarto strato di lampagioni conditi e terminare con l'ultimo strato di patate evitando di compattarle eccessivamente. Aggiungere un bicchiere di acqua.
Porre il tegame nel forno precedentemente portato a 200 gradi e cuocere fin quando le patate saranno ben cotte e, se tenderanno a bruciacchiarsi, coprirle con un foglio di carta di alluminio. La cottura delle patate darà il segnale che la preparazione è pronta per essere tolta dal forno per essere raffreddata convenientemente, in modo da consumarla tiepida, unica maniera per apprezzare ogni profumo e sapore.

RAGU' ALLA FOGGIANA



Avrei voluto dedicare una pagina esclusiva a questa preparazione, riservandole una solennità particolare, se mai accompagnata da uno stacchetto musicale, ma poi ho preferito la strada della semplicità per ambientarla appunto tra le cose genuine e semplici di una volta. Per molti versi la cucina dell’Alta Puglia, della Campania e dell’Abruzzo sono simili tanto che moltissime preparazioni risultano perfettamente uguali e, fra queste, il famosissimo ragù che a Foggia si chiama in dialetto U RAGU’ D’U CHIANGHIR che in italico linguaggio si traduce in RAGU’ DEL MACELLAIO, facendo riferimento alle prerogative che il macellaio ha nel preparare un ragù con avanzi di carne di diversi animali.
TEMPO, sei ore - DIFFICOLTA’ , media - DOSI, per una decina di persone (l’esubero può essere surgelato )
PUNTINE DI MAIALE, 300 gr. - SPALLA D’AGNELLO, 300 gr. - CARNE DI SECONDA QUALITA’ PER INVOLTINI,( CAVALLO O MANZO ) due fette - CIPOLLA MEDIA, una - AGLIO, due spicchi grandi SEMI DI FINOCCHIO, un pizzico piccolissimo - CONCENTRATO DI POMODORO, una scatola da 400 gr.- POMODORI PELATI A PEZZETTI, una scatola -VINO BIANCO SECCO, un bicchiere -FORMAGGIO PECORINO GRATTUGIATO, 100 gr. e qualche scaglia - PREZZEMOLO FRESCO, una manciata - UVA PASSA E PINOLI, quattro cucchiai - SALAME CAMPAGNOLO, 50 gr. - PEPERONCINO IN POLVERE, SALE E PEPE, q. b.
Affettare finemente la cipolla e versarla in un recipiente non aderente ( meglio sarebbe utilizzare il coccio, ma bisognerebbe vigilare per tutta la durata della cottura, al fine di evitare sgradevoli bruciature ), con l’olio appena caldo ed uno spicchio d’aglio. Lasciare andare a fuoco lento ed a recipiente coperto. Nel frattempo stendere sul tagliere le fettine di carne, batterle al fine di eliminarne i bozzi, salare, spolverare con peperoncino, aggiungere i pinoli e qualche acino di uva passa, precedentemente ammollata in acqua tiepida, unire la fetta di salame e spolverare con formaggio pecorino grattugiato, inserendo anche qualche scaglietta, coprire con abbondante prezzemolo, lasciar cadere qualche pezzetto d’aglio, formando un involtino da legare poi con refe da cucina.
Quando la cipolla risulterà lievemente " appassita " aggiungere le carni, rimestando e continuando la cottura a fuoco moderato ed a recipiente coperto. Salare con parsimonia.!! Rimestare spesso per non fare attaccare!!
Dopo 30 minuti circa, scoperchiare, lasciare asciugare il liquido e rosolare la carne senza esagerare, aggiungere il vino bianco ed appena evaporato, lo spicchio d’aglio ed il concentrato di pomodoro; rimestare e, dopo 5 minuti, aggiungere i pomodori a pezzetti ed una misura di acqua calda pari a tre scatole di pomodori pelati. Rimestare e lasciar cuocere a fuoco lentissimo per 6 ore. Rimestare spesso e controllare che il sugo "PIPPIEA".
Pippiare descrive il gesto del vecchio che, negli assolati pomeriggi sudisti, dormendo seduto sulla seggiola , col capo reclinato, gonfia e sgonfia le guance per espellere l’aria, con ritmi lenti e cadenzati.
Il segreto della riuscita dell’intingolo risiede tutto nei tempi di cottura che , quanto più lunghi saranno tanto più contribuiranno a trasformare il buon sugo in una "CREMA" deliziosa. Condire: Orecchiette, pasta alla chitarra, rigatoni, ziti. Gli spaghetti non sono indicati.
N.B. Il sugo, una volta cotto, andrebbe passato attraverso un colino a maglie strette, in modo da eliminare eventuali frammenti di ossa. Prima di usarlo, aggiungere cinque cucchiai di pecorino grattugiato, un cucchiaio della famosissima "ricotta squanta", un paio di cucchiai di ricotta dura grattugiata ed una presa di peperoncino in polvere.
La ricotta squanta, è una specie di ricotta inacidita e la si compra solo in negozi alimentari pugliesi.
Dopo tali aggiunte, veramente il sugo si presenta come una crema, profumatissima e dal sapore " angelico".
Dopo un bel piatto di pasta così condita, non occorrerebbe altro che un buon bicchiere di vino. ma chi ne avesse voglia potrebbe mangiare la carne del sugo che, appena cotta, ha una fragranza particolare.



Caso Avastin-Lucentis: Tar conferma multa a Roche e Novartis

Caso Avastin-Lucentis: Tar conferma multa a Roche e Novartis
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso delle case farmaceutiche Novartis e Roche contro la multa di oltre 180 milioni di euro inflitta dall'Antitrust per un cartello sulla vendita di farmaci per la cura della vista.

La sanzione era stata inflitta nel marzo scorso. L'Antitrust ritenne che Roche e Novartis si fossero "accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell'uso di un farmaco molto economico, l'Avastin, nella cura della degenerazione maculare senile e altre malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, il Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti".

L'Autorità ha calcolato che per il Sistema sanitario nazionale, "l'intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l'anno".

Alla Novartis e alla Roche sono state imposte sanzioni rispettivamente di 92 e 90,5 milioni di euro, confermate oggi dal primo grado della giustizia amministrativa.

Soddisfazione per la decisione del Tar è stata espressa dal presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, secondo cui “il giudice amministrativo ribadisce la bontà dell'esito dell'indagine approfondita condotta dall'Autorità in difesa della concorrenza e dei consumatori, in un caso di particolare rilievo per gli interessi primari come quello alla salute”.

informasalus.it - La Salute in un click

http://www.informasalus.it/it/articoli/tar-multa-roche-novartis.php
 — con Pietro Reina.

Foto: Caso Avastin-Lucentis: Tar conferma multa a Roche e Novartis

Caso Avastin-Lucentis: Tar conferma multa a Roche e Novartis
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso delle case farmaceutiche Novartis e Roche contro la multa di oltre 180 milioni di euro inflitta dall'Antitrust per un cartello sulla vendita di farmaci per la cura della vista.

La sanzione era stata inflitta nel marzo scorso. L'Antitrust ritenne che Roche e Novartis si fossero "accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell'uso di un farmaco molto economico, l'Avastin, nella cura della degenerazione maculare senile e altre malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, il Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti".

L'Autorità ha calcolato che per il Sistema sanitario nazionale, "l'intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l'anno".

Alla Novartis e alla Roche sono state imposte sanzioni rispettivamente di 92 e 90,5 milioni di euro, confermate oggi dal primo grado della giustizia amministrativa.

Soddisfazione per la decisione del Tar è stata espressa dal presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, secondo cui “il giudice amministrativo ribadisce la bontà dell'esito dell'indagine approfondita condotta dall'Autorità in difesa della concorrenza e dei consumatori, in un caso di particolare rilievo per gli interessi primari come quello alla salute”.

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