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sabato 7 aprile 2018

Cancro: la mente supera la medicina. Se ci credi, guarisci


«In linea di massima possiamo dire che il tumore, lungi dall’essere visto come un nemico o come una patologia, può essere invece considerato un alleato, per cercare di capire meglio alcune problematiche irrisolte della nostra psiche». Lo sostiene Paolo Franceschetti, avvocato e docente di materie giuridiche, fortemente coinvolto – per storia personale – dal problema cancroe attualmente al lavoro attorno a un progetto ambizioso: un libro per illustrare i diversi approcci delle tante terapie alternative e complementari per la cura dei tumori. «Di recente – scrive, sul blog “Petali di Loto” – vengono divulgati sempre di più degli studi che prendono in considerazione il rapporto tra la mente e la malattia. La domanda di fondo è: la malattia può essere condizionata dalla mente, in tutto o in parte? La risposta è sì». Un recente libro della dottoressa Lissa Rankin, “La mente supera la medicina”, mette in evidenza con particolare efficacia il rapporto tra mente e malattia. «Basandosi su studi clinici e una gran mole di casi pratici – scrive Franceschetti – riesce a dimostrare che i pensieri negativi, qualunque sia la loro fonte (un lutto, problemi psichici, problemi ambientali, shock traumatici che lasciano tracce) causano molteplici malattie. Un altro fattore importante per la guarigione è il rapporto tra medico e paziente».
E’ stato comprovato che una cura “amorevole” del paziente aumenta le possibilità di guarigione, mentre «un medico frettoloso, che si limita a dare la diagnosi di tumore in modo sciatto e freddo, genera uno shock nel paziente che spesso lo porta alla malattia anche quando questa potrebbe teoricamente essere guarita con poco sforzo». Sono tanti gli esempi citati dalla Rankin, come il caso dei due gruppi di pazienti con identica patologia, sottoposti a trattamenti differenziati: alta percentuale di guarigione fra quelli del primo gruppo, portati in sala operatoria per un intervento chirurgico solo simulato, mentre le condizioni sono rimaste stazionarie per i pazienti del secondo gruppo, ai quali non è stato somministrato nulla. Stesso schema – la prevalenza della psiche sull’aspetto fisico – nel secondo tipo di test: «Persone con identici sintomi fisici venivano trattate con farmaci placebo in un caso, con veri farmaci nell’altro caso: la percentuale di persone che si dicevano guarite era praticamente simile in entrambi i casi». Alcuni studi, poi, inducono a pensare che le persone con più alto quoziente di intelligenzareagiscano meglio ai farmaci, «probabilmente perché la loro mente ha un effetto più potente sul corpo».
In alcuni pazienti con disturbo dissociativo di personalità, continua Franceschetti citando la Rankin, alcune malattie comparivano solo quando la persona attivava una delle sue “personalità multiple”, per poi scomparire quando la personalità cambiava. Ad esempio: «In una paziente che soffriva di diabete, i livelli di glucosio nel sanguetornavano normali quando la personalità che lamentava il diabete scompariva per fare posto all’altra». E ancora: in un gruppo di persone sottoposte a una finta chemioterapia, oltre il 30% ha perso i capelli anche se in realtà non era stato inoculato alcun farmaco. Idem per un gruppo di pazienti asmatici: «Gli venne somministrato un prodotto che, si disse loro, conteneva agenti irritanti; una buona parte di essi sviluppò i sintomi dell’asma anche se il prodotto non conteneva nulla». Il libro di Lissa Rankin, aggiunge Franceschetti, è anche una vera e propria guida all’autoguarigione. Al tempo stesso, costituisce anche «un aiuto per i medici che vogliano potenziare le loro possibilità di cura». In sintesi, «il lavoro della Rankin propone come cura ideale la seguente ricetta: amoree felicità».
(Il libro: Lissa Rankin, “La mente supera la medicina”, Macro Edizioni, 304 pagine, euro 14,50).
«In linea di massima possiamo dire che il tumore, lungi dall’essere visto come un nemico o come una patologia, può essere invece considerato un alleato, per cercare di capire meglio alcune problematiche irrisolte della nostra psiche». Lo sostiene Paolo Franceschetti, avvocato e docente di materie giuridiche, fortemente toccato– per storia personale – dal problema cancro e attualmente al lavoro attorno a un progetto ambizioso: un libro per illustrare i diversi approcci delle tante terapie alternative e complementari per la cura dei tumori. «Di recente – scrive, sul blog “Petali di Loto” – vengono divulgati sempre di più degli studi che prendono in considerazione il rapporto tra la mente e la malattia. La domanda di fondo è: la malattia può essere condizionata dalla mente, in tutto o in parte? La risposta è sì». Un recente libro della dottoressa Lissa Rankin, “La mente supera la medicina”, mette in evidenza con particolare efficacia il rapporto tra mente e malattia. «Basandosi su studi clinici e una gran mole di casi pratici – scrive Franceschetti – riesce a dimostrare che i pensieri negativi, qualunque sia la loro fonte (un lutto, problemi psichici, problemi ambientali, shock traumatici che lasciano tracce) causano molteplici malattie. Un altro fattore importante per la guarigione è il rapporto tra medico e paziente».
E’ stato comprovato che una cura “amorevole” del paziente aumenta le possibilità di guarigione, mentre «un medico frettoloso, che si limita a dare la diagnosi di tumore in modo sciatto e freddo, genera uno shock nel paziente che spesso lo porta alla Lissa Rankinmalattia anche quando questa potrebbe teoricamente essere guarita con poco sforzo». Sono tanti gli esempi citati dalla Rankin, come il caso dei due gruppi di pazienti con identica patologia, sottoposti a trattamenti differenziati: alta percentuale di guarigione fra quelli del primo gruppo, portati in sala operatoria per un intervento chirurgico solo simulato, mentre le condizioni sono rimaste stazionarie per i pazienti del secondo gruppo, ai quali non è stato somministrato nulla. Stesso schema – la prevalenza della psiche sull’aspetto fisico – nel secondo tipo di test: «Persone con identici sintomi fisici venivano trattate con farmaci placebo in un caso, con veri farmaci nell’altro caso: la percentuale di persone che si dicevano guarite era praticamente simile in entrambi i casi». Alcuni studi, poi, inducono a pensare che le persone con più alto quoziente di intelligenza reagiscano meglio ai farmaci, «probabilmente perchttp://www.libreidee.org/2018/04/cancro-la-mente-supera-la-medicina-se-ci-credi-guarisci/hé la loro mente ha un effetto più potente sul corpo».
In alcuni pazienti con disturbo dissociativo di personalità, continua Franceschetti citando la Rankin, alcune malattie comparivano solo quando la persona attivava una delle sue “personalità multiple”, per poi scomparire quando la personalità cambiava. Ad esempio: «In una paziente che soffriva di diabete, i livelli di glucosio nel sangue tornavano normali quando la personalità che lamentava il diabete scompariva per fare posto all’altra». E ancora: in un gruppo di persone sottoposte a una finta chemioterapia, oltre il 30% ha perso i capelli anche se in realtà non era stato inoculato alcun farmaco. Idem per un gruppo di pazienti asmatici: «Gli venne somministrato un prodotto che, si disse loro, conteneva agenti irritanti; una buona parte di essi sviluppò i sintomi dell’asma anche se il prodotto non conteneva nulla». Il libro di Lissa Rankin, aggiunge Franceschetti, è anche una vera e propria guida all’autoguarigione. Al tempo stesso, costituisce anche «un aiuto per i medici che vogliano potenziare le loro possibilità di cura». In sintesi, «il lavoro della Rankin propone come cura ideale la seguente ricetta: amore e felicità».
(Il libro: Lissa Rankin, “La mente supera la medicina”, Macro Edizioni, 304 pagine, euro 14,50).
http://www.libreidee.org/2018/04/cancro-la-mente-supera-la-medicina-se-ci-credi-guarisci/

“LORO” NON HANNO FRETTA.








Capisco e condivido del M5S il “mai con Berlusconi”;  individuo ripugnante, la sua pretesa  di condannato definitivo di “salire al Colle”  come fosse lui il capo del centro destra, ha  il solo evidente scopo di sabotare  qualunque affermazione di Salvini ed accordo di governo reale. Che lo faccia  perché  si propone a servo di Merkel  e Bruxelles, lo ha confermato il suo reggi -panza Tajani: “La presenza di Forza Italia in un esecutivo di centrodestra sostenuto da altre forze è garanzia di credibilità. E la Ue si aspetta da noi un governo stabile“. Inqualificabile manifestazione di servilismo.  E’ un corrotto che ha riempito i banchi del parlamento delle sue escort e dei suoi avvocati.  Un cumulo di letame sulla  via della liberazione  politica.
Ma   se il movimento dietro a Di Maio ritiene invece   più possibile un accordo di governo col PD  soltanto depurato da Renzi, mi domando come l’elettorato che grida “Onestà! Onestà!” abbia capito la vicenda Montepaschi.  Se ho io ben  capito  i servizi e le rivelazioni di Le Jene (fatte da giornalisti coraggiosi a loro rischio e pericolo), il “sistema PD”  ha dimostrato, con Montepaschi,  non solo di malversare miliardi, prestandoli ad amici ricchi che non hanno mai avuto alcuna intenzione di restituirli; che ha rovinato e truffato i piccoli azionisti;   non solo il PD determinato il più grande scandalo finanziario  d’Europa, ha sprecato   4 miliardi di soldi nostri per ricapitalizzare invano la “sua” banca, la quale ha vaporizzato 10 miliardi di aumenti di capitale, ed ha desertificato economicamente,   ha mentito  ai soci e all’opinione pubblica –  insomma non solo ha dimostrato corruzione e incompetenza ad un livello ancora non pareggiato dal nano di Arcore. No, questo  è ancora niente. Qui c’è molto peggio.


“Avevate gridato “Onestà, onesta!”?

C’è che il “sistema” sembra disporre  di sicari professionali,   che ha usato per uccidere  David Rossi, il direttore della Comunicazione che voleva raccontare qualcosa  ai giudici. Che questi sicari s’intravvedono nel video spaventoso. Mentre indifferenti constatano l’agonia del pover’uomo. Ma peggio ancora, il Sistema dispone di complicità assolute nella magistratura locale,   la quale  ha archiviato questo assassinio come un suicidio, e non una, ma due volte.
Dove i due magistrati, il presidente del Tribunale e il capo della procura,  hanno scritto in un documento  per giustificarsi che  (cito Il Fatto Quotidiano) “non hanno sequestrato tutti i reperti, non hanno ritenuto necessario analizzare vestiti, fazzoletti di carta sporchi di sangue  –  i primi  (i vestiti)  andati distrutti il giorno dopo la morte di Rossi, gli altri, i  fazzoletti , distrutti dal pm, Aldo Natalini, prima ancora che il gip avesse emesso decreto di archiviazione o disponesse un possibile supplemento di indagini “.
E se non basta a voi che gridate “Onestà! Onestà!”, ecco il resto.   Gli inquirenti   “ non hanno infilato in un sacchetto di plastica il cellulare ma lo hanno usato anche per rispondere a una chiamata (risulta dalle carte: quando gli inquirenti erano nell’ufficio di Rossi subito dopo la sua morte, qualcuno di loro risponde per 23 secondi a Daniela Santanché (sic). Ancora: non hanno cercato Dna o tracce ematiche nell’ufficio; non hanno acquisito e sequestrato i video delle 12 telecamere di sorveglianza ma solamente di una; non hanno compiuto gli esami istologici sulle ferite rilevate sul corpo del manager; non hanno individuato i presenti nella sede di Mps né si sono accertati che esistessero dei registri; non hanno convocato e sentito le persone che nella giornata avevano incontrato Rossi (uno su tutti: il fratello Ranieri, che con lui aveva pranzato)”.
In compenso, come sapete,   quando l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini  ha parlato con le Jene inquadrando l’omicidio di David Rossi in “un  circuito di festini e droga con la partecipazione anche di politici e magistrati”  questi magistrati hanno querelato Piccini per diffamazione;  e la loro querela è stata accolta dalla magistratura di Genova,  a “tutela dei magistrati” di Siena; infatti  sta indagando  non loro, ma l’ex sindaco  – e i giornalistiìi  di LE Jene.
E in tutto questo, il Consiglio Superiore della Magistratura – il celebrato “organo di autogoverno”   dei giudici  che tanto gelosamente difende la loro “autonomia” e garantisce la loro altissima   moralità –  non pare abbia avuto gran fretta di indagare su questa magistratura senese così chiaramente amica del Sistema PD coi suoi sicarii.   Solo un  membro laico, ossia non-magistrato ma di nomina politica del CSM, Pierantonio Zanettin, ha   chiesto  l’apertura di una inchiesta interna «per valutare eventuali profili di incompatibilità ambientale o funzionale a carico dei vertici di tribunale e procura della Repubblica di Siena». Non si è saputo più niente.
Adesso pare che ultimo servizio delle Jene, quello dove  l’escort maschile parla dei festini  fra coca e invertiti  en cachette di alto bordo, persone molto pericolose e sicure della loro impunità, il CSM sembra affrettarsi.  Abbiamo infatti letto sui media che “Anche il Consiglio superiore della magistratura indaga da oggi sui presunti festini a luci rosse nel Senese, raccontati da un’escort nel  servizio del 25 marzo”.
Indaga da oggi, ossia dal 25 marzo 2018. Ma  la “giustificazione” dei magistrati che hanno spiegato in rete perché non avevano  condotto le indagini obbligatorie,  risale all’ottobre 2017.

La peggiore delle dittature

Ora, speriamo ardentemente che il Consiglio Superiore della magistratura  indaghi  davvero  qui giudici di Siena e prenda provvedimenti su di loro.   Perché altrimenti vuol dire che noi viviamo sotto la peggiore e più inumana delle dittature possibili: la dittatura dell’ordine giudiziario  insieme “di parte” e disposto a coprire omicidi del Sistema PD,  gravissima dittatura perché  invincibile e senza appello – a quale istanza infatti appellarsi contro l’ordine giudiziario?  Bisognerebbe concludere che da molto tempo  – da “Mani Pulite”, la magistratura italiana ha consolidato un potere insindacabile e in giudicabile,  per i nemici “applica” le leggi e per gli amici “le interpreta”  – ma   fino al punto di coprire catalogandolo come assassinio? Siamo  qui ben oltre alla corruzione  che rende impresentabile Berlusconi. Per quanto farabutto, esso è stato soggetto all’0ordine giudiziario che infatti ha sparato contro di lui  centinaia di indagini.  Su quegli altri, sul Sistema PD, indagini pochissime, trascinando i piedi e di malavoglia.  E se aggiungiamo che su Montepaschi il Sistema ha potuto contare sulla “distrazione”   (complicità) della Banca d’Italia e di tutto il sistema  bancario-finanziario  ufficiale, che ha autorizzato le operazioni  delinquenziali di Mussari perfino scegliendolo come capo dell ABI, potete intravvedere che il Sistema è una dittatura ferrea  e perfetta, protetta e corazzata da ogni parte, intoccabile e invalicabile.
Se il M5S si unisce al PD per formare un governo, il Sistema avrà uno strato corazzato in più, la difesa degli urlatori di  “Onestà! Onestà!”.
Mentre scrivo cominciano “le consultazioni del Colle”. I media ci hanno spiegato che un governo Slavini-Di Maio, che rappresenterebbe un qualche (moderato) pericolo per il Sistema, non si farà.  Il Sistema non ha fretta. Sta ancora governando, con Gentiloni. Il che significa: sta con la mano nella cassa del denaro pubblico, sta continuando ad applicare il progetto “europeo”: immigrazioni sta, omossessualista,   vaccinista.
Già. Bambini di tre anni vengono continuamente espulsi dagli asili, ed anche da quelli cattolici, in applicazione dell’Ukase Lorenzin. Gentiloni continua a fare le nomine sui posti-chiave della macchina del DEep State. Continua a espellere ambasciatori russi secondo  gli ordini NATO, anche se ormai è chiaro –  l’hanno ammesso i servizi inglesi! – che non c’è straccio di prova che Skripal sia stato avvelenato dai russi. Non hanno fretta a Bruxelles, tanto ci hanno già accollato  altri 11 miliardi di debito pubblico  per il “salvataggio”; già   hanno imposto a 350 aziende de L’Aquila che avevano avuto   sospensioni fiscali per il terremoto, di restituire i soldi, “aiuti di Stato” illegali secondo le normative UE come le interpretano loro. Gentilloni continua a governare, specialmente sottobanco. L’ultima che mi è stata segnalata da un amico avvocato: l’emanazioone di “disposiziti di attuazione2 su un decreto del 23017, che inserisce nel codice penale i “delitti contro l’uguaglianza”: che nella visione del Sistema non  colpisce, evidentemente, coloro che provocano la diseguaglianza economica   diffondendo la precarizzazione e non occupando disoccupati, bensì – ovviamente – per proteggere  gli omosessuali e i neri e  gli immigrati dalle “discriminazioni”. I discriminatori,  sono puniti col carcere emulte fino a 6 mila euro.


Sono ancora tutti al potere. Coperti da UE, BCE, giudici.  E non hanno fretta, loro.

Andate avanti, loro non hanno fretta. Sono il Sistema. Dopotutto, il Trattato di Maastricht fu firmato da un governo dimissionario, il 7 febbraio 1992, due giorni dopo che il Parlamento era stato sciolto  il 5 febbraio.
L’articolo “LORO” NON HANNO FRETTA. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

https://www.rischiocalcolato.it/2018/04/loro-non-hanno-fretta.html

martedì 3 aprile 2018

Charles Bukowski: “La schiavitù non è mai stata abolita, è stata solo estesa per includere tutti i colori della pelle”.




Charles Bukowski, prima di diventare uno scrittore di fama mondiale, lavorava per le poste degli Stati Uniti, e trovava quel lavoro estremamente noioso e mortificante.
Ed è proprio per questo che l’8 dicembre del 1986 Bukowski scrisse al suo editore John Martin che gli aveva offerto 100 dollari al mese per tutta la vita a patto che lo scrittore lasciasse il suo lavoro e scrivesse a tempo pieno:
Ciao John,  grazie per la bella lettera.
Non credo che faccia male, ogni tanto, ricordare da dove si è venuti. Tu conosci da dove vengo. Perfino le persone che provano a scriverne o a farci film non ci riescono.
Li chiamano “dalle 9 alle 5”. Ma non è mai dalle 9 alle 5, non c’è una pausa pranzo libera in quei posti, in effetti in molti di quei posti per continuare ad avere un lavoro non pranzi.
E poi c’è lo STRAORDINARIO e sembra che non lo registrino mai correttamente e se te ne lamenti, ecco, c’è un altro poveraccio pronto a prendere il tuo posto.
Conosci il mio vecchio detto:
E quel che fa male è la costante diminuzione di umanità di coloro che combattono per tenersi lavori che non vogliono ma temono un’alternativa peggiore. Le persone semplicemente si sono svuotate. Sono corpi con teste ubbidienti e piene di paura.
Il colore abbandona i loro occhi. La voce s’imbruttisce. E il corpo. I capelli. Le unghie. Le scarpe. Tutto s’imbruttisce.
Quando ero giovane non riuscivo a credere che le persone potessero desiderare di rinunciare alle proprie vite a simili condizioni.
Ora che sono anziano, non riesco ancora a crederci.
Tempo fa, quando ero ancora abbastanza giovane e passavo da un lavoro all’altro, ero così stupido da arrivare a dire ai miei colleghi:
Loro mi guardavano e basta. Stavo ponendo una questione che non volevano entrasse nelle loro teste.
Ora nell’industria si stanno operando ampi licenziamenti (acciaierie fallite, cambiamenti tecnologici). Centinaia di migliaia di persone vengono licenziate e le loro facce sono allibite:
– “Ho dato all’azienda 35 anni…”
– “Non è giusto…”
– “Non so cosa fare…”
Non pagano mai gli schiavi abbastanza da dargli la possibilità di ottenere la libertà, solo quanto basta per sopravvivere e tornare al lavoro. Io riuscivo a vedere tutto questo. Perché gli altri no? Mi sono reso conto che la panchina del parco poteva essere un posto altrettanto buono, o anche il bancone del bar. Perché non arrivare lì da solo, prima che mi ci mettano gli altri? Perché aspettare?
Ho scritto solo per il disgusto verso tutto questo, ed è stato un sollievo uscire da questo sistema. E ora che sono qui, un cosiddetto scrittore professionista, dopo aver dato via i primi 50 anni della mia vita, ho scoperto che ci sono altre cose disgustose oltre al sistema.
Mi ricordo una volta, mentre stavo lavorando come imballatore in questa azienda di lampadine, uno degli imballatori all’improvviso disse: “Non sarò mai libero!”.
Uno dei capi stava passando di lì (si chiamava Morrie) e scoppiò in questa fragorosa risata, godendosi il fatto che questo tizio fosse intrappolato per la vita…
Così la fortuna che ho avuto a tirarmi finalmente fuori da quei posti, non importa quanto tempo c’è voluto, mi ha dato una gioia, la gioiosa felicità del miracolo.
Ora scrivo da un corpo vecchio e da una vecchia mente, ben oltre il tempo in cui la maggior parte degli uomini penserebbe mai di portare avanti una cosa del genere, ma avendo cominciato così tardi sono in dovere con me stesso di continuare, e quando le parole incominciano a vacillare o e ho bisogno di essere aiutato a salire le scale e non sono più in grado di distinguere un merlo da una graffetta, sento tuttavia che una parte di me ricorderà (non importa quanto sarò andato lontano) come sarò arrivato, passando per l’omicidio e i guai e la circoncisione, fino almeno a una morte dignitosa.

Non aver sprecato del tutto la propria vita mi sembra una degna realizzazione, almeno per me.
Charles Bukowski
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 Controinformazione

http://www.complottisti.info/charles-bukowski-la-schiavitu-non-e-mai-stata-abolita-e-stata-solo-estesa-per-includere-tutti-i-colori-della-pelle/

lunedì 2 aprile 2018

Il Grande gioco nel Baltico

Chroniques du Grand Jeu, 1 aprile 2018Nella grande lotta tra sistema imperiale e Russia, tutti ora rispondono rapidamente, senza vacillare, senza ritirarsi. L’ultimo episodio, con pochissimi commenti al momento, si svolge nel Baltico, uno dei punti caldi del Grande Gioco, dove si scontrano la volontà dell’Heartland eurasiatico di aprire le porte al mondo oceanico e, al contrario, il tentativo statunitense di accerchiare e contenere l’Eurasia. Diverse provocazioni, intimidazioni, intercettazioni aeree, spettacolari sorvoli, manovre navali congiunte sino-russe… il Baltico ha già avuto la sua parte di eventi negli ultimi anni. Ma una notizia è appena esplosa, le esercitazioni russe con tiro missilistico dal 6 all’8 aprile nelle acque internazionali vicino la Svezia. Questa è nuova. L’orso non è mai andato così lontano, o così vicino ai confini svedesi. Lo stato maggiore scandinavo s’è riunito e il traffico aereo civile dovrà cambiare in quei due giorni…
Reagendo al pseudo-affare Skrypal, nuova pietra miliare nella Guerra Fredda 2.0, Putin contrattacca scacciando lo stesso numero di diplomatici occidentali delle controparti russe espulse. Ora raddoppia organizzando queste manovre navali il più vicino possibile alla Natolandia. Ciò contribuisce indubbiamente al rigetto categorico di Mosca di cedere di una virgola con l’impero. Questo ovviamente iniziò con la presentazione del mese scorso, da parte di Vladimirovich, delle “armi invincibili” che distruggono lo scudo antimissile statunitense e il discorso storico che l’accompagnava; il Pentagono è agitato (“Siamo senza difesa dalle armi ipersoniche russe e cinesi“). Che il nome più votato dall’opinione pubblica russa per battezzare questi missili, Bye bye America, non venisse adottato, non cambia il caso…
Allo stesso modo, il notevole veto del Cremlino posto alla risoluzione inglese che condannava l’Iran per un presunto coinvolgimento nello Yemen. Per la prima volta, la Russia silurava un tentativo dell’impero in un conflitto in cui non è coinvolta. Ricordiamo che Mosca, nonostante l’opposizione, non pose il veto nel 2008 (ammissione del Kosovo alle Nazioni Unite), né nel 2011 (massiccio intervento in Libia). Il significato è duplice e comporta cambiamenti significativi nelle future relazioni internazionali:
D’ora in poi la Russia si opporrà, in linea di principio, ai tentativi egemonici statunitensi, ovunque.
Mosca è pronta ad ancorarsi diplomaticamente e ufficialmente per proteggere i suoi alleati.
L’altra grande lezione della fiammata nel Baltico è evidentemente legata al gas, supportando lo psicodramma di Salisbury ma probabilmente senza avere gli effetti desiderati: “Le euronullità hanno, mano sulla patta, parlato come un sol uomo “condannando” Mosca, ma erano attente a non discutere del gas e ad evocare la minima sanzione. E per una buona ragione: le scorte europee di oro blu sono vuote! Frau Milka potrebbe lanciare l’idea di “ridurre la dipendenza dal gas russo” progettando un terminale GNL, ma senza ripensare ad accettare Nord Stream II, con dispiacere dei media di regime. Il commercio russo-tedesco è in buona forma nonostante le sanzioni e sarebbe suicida per Berlino rinunciare a diventare il fulcro gasifero dell’Europa”. A nessuno sfuggirà che l’annuncio russo delle imminenti esercitazioni navali arriva subito dopo il via libero tedesco al Nord Stream II e che sono pianificate precisamente sulla rotta del futuro gasdotto. Perché allora Putin vuole questi fuochi d’artificio missilistici proprio nel punto in cui passerà il tubo? Sarebbe un avvertimento alla… Danimarca. Il placido Paese scandinavo affronta uno greve dilemma, la “decisione più importante in politica estera dalla Seconda guerra mondiale“: consentire il passaggio del Nord Stream II sulle proprie acque territoriali. Il progetto necessita anche nei prossimi mesi delle autorizzazioni di Russia (fatta in anticipo), Finlandia e Svezia. Ma riguardo questi ultimi due, si tratta solo della loro zona economica esclusiva governata dal diritto internazionale del mare su cui i governi svedese (molto russofobo) e finlandese (meno russofobo) hanno comunque poco da fare. Solo la Danimarca è preoccupata della propria sovranità, e gli sarebbe andata bene. Gli emissari statunitensi e di Bruxelles sollecitano il governo ad impedire il passaggio del Nord Stream IInei 139 km di acque territoriali, mentre Mosca e Berlino l’incoraggiano ad accettare. Copenhagen può andare contro il suo principale partner (Germania) e la principale potenza militare europea (Russia), che ha appena provato alcuni missili nelle vicinanze? Il sistema imperiale riuscirà a silurare il gasdotto, come nel caso del South Stream? Le Forze Armate russe esercitano la tattica della pressione e, in caso affermativo, funzionerà o sarà un’arma a doppio taglio che si rivolterà contro il promotore? Lo sapremo nel prossimo episodio…Traduzione di Alessandro Lattanzio
https://aurorasito.wordpress.com/

Spectrum: la”condanna a morte”per l’ Adriatico

adriatico spectrum

Spectrum: Una condanna a morte decretata a tavolino per l’ Adriatico, mentre tanta gente se la spassa in riva al mare, nel cuore di un’altra estate anomala.

E’ una condanna a morte decretata a tavolino, mentre tanta gente se la spassa in riva al mare, nel cuore di un’altra estate anomala, e la casta dei politicanti al servizio degli interessi stranieri vomita futilità. Comunque, si sprofonda in tutta fretta verso il disastro finale, però, con tutte le autorizzazioni previste in carta bollata dalla legalità mafiosa.
«Non è attività di ricerca»: in base a questa incredibile motivazione i giudici amministrativi regionali del Lazio hanno respinto l’istanza della Provincia di Teramo, di 7 Comuni della costa teramana e di altri 2 Comuni marchigiani contro il decreto di Via rilasciato in favore della Spectrum Geo Limited. Che quindi potrà cercare gas e petrolio in una zona che va dalle coste della Romagna fino al Salento, per poi vendersi i diritti a rubare gli idrocarburi alle solite multinazionali impresentabili come la Shell o la Total.
Si tratta di un’area vasta ben 29.910 chilometri quadrati, a cui vanno sommati altri 35 mila chilometri quadrati concessi dalla Croazia alla stessa società. E’ il totale che fa la somma: 64.910 chilometri quadrati vuole dire accaparrarsi tutto il mare Adriatico, con conseguenze ambientali incalcolabili sul fronte dell’inquinamento, della subsidenza e dell’erosione costiera. Notoriamente, le estrazioni di idrocarburi minano la stabilità del sottosuolo e possono provocare terremoti. Inoltre, hanno un grave impatto sulla fauna, soprattutto a danno dei sensibili cetacei.
L’autorizzazione a devastare l’Adriatico, definita “compatibilità ambientale”, è stata rilasciata dai ministri dell’Ambiente e dei Beni e attività culturali. I ministri Galletti e Franceschini (entrambi nati in Emilia Romagna), come hanno potuto dare il via libera, quando il mare Adriatico impiega un secolo per ripulire la sue acque superficiali?

L’attività è quella di prospezione descritta da due istanze presentate il 26 gennaio 2011 per altrettante aree dell’Adriatico, la d1 BP SP (per 13.700 chilometri quadrati, da Rimini a Termoli) e la d1 FP SP (per 16.210 chilometri quadrati, da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme) entrambe riperimetrate il 29 gennaio 2016. Gli enti locali contestavano la procedura seguita dai ministeri competenti e che ha portato al decreto favorevole di Via, fino alla mancata valutazione ambientale strategica (VAS).

Dunque per il Tar, la Via è legittima, soprattutto perché non si tratta di attività di ricerca, ma di prospezione. Secondo il noto dizionario della lingua italiana Zingarelli, il termine “prospezione” vuol dire testualmente: «esplorazione del sottosuolo condotta con vari metodi e per molti scopi». La parola “esplorazione” significa alla lettera: «indagine diretta su cose o zone sconosciute». Vale a dire, inequivocabilmente, ricerca propedeutica all’estrazione di idrocarburi di pessima qualità (petrolio amaro). Allora, queimagistrati amministrativi non conoscono la lingua italiana. Ma quei togati come l’hanno avuto il posto fisso? O c’è di peggio dietro certe inqualificabili motivazioni per distruggere l’Italia?
Il presidente della Spectrum, Rune Eng, conferma che i dati finora raccolti «Indicano una grande potenzialità della parte croata dell’Adriatico», ma invita alla prudenza: «È ancora troppo presto per parlare delle quantità ma l’Adriatico orientale è senza dubbio molto attraente per le corporations internazionali dato che il mare non è molto profondo, fatto che riduce notevolmente il costo delle piattaforme per l’estrazione, in paragone ad altre parti del mondo, come in Africa o in Brasile».
I giacimenti di petrolio e di gas, sia pure di pessima qualità, fanno gola ad una ventina di multinazionali petrolifere che hanno già acquistato dalla Spectrum  la documentazione raccolta. La Croazia ha pubblicato un primo bando per le concessioni gasiere e petrolifere. Una procedura forse un po’ troppo “svelta” rispetto alle normative che l’Unione europea ha approvato dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Infatti il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas e prevede norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali e dalle maree nere derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare.
Ma Ivan Vrdoljak, ministro dell’Economia croato nel 2014 ha dichiarato: «Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione». Secondo Vecernji list l’operazione porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in 4 anni.
Il 25 novembre 2013, l’eurodeputato Andrea Zanoni ha  presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la Spectrum sta conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando «La pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino».
Mentre dal lato italiano dell’Adriatico la contrarietà a prospezioni e trivellazioni offshore di petrolio e gas si fa sempre più forte, la Croazia, ultima entrata nell’Unione europea, punta molto sullo sfruttamento dei giacimenti che ci sarebbero davanti alle sue coste dove è tornata la foca monaca.
Due anni fa il ministro dell’economia della Croazia, Ivan Vrdoljak, aveva invitato i giornalisti sulla Seabird Northern Explorer, la nave della compagnia norvegese Spectrum, che per conto del governo di Zagabria ha realizzato l’esplorazione delle risorse petrolifere offshore, confermando che «Ci sono forti e concreti indizi che nel sottofondo marino della parte croata dell’Adriatico potrebbero esserci ingenti risorse ancora non scoperte di petrolio e di gas».
La “Multi-Client 2D seismic acquisition survey offshore Croatia” della Spectrum  copre la maggior parte dell’off-shore croato  con una griglia 5 km x 5 km. L’indagine si collega a dati sismici dell’Adriatico italiano rielaborati da Spectrum, fornendo così una  valutazione a livello di bacino e «Confronti con analoghi campi di produzione di petrolio e gas nel vicino Adriatico italiano Adriatico – dice la società norvegese – l’acquisizione sismica iniziata nel settembre 2013 e si è conclusa il 19 gennaio 2014. Prodotti i finali saranno disponibili dall’aprile 2014».
I dati raccolti dai norvegesi dimostrerebbero quello che gli ambientalisti italiani e croati temono: «L’esistenza di giacimenti di petrolio e di gas» che fanno già gola ad una ventina di multinazionali petrolifere che hanno già acquistato dalla Spectrum la documentazione raccolta, cosa che non disturba Vrdoljak, che anzi ha detto che «Numeri più precisi sulle quantità delle risorse si sapranno dopo un’analisi dettagliata dei dati e un ulteriore ciclo di esplorazioni» e intanto ha annunciato che la Croazia pubblicherà già ad aprile un primo bando per le concessioni gasiere e petrolifere. Una procedura forse un po’ troppo “svelta” rispetto alle normative che l’Unione europea ha approvato dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.
Infatti, il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas e prevede norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali e dalle maree nere derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare. Ma Vrdoljak tira dritto: «Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione». Secondo Vecernji list l’operazione porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in 4 anni.
Attualmente esistono 107 piattaforme offshore dedicate all’estrazione di gas naturale, che sono ubicate per la quasi totalità nel mare Adriatico. In particolare 68 sono operative nel Nord Adriatico (costa romagnola), e 33 in Centro Adriatico.  Proprio  nel  settore petrolifero, attualmente ci sono oltre 12.290 kmq nell’Adriatico centro meridionale italiano, interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività  di esplorazione che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive.
Il 25 novembre 2013, l’eurodeputato Andrea Zanoni ha  presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la Spectrum sta conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando «La pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino».
I burocrati dell’Ue ha risposto il 23 luglio 2014: «La Commissione è a conoscenza delle attività di ricerca subacquea menzionate dall’onorevole deputato. Gli operatori devono rispettare le disposizioni delle direttive Uccelli selvatici(1) e Habitat(2), sotto la responsabilità dell’autorità competente croata. In particolare, gli Stati membri devono adottare provvedimenti che vietino di perturbare deliberatamente le specie marine rigorosamente tutelate come i cetacei e le tartarughe marine, in conformità all’articolo 12, paragrafo 1, lettera b), della direttiva Habitat.
Tra gli elementi da tenere in considerazione ai fini del rilascio dei permessi vanno annoverati anche gli effetti prodotti sugli ecosistemi marini e sugli habitat vulnerabili, e ciò nel rispetto del protocollo offshore della Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, alla quale l’UE ha aderito nel 2012. La Commissione è attualmente impegnata a verificare se tutti gli obblighi sono stati rispettati ed è in attesa che le autorità croate competenti le forniscano chiarimenti sul progetto in questione. Inoltre, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino(3) fa obbligo agli Stati membri di elaborare strategie per l’ambiente marino finalizzate al conseguimento di un buono stato ecologico delle rispettive acque entro il 2020.
L’inquinamento acustico subacqueo costituisce uno dei principali problemi da affrontare. I Direttori delle Acque degli Stati membri hanno approvato recentemente un documento, di prossima pubblicazione, contenente delle linee guida per il monitoraggio dell’inquinamento acustico subacqueo».
Dopo due anni le autorità governative croate non hanno ancora fornito delucidazioni, mentre si moltiplicano i rischi e l’insensatezza della nuova corsa all’oro nero. Secondo informazioni riportate dal Vecernji list di Zagabria, ci sarebbe la possibilità di attivare circa venti centri estrattivi su piattaforma. Ad oggi le riserve certe sotto tutto il mare italiano sono di appena 9,7 milioni di tonnellate e nei fondali di fronte le coste di M arche, Abruzzo e Puglia, mentre si stima siano presenti 5,4 milioni di tonnellate di greggio nelle acqua prospicienti la Croazia.
https://www.jedanews.it/blog/spectrum-mar-adriatico-petrolio/

“HAI ROTTO CON STI IMMIGRATI!”- IL PAPA MASSACRATO CLAMOROSAMENTE IN CASA SUA: ECCO CHI LO HA ATTACCATO PLATEALMENTE

Converrete che non c’ è beffa peggiore, per un Papa gesuita, di essere sbugiardato dai gesuiti. Per di più sul tema a lui più caro, quello dell’ accoglienza dei migranti. È ormai palese l’ abissale distanza tra i messaggi di Francesco, ispirati alla politica delle braccia aperte verso i profughi, e la realtà dei fatti, che negano la possibilità di quell’ accoglienza indiscriminata.
Così come è evidente che le presunte vittime dell’ odio e della discriminazione (ancora l’ altro ieri, durante la Via Crucis, Bergoglio ha proclamato: «Vergogna per il sangue innocente di immigrati che viene versato») sempre più si rendono protagoniste di atti illegali e di soprusi. Con tanti saluti all’ immagine edulcorata del Buon Profugo. Che spesso non è profugo, e non è neppure buono.
Stavolta la denuncia arriva dalla voce di un insospettabile, il padre gesuita Ennio Brovedani, direttore della Fondazione Stensen di Firenze, proprietaria di un immobile in via Spaventa, che da novanta giorni è occupato da un centinaio di migranti somali.
Quel manipolo di sedicenti profughi, dopo il rogo del capannone di Sesto Fiorentino in cui erano alloggiati e in cui uno di loro aveva perso la vita, a inizio gennaio aveva preso possesso in modo abusivo dello stabile, con la promessa di lasciarlo il prima possibile.
In Italia tuttavia, come notava Prezzolini, niente è più stabile del provvisorio. E così, a distanza di tre mesi, quei migranti sono ancora lì, alla faccia delle leggi e a carico di chi, suo malgrado, deve mantenerli.
Ora però Brovedani ha deciso di dire basta e, in una lettera scritta in tre lingue (italiano, inglese e somalo) e rivolta sia ai migranti che al Comune di Firenze, ha lanciato un ultimatum agli occupanti «affinché liberino l’ immobile nel più breve tempo possibile», chiarendo che «la nostra ospitalità e la vostra occupazione dovranno avere un limite a breve termine» e che «le mie risorse economiche, visto che ho già speso quasi 5.000 euro, sono quasi esaurite».
Tradotto: voi siete occupanti abusivi e dovete ringraziare Dio se vi abbiamo ospitato fino a oggi; anche la nostra pazienza (cristiana quanto volete) ha un limite; la vostra presenza non solo ci ha privati di uno stabile ma ci è costata parecchi soldi. Ergo: ve ne dovete andare. Naturalmente un appello simile avrebbe dovuto essere subito raccolto da chi ha la responsabilità politica di occuparsi della questione migranti.
In questo caso, il sindaco di Firenze Dario Nardella. Brovedani sostiene di averlo sollecitato, ma fa sapere che lui «ha sempre evitato di incontrarmi e di parlarmi». Il paradosso è che Nardella denuncia il mancato rispetto della legalità ed esorta il padre gesuita a chiedere lo sgombero dell’ immobile.
Ma poi, in concreto, non fa nulla per risolvere la faccenda: né manda assistenti sociali, come vorrebbe Brovedani, per trovare un accordo coi migranti, né, come sarebbe più logico, cerca loro un’ altra sistemazione, magari in un immobile comunale dismesso.
Di sicuro, il compito di farsi carico di questi abusivi non spetta a un ordine religioso, che non ha offerto volontariamente la propria struttura ma se l’ è vista occupare. Con un ulteriore aspetto grottesco: mentre tutti lucrano sul sistema dell’ accoglienza, il povero padre gesuita è costretto a rimetterci di tasca propria. Sarà stato l’ unico in Italia a perderci, anziché a guadagnarci, con l’ ospitalità offerta ai profughi.
Diteglielo a Bergoglio.
di Gianluca Veneziani
http://www.liberoquotidiano.it/
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