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giovedì 13 ottobre 2016

Coisp: “La Boldrini ci ha vietato di indossare la divisa”. Presidente della Camera smentisce: “Stravolgimento della verità”

boldrini

Acceso litigio tra il Coisp (Sindacato Indipendente di Polizia) e la presidente della Camera che – a loro detta – ha chiesto di intervenire a sua tutela, ma rigorosamente in borghese. Boldrini e Dipartimento Nazionale di Pubblica Sicurezza smentiscono: “Totale stravolgimento della verità”
RENDE (CS) – L’arrivo di Laura Boldrini, ieri, in Calabria e precisamente all’Unical, ha mostrato grande partecipazione da parte dei cittadini; ma al contempo non sono mancate le lamentele e qualche critica nei confronti della Presidentessa della Camera dei Deputati. Una delle lamentele, arriva proprio, dagli addetti alla sua sicurezza che – secondo quanto affermano – all’arrivo a Lamezia della presidentessa, si sono dovuti far trovare senza divisa su sua richiesta; sottostando ad ogni suo “capriccio” e perciò ne hanno chiesto le dimissioni immediate.
Basta con una politica ipocrita, – si legge in una nota del Coisp (Sindacato Indipendente di Polizia) –che chiede la protezione delle Forze dell’Ordine, ma allo stesso tempo si vergogna di mostrarsi accanto a personale in divisa. E’ vergognoso che alte cariche dello Stato pretendano che i Poliziotti si prestino alle loro esigenze di immagine, nascondendosi dietro gli anfratti per aiutare il politico di turno a presentarsi come un cittadino comune, pronto a scendere tra la gente, quando in realtà è accompagnato da centinaia di uomini di scorta. Ed è ancora più vergognoso che la nostra Amministrazione si genufletta a disposizioni scandalose, come quella del presidente della Camera Laura Boldrini, che ancora una volta nel blindatissimo dispositivo di sicurezza ha preteso che al suo arrivo all’aeroporto di Lamezia Terme, per impegni politico-istituzionali in Calabria, non fosse visibile alcuna divisa”.
E’ quanto afferma Giuseppe Brugnano, segretario regionale calabrese del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, che prosegue: “Siamo davvero all’assurdo: non soltanto siamo costretti assicurare i servizi di scorta alla signora Boldrini, tra l’altro dispendiosi sia dal punto di vista dell’impiego del personale che da quello economico, siamo anche presi a pesci in faccia dalla presidente della Camera, che ad ogni suo spostamento dimostra il disprezzo che nutre nei confronti delle divise, tanto da non volerle vedere attorno a sé. Più che vergognarsi delle Forze dell’ordine in divisa, la Boldrini dovrebbe vergognarsi del proprio comportamento capriccioso e irrispettoso nei confronti di chi, con altri compiti, svolti più onorevolmente, rappresenta lo Stato. Per questo chiediamo le sue immediate dimissioni”.

La replica di Laura Boldrini

Immediata la risposta della Boldrini, che si è difesa, sostenendo che la verità sia stata totalmente stravolta.“La presa di posizione del Coisp calabrese – scrive in una nota la presidentessa – è fondata su un totale stravolgimento della verità dei fatti, tanto più grave in quanto messo in atto da pubblici ufficiali. E’ falso che la Presidente Boldrini pretenda che i poliziotti non si mostrino in divisa” e che “non voglia vederli attorno a sé. In Calabria come ovunque in Italia, non è la Presidente della Camera ad occuparsi della quantità e della dislocazione delle forze di Polizia, ma le autorità locali preposte alla sicurezza.
Quello che invece la Presidente ha chiesto, fin dall’inizio del mandato, è che il suo arrivo nei territori non comporti disagi per le comunità locali: blocchi del traffico, limitazioni alla circolazione, sirene spiegate e così via. Insomma, la Presidente tiene ad una presenza che abbia il minimo impatto possibile sulla vita ordinaria dei cittadini. Una scelta che – ne sono certo – anche i vostri lettori apprezzeranno. Il rapporto della Presidente della Camera con uomini e donne in divisa è caratterizzato dal suo più profondo rispetto per la loro importante funzione. Ogni tentativo di dimostrare il contrario si rivela infondato, strumentale e fazioso, tanto più se attuato da servitori dello Stato”.
In merito alla posizione della presidentessa della Camera, è intervenuto anche il portavoce di Laura Boldrini, dott. Roberto Natale, che ha sottolineato ai microfoni di Rlb Radioattiva, come i fatti siano stati “completamente male interpretati”.
ASCOLTA L’INTERVISTA
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L’intervento del Dipartimento Nazionale di Pubblica Sicurezza

Anche il Dipartimento Nazionale di Pubblica Sicurezza è intervenuto sull’argomento. “La predisposizione dei servizi a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica – si legge in una nota – è demandata dalla legge alle autorità territoriali di pubblica sicurezza che individuano i dispositivi più idonei per garantire la sicurezza anche delle alte cariche istituzionali. Peraltro, – conclude il Dipartimento – la presidenza della Camera dei Deputati non ha mai manifestato contrarietà alla presenza di personale delle forze dell’ordine in uniforme. Ogni altra ricostruzione non è solo lesiva della terza carica dello Stato, ma è destinata a generare confusione e disorientamento nei confronti dell’Istituzione Polizia di Stato”.
fonte http://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/rende/113626-poliziotti-coisp-la-boldrini-ci-ha-vietato-dindossare-la-divisa-presidente-e-dipartimento-pubblica-sicurezza-smentiscono-stravolgimento-della-verita

La legge per accontentare Boldrini: "È obbligatorio dire presidenta"

La Sardegna adotta la prima legge che impone di usare tutti i termini al femminile negli atti della PA. Un inchino alla Boldrini che disse: "Il rispetto passa anche dalle restituzione del genere"



La presidente della Camera, Laura Boldrini, lo disse senza mezzi termini: bisogno dire presidenta, assessora, ministra, sindaca e via dicendo.
Tutto al femminile per "rispettare" le donne "attraverso la restituzione di genere". E così la Sardegna guidata dal Partito Democratico ha deciso di rendere legge le proposte della Boldrini: per la prima volta in Italia una regione adotta una legge che impone all'amministrazione pubblica di utilizzare negli atti ufficiali le declinazioni al femminile dei termini del dizionario burocratico.

La legge della Sardegna per la Boldrini

Come scrive La Stampa, la giunta ha approvato la legge regionale il cui articolo 6 si intitola "Sviluppo delle politiche di genere e revisione del linguaggio amministrativo". In sostanza, spiega l'assessore alle Riforme, Gianmario Demuro, "la macchina è molto articolata e in mille passaggi ci si è appiattiti sul genere maschile. Molti atti d'ora in poi saranno firmati da 'la dirigente'". Non solo. Ci saranno appunto anche presidentessa, assessora e sindaca. "Per garantire lo sviluppo delle proprie politiche di genere - si legge - la Regione riconosce e adotta un linguaggio non discriminante rispettoso dell'identità di genere con l'identificazione sia del soggetto femminile che del soggetto maschile negli atti amministrativi, nella corrispondenza e nella denominazione degli incarichi, di funzioni politiche e amministrative". "Le politiche di genere iniziano dal linguaggio - ha detto sempre alla Stampa l'assessore - Prma di comportarci bene dobbiamo parlare bene. Rivolgersi a una donna con termini maschili non è rispettoso".
Sarà contenta Laura Boldrini.
fonte http://www.ilgiornale.it/news/cronache/legge-accontentare-boldrini-obbligatorio-dire-presidenta-1318666.html

Il Titanic non affondò per l’iceberg, la verità è un’altra ed è agghiacciante! Guardate…


Nel 1912 affondò il Titanic, di cui non esiste neanche una lista completa delle vittime. Nel 1913 vi fu la privatizzazione della Federal Reserve. I principali oppositori alla Federal Reserve scomparvero in una volta sola. Non so a voi, ma a me ricorda la caduta dell’aereo del governo polacco, che si opponeva all’euro e ai vaccini, gli strani incidenti di auro di Farage e Haider ed il più recente incidente a Buonanno, tutti connessi dalla strenua opposizione a questa europa antidemocratica, tutti morti…
Scorrendo la lista dei passeggeri, si scoprono cose molto interessanti, ad esempio che Sir William Pirrie, primo Visconte Pirrie, presidente di Harland and Wolff cancellò il viaggio all’ultimo minuto, e Milton S. Hershey, fondatore della Hershey Company, Henry Clay Frick, Theodore Dreiser, Guglielmo Marconi, Edgar Selwyn, e Alfred Gwynne Vanderbilt avevano previsto di viaggiare sul Titanic, avevano comprato il biglietto – che costava tra i 4’000 e i 10’000 euro attuali, ma cancellarono il viaggio all’ultimo minuto.
Il finanziere gesuita J. P. Morgan costruì il TITANIC, spinto dagli stessi gesuiti, e fu usato come esca per far imbarcare i ricchi americani contrari alla FED. Ma all’ultimo anche lui non si presentò al viaggio inaugurale, perché sapeva, come previsto già dalla costruzione, che sarebbe stato un viaggio di sola andata.
Sempre tra i passeggeri di prima classe, dove si salvarono prima le donne e i bambini, la percentuale di uomini di affari e notabili salvati è assai elevata, 57 uomini salvi su 118 vittime, per cui si capisce che è bizzarro che Astor, il passeggero più abbiente del Titanic, fu lasciato a bordo per dare la precedenza a donne e a bambini mentre altri notabili uomini meno importanti furono fatti salire sulle scialuppe di salvataggio.
Ci hanno raccontato che fu un iceberg ad affondare il Titanic, ma le prove dove sono?
Basta un’iceberg con una linea di vernice rossa (peraltro non combaciante) come prova?
Inoltre col Titanic tramontò l’era del carbone (UK) a favore di quella del petrolio (USA).
Come il 6 maggio 1937 la ”tragedia” Hindeburg fece tramontare l’era del dirigibile e sterminò parte del ceto industriale del terzo reich favorendo i futuri ”buoni liberatori” caso strano…
E’ plausibile anche la storia dei magnati oppositori che morirono sul Titanic perché si erano messi contro i cattivi cugini al servizio dei Rothschild negli USA.
I luridi banchieri (gesuiti) misero in piedi una complicatissima macchinazione per riuscire a farli imbarcare tutti nello stesso giorno sulla nave più sicura e inaffondabile della storia, e poi convinsero il capitano Edward John Smith (gesuita) a fare di tutto per speronare un iceberg nel buio della notte (o un piroscafo, come riportato nella testimonianza di Raimondo Vitillo, qui sotto), colpendo l’unico punto della fiancata dove una lacerazione di grandi dimensioni permettesse di imbarcare acqua a sufficienza da raggiungere in poco tempo la cima delle paratie intermedie, provocando così il travaso fatale.
Era tutto calcolato, questa gente non lascia mai niente al caso. Infatti, si preoccuparono persino di avvisare il marconista della California – nave che già sapevano si sarebbe trovata nelle vicinanze del Titanic, a quell’ora e in quel punto preciso dell’oceano – in modo che ignorasse i loro ripetuti segnali di S.O.S. Altrimenti rischiavano che questo piano machiavellico andasse in fumo, e che tutti i passeggeri venissero comunque salvati dalla nave accorsa in loro aiuto.
Dopodiché i luridi banchieri attesero un anno e otto mesi prima di fondare la Federal Reserve, in modo che a nessuno venisse il sospetto che i due fatti fossero correlati.
La testimonianza di Raimondo Vitillo
“Il Titanic non è affondato per la collisione con un iceberg nella notte tra il 14 e 15 aprile 1912 ma perché è stato speronato da un piroscafo che batteva bandiera olandese o svedese”, l’ha sempre raccontato Raimondo Vitillo, nato ad Ariano Irpino il 14 maggio 1888 e deceduto ad 88 anni sempre nella sua città natale, uno dei pochi superstiti dall’affandonamento del transatlantico.
Una versione tramandata al figlio Carmine che vive a Seregno da oltre cinquant’anni e che l’ha ascoltata sia quand’era bambino con interesse e stupore che da adulto con maggior cognizione. “Mio padre – ha detto Carmine – tutte le volte che tornava sull’argomento non ha mai cambiato versione, neppure nei piccoli particolari perché quell’episodio è rimasto scolpito in maniera indelebile nella sua mente.
Uscito sul ponte a prendere un po’ d’aria ha udito tre forti fischi, poi un forte boato e visto un piroscafo che se ne andava non riuscendo a distinguere se la bandiera era olandese o svedese. Ma di aver visto un iceberg non ha mai fatto menzione.
Al rientro dopo il naufragio aveva scritto più lettere all’ambasciata raccontando la vera storia di cos’era accaduto quella notte sul Titanic, ma non ha mai avuto risposta».
FONTEATTIVO TV

http://www.complottisti.com/titanic-non-affondo-liceberg-la-verita-unaltra-ed-agghiacciante-guardate/

Wikileaks conferma Hillary ha venduto le armi all' ISIS



Altro che le chiacchiere da spogliatoio di Trump,altro che i sondaggi vinti dichiarati dalle rincoclintoniane Giovanna Botteri per la rai e la Forcella per le reti mediaset la Hillary Clinton è una criminale,il suo compito è quello di guidare alla terza guerra mondiale.Caos  e destabilizzazione del mondo sono i preparativi ora bisogna mettere la parola fine e creare questo nuovo ordine mondiale.
Alfredo d’Ecclesia
Anche se Hillary Clinton ha ripetutamente negato che lei ha venduto armi ai terroristi islamici mentre prestava servizio come Segretario di Stato, il fondatore di Wikileaks Julian Assange sostiene che ha la prova del contrario. Thepoliticalinsider.com ha riferito: Nel secondo mandato di Obama, il segretario di Stato Hillary Clinton ha autorizzato la spedizione di armi di fabbricazione americana in Qatar, un paese in debito con i Fratelli Musulmani, e amichevole per i ribelli libici, nel tentativo di rovesciare il governo  libico di Gheddafi , e poi spedire quelle armi verso la Siria al fine di finanziare al Qaeda, e rovesciare Assad in Siria. Clinton ha preso il ruolo principale nell'organizzazione dei cosiddetti "Amici della Siria" (alias Al Qaeda / ISIS) per eseguire l'insurrezione della CIA guidato per un cambio di regime in Siria. Sotto giuramento Hillary Clinton ha negato che sapeva sulle spedizioni di armi durante la testimonianza pubblica all'inizio del 2013 dopo l'attacco terroristico di Bengasi. In un'intervista a Democracy Now, Wikileaks 'Julian Assange ha affermato che 1.700 messaggi di posta elettronica contenuti nella cache di Clinton si collegano direttamente Hillary alla Libia alla Siria, e direttamente ad Al Qaeda e ISIS. Leggi la sua testimonianza completa (Link: www.thepoliticalinsider.com)

traduzione di Alfredo d’Ecclesia

mercoledì 5 ottobre 2016

LA BOMBA STA PER ESPLODERE- INVIATA DENUNCIA CON RELATIVA DOCUMENTAZIONE. di Emanuela Rocca

LA BOMBA STA PER ESPLODERE- INVIATA DENUNCIA CON RELATIVA DOCUMENTAZIONE - Agorà News on Line
riceviamo da parte della Sig.ra  (OMISSIS - per la sua tutela)  fatto degno di nota e pubblichiamo integralmente                                                                                              
       Fano 16 dicembre 2013 
                                   
                                                                                                      Al Procuratore Regionale
                                                                                                      della Corte dei Conti
                                                                                                      Procura Regionale delle Marche
                                                                                                      Via Matteotti, 2
                                                                                                      60121                ANCONA


Oggetto: denuncia per occultamento atti pubblici e truffa ai danni dello Stato riguardante
Il Bando di gara a procedura aperta per la realizzazione del Polo archivistico di Urbino reso
noto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche – Ancona.

Io sottoscritta  M. A. (omissis)   nata a (Omiss) il  (omissis) e residente a
a (omissis) , inoltro questa denuncia per occultamento atti pubblici e per truffa
ai danni dello Stato da parte del Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro e Sezioni di Fano e Urbino,
Dott. Antonello de Berardinis, Responsabile del Procedimento del Bando di cui sopra, in accordo con
 il Direttore Generale degli Archivi di Stato, Dott. Luciano Scala e con l’Amministrazione comunale di
 Urbino, rappresentata dal  Sindaco, Dott. Franco Corbucci, e per le quali affermazioni, ho documentazione
 che allego in copia alla presente, spiegando i fatti come di seguito:

1)In data 1 dicembre 2008, via Fax, - Doc. 1 - trasmetto al Direttore Generale per gli Archivi Dott.
Luciano Scala, esposto – Doc. 2 – del 29 marzo 2008, inoltrato al Prof. Paolo Carini, Direttore
Regionale Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche – Ancona -, perché rimasto lettera morta
non avendo prodotto alcun intervento istituzionale da parte della competente Direzione
Regionale.
2)L’esposto inviato attesta :
a)la motivazione della mia legittima richiesta: visionare i propri documenti personali per esercitare
 il diritto alla salute. I suddetti documenti coprono un arco cronologico dal 1918 al 1940 e fanno
parte degli archivi storici del Novecento del Comune di Urbino, prodotti dalle istituzioni pubbliche
 soppresse negli anni Ottanta e Novanta, vigilati e tutelati dall’Amministrazione archivistica.
Preciso che ad Urbino non ci sono stati né bombardamenti né incendi.
b)la condotta non trasparente del funzionario ministeriale Otello Pedini, collaboratore del Dott. Scala,
in quanto mi ha richiesto, per le vie brevi, di inviare mio copioso carteggio documentale presso il proprio
recapito romano. Il 20 novembre 2006, spedivo – posta celere , via Di Villa Certosa , 17 interno 1 Roma -,
il carteggio amministrativo datato dal 1998 al 2006.
c)il paradossale comportamento delle autorità preposte alla tutela e vigilanza degli archivi storici , in partico
lare della Dott.ssa  Maria Palma, Soprintendente archivistico per le Marche – Ancona -che di fatto non solo
 hanno impedito il reperimento dei documenti , ma anche di verificare l’esistenza degli stessi archivi
 entro i quali c’erano gli stessi documenti richiesti.

Per quanto suesposto schematicamente, chiedevo al Prof. Carini, ai sensi dei propri compiti istituzionali ,
di  verificare l’esistenza degli archivi elencati nell’esposto, al fine di reperire i miei documenti.
Neppure dal Direttore Generale Dott. Scala ho avuto risposta  ufficiale.

Stando all’iter procedurale, posso legittimamente dichiarare, che il Direttore Generale ha insabbiato
Il mio esposto , e conseguentemente anche l’insabbiamento del Prof Carini nei miei confronti.

Detto questo, mette conto precisare, che il Dott. Scala conosceva istituzionalmente l’esistenza o non
degli archivi in questione, per il semplice motivo che erano il “contenuto storico” del progetto del
Polo archivistico di Urbino .
Fin dal suo insediamento alla Direzione Generale, ha seguito in stretta collaborazione con il Sindaco
di Urbino, Dott. Franco Corbucci, sindaco attuale, e con il Direttore dell’Archivio di Stato di Pesaro
e Sezioni di Fano e Urbino Dott. Antonello de Berardinis, il percorso amministrativo-scientifico-organiz
zativo del progetto culturale.
Palazzo Gherardi, edificio monumentale di proprietà dell’amministrazione comunale di Urbino era la
futura sede del Polo archivistico, ed in sintesi doveva  essere un grande deposito di archivi a disposizione
dei cittadini.
 Evidenzio che il progetto citato, a cura della amministrazione archivistica centrale - essendo partito,
come attestato dagli atti pubblici , nel 2005, con la collaborazione del Comune di Urbino-  era
 ragionevolmente costituito da elenco di fondi archivistici, redatto  dal Comune di Urbino,   dalla
competente Soprintendenza archivistica delle Marche, organo statale preposto alla tutela e vigilanza
sull’ente pubblico, nello specifico sul Comune, Asur  e  dal competente Archivio di stato di Pesaro sulle
amministrazioni pubbliche statali.
Sostanzialmente il progetto si basava  sul numero e quantità dei  fondi archivistici che andavano poi ad
occupare gli spazi all’interno di Palazzo Gherardi in termini di scaffalature compatt  e rafforzamento
dei solai come prevede la normativa archivistica, organizzazione dei servizi a favore dei cittadini e i costi
finanziari.
3)In data 11 novembre 2009, si rende noto il Bando di gara a procedura aperta per la realizzazione del
Polo archivistico di Urbino – Doc. 3 – redatto dal Dptt.  Antonello de Berardinis, Direttore dell’Archivio
di Stato di Pesaro e Sez. di Fano e Urbino, Responsabile del Procedimento,
(bando e progetto erano in www,marche.beniculturali,it)
importo complessivo netto dell’appalto Euro 450.000,26,
che descrive in dettaglio le attività previste in base al finanziamento:1)schedatura, riordinamento,   
 inventariazione documentale degli archivi storici del COMUNE DI URBINO, ASUR DI URBINO  (gli archivi
dell’Università di Urbino, Cappella SS. Sacramento  di Urbino non fanno parte della questione);
2)trasferimento nelle nuovi sedi;3)spolveratura e disinfestazione; 4)digitalizzazione e regestazione;
5)portale del Polo archivistico di Urbino-centro multimediale;6)attrezzature.

Sottolineo due aspetti:
-il primo è che Palazzo Gherardi al 2009 e ancora attualmente , è da ristrutturare.
Sono stati spesi finanziamenti pubblici per le attività di cui sopra , senza avere a disposizione
la sede. Ne consegue che il punto 2 è falso.
-il secondo aspetto  è che nell’elenco degli archivi appartenenti al Comune di Urino e all’Asur di Urbino,   
  non sono specificati i seguenti “ fondi archivistici “in questione , che in questa  sede elencherò:
-archivio dell’ex ufficiale sanitario- registri dei parti.
-archivio di igiene e sanità pubblica.
-archivi ospedalieri prima della riforma del sistema sanitario Legge n.833/1978 – archivio cartelle cliniche
relative ai ricoveri risalenti al 1927, cartelle dei deceduti, registri di pronto soccorso, registri di ricovero
dal 1950.
-archivio del Servizio degli Esposti ( illegittimi) formato e detenuto per legge dal Sindaco del Comune di
Urbino fin dal 1916, costituito dai fascicoli per sonali dei cittadini.
-archivi degli enti assistenziali, Irab, Ipab , Eca con relativi inventari dei beni mobili ed immobili.
Negli anni 1993-1994 il Direttore dell’archivio di Stato di Pesaro precedente a quello attuale ha recuperato
archivio parziale del pregiatissimo fondo delle Irab, trasferendolo alla Sezione di Urbino.
-i fascicoli degli allegati ai registri di nascita e di morte del Comune di Urbino dal 1908 al 1960.

Il Dott. Scala, essendo a conoscenza della sparizione del patrimonio storico del Novecento del Comune di
Urbino, patrimonio dell’Unesco e che la sede – Palazzo Gherardi-  a quell’anno era fatiscente , ed è ancora
 da restaurare – al fine di coprire questo scandalo, autorizza il bando per dire ai cittadini che tutto va
 bene.
Altresì il Direttore Generale è informato istituzionalmente dei risultati di tutta una serie di errori  e
scelte inverosimili dell’amministrazione centrale che gestisce “la cultura nazionale”, prive di un
percorso trasparente e di procedure corrette.
Si tratta di altre vicende che riguardano Urbino:
-gli appalti per Palazzo Chiocci, immobile di proprietà del Comune di Urbino, sede della Sezione
Archivio di stato di Urbino, mai realizzata.
-gli appalti per i locali all’interno della Scuola elementare Pascoli, ove la Sezione di cui sopra si è stata
 trasferita nell’ottobre del 2007. Gli interventi strutturali eseguiti sono contrari ai più elementari
principi di buona conservazione del patrimonio storico culturale, di proprietà statale.
La scuola di cui sopra è di proprietà dell’amministrazione comunale di Urbino.

Appalti per Palazzo Chiocci, ubicato in Piazza Gherardi:
-Dopo aver speso tra il 1998/2001: 415.625.260 milioni per le indagini diagnostiche strutturali per il
Restauro effettuate dalle ditte S.A.PP. srl. Di Roma e I.C.O.R di Piobbico (PU); 213.298.700 milioni per
la progettazione dello studio ARCOTECH di Roma ; 51.212.800 per le ritenute d’acconto; 22.710.152
per gli svincoli a garanzia
Palazzo Chiocci risultava inadeguato come sede archivistica.

Appalti Scuola elementare” G. Pascoli “ in via Piano di S. Lucia:
- i lavori di adeguamento degli ambienti eseguiti  dall’amministrazione centrale, non dovevano essere
realizzati perché non risolvevano le grandi problematiche delle infiltrazioni d’acqua , già note ai funzionari
tecnici della Direzione Generale.
Non solo. Gli interventi effettuati hanno aggravato la situazione dei locali in termini di umidità e notevoli
infiltrazioni d’acqua visibili sono sui muri della sede. Gli intonaci appaiono rigonfi e in procinto di sgretolarsi
 e ci sono significative presenze di muffe.
 I locali , in particolare quelli di deposito ove è conservato il patrimonio storico di inestimabile valore,
non solo non sono idonei per l’ottimale conservazione, ma corre il rischio di macerare in mezzo alla
notevole infiltrazioni d’acqua ,se non si interviene.
 In barba a quanto detto semplicemente, la Direzione Generale ha speso di soldi pubblici 690.844,87 euro,
così ripartiti: impresa VIGNONE costruzione generali srl di Roma: adeguamento impianti, estintori,
cartellonistica, modifiche impianto di sicurezza e impianto di deumidificazione; Wood srl 169.800,00:
forniture varie e trasferimento ad Ancona di 5 impianti compatt; arch. Valerio Cavalieri di Roma :24.804,79;
Arcobaleno 831,160: pulizia locali; Creditori vari4.958,14; IKNE Arte 26.784,00:inaguarazione sede;
CNT:15.200,00: trasloco materiale archivistico; Tesoro dello Stato 4.844,68; gara trasloco 51.00.

A questi appalti, che sono un’offesa al buon senso  e all’efficienza di una corretta amministrazione pubblica,
il Dott. Scala era informato istituzionalmente di altri vergognosi appalti riguardanti la nuova sede per
 l’Archivio di Stato di Pesaro individuata in Rocca Costanza di proprietà demaniale, mai realizzata
 e per la Sezione Archivio di Stato di Fano individuata in Palazzo Nolfi di proprietà del Comune di
 Fano , mai realizzata.
Spreco di miliardi di euro per lavori strutturali per delle sedi di Archivi di Stato, mai realizzate.
 Nella Provincia di Pesaro e Urbino alla fine degli anni Novanta , la Direzione Generale per gli Archivi
si è attivata al fine di creare le nuovi sede archivistiche per Urbino, Pesaro e Fano, spendendo miliardi
di euro per niente.

Alla luce di quanto suesposto chiedo a Codesta Amministrazione Giudiziaria  di indagare sulla gestione
oscura di una  amministrazione pubblica che coordina la memoria storica dei cittadini italiani, “ la
 cultura italiana” spendendo inutilmente i soldi dei contribuenti.

In fede
M.A. (omissis)

by  Emanuela Rocca
http://www.agoranewsonline.com/1/editoriale_3397589.html

martedì 27 settembre 2016

BLOOMBERG: LA BCE SPIEGA IN UNA NOTA PERCHÉ LE BANCHE CENTRALI NON POSSONO ANDARE IN BANCAROTTA. Esse non possono uscir fuori da ciò che esse creano ...



Chissà se questa volta riusciremo a far capire agli idioti ipnotizzati che le banche creano il denaro dal nulla e che ti mandano al suicidio solo per sollazzo ?
Chissà cosa pensano forse che sia Dio a inviarglielo personalmente?

Certo che se sei così idiota a pensare che ci sia un pezzo di merda da qualche parte con la barba che anche lui solo per sollazzo fa morire di fame i bambini, o li mette nelle mani dei pedofili e fa schiavizzare dai suoi diretti interlocutori tutta l'umanità e via discorrendo possono anche credere che sia Lui il titolare della zecca criminale ...
No, non ce la faremo nemmeno questa volta, sono certo ...

di Malacchia Paperoga
2 settembre 2016

Mentre in Italia presunti personaggi “di sinistra” – terrorizzati da quello che accadrebbe se venissimo privati della moneta “stabile” e“moralizzatrice” – dibattono su come salvare un sistema monetario bancarottiero e portatore di miseria – ma dal volto umano, ci pensa nientemeno che Bloomberg a chiarire cosa succede quando si torna ad avere una Banca Centrale Nazionale. Citando un paper della stessa BCE, Bloomberg ribadisce un concetto ovvio: le Banche Centrali sono protette dal rischio di insolvenza. Un semplice concetto che è sempre utile tenere a mente nell’attuale – inquinato – dibattito economico.




Le parole "occhi di un uomo fallito", scritto dall'artista Nedko Solakov adornano un muro


nell'atrio della sede della Banca centrale europea (BCE) a Francoforte, in Germania,

Mercoledì, 21 Ottobre 2015. 


Fotografo: Martin Leissl / Bloomberg




Di Lorcan Roche Kelly
5 aprile 2016

Questa mattina la Banca Centrale Europea ha pubblicato un paper di ricerca intitolato:

“Regole per la distribuzione dei profitti e la copertura delle perdite per le banche centrali.”

L’articolo delinea in maniera asettica come le Banche Centrali mettono a bilancio i profitti e le perdite e come questi profitti sono distribuiti agli azionisti di quelle banche centrali — solitamente gli Stati a cui fanno riferimento.

Tuttavia l’articolo risulta particolarmente utile perché tocca un punto molto importante. Mentre la BCE sta attuando il suo programma di acquisto di 80 miliardi di euro di asset al mese, inizieranno le domande riguardo a cosa accadrebbe se la Banca centrale dovesse registrare perdite da tali acquisti.

Parlando della redditività di una banca centrale, la BCE dice nel suo articolo che non è necessario per una banca centrale fare soldi, dal momento che non si tratta di una misura utile dell’efficienza della banca. Pur rilevando che la redditività può essere utile per la credibilità di una banca centrale, il documento chiarisce un punto critico: le perdite di una banca centrale non comportano per la banca il bisogno di essere ricapitalizzata, o il rischio di insolvenza.

La BCE lo chiarisce in una nota a piè di pagina 10:
“Le banche centrali sono protette dall’insolvenza, a causa della loro capacità di creare denaro, pertanto possono anche operare con un patrimonio netto negativo”.
Le banche centrali non possono finire i soldi perché sono proprio quelle che li creano. E non puoi finire qualcosa che puoi crearti da solo.

Anche se difficilmente questo documento porrà fine alla confusione che regna riguardo il patrimonio netto delle banche centrali, esso include per lo meno una nota a piè di pagina chiara e facile da ricordare, da usare tutte le volte che qualcuno ci mette in guardia dai rischi che corre una banca centrale quando registra perdite.

Fonte vocidallestero   bloomberg
https://unmondoimpossibile.blogspot.it/

GIULIETTO CHIESA OSA CRITICARE JACOB ROTHSCHILD


Giulietto Chiesa :

A volte i “padroni universali” (così li chiamò, qualche tempo fa, il premio Nobel per l’economia, Paul Krugman) lanciano messaggi chiari. Di regola si informano, tra loro, in modo criptico. Ma questa volta due cose sono evidenti: 1) chi parla è uno di loro; 2) la situazione è critica. Chi è che parla? Il RIT, ovvero il Rothshild International Trust, il cui presidente è Jacob Rothshild. Sul sito del RIT è apparsa nei giorni scorsi una nota che dire sorprendente è poco. "I sei mesi che stiamo esaminando hanno dimostrato che i banchieri centrali continuano a portare avanti il più grande esperimento in politica monetaria della storia del mondo". Così scrive il rapporto.

E' tuttora in corso un "esperimento", che non ha precedenti nella storia moderna. Questo "esperimento" (è la prima volta che il termine appare a quei livelli) è realizzato da un pugno di uomini, cioè i "banchieri centrali". I quali si sono ben guardati fino ad ora dal comunicarlo ai miliardi di persone che ne subiscono le conseguenze. E' qui palese che costoro hanno un potere sterminato e potenzialmente mortifero, e lo esercitano al di fuori di qualsiasi criterio democratico.

Sappiamo che un tale "esperimento" è in corso da diversi decenni, e che ha preso un andamento accelerato negli ultimi otto anni circa, cioè dal momento della crisi di Lehman Brothers, che ha a sua volta mandato in fallimento tutte le principali banche dell'Occidente. Rotschild sembra comunicarci un'ovvietà: l'esperimento è "tuttora in corso". Ma non sembra contento. Probabilmente vuole farci sapere che è ora di portarlo a termine. Ma come non ce lo dice. Intanto  Jacob Rothshild ci informa che le sue banche hanno cominciato a investire in metalli preziosi (leggi oro, platino etc) e a ridurre i loro investimenti in certificati di credito del Tesoro US. Anche la sterlina viene abbandonata al suo destino. Ci fornisce anche, con straordinaria chiarezza, la diagnosi: "Noi ci troviamo ora in acque inesplorate, ed è impossibile prevedere gli effetti indesiderati di tassi d'interesse molto bassi, che si accompagnano a circa il 30% del debito globale degli Stati con rendimenti negativi, combinato con un quantitative easing su dimensioni gigantesche".


"Acque inesplorate", dunque. Fino ad oggi è andata bene ("has been successfull"). Ma "la crescita rimane anemica, in presenza di deflazione in molte aree del mondo sviluppato e con una domanda debole". Sembra la continuazione di un discorso, avviato qualche mese fa da Laurence Summers, uno dei più importanti banchieri americani, consigliere di presidenti. Summers, tagliando drasticamente le troppo ottimistiche previsioni dei FMI, scrisse che, per gli stessi motivi indicati da Jacob Rothshild, dobbiamo prevedere nel prossimo quinquennio un tasso di crescita del Pil mondiale vicino allo zero. E diceva apertamente che non si poteva uscire da questa situazione, con tassi così bassi, con una manovra monetaria o fiscale. Cioè invocava un "nuovo sapere economico", che non c'è. Ecco le "acque inesplorate".

E, a differenza di Summers, che fa solo il banchiere, Rothshild si occupa di politica. E lancia un altro allarme: "la situazione geopolitica — scrive — si è deteriorata, con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea; con elezioni americane, a novembre, insolitamente spinose; con una Cina che rimane , e con un rallentamento della crescita che comporterà problemi" (qui in pieno accordo con Summers).


I signori del pianeta sembrano non avere ricette e cominciano a essere impensieriti circa il controllo della situazione. Rothshild non nomina la Russia; non sappiamo cosa ne pensa. Ma il silenzio non è indice di sicurezza. In Siria i piani dell'Occidente sono in pezzi, e la Russia, sotto sanzioni, ha deciso la fine di Daesh. Tutta la loro dottrina economica sembra improvvisamente divenuta molto precaria, come quella immensa massa di denaro e di derivati con cui hanno infettato il mondo intero. Che abbiano in mente qualche colpo di scena? È probabile che lo abbiano. Non si fanno giganteschi "esperimenti" senza prevedere una qualche uscita di sicurezza. A meno che non siano stati così stupidi da avere ignorato il problema. E allora sarebbero i restanti sette miliardi di individui a dover essere impensieriti.

Fonte :

https://it.sputniknews.com/opinioni/20160822/3292103/padroni-universali-rit-rothshild-banche-politica-monetaria.html
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